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21 luglio 2026

Sulla massoneria

La massoneria come oggi viene praticata è di puro stampo settecentesco.

Le Logge si sono associate in un organismi super-loggia che man mano nel tempo hanno assunto sempre maggiori poteri diventando da occasioni di coordinamento strutture verticistiche.

In questo sono state favorite dalla struttura verticistica di alcuni corpi rituali in cui l'autorità, per così dire, scende dall'alto verso il basso.

Gli organismi super-loggia hanno assunto maggiori poteri e si sono trasformate in "obbedienze", termine che il buon Anderson non conosceva, come non conosceva altri termini (divisivi) come regolarità, legittimità, e così via.

Col tempo sono venute sempre più proibizioni (se sei qui con noi non puoi andare a visitare gli altri, non puoi nemmeno essere con gli altri).

Insomma la massoneria da corpo unitario si è trasferito in un arcipelago di isole non solo separate ma anche in contrapposizione (se non in guerra più o meno latente) con le altre isole.

Si può ancora parlare di massoneria oppure ormai dobbiamo dire massonerie?

Non è ormai giunto il tempo di rivedere certe regole che oggi paiono solo divisive?

28 aprile 2026

Cari Amici restati là... 2

 Continua la lettera agli Amici-Fratelli restati nel GOI.

 

Idolo o ideale?

Al mondo ci sono più idoli che realtà.

Gli idoli sono le proprie visioni, che corrono il rischio di trasformarsi in feticci ai quali la realtà deve inchinarsi. Gli idoli sono forti, spesso più forti della realtà.

Cosa (tanto per fare un esempio non sospetto) se non l'idolo dell’immaginazione (o fantasticheria?) ha ritardato di un secolo il riconoscimento della dipendenza evolutiva della classe uccelli dai dinosauri? Il dinosauro piumato (e ne esistettero!) era al di fuori della visione scientifica ottocentesca che vedeva quegli animali solo come lucertoloni lenti.

Se anche i cosiddetti “specialisti” (scienziati, antropologi, filosofi, insomma “color che sanno”) sono nei loro pensieri condizionati dagli idoli, non possiamo stupirci che accada anche a voi.

Cari amici, la risposta che voi date alla situazione attuale del Goi potrebbe essere inquadrata come un idolo attendista-giustificazionista che vi fa perdere di vista tutto il resto.

Non negate l'esistenza delle criticità e sicuramente vorreste fossero risolte. Anzi, siete talmente sicuri che si risolveranno che voi restate. In realtà voi restate perché volete restare, e basta. E vi illudete che tutto ritornerà come prima.

Non c'è bisogno di richiamare snobisticamente la teoria dei corsi e ricorsi storici di Vico, basta un più semplice e popolaresco “Ha dda passà 'a nuttata”. Dopo la notte viene sempre il giorno; ma per Eduardo la frase è il coronamento di un dramma che ha concrete premesse per essere superato. E per voi?

E' saggezza la vostra? Ne dubito. A me pare illusione.

In un luogo lontano, forse un deserto, una foresta oppure i confini del mondo, una sentinella di guardia viene sorpresa dalla domanda di un uomo (un viandante? un pellegrino? uno che semplicemente cammina?): Shomèr ma mi-llailah (Isaia 21 11). Sentinella, quanto resta della notte?

La sentinella risponde, con la voce di Francesco Guccini.

La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato

Sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato.

Ecco cari amici l'unica risposta che noi uomini, immersi nella quotidianità quotidiana (perdonatemi il bisticcio) possiamo dare. E' vero, “Ha dda passà 'a nuttata”, e la nuttata passerà.

Così dice anche la sentinella gucciniana: La notte sta per finire. Ma onestamente aggiunge: l’alba è ancora lontana.

Verrà l'alba? Non è questa la domanda, bensì un'altra, molto più impellente: “Quando verrà l'alba?”.

Qualcuno di voi pare infastidito da una domanda che forse può incrinare il suo idolo. Altri rispondono che l'alba sicuramente verrà, prima o poi. Io rispondo: Non ho più il tempo di aspettare; non posso passare la vita ad aspettare qualcosa che arriverà, sempre, dopo.

Idolo o ideale? L'idolo può diventare un ideale? L'ideale è un idolo oppure è qualcosa di diverso?

Io credo che tra idolo e ideale ci sia una grande differenza, per cui ritengo impossibile che l'idolo, che voi volete magicamente trasformare in ideale, possa avere il valore dell'ideale di chi invece desidera, sia pure non illudendosi, “fare massoneria”; e farla così, semplicemente, senza le sovrastrutture che oggi appesantiscono e possono far colare a picco (come – non offendetevi – è successo o sta succedendo al Goi); e fare massoneria subito, non domani o doman l'altro.

Idolo è la posizione intellettuale che si assume come riferimento assoluto e sempre valido, immutabile e indipendente dalle cose come sono e come vanno.

Ideale è un programma di lavoro, continuamente visto come scopo della propria attività per il quale vale la pena darsi da fare.

Insomma, per parlare schietto, idolo è vedere il Goi come vorremmo che fosse e non come è; ideale è “fare massoneria” senza se e senza ma, indipendentemente dalla situazione di Goi e Gran Loggia Regolare ed eventualmente anche al di fuori: il Goi lo vediamo come ormai è ridotto!

Ricordate la teiera di Bertrand Russell, quella che potrebbe ruotare attorno al Sole con un'orbita compresa tra Marte e Giove? L'idolo la ritiene una teoria probabile fino a prova contraria; l'ideale la ritiene teoria impossibile fino a che qualche dato ne possa far supporre l'esistenza.

Il rasoio di Occam insegna: entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem (= gli enti, le cose, le cause che spiegano, non vanno aggiunte oltre il necessario). La qual cosa vuol dire: scegli la spiegazione più semplice! Il rasoio di Occam (regola basilare di igiene mentale) ci spinge a scegliere la rappresentazione che richiede un minore impegno, per così dire ontologico, nella descrizione.

Voi, cari amici, ritenete possibile che il Goi possa cambiare in meglio fino a quando non ci saranno prove del contrario. Noi “esodati” pensiamo il contrario: fino a quando nel Goi non ci saranno elementi che faranno ipotizzare una possibile rinascita, le cose non cambieranno.

La realtà purtroppo ci dice che nulla fa supporre eventuali possibili metamorfosi e men che mai metamorfosi positive.

Ma, ma, ma… voi obiettate… I segnali positivi oggi non si vedono perché debbono restare nascosti, pena la loro sopravvivenza. (Ecco la forza dell'idolo!).

I segnali positivi oggi non si vedono perché, semplicemente, non ci sono, abbiamo invece concluso noi. (Ecco la forza delle cose!).

Quindi noi ce ne siamo andati. Ma, sorprendentemente, non siamo emigrati in altra Obbedienza (orrendo termine introdotto – disinteressatamente? – negli anni Sessanta-Settanta dell'Ottocento proprio da un Gran Maestro) bensì abbiamo costituito un nuovo gruppo che “Obbedienza” rifiuta di essere.

Sappiamo che voi potete ribattere che le nostre aspirazioni sono il nostro idolo che si contrappone al vostro. Con la ovvia conseguenza che nessuna posizione può avere preminenza sulle altre essendo tutte allo stesso livello.

Per noi invece non possono esserci posizioni o aspirazioni tutte ugualmente probabili e tutte sullo stesso piano: il quieto vivere non ha lo stesso valore del vivere in libertà. Il Goi di oggi è un luogo triste dove non c'è posto per chi dice di no, il quale troppo spesso viene, più o meno gentilmente, messo alla porta.

Noi spontaneamente, per conto nostro, ci mettiamo da parte. Andiamo altrove. Non nella Glri ma andiamo via assieme per fare qualcosa di nuovo (o di antico?).

E' questo “nuovo gruppo” che vi dà fastidio?

(continua) 

28 settembre 2009

5.7 Regolarità

La Gran Loggia inglese nel 1929 tradusse in termini moderni i paletti che permettessero di riconoscere la regolarità di obbedienze estere. Sono i Basic Principles for Grand Lodge Recognition, ribaditi nel 1949 negli Aims and Relationships of the Craft.

In termini più semplici o semplicistici, l’Obbedienza muratoria che accetta e adempie a questi princìpi (ribaditi nelle linee essenziali nel secondo dopoguerra) è regolare, in caso contrario non lo è.

[Per chiarezza puntualizzo il significato che attribuisco al termine Obbedienza, vocabolo frequentemente usato e spesso con semantiche diverse. Per me Obbedienza è semplicemente sinonimo di organizzazione massonica ed è svincolato da qualsiasi legame con regolarità e “massonicità”. Sette maestri massoni possono costituire una loggia, svincolata da qualunque “associazione” massonica, che “sia e faccia” massoneria più e meglio di altre logge “all’obbedienza di…”.]

All’atto pratico verrebbe considerata regolare l’istituzione massonica riconosciuta dalla Gran Loggia d’Inghilterra. Per cui, per esempio, il Grande Oriente d’Italia sarebbe stato “regolare” solo nel periodo in cui ha avuto il riconoscimento inglese, da Salvini a Di Bernardo (ma la situazione appare oggi mutata - vedi più giù il paragrafo Post-scriptum 0: La stessa Gran Loggia d'Inghilterra pare considerare non coincidenti i termini “regolarità” e “riconoscimento Gran Loggia Inglese”).

Mi pare una concezione prossima agli autoritarismi religiosi e ormai incoerente con i tempi (poteva forse essere accettata ai tempi della supremazia politica inglese). Non credo che la Gran Loggia d’Inghilterra solo per una priorità temporale possa ancora oggi godere di una primazia dottrinale.

Pur concordando con la necessità di un organismo che possa realizzare i collegamenti internazionali tra le varie comunioni massoniche, credo che si debba procedere verso una specie di ONU delle massonerie piuttosto che attribuire ad una sola comunione (sia pure prestigiosa - anche se il prestigio si acquista da comportamenti odierni non come eredità del passato) il diritto di stabilire chi è regolare e chi no.

La nozione stessa di regolarità ormai deve essere rivisitata e contestualizzata ai nuovi tempi.

Riassumendo quindi quanto detto in precedenza osservo i punti che è mia opinione debbano essere rivisti per attribuire appunto il “patentino” di regolarità:

1.una comunione per stato,

2.questione femminile,

3.credenza religiosa e ateismo.

A proposito della prescrizione di una sola comunione massonica per nazione, anche il buon senso mostra il superamento della norma.

Preso atto che le comunioni massoniche in una nazione sono ormai più di una (mi riferisco all’Italia, ma l’esempio è valido ovunque), se per caso si verificassero rapporti problematici con le autorità civili non sarebbe opportuno che le varie organizzazioni muratorie assumessero comportamenti analoghi concordati assieme?
Per uscir di metafora e restare nel nostro recentissimo passato, si sarebbe potuta verificare una situazione anacronistica. Di fronte a richieste di pubblicazione degli elenchi degli iscritti (pubblicazione non prescritta dalla legge, ma richiesta allora da molti – ai fini del ragionamento non importa se strumentalmente), che sarebbe successo se una comunione massonica avesse assecondato la divulgazione e l’altra no? Non sarebbe opportuno che comportamenti del genere venissero preventivamente concordati tra le varie obbedienze di quello stato?

Il buon senso però si scontra fatalmente con le diverse scomuniche che i massoni e le massonerie si sono reciprocamente scambiate e l’esercizio di una tolleranza preventiva non è scontato. Come posso sostenere infatti che la mia massoneria sia regolare e anche la tua lo sia, proprio quando uno dei requisiti della regolarità è l’unicità della comunione massonica per nazione?

E posso io massone “regolare” unirmi – sia pure in organismi che non lavorano ritualmente – con altri massoni che “regolari” non sono? La domanda non è peregrina, in quanto contatti del genere hanno spesso condotto alla sospensione o all’espulsione dalla propria comunione (appunto una scomunica).

Ci sono molti problemi da affrontare di non facile soluzione.

Per esempio l’organismo di collegamento tra le varie massonerie (una specie di consulta) da chi deve o può essere composto? Da chiunque fondi una massoneria (anche le più “personalistiche” – per usare un termine neutro – e bizzarre)? Si entra per cooptazione? Si entra in base al numero di aderenti?

E ancora. Io personalmente farei fatica (ma forse è una mia limitazione personale) a lavorare assieme (sia pure non ritualmente) con chi abbandonò la mia comunione sottraendo “beni materiali” che non erano di sua proprietà, ma appartenevano a tutti i fratelli che li avevano acquistati. E ci fu anche chi abbandonò l’organismo cui apparteneva sottraendo archivi in suo possesso in virtù dell’incarico che in quel momento ricopriva.

Si badi bene. Io riconosco fratello anche chi volontariamente e alla luce del sole intraprende un discorso divergente: ci si lascia da buoni fratelli con la consapevolezza che si rimane fratelli (anche se spazialmente lontani). Faccio fatica a riconoscere fratello chi si allontana di soppiatto con cose non sue o non solo sue.
Se costui chiedesse di entrare nel fantomatico organo di collegamento tra le varie massonerie, io personalmente avrei qualche problema ad accettarlo. E si badi bene a non tacciarmi di intollerante e "scomunicatore". E’ solo atteggiamento conseguente ad altri atti che eufemisticamente posso chiamare scorretti.


POST-SCRIPTUM 0
Dal Forum Massoneria Tradizionale (http://lodgeroominternational.com/).

Nei giorni 4 e 5 settembre 2009, presso la sede della Grande Loge Nationale Française (Glnf), a Parigi, si è svolto il Secondo Meeting dei Gran Maestri delle Gran Logge Regolari d’Europa.... Il Pro Gran Master della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (Ugle) ha ribadito, nel far riferimento ai casi particolari di Grecia e Italia (ove sono presenti sul territorio due diverse Obbedienze ritenute regolari), che per parte loro non pongono alcuna pregiudiziale nei confronti della regolarità storicamente esercitata dal Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani. In altri termini, per quanto non sussista al momento un mutuo riconoscimento istituzionale tra il Goi e la Ugle, entrambe queste potenze massoniche si considerano reciprocamente come Obbedienze regolari e legittimamente istallate, che lavorano all’insegna della regolarità e pertanto non si frappone alcuna difficoltà alla mutua collaborazione e partecipazione a riunioni istituzionali e meeting internazionali di carattere massonico.


POST-SCRIPTUM 1

Ho letto (gennaio 2004) in una Mailing-list massonica il seguente intervento che pone una questione interessante e delicata.

"...È successo che un membro della Grande Loge Nationale Française nel sud della Francia ha fatto causa alla sua Gran Loggia perché non gli era permesso andare in visita dove gli pareva, e ciò in violazione alle leggi europee e francesi che regolano le associazioni no-profit (quali sono considerate qui in Francia le Gran Logge). La Grande Loge Nationale Française ha perduto davanti al Tribunal de Grande Instance di Nizza il 2 Ottobre 2001, e ha perduto di nuovo il 18 Aprile 2002 davanti alla Corte d'Appello di Aix-en-Provence.
La decisione riguardava "l'articolo 4, penultimo paragrafo delle Costituzioni e Regolamenti generali della GLNF" che recita: Ogni Fratello eviterà di partecipare alle tornate rituali o a riunioni non aperte al pubblico di associazioni massoniche non riconosciute dalla GLNF".
La corte ha stabilito che "in questi termini esso costituisce una violazione della libertà di associazione e una discriminazione ingiustificata".
Il Tribunale di Nizza ha trovato inoltre che la regola enunciata contravviene all'articolo 2 della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino della Costituzione Francese, all'articolo 11 della Convenzione Europea sui Diritti Umani e all'articolo 20 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Di conseguenza, è oggi giurisprudenza che ogni regola che permette di visitare solamente corpi massonici riconosciuti sia da considerare illegale, fraudolenta e perciò nulla e non posta.
La Corte ha anche affermato il punto importantissimo che, anche se non può vincolare le attività esterne dei suoi membri, una associazione può selezionare i suoi candidati e filtrare i suoi visitatori esterni secondo sue proprie condizioni e regole. Questo significa che la GLNF, o qualsiasi altra associazione, non è obbligata ad ammettere qualsiasi candidato o visitatore che bussi alla sua porta. Ciò implica chiaramente che nessuna Gran Loggia in Francia è obbligata ad ammettere membri dell'altro sesso o altri candidati o visitatori "indesiderati".
È piuttosto interessante che una sentenza di questo tipo, già abbastanza vecchia, abbia potuto essere tenuta sotto silenzio così a lungo".
L'autore del messaggio è Mike Segall, membro del Consiglio Federale della Gran Loggia di Francia e "ambasciatore" presso le Grandi Logge Americane della sua Obbedienza.


Un altro intervento, nel commentare la notizia, aggiunge: Così l'appartenenza ad una associazione, normata dal Codice Civile, attribuisce all'associato dei diritti inalienabili (in Francia come in Italia) che clausole statutarie non possono ledere o alterare. Una clausola tipo: "in caso di lite non si può adire la giustizia ordinaria" è contra Costituzione (della Repubblica) e contra Legem, che giuriamo peraltro di rispettare al momento della nostra iniziazione.
Eppure tale clausola, posso assicurarvi, si trova ancora in molti statuti o regolamenti di Obbedienze o Riti massonici…


Non voglio commentare la notizia. Tra l’altro osservo che se la normativa di un organismo proibisce espressamente certi atti – pur ammessi nel mondo esterno – fin da prima dell’ingresso del singolo aderente, coerenza vorrebbe che l’aderente discorde combattesse per modificare la normativa spontaneamente e liberamente accettata senza rivolgersi a sentenze esterne all’organismo. Ho ricordato l’episodio semplicemente per sottolineare quanto i parametri «esterni» (politici, sociali, religiosi,…) siano inadeguati alla comprensione della vita muratoria. Nel momento in cui si vede la massoneria come punto di riferimento della vita civile, nel senso di propugnatrice di idee di libertà, laicità e democraticità, ci si scontra con la propria tradizione che filtra le idee attraverso l’operatività del mestiere, svincolata da parametri sociali e politici: si snatura così da una parte la massoneria stessa e si va incontro a contraddizioni che sul piano muratorio risultano non conciliabili.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.