Continua la lettera agli Amici-Fratelli restati nel GOI.
Idolo o ideale?
Al mondo ci sono più idoli che realtà.
Gli idoli sono le proprie visioni, che corrono il rischio di trasformarsi in feticci ai quali la realtà deve inchinarsi. Gli idoli sono forti, spesso più forti della realtà.
Cosa (tanto per fare un esempio non sospetto) se non l'idolo dell’immaginazione (o fantasticheria?) ha ritardato di un secolo il riconoscimento della dipendenza evolutiva della classe uccelli dai dinosauri? Il dinosauro piumato (e ne esistettero!) era al di fuori della visione scientifica ottocentesca che vedeva quegli animali solo come lucertoloni lenti.
Se anche i cosiddetti “specialisti” (scienziati, antropologi, filosofi, insomma “color che sanno”) sono nei loro pensieri condizionati dagli idoli, non possiamo stupirci che accada anche a voi.
Cari amici, la risposta che voi date alla situazione attuale del Goi potrebbe essere inquadrata come un idolo attendista-giustificazionista che vi fa perdere di vista tutto il resto.
Non negate l'esistenza delle criticità e sicuramente vorreste fossero risolte. Anzi, siete talmente sicuri che si risolveranno che voi restate. In realtà voi restate perché volete restare, e basta. E vi illudete che tutto ritornerà come prima.
Non c'è bisogno di richiamare snobisticamente la teoria dei corsi e ricorsi storici di Vico, basta un più semplice e popolaresco “Ha dda passà 'a nuttata”. Dopo la notte viene sempre il giorno; ma per Eduardo la frase è il coronamento di un dramma che ha concrete premesse per essere superato. E per voi?
E' saggezza la vostra? Ne dubito. A me pare illusione.
In un luogo lontano, forse un deserto, una foresta oppure i confini del mondo, una sentinella di guardia viene sorpresa dalla domanda di un uomo (un viandante? un pellegrino? uno che semplicemente cammina?): Shomèr ma mi-llailah (Isaia 21 11). Sentinella, quanto resta della notte?
La sentinella risponde, con la voce di Francesco Guccini.
La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato
Sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato.
Ecco cari amici l'unica risposta che noi uomini, immersi nella quotidianità quotidiana (perdonatemi il bisticcio) possiamo dare. E' vero, “Ha dda passà 'a nuttata”, e la nuttata passerà.
Così dice anche la sentinella gucciniana: La notte sta per finire. Ma onestamente aggiunge: l’alba è ancora lontana.
Verrà l'alba? Non è questa la domanda, bensì un'altra, molto più impellente: “Quando verrà l'alba?”.
Qualcuno di voi pare infastidito da una domanda che forse può incrinare il suo idolo. Altri rispondono che l'alba sicuramente verrà, prima o poi. Io rispondo: Non ho più il tempo di aspettare; non posso passare la vita ad aspettare qualcosa che arriverà, sempre, dopo.
Idolo o ideale? L'idolo può diventare un ideale? L'ideale è un idolo oppure è qualcosa di diverso?
Io credo che tra idolo e ideale ci sia una grande differenza, per cui ritengo impossibile che l'idolo, che voi volete magicamente trasformare in ideale, possa avere il valore dell'ideale di chi invece desidera, sia pure non illudendosi, “fare massoneria”; e farla così, semplicemente, senza le sovrastrutture che oggi appesantiscono e possono far colare a picco (come – non offendetevi – è successo o sta succedendo al Goi); e fare massoneria subito, non domani o doman l'altro.
Idolo è la posizione intellettuale che si assume come riferimento assoluto e sempre valido, immutabile e indipendente dalle cose come sono e come vanno.
Ideale è un programma di lavoro, continuamente visto come scopo della propria attività per il quale vale la pena darsi da fare.
Insomma, per parlare schietto, idolo è vedere il Goi come vorremmo che fosse e non come è; ideale è “fare massoneria” senza se e senza ma, indipendentemente dalla situazione di Goi e Gran Loggia Regolare ed eventualmente anche al di fuori: il Goi lo vediamo come ormai è ridotto!
Ricordate la teiera di Bertrand Russell, quella che potrebbe ruotare attorno al Sole con un'orbita compresa tra Marte e Giove? L'idolo la ritiene una teoria probabile fino a prova contraria; l'ideale la ritiene teoria impossibile fino a che qualche dato ne possa far supporre l'esistenza.
Il rasoio di Occam insegna: entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem (= gli enti, le cose, le cause che spiegano, non vanno aggiunte oltre il necessario). La qual cosa vuol dire: scegli la spiegazione più semplice! Il rasoio di Occam (regola basilare di igiene mentale) ci spinge a scegliere la rappresentazione che richiede un minore impegno, per così dire ontologico, nella descrizione.
Voi, cari amici, ritenete possibile che il Goi possa cambiare in meglio fino a quando non ci saranno prove del contrario. Noi “esodati” pensiamo il contrario: fino a quando nel Goi non ci saranno elementi che faranno ipotizzare una possibile rinascita, le cose non cambieranno.
La realtà purtroppo ci dice che nulla fa supporre eventuali possibili metamorfosi e men che mai metamorfosi positive.
Ma, ma, ma… voi obiettate… I segnali positivi oggi non si vedono perché debbono restare nascosti, pena la loro sopravvivenza. (Ecco la forza dell'idolo!).
I segnali positivi oggi non si vedono perché, semplicemente, non ci sono, abbiamo invece concluso noi. (Ecco la forza delle cose!).
Quindi noi ce ne siamo andati. Ma, sorprendentemente, non siamo emigrati in altra Obbedienza (orrendo termine introdotto – disinteressatamente? – negli anni Sessanta-Settanta dell'Ottocento proprio da un Gran Maestro) bensì abbiamo costituito un nuovo gruppo che “Obbedienza” rifiuta di essere.
Sappiamo che voi potete ribattere che le nostre aspirazioni sono il nostro idolo che si contrappone al vostro. Con la ovvia conseguenza che nessuna posizione può avere preminenza sulle altre essendo tutte allo stesso livello.
Per noi invece non possono esserci posizioni o aspirazioni tutte ugualmente probabili e tutte sullo stesso piano: il quieto vivere non ha lo stesso valore del vivere in libertà. Il Goi di oggi è un luogo triste dove non c'è posto per chi dice di no, il quale troppo spesso viene, più o meno gentilmente, messo alla porta.
Noi spontaneamente, per conto nostro, ci mettiamo da parte. Andiamo altrove. Non nella Glri ma andiamo via assieme per fare qualcosa di nuovo (o di antico?).
E' questo “nuovo gruppo” che vi dà fastidio?
(continua)
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