Concludo la lettera idealmente indirizzata a chi è restato nel Goi o si è trasferito nella Glri
Pastore, eccezione, evaso?
Corri avanti? – Lo fai come pastore? o come eccezione? Un terzo caso sarebbe: come l'evaso…
Amici, noi non siamo pastori, perché non vogliamo condurre o guidare nessuno. Se qualcuno cerca una guida e un pastore non venga con noi.
Amici, noi non siamo evasi, non siamo fuggiti di notte segando le sbarre alla finestra. Noi ce ne siamo andati dalla porta, alla luce del sole, a testa alta, spiegando chiaramente, senza urlare, il nostro cammino.
Amici, noi non siamo eccezioni. Noi siamo massoni, desiderosi di lavorare nelle nostre logge, scavare prigioni ai nostri vizi e costruire il nostro tempio. Il resto non solo non ci interessa, ma lo vogliamo lontano.
Oppure… oppure… Forse sì, un po' eccezioni lo siamo, almeno dal punto di vista dei restati e degli andati altrove. Vogliamo elevare templi alla virtù, non ai dirigenti di una struttura; vogliamo scegliere le pietre da utilizzare nel nostro lavoro, non usare materiale scelto da altri. Vogliamo lavorare liberi e indipendenti, non inserirci in una struttura non meno verticistica di quella che abbiamo appena lasciato. Non vogliamo monoliti autoritari, ve li lasciamo.
Avverto quasi un certo disappunto, da parte di chi è restato e da parte di chi è emigrato altrove. Pare quasi che ci consideriate “fratellini” dispettosi che a un certo punto “non giocano più”, ma col loro farsi da parte hanno reso più difficile la vittoria dei buoni verso i cattivi (appunto un bell'Idolo tutto lustro e lucente quello del Bene che prima o poi vincerà il Male!).
Il massone malpensante che si annida nel nostro intimo suggerisce un pizzico di malignità: in fondo noi abbiamo fatto quello che qualcuno di voi avrebbe voluto o potuto o desiderato fare, ma non ha voluto o potuto o desiderato farlo. E lì è rimasto o là se ne è andato, con una piccola ripicca verso chi, indifferente alle sirene obbedenziali, ha scelto una strada diversa e soprattutto non si è intruppato nell'Obbedienza vostra o nell'Obbedienza altra. Quanto vizio, evaso dalle oscure e profonde prigioni che il massone dovrebbe costruire, in quella parola, Obbedienza, che qualcuno ha voluto gettare sulla massoneria come la spada di Brenno sul piatto della bilancia!
Assieme a Obbedienza ci sono altre parole che nel tempo hanno costruito una ragnatela invasiva che è riuscita talmente a invischiare la massoneria da far supporre a troppi che senza quella ragnatela si rimarrebbe in un simulacro vuoto. Parlo di Regolarità, Legittimità, Brevetti, Riconoscimenti...
Cari amici torniamo alle origini. Rileggiamo gli Antichi Doveri. A James Anderson quelle parole sono sconosciute e ben sarebbe stato se fossero rimaste sconosciute anche ai massoni dopo di lui. La Massoneria italiana invece le ha messe al posto dei simboli di unità e concordia accantonando la cazzuola, la calcina, l'alveare. Regolarità, Legittimità, Brevetti, Riconoscimenti sono parole di divisione e frammentazione, proprio l'esatto contrario del compito del Maestro Libero Muratore.
Sono parole che dicono: la mia è vera massoneria, la tua invece è solo “sedicente” massoneria.
Sono parole che dicono: io ho i riconoscimenti e sono vera massoneria, tu invece non li hai e quindi sei solo “sedicente” massoneria.
Sono parole che dicono: solo il brevetto rilasciato regolarmente (il “santo brevetto”!) ti fa essere vera massoneria – io ce l'ho e tu no, e quindi sei solo “sedicente” massoneria.
Sono parole che dicono: andate pure; fate, fate pure; non sarete mai riconosciuti da nessuno! Voi non siete vera massoneria ma solo “sedicente” massoneria.
Cari amici di là e dell'altra parte, quanta ipocrisia in quel “sedicente” e in quel “riconoscimento” e in quel “brevetto”! E… quanta supponenza nelle vostre parole! Se siete veramente convinti che la massoneria dipenda da una bolla o da riconoscimenti vari avete una ben limitata visione. State pure dove siete: è il vostro posto. Chi viene con noi deve saper camminare! Voi non ne siete capaci.
Scimmia o attore?
Sei schietto? o solo un attore? uno che rappresenta qualcosa? o la stessa cosa rappresentata? Alla fine sei semplicemente la scimmiottatura di un attore...
Francamente noi ci sentiamo schietti. Non ci poniamo il problema se rappresentiamo qualcuno. A dire di certi frequentatori dei social saremmo l'avanguardia di questo contro quello per imboscate strategiche ed eventuali sacrifici per la causa (quale?). A questi “minus habens” da tastiera rispondo che noi siamo solo noi, non siamo con nessuno e non copriamo nessuno: noi rappresentiamo solo noi stessi. Lo dico sapendo che non sarò creduto perché troppo spesso l'idolo crea la sua realtà, una realtà alternativa che non ha se non labili agganci con la realtà stessa, quella vera. "Tu sol" pensando "o ideal, sei vero". Le parole che Carducci dedicò a Mazzini trovano anche qui, nell'infimo delle illusioni umane, un'altra verifica. Cari amici, la realtà è quella che è, anche a dispetto dei vostri idoli. E peggio per voi se non ve ne accorgete!
Ma a voi si adducono di più altre parole carducciane: il gallo canta e non ti vuoi svegliare! Il gallo canta, e pare quasi dica: Sveglia, è giunta l'ora. Attenti a non perdere il treno!
Parla il deluso. – Cercavo grandi uomini, e ho trovato sempre e soltanto le scimmie del loro ideale. Noi non vogliamo essere scimmie addestrate dal piccolo burattinaio di turno. Noi facciamo come il cercator di funghi. In un posto non troviamo funghi pur sapendo che nel passato ce ne erano? Ebbene, cerchiamo altrove.
Così molti massoni cercano altrove, infastiditi dell’atmosfera livellatrice che cerca di ammosciarli. Infastiditi di un mondo che in passato ha avuto molte belle pagine e oggi invece....
Ma non riempiamoci la bocca con Mazzini e Garibaldi, cari amici, perché se vogliamo ricordare il passato dobbiamo menzionare anche Licio Gelli (che comunque fu scacciato proprio dai massoni del Goi!). E dobbiamo soprattutto pensare al presente. Mazzini e Garibaldi sono ormai ricordi, ma i massoni del Goi condannati per reati di mafia (esempio Giancarlo Pittelli a Vibo Valentia e Alfonso Tumbarello a Mazara del Vallo) sono oggi ben presenti.
Perché costoro non sono stati espulsi eliminando così i loro requisiti massonici, ma sono stati semplicemente sospesi o depennati dal piedilista, quindi senza perdere i caratterizzanti requisiti?
Le regole massoniche furono applicate per Licio Gelli, espulso dalla Corte Centrale (e il fenomeno P2 cominciò subito a sgonfiarsi); perché oggi le regole non si sono applicate a questi personaggi non contigui alla malavita ma ben dentro al malaffare? Non è garantismo, ma – temiamo – qualcosa di peggio.
Voi siete ancorati al vostro “Ha da passà 'a nuttata”. La nostra risposta invece è forte e chiara: non è più il Goi di allora.
Certo non vi consideriamo compiacenti o conniventi verso non più supposte (i tribunali della Repubblica sono chiari) ma reali infiltrazioni malavitose nel Goi. Voi dite (esecrabile forza degli idoli!) essere casi isolati.
E' vero, una rondine non fa primavera, suggerisce la saggezza popolare. La stessa saggezza allo stesso tempo ammonisce: una mela marcia rovina tutto il cesto. E' possibile che i “fratelli” di Loggia di Pittelli e Tumbarello non sapessero nulla? Anche loro hanno supposto fossero la solitaria rondine? Oppure…
Già: oppure...
Guarda da un'altra parte
Sei uno che sta a guardare? o che interviene? – o che guarda da un'altra parte, si fa da parte…
Ci accusate andar via e di abbandonare la lotta: “vi fate da parte e togliete forza a noi che vogliamo cambiare…”.
Non è un'accusa precisa, ma un borbottio, un brontolamento quasi. Noi non guardiamo altrove; noi ce ne andiamo avendo ben guardato. Mi dispiace ribattere, ma temo siate voi che guardate altrove. Sono preciso. Voi state lì nel Goi e volgete lo sguardo altrove per non vedere quello che non vi piace. Voi altri invece lasciate il Goi e andate nella Glri e non vi vedete criticità ma solo la fantasiosa “terra promessa”.
Non vedete ciò che sta succedendo perché non volete vedere. Ha ragione il filosofo: Voglio, una volta per tutte, non sapere molto. – La saggezza pone dei limiti anche alla conoscenza.
Sembra quasi un motto che rappresenta chi ha già deciso di star lì e chi non ha mai avuto titubanze perché la decisione di andar via semplicemente non l'ha mai presa in considerazione. La sua aspirazione è il vivere quieto non il vivere libero.
Nei mesi scorsi ho sentito molti di voi proporre di chiudersi nella propria loggia e disinteressarsi del resto e del contesto. Purtroppo il contesto non è mai neutro se non nelle illusioni sognate da chi sceglie di non vedere: il contesto non può essere lasciato fuori dalla porta: prima o poi, anzi spesso molto presto, bussa alla porta oppure – peggio ancora – entra dalla finestra. Cari amici, non potrete voltarvi dall'altra parte per sempre. Il contesto vi farà vedere le cose come sono e lo farà in modo drammatico.
Cosa volere?
Vuoi andare con gli altri? o andare avanti? o andartene per conto tuo?... Si deve sapere che cosa si vuole e che lo si vuole.
Io non so cosa volete voi, cari amici rimasti nel Goi o transitati alla Glri; lo posso supporre ma ormai non spetta più a me dirlo, e non mi interessa affatto. Posso solo dire che il Goi non sarà più quello di prima, dopo lo tsunami degli ultimi due anni che lo ha irrimediabilmente frantumato in gruppi dalla coesistenza poco fraterna, avvelenandone l'aria. Posso anche aggiungere che la Glri è “governata” verticalmente da un Gran Maestro in carica dal 2001 e che lo sarà fino al 2031 (trent'anni! Come la famosa guerra nel Seicento!). Anche in Glri si sono contate espulsioni e allontanamenti delle voci critiche: ci sarà più libertà che nel Goi? Non lo so e non mi riguarda.
Io so cosa vogliamo noi. Convinti che i mali nascano da una rilassata selezione delle ammissioni e da una dirigistica gestione che insiste più su Obbedienza che su Comunione, noi vogliamo (insisto: noi vogliamo) una Comunione-Non-Obbedienza, un libero patto tra liberi massoni, dove sia fondamentale “fare massoneria” senza se e senza ma. Accettiamo regole perché siamo noi stessi ad averle decise, ma rifiutiamo che possano diventare arma in mano al “potente” di turno.
Tutto sommato la formula per la nostra “felicità” muratoria è ben piccola cosa (ma quanto grande!). Formula della mia felicità: un sì, un no, una linea..., una meta…
Mi piace ricordare alcuni versi di un poeta, passato anche lui tra le Colonne del Tempio, versi non belli, ma che descrivono perfettamente la nostra situazione, criticata (che eufemismo!) da quelli restati e pure da quelli rifugiatisi altrove:
Siamo una cupa masnada
che si rifiuta e si scaccia,
e che riprende la strada
col piccone e la bisaccia;
mentre nel cuore profondo
che riflette nuove nubi e nuove stelle,
passano tre caravelle
che cercano un mondo...
Vi saluto, cari amici dell'una e dell'altra parte. Snobisticamente (ma sinceramente) vi auguro: salve atque vale. Noi siamo partiti; il cambiamento climatico del Goi ci ha spinto altrove.
La separazione è definitiva. Io non mi volterò più indietro.
Et de
hoc satis!
17 gennaio 2026
***
Le citazioni, riconoscibili perché in corsivo, sono tratte da: Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli.
Il poeta dei versi finali è Giovanni Pascoli
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