La Loggia è un grande organismo? Un qualcosa di super-umano in cui i presenti assumono ruoli e funzioni di organi o facoltà dell’uomo? Possiamo dirlo?
Possiamo anche vedere i Diaconi come messaggeri (il sangue, gli impulsi nervosi)? l’Oratore è la coscienza (il collegamento alla Legge)? il Maestro Venerabile è il centro cerebrale e decisionale? e così via?
In questa visione, un po’ olistica e un po’ ironica (ma l’ironia è la grande igiene mentale del caminante) il Segretario può essere (perché no?) espressione della memoria? memoria del passato, memoria del conservato, memoria per il futuro. Riportato quanto fatto nella Tornata precedente, durante la quale era stato riportato quanto fatto in quella prima, durante la quale era stato riportato eccetera eccetera, il Segretario collega l’attività della Loggia a quella fatidica e primordiale Tornata primordiale e primigenia n. 1, la prima, richiamando continuamente allo spirito originario della Loggia.
La memoria è come la massaia che prepara marmellate per l’inverno. Ma appunto conserviamo la marmellata, non la frutta. Sì, perché nel ricordare vengono identificati i topos, i motivi ricorrenti che la mente ritiene significativi. E già questo la dice lunga su una presunta obiettività del ricordo. Nulla come i ricordi è più lontano dalla oggettività (ammesso che l’oggettività esista).
Allora – ribatte il Fratello scocciato dalla lettura di pedanti verbali – che senso può avere scrivere qualcosa del quale non sappiamo se ciò che è scritto si è verificato o no e del quale siamo sicuri che tanto di ciò che si è verificato non è scritto?
Non sarebbe meglio accontentarsi di un registratore meccanico o elettronico?
In realtà le dinamiche sono più complesse.
Il resoconto di una tavola va ben oltre il verbale di un’assemblea ed è lontanissimo dai resoconti di qualche consiglio amministrativo.
Intanto il nostro non è “verbale” ma “tavola” (precisamente: “tavola architettonica della tornata”). Non è solo distinzione formale: il verbale è resoconto il più minuzioso possibile di quanto detto nella riunione, segnalando eventuali posizioni discordi e il risultato di votazioni; la tavola è composizione armonica di quanto detto e non detto. Sì, anche quanto “non detto”, perché il lavoro di Loggia non è semplicemente ciò che viene pronunciato, ma anche il gesto, la postura, l’attenzione, lo sbadiglio, la sintonia e la disarmonia, il profumo e il suono.
Vediamo cosa prevede il rituale.
In genere, dopo l’apertura, si lavora sulla tavola in calendario oppure su spunti del Maestro Venerabile. Al termine, prima di chiudere i lavori, c’è uno spazio dedicato al bene dell’Ordine in generale o della Loggia in particolare, spazio dedicato a questioni organizzative ed amministrative.
Alla fine ecco intervenire l’Oratore di Loggia che dà le sue conclusioni. (Attenzione: le “sue conclusioni”, non il suo intervento personale).
E questo è parallelamente il momento del Segretario che deve “registrare” l’Oratore.
Mi viene spesso alla mente la figura di un Fratello della mia vecchia Loggia, di gran cuore e di alcune ben radicate convinzioni sul verbale che – sosteneva – doveva riportare minuziosamente le parole di tutti i Fratelli intervenuti.
A lui rispondeva un altro Fratello che sosteneva invece il verbale dover segnare solo i nomi di presenti, giustificati, intervenuti e il titolo della Tavola.
Credo che questi siano i due paletti entro i quali si possano redigere i resoconti di Loggia, a seconda delle disposizioni dei segretari, delle loro concezioni e del tempo – anche – che possono dedicare a questo compito. E soprattutto in base alla loro storia e massonica.
Ognuno di noi infatti si pone in Loggia come risultato della sua storia massonica personale.
La mia storia massonica è infatti lunga ed è (muratoriamente parlando) molto aggrovigliata. Oggi non faccio parte di nessun Corpo Rituale, ma in passato ne ho attraversato parecchi. Di alcuni sono stato pure tra i fondatori.
Partecipando a così tante compagnie, ho purtuttavia visto partecipazioni sincere e convinte ma anche altri comportamenti di massoni, con protagonismi ed esibizionismi, sforzi di primeggiare, insomma.
Per carità, sono atteggiamenti permessi, forse un po’ pesanti per gli altri partecipanti, ma leciti (entro certi limiti), anche se, a mio parere, estranei ad un lavoro in una Loggia massonica.
Il lavoro di Loggia infatti deve essere corale: tutti sullo stesso piano. Anche il Maestro Venerabile è sullo stesso piano degli altri (cioè: degli altri Maestri) ma appunto per il ruolo che la Loggia tutta gli ha affidato ha il compito di “drizzare” le orecchie per captare tutto ciò che può essere captato e comportarsi di conseguenza. Per questo è lui che dà la parola ai partecipanti, li segue negli interventi, eventualmente li commenta, li può limitare in durata, può non concedere un secondo intervento; infine è lui, il Venerabile, che completa i lavori della Tornata (completa, non conclude, poiché solo all’Oratore spettano le conclusioni).
Il Segretario registra, ma deve evitare personalismi e protagonismi. Usa quindi un metodo molto semplice, tra l’altro a mio parere conseguente della particolarità dei lavori della Loggia. Intanto registra i nomi degli intervenuti e gli interventi, ma evita il collegamento tra chi parla e ciò che dice. In questo modo si evita di riportare una specie di dibattito e si considera gli interventi come apporto di materiale che viene depositato nel magazzino del cantiere.
Poi “smontiamo” gli interventi in piccole molecole, rimescolate le une alle altre.
In questo modo il resoconto della Tornata diventa una raccolta di periodi staccati, semplicemente accostati gli uni agli altri, come appunto in un magazzino.
Insomma: ogni Fratello, ascoltando la tavola della tornata, deve sentir l’eco del suo contributo, ma non deve ritrovarlo. Starà a lui, in sede di rielaborazione della Tornata, raccogliere le pietre che ritiene opportuno e con quelle lavorare al suo Tempio interiore.
Perché infatti questo è il compito “nascosto” della tavola della tornata: essere il materiale a disposizione di ogni singolo per le sue intime e personali considerazioni: insomma la polenta cotta dalla Loggia che dovrà lui solo, da solo, in base a ciò che ritiene giusto ed opportuno, rimescolare nel suo paiolo.
Quello del Segretario è quindi un lavoro tutto particolare, che presuppone una conoscenza significativa dei Fratelli. In un certo senso “rimescola” la polenta cotta nella Tornata e la ripropone ai Fratelli dopo un superficiale sgrossamento, materiale non più grezzo, ma ancora grossolano, e sempre coerente con la ricetta originaria. E’ il suo un lavoro di memoria ma anche una specie di manipolazione: il Segretario potrebbe evitare di registrare interventi o parti di interventi che a suo parere sono andati oltre i fini o le modalità del lavoro di Loggia. Non dimentichiamoci che il Segretario è uno dei cinque Dignitari di Loggia.
Allora. Grande manipolatore (non potrebbe essere altrimenti, la memoria è invincibile manipolatrice!). Ma la manipolazione è accettabile solo se alla base di tutto c’è un grande rispetto per tutti. Solo così è possibile riportare non solo ciò che si è detto ma anche suggerire ciò che si voleva dire oppure ciò che si è detto ma non è strato registrato.
Faccio un esempio, puramente teorico, per cui è inutile cercar di riconoscervisi.
Il fratello Bravini è solito richiamarsi agli aspetti più superficiali della conformità muratoria. Termina spesso i suoi interventi invitando i presenti a vestirsi adeguatamente in nero; purtroppo per lui il suo dire sconfina nella saccenteria più pretenziosa. Ben si comporta allora il Segretario di quella Loggia a non registrare quell’intervento oppure, registrandolo, a cambiarne il senso, che da rampogna e censura (atteggiamenti che non possono che dividere) diventano, opportunamente “digeriti”, incitamento all’unione e al bello dello stare insieme.
E’ censura? No. E’ manipolazione? Sì e no: sì, perché l’intervento non è stato proprio così; no, perché nella Tavola vanno registrate le cose che uniscono e non gli interventi che dividono, che per la loro stessa natura non fanno parte della Massoneria.
Insomma il Segretario è interprete tendenzioso della tornata.
E ricordatevi. In una futura indagine sulla Loggia, scomparsi ormai i protagonisti, resterà solo il resoconto del Segretario!
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