martedì 28 aprile 2026

Cari Amici restati là... 1

Nel dicembre scorso la mia Loggia ha revocato l'obbedienza al Grande Oriente d'Italia. Dopo 53 anni non sono più a piedilista di una Loggia del GOI. Ma, per il timore del proverbiale salto "dalla padella alla brace", non abbiamo seguito chi è approdato alla Gran Loggia Regolare (con un Gran Maestro che pare inamovibile da un quarto di secolo). Assieme ad altri Fratelli abbiamo dato vita alla Comunione della Gran Luce d'Italia, libero patto di liberi muratori che si ispira direttamente agli Antichi Doveri. Non è stata una scelta facile e indolore, ma necessaria per mantenere intatto il nostro cammino libero senza condizionamenti.  

 

Lettera liberatoria e irriverente a chi è restato e a chi se ne è andato altrove

...Quasi una mia auto-seduta psicanalitica, una specie di “pulizia di inizio inverno”, per liberare la mente dalle scorie del passato.



Cari amici restati nel Goi, e anche voi cari amici emigrati là dove noi non siamo venuti

Scrivo “amici” perché io mi reputo ancora tale, anche se alcuni segnali che provengono dai vostri pressi non sono incoraggianti. “Ex fratelli” – secondo alcuni – noi siamo diventati; noi che non siamo restati con voi, noi che ce ne siamo andati, ma non con voi altri.

E va ancora bene. Alcuni anni fa, al tempo di una famigerata, per quanto contabilmente non infondata, riforma pensionistica, saremmo stati tacciati di “esodati”, con l'evidente sfumatura negativa di gente che non lavora ma non è pensionata, quindi che non sta né di qua né di là, né carne né pesce, né carnivori né vegetariani. Insomma degli “inclassificabili”, la cui presenza è fastidiosa perché appunto “fuori catalogo”.

Noi abbiamo infranto una regola ferrea: fuori dal catalogo non esisti!

Ho sentito qualcuno a volte dire: meglio “ex” che “ics” con la solita prosopopea antiscientifica che in Italia vien da lontano. Quante volte si sente ricordare quasi con soddisfazione (novello elogio dell'ignoranza): “in matematica non ci ho mai capito niente!”. Io mi sentirei quasi onorato di sentirmi dare dell' “ics”. Infatti “ics” è la “x” lettera universalmente usata per indicare l'incognita di una equazione; e sappiamo tutti che data un'equazione l'impegno è rivolto a trovare il valore dell'incognita. L'incognita “x” è ricerca e sforzo; significa mettere in gioco tutto quel che si sa per trovare qualcosa che non si sa, appunto il suo valore.

Una volta i massoni di altra Associazione massonica (quella che voi chiamate Obbedienza) venivano detti “cugini”, termine riduttivo rispetto a “fratelli”, ma senza le sfumature negative di “ex fratelli”. Era come prendere atto che erano massoni, sia pure di altro ramo e dunque diversi, ma con origini comuni e quindi non estranei: erano solo distanti. Insomma era pure una forma di rispetto. Ex-fratello invece è come dire ex-massone. “Ex” è parola che deriva dal latino e vuol dire “fuori”. Fuori dalla massoneria vuol dire che non si hanno più le qualità massoniche, alla pari di un cosiddetto profano, perché prima avevi la luce e alla luce tu, solo tu, hai rinunciato.

Le nostre usanze (pardon, le usanze massoniche) spiegano che il non più iscritto in un piedilista vien detto essere in sonno, quindi ancora in possesso delle qualità muratorie, sia pur sopite. Peccato per voi che ci chiamate ex: non sapete che le qualità massoniche si perdono solo con l'espulsione? Io non sono stato espulso (polemicamente aggiungo che neanche Pittelli e Tumbarello, condannati dalla giustizia della Repubblica per reati di mafia, sono stati espulsi). Chi mi chiama ex-fratello pone un abisso tra lui e me. Perché io dovrei avere la voglia di colmarlo?

Capisco che la mia/nostra scelta possa avervi sconcertato.

Cerchiamo di fissare alcuni passi.

Nel marzo 2024 si sono svolte le elezioni per la Gran Maestranza. L'esito è stato una vittoria della lista guidata da Leo Taroni in contrapposizione alla lista guidata dal Gran Maestro Aggiunto uscente Antonio Seminario che si presentava in totale continuità con la Giunta uscente. Vittoria di stretta misura, ma vittoria, avendo avuto un numero maggiore di voti delle altre due liste: in democrazia chi ha anche un solo voto in più vince. Punto.

Subito dopo le elezioni alcuni voti sono stati annullati con procedimenti al di fuori delle regole che il Goi si era dato. Non tanti, ma sufficienti a ribaltare il risultato elettorale.

Nei mesi successivi si sono verificate diverse azioni della ormai universalmente detta “giustizia domestica” del Goi: con procedimenti obiettivamente discutibili essa ha condannato (espulsioni o sospensioni) diversi Fratelli accusati di “slealtà” e cose del genere verso l'uno o l'altro Fratello, in genere – guarda caso! – proprio verso il Gran Maestro uscente (che non usciva, ma anzi si era auto-prorogato, dopo la pronuncia di un Tribunale della Repubblica che aveva annullato l'affrettata vittoria del suo successore). Pareva che la giustizia domestica avesse ripreso il vecchio reato civile del vilipendio tanto in auge fino a mezzo secolo fa.

Altro caso (apparentemente) strano: gli espulsi e i sospesi erano tutti appartenenti alla parte che si richiamava alla lista Taroni in opposizione all'allora e attuale (inamovibile?) establishment. I motivi apparivano chiari nella prospettiva di nuove elezioni alla Gran Maestranza, che con giustificazioni non chiare, la Gran Loggia del '25 ha audacemente (a iter giudiziario sulle elezioni contestate non ancora concluso!) riconvocato annullando le precedenti del 2024. E' un caso che il candidato oggi avvantaggiato sia lo stesso (in continuità con l'attuale gruppo al comando) non premiato dalle elezioni del '24?

I sospetti sono acuiti anche dall'essere stati ed essere ancora giustizia domestica e gruppo dirigente rapidi ed efficaci verso gli “oppositori”, ma non altrettanto energici verso certi iscritti al Goi condannati, non solo in primo grado, dai tribunali dello Stato per reati di favoreggiamento e contiguità con la malavita organizzata.

Nel frattempo è stato azzerato il patto di intesa con il corpo rituale del candidato sconfitto non dalle urne ma dalla brutalità della giustizia domestica: il Rito Scozzese infatti aveva dato segni di discontinuità con il gruppo al potere.

E' “slealtà” domandarsi se non ci sia qualche oscurità nel rapporto proprio verso gli iscritti condannati e incarcerati per reati di malavita organizzata?

E' “slealtà” immaginare la “giustizia” domestica sapientemente guidata da chi è tenacemente abbarbicato al potere?

E' “slealtà” supporre che ci sia qualcosa da nascondere nella gestione del Goi e nei suoi conti?

E' “slealtà” ritenere che ciò ha procurato una consistente emorragia di Fratelli, molti dei quali verso altra Istituzione muratoria con la quale il suddetto corpo rituale ha stipulato un nuovo patto di alleanza?

E' eccessivo valutare in più di una cinquantina di Logge e in uno o due migliaia di Fratelli i passaggi dal Goi alla Gran Loggia Regolare?

E' eccessivo valutare in un altro migliaio gli assonnamenti di Fratelli usciti dal Goi senza approdare ad altre realtà massoniche ma restandosene semplicemente a casa?

Che dire dei procedimenti di giustizia domestica (mai in numero così elevato nella storia più che bicentenaria del Goi) contro chi non pare al “pasdaran” di turno abbastanza “allineato” con il “potere”?

(continua) 

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