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30 giugno 2026

I cattivi Compagni 5

 

 Three Ruffians

Quinta parte


Ulisse e il Vecchio Copritore affrontano un problema fondamentale. La Parola perduta alla morte di Hiram è stata ritrovata oppure no?


Ulisse. Ho saputo che vi sono altri sviluppi della leggenda di Hiram.

Vecchio Copritore. Vi sono aspetti della leggenda di Hiram e della costruzione del Tempio che vengono sviluppati oltre il Grado di Maestro in Corpi rituali. E’ però importante capire che sono sviluppi, non varianti.

Ulisse. Credo sia questione fondamentale. Sono per così dire “episodi” aggiunti o sviluppati con maggiori particolari che comunque non contraddicono la narrazione principale.

Vecchio Copritore. Sì. E’ molto importante tenerlo presente perché in caso contrario viene meno l’aspetto universale della Massoneria.

Ulisse. Diversi gradi del Rito Scozzese continuano la storia di Hiram.

Vecchio Copritore. Il leitmotiv è la vicenda hiramitica. Ciascun grado ne sviluppa alcuni aspetti, tutti però nell’alveo tradizionale, che nessuno ha intenzione di modificare.
La vicenda di Hiram si sviluppa nei primi gradi della scala scozzese.
Dopo l’affidamento in custodia ai Maestri Segreti della tomba di Hiram (4° grado) si procede alla costruzione in un luogo nascosto e inaccessibile del mausoleo dove verranno poste le spoglie di Hiram. Il lavoro viene svolto dai Maestri Perfetti (5° grado).
Re Salomone ordina la ricerca degli assassini di Hiram affidandola a nove Maestri (9° grado), scelti per sorteggio essendosi tutti offerti. L’ordine è tassativo: i colpevoli debbono essere riportati indietro vivi per affrontare il giudizio del Re. Ma Jhaobert, uno dei nove, avendo scoperto uno degli assassini, Abiram, addormentato, lo uccide e lo decapita, contravvenendo agli ordini. Verrà comunque perdonato dal Re, in un primo tempo indignato per l’atto di barbarie e non di giustizia.
Gli altri due assassini di Hiram sono fuggiti nel regno di Geth. Re Salomone incarica quindici Maestri (10° grado) di una ambasciata al re di quel paese per la consegna dei due colpevoli. La richiesta è accolta, i due colpevoli vengono catturati e riportati a Re Salomone, che li giudica e condanna a morte.

Ulisse. Sostanzialmente cambiano solo particolari che servono ad florendam causam. Non c’è nessuna sostanziale novità.

Vecchio Copritore. Per trovare novità dobbiamo rivolgersi alla cosiddetta Massoneria dell’Arco Reale.

Ulisse. Ti riferisci a quella Massoneria dalle sfumature inglesi, irlandesi, americane?...

Vecchio Copritore. Il Tempio di Gerusalemme costruito da Re Salomone, nel quale tanta parte ebbe l’architetto Hiram, fu distrutto dopo quattro secoli dai babilonesi di Nabucodonosor, che deportò i cittadini di Gerusalemme a Babilonia.
Il Secondo Tempio di Gerusalemme nasce dalla ricostruzione del primo Tempio permessa dall’imperatore Ciro II che consentì agli Ebrei di lasciare l'esilio babilonese e ritornare a Gerusalemme sotto la guida di Zorobabele.

Ulisse. La costruzione del Secondo Tempio è lo scenario della leggenda dell’Arco Reale.

Vecchio Copritore. Dunque alcuni ebrei rimpatriati dall’esilio si offrirono come lavoranti alla costruzione del secondo Tempio. Durante la fase di sterramento per preparare le fondamenta dell’edificio trovarono in un locale sotterraneo un rotolo di pergamena, un blocco di marmo bianco a forma di doppio cubo su un lato del quale erano scolpiti diversi caratteri tra cui le iniziali dei tre Grandi Maestri che presiedettero alla costruzione del primo Tempio: e cioè Salomone Re d'Israele; Hiram, Re di Tiro e Hiram Abif.

Ulisse. Il secondo Tempio si vuole porre in continuità con il primo.

Vecchio Copritore. La storia continua. Sul doppio cubo di marmo c’è un vassoio e sopra vi sono ancora caratteri mobili con il nome del Vero Vivente Iddio l’Altissimo (così è chiamato nell’Arco Reale inglese l’Essere Supremo).

Ulisse. Questa è la leggenda insegnata nell’Arco Reale inglese (Sacro Arco Reale di Gerusalemme).

Vecchio Copritore. L’Arco Reale americano (Rito di York) narra una leggenda praticamente simile; in più nell’americano si è mantenuta la leggenda del Passaggio (lacerazione) dei Veli, che l’inglese ha perso per strada.

Ulisse. Sono ritualità molto simili.

Vecchio Copritore. Il senso di entrambi è uno solo: la Parola Perduta alla morte di Hiram è ritrovata.

Ulisse. La conseguenza mi pare sia che il Terzo Grado è incompleto.

Vecchio Copritore. Il Maestro Libero Muratore non conosce la Parola di Maestro, ma solo la Parola Sostituita. Il Terzo Grado è incompleto e il suo necessario completamento è nell’Arco Reale. Il Maestro dell’Arco Reale giunge a conoscere la Parola di Maestro.

Ulisse. Non c’è qualcosa del genere nel Rito Scozzese?

Vecchio Copritore. Nel 4° grado del Rito Scozzese il Candidato entra nel Tempio cercando la Parola; ciò vuol dire che nel Terzo Grado la Parola non era stata trovata. A lui si risponde: Purtroppo non è ancora stata trovata! Il Cavaliere dell’Arco Reale (13° grado scozzese) riesce a scoprire in un tempio sotterraneo il Nome Ineffabile (che per il Maestro dell’Arco Reale è la Parola Perduta) inciso su una colonna di bronzo, ma la chiave di lettura, incisa su una colonna di marmo erosa dalle acque del diluvio, è andata persa.

Ulisse. Perché la Parola di Maestro è smarrita?

Vecchio Copritore. Non certo perché non la si conosca ma perché (lo è stato detto, ma lo ripeto e la leggenda della Massoneria Criptica lo indica chiaramente) può essere trasmessa solo da tre Maestri insieme e se uno dei tre non c’è più, la trasmissione è interrotta e la Parola non si può tramandare.

(continua)


28 giugno 2026

I cattivi Compagni 3

 

 Three Ruffians

Terza parte


Ulisse e il Vecchio Copritore sono giunti al tentativo dei tre ruffians di fuggire dal porto di Jaffa. Non trovano imbarchi perché non conoscono la Parola di Passo. Sono così costretti a fuggire verso l'interno del paese in pieno deserto.


Vecchio Copritore. Sì, ma la storia è ancora lunga. Al cantiere il giorno successivo al delitto viene notata la scomparsa di Hiram Abif: mancano infatti i disegni che il Maestro lascia quotidianamente sulla Tavola da Disegno per continuare i lavori.

Ulisse. Iniziano le ricerche.

Vecchio Copritore. Re Salomone dispone indagini per trovare Hiram.

Ulisse. Ma Hiram non si trova.

Vecchio Copritore. No. Risultano però tre lavoranti assenti dal cantiere: Jubela, Jubelo e Jubelum.

Ulisse. Viene scoperta la congiura.

Vecchio Copritore. Si suppone qualcosa, poi confermata. I dodici Compagni, che avevano inizialmente partecipato al complotto ma poi si erano ritirati, si presentano al re e confessano la loro colpa implorando il suo perdono.

Ulisse. La verità quindi viene alla luce.

Vecchio Copritore. Sì. Re Salomone divide i resipiscenti in quattro gruppi e li manda nelle quattro direzioni cardinali alla ricerca degli assassini di Hiram.

I tre andati all’ovest, scendendo nei pressi del porto di Giaffa, scoprono che tre uomini, dall'aspetto di operai del Tempio, avevano cercato un passaggio per l’Etiopia, ma inutilmente non conoscendo la Parola di Passo per imbarcarsi.

Ulisse. La Parola di Passo non serve a scampare alla giustizia.

Vecchio Copritore. Re Salomone manda tutti gli ex-cospiratori alla ricerca degli assassini all’interno del paese, minacciandoli, in caso di fallimento, di giustiziarli al posto dei colpevoli.

Ulisse. Ricerca molto scrupolosa!

Vecchio Copritore. Finalmente i colpevoli vengono trovati e acciuffati. Puoi immaginare la soddisfazione e (perché no?) anche una sfumatura di sollievo nel riportare al Re i colpevoli della morte di Hiram.

Ulisse. Conosciamo tutti il seguito.

I Maestri sono tutti uguali?

Vecchio Copritore. No, non tutti: non i maestri Massoni italiani (solo chi proseguirà nel Rito Scozzese e non in questi termini) e nemmeno gli Emulation.

Ulisse. Quindi una divaricazione tra Maestri Massoni: non sono tutti uguali?

Vecchio Copritore. Ulisse, non ti rispondo. La domanda può avere sfumature di provocazione, ma io non conosco la risposta.

Ulisse. Proseguiamo.

Vecchio Copritore. Chi li ha scoperti racconta che, sedutosi a riposare dopo una giornata di ricerche sotto il sole cocente, udì lamenti provenire da dietro alcune rocce vicine.

La prima voce diceva: “Oh! Mi fosse stata tagliata la gola e strappata la lingua, e che il mio corpo fosse stato sepolto nella sabbia del mare, là dove la marea rifluisce due volte al giorno, prima di diventare responsabile della morte di un uomo così buono come Hiram Abif!”

Un’altra esclamava: “Oh! Che il petto mi fosse stato squarciato, il cuore strappato, e il mio cadavere posto sopra il più alto pinnacolo del Tempio, per essere divorato dagli avvoltoi, prima di acconsentire alla morte di un uomo così buono come Hiram Abif!”

Una terza lamentava: “Oh! Che il corpo mi fosse stato troncato in due, le viscere strappate e ridotte in cenere, le ceneri sparse ai quattro venti, per cancellare la memoria di un così vile, malvagio e miserabile come me. Ah ! Jubela, Jubelo, sono stato io a colpirlo più duramente di tutti: sono stato io che gli ha dato il colpo di grazia, sono stato io a ucciderlo!”

Ulisse. Rimorsi? Pentimenti tardivi?

Vecchio Copritore. Riconosciute le voci e chiamato i compagni, si sono impadroniti dei tre ricercati portandoli immediatamente dal re.

Ulisse. Rapidità.

Vecchio Copritore. I tre sono immediatamente giudicati. Vengono condannati e subito giustiziati. La pena avviene proprio secondo l’imprecazione esclamata al loro arresto.

Ulisse. Più che giustizia pare giustizia sommaria.

Vecchio Copritore. Non dobbiamo giudicare con il nostro metro, ma con il metro simbolico. Le scorie non si difendono in tribunale ma vengono semplicemente eliminate.

Ulisse. Infatti. Non siamo in un tribunale di uno stato democratico. Nel frattempo procedono le ricerche del corpo di Hiram.

(continua)

11 ottobre 2009

6.3.2.1 La Divinità

Si pone un problema delicato. La Parola ritrovata è il Nome di Dio, fissato nella rivelazione mosaica in Genesi 2:4 ed Esodo 3:14. Non è il nome del Dio cristiano, ma dell’ebraico YHVH (per altro ripreso dai cristiani che hanno comunque ignorato gli altri nomi presenti nella Bibbia, accettati solo come attributi e non come nomi diversi della stessa entità).

Sono convinto che per gli antichi massoni si trattasse proprio del dio cristiano (anche se sotto veste formalmente ebraica) piuttosto che del quid divino che è in ogni uomo e che veniva richiamato nel primo Dovere di Anderson. Nel 1778 il primo Gran Capitolo dell’Arco Reale puntualizza:
Il Nome... non deve essere concepito solo come una parola d'ordine, alla maniera di coloro che sono legati ai vari gradi della Libera Muratoria, ma anche teologicamente, come termine, al fine di dare l'idea del Grande Essere, unico autore della nostra esistenza.
[Antonio De Stefano, Origini della Massoneria dell'Arco Reale in Supremo Gran Capitolo d'Italia del Sacro Arco Reale di Gerusalemme, Atti del primo convegno, Chianciano Terme, 1986, pp. 11-12].

In questo modo la Religione nella quale tutti gli uomini convengono viene individuata nell'aspetto ebraico-cristiano, togliendo senza dubbio universalità all'Ordine muratorio che aveva reso gli adepti “neutrali” ai particolarismi delle singole religioni e tesi alla ecumenicità del religioso.

L’operazione diventerà ancora più esplicita con l’inserimento della cavalleria ( che significativamente viene innestata proprio sul sistema dell’Arco Reale.
[In ogni Rito – per quanto è a mia conoscenza - qualifica essenziale per un candidato all’esaltazione cavalleresca è l’appartenenza all’Arco Reale. Anche nel Rito Scozzese il grado dell’Arco Reale (XIII) è precedente ai più significativi gradi cavallereschi. Il Gran Priorato di Scozia, che gestisce Cavalleria Templare e di Malta, ammette solo massoni dell'Arco Reale ed è (o almeno era) così anche per la Cavalleria della Croce Rossa di Costantino].

Il massone speculativo però riesce a comprendere la necessità di andare oltre gli impacci di una interpretazione meramente religiosa che si scontra con l’universalità della massoneria ponendo differenziazioni che non le sono pertinenti, meditando sull’essere la Parola (prima perduta quindi ritrovata) non la cristiana chiave della resurrezione, ma il punto di partenza per comprendere l’armonia del sistema uomo, contemporaneamente costruttore e costruzione.

Mi hanno sempre colpito le parole di Carlo Gentile:
Al Maestro si presenta il problema di come essere libero da un possibile determinismo occulto, per potere esercitare la propria funzione iniziatica nell'atmosfera in cui egli è venuto a trovarsi. L'Arco Reale richiama proprio a tale responsabilità; se riflettiamo alla discesa nella caverna, al recupero di preziosi simboli, e addirittura al momento in cui il Maestro dell'Arco Reale diviene il tramite che fa ricongiungere alla Luce del Tempio il Delta d'oro con sopra inciso il Nome Ineffabile... Il filosofo (e Libero Muratore) Fichte, teorico della espansione cosmica del pensiero, ha sostenuto che esso è inarrestabile per propria natura... L'indirizzo etico dell'Arco Reale ha per evidente postulato la presenza del Pensiero calato nel Tempio e risalente dalle profondità incommensurabili sotto il triplicato simbolo della Squadra (la Legge, la Rettitudine, l'Armonia dei rapporti sociali, ecc.). La sublimazione dell'opera dell'Arco Reale corrisponde in sostanza alla continua richiesta di risposte alle problematiche del cammino, aspro e denso di nebbia del Mondo.
[Carlo Gentile, citato in Aldo Scarlata, Carlo Gentile e l'Arco Reale in Hiram, Roma, agosto 1987, p. 249].

La leggenda dell’Arco risulta così la conclusione del cammino che l'apprendista cominciò nel Gabinetto di Riflessione. Terzo grado e Arco sono quindi quasi aspetti non necessariamente consequenziali l'uno all'altro (sicuramente il Terzo Grado dà la pienezza della maestria) ma nemmeno distanziati. Il Terzo Grado lascia il camminatore davanti alle innumerevoli potenzialità del cammino, mentre l'Arco propone fra le tante un'alternativa, non esclusiva, di interpretazione della costruzione e del completamento. Certamente l'interpretazione del grado di Maestro rimane nel filone “religioso” (ho evidenziato il termine tra virgolette per indicare sì il carattere religioso, ma separato da una religione positiva o da atteggiamenti devozionali): il massone dell'Arco Reale scopre il Nome e la Legge di “Dio” (che poi tenda a considerare il Grande Architetto come il dio di una religione rivelata, questo è affar suo – oltre che, a mio parere, riduttivo e coerente con la debolezza di chi tenta il cammino).
[Spesso ho notato nel linguaggio di massoni esclamazioni del tipo “che il Grande Architetto ti assista”, “speriamo nel Grande Architetto”, che mostrano come il termine GADU sia quasi sinonimo di Dio (anzi del dio antropomorfo della tradizione cristiana), snaturando così quel delicato equilibrio sul quale si muove il lavoro muratorio].
Nei primi tre gradi il grande Architetto dell'Universo era una presenza-assenza: pur essendo invocato in apertura e chiusura dei lavori, pur vegliando simbolicamente dall'Oriente del Tempio sui Fratelli, non era al centro della meditazione massonica, occupata dal dramma umano.
Nell'Arco Reale i Massoni incontrano la Divinità, nel mistero del Suo Essere (il Nome) e nel suo significato mortale (la Torah). Ed è un Dio personale, come attestato dal Genesi, dove si afferma che Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza, conferendogli cioè il principio di personalità, il più alto che ci è dato di conoscere nella realtà. Dio è Persona, anche se non è "una persona"
.
[Michele Moramarco, Nuova Enciclopedia Massonica, v. 1, p. 177].

Così Michele Moramarco; io aggiungo, a completamento, che se Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, anche l’uomo ha creato Dio a sua immagine e somiglianza (domanda provocatoria: è più importante che Dio esista o che l’uomo creda in Dio?) puntualizzando la non differenziazione tra Dio e uomo e riappropriandomi della Parola perduta (il Nome è così anche il Nome dell'uomo, pronunciato nella coscienza dell'uomo, che partecipa all’universalità unitamente alla coscienza di tutti gli uomini - Se la Torah insegna che il Libro sacro non è altro che l'elenco dei nomi di Dio, per parte mia cerco di trovare se non l'elenco almeno qualche nome dell'Uomo.


RITO SCOZZESE A. A.

Un'altra versione della leggenda dell'Arco (XIII grado del Rito Scozzese: Cavaliere dell'Arco Reale – non praticato, ma incontrato nel mio percorso di tanti anni fa) si riferisce invece al Libro di Enoch. Il profeta Enoch aveva nascosto prima del diluvio, sotto uno dei nove archi di un tempio sotterraneo, un Delta d'agata e due Colonne. Sul Delta era inciso il Nome Ineffabile dell'Essere Supremo; sulla Colonna di bronzo i princìpi della Conoscenza primordiale umana e sulla Colonna di marmo la chiave per la pronuncia del Nome Ineffabile. Salomone incaricò tre Grandi Maestri Architetti (Maestro Architetto è il XII grado scozzese) della ricerca ed essi trovarono solo il Delta e la Colonna di bronzo, quella di marmo essendo stata corrosa dalle acque.

Cambia il contesto espositivo, ma resta la sostanza della scoperta del Nome e quindi del ritrovamento della Parola. Insomma: resta l’essenzialità del grado.

6.3 Maestro dell’Arco Reale

Al di là della già citata suddivisione nei quattro sistemi (americano o Arco Reale del Rito di York, inglese o Arco Reale di Gerusalemme, irlandese e scozzese) formalmente diversi, credo vada sottolineata una caratteristica fondamentale.
La pregnanza muratoria del lavoro dell’Arco consiste nella costruzione cosciente, applicando le leggi della geometria e della fisica (cioè dell’Architettura), ma la cerimonia si svolge non sul “costruire”, bensì sul “trovare” (anche se il “costruire” appare nello sfondo).

L’applicazione delle leggi è il lavoro manuale. Sottolineo manuale, perché costruire è soprattutto sacrificio e fatica individuale, non disquisizione intellettuale o peggio intellettualistica. La fatica fisica, simbolicamente intesa, insegna l’umiltà e ti cambia; la disquisizione intellettuale invece soddisfa il tuo ego e la tua pigrizia e autoesalta il tuo delirio di onnipotenza.

La giustificazione simbolica del sistema dell'Arco dovrebbe trarre legittimità dal terzo grado.

A mio parere il condizionale è d'obbligo.

La morte di Hiram fa venir meno la possibilità di comunicare la Parola. Nei rituali muratori del Terzo Grado viene inizialmente espresso lo sconforto per la perdita della Parola, perdita che si ritiene irrecuperabile. Successivamente nei rituali latini la Parola viene ritrovata; ma in quelli anglosassoni (cfr. per esempio l'Emulation e il Duncan) ci si accorda che per Parola si sarebbe presa la prima pronunciata alla scoperta del cadavere e per Segno il primo eseguito sempre alla scoperta del cadavere, che viene trovato per la presenza di un ramo di acacia spezzato, legando così la morte-rinascita del maestro al simbolismo vegetale.

Dunque la Parola ritrovata nel terzo grado risulta una parola sostitutiva. Del resto anche nel quarto grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, che senza soluzioni di continuità riprende il racconto hiramitico, viene esplicitamente dichiarato che la Parola non è stata ancora ritrovata.

Nell'Arco Reale viene definitivamente ritrovata in un contesto vetero-testamentario: ritorno dalla prigionia babilonese (sistema americano, inglese e scozzese) o riparazione e restaurazione del Tempio al tempo di re Giosìa (sistema irlandese). In entrambi i contesti si ritrova il Libro Sacro e quindi la Parola.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.