Visualizzazione post con etichetta nero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nero. Mostra tutti i post

09 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 4

Altra tappa del mio dialogo interiore in attesa della Nera Signora.

Concludendo la puntata precedente mi ero detto:
L’uomo di oggi punta tutto sulla vita, ma solo quella fisica. Vivendo di pensieri liquidi in una società liquefatta, non ha punti fermi e non sa più comprendere l’interezza della vita. La vita è vita solo se c’è la morte.


Io parlo con me stesso

Parte quarta


L'altro io. Accettiamo la morte.

Io. La vita è strettamente collegata alla morte, non solo la mia morte (che verrà) ma anche la morte degli altri esseri viventi. Dove c’è vita c’è morte. Anzi la morte è condizione della vita.
Ad ogni pasto dovremmo ringraziare quegli esseri viventi privati della loro vita per essere cibo a noi e permettere la nostra vita, non la loro che per il nostro pasto termina.

L'altro io. Dunque, rispetto per la vita.

Io. Certo. Rispetto per la vita. Non puoi evitare di cibarti di esseri viventi, animali o vegetali, perché è nella natura dell’uomo. Cerca allora di rispettare la vita della quale ti appropri, e cerca di non abusarne e sprecarla. Rispetto e moderazione!

L'altro io. Rispetto per la vita. Rispetto per la morte.

Io. Imparare a morire vuol dire rendersi conto della necessità di morire, di chiudere con il proprio corpo, dire Basta! ai problemi fisici che con l’età diventano sempre più esigenti.

L'altro io. Parli come in procinto di accomiatarti dal mondo.

Io. L’attesa della morte vicina porta a uno stato particolare. E’ una vera e propria stasi di attività umane. Quando l’uomo, in base ad un proprio orologio psico-biologico, avverte la vicinanza dell’ultimo passo, la sua vita si trasforma, viene per così dire “semplificata” all’essenziale: o rifiuta l’imminente inevitabile o si prepara al commiato.
Se rifiuta costruisce il proprio inferno. Se accetta entra in quel “tempuscolo” tutto particolare, né luce né buio, né giorno né notte, non più di questo mondo anche se ancora in questo mondo.
E’ il confine, che riesce ad incrinare la forte corazza dell’uomo e a far salire alla superficie l’interno. Il grande viaggio è iniziato. E’ uno di quei momenti toccanti, in cui la terra è così bene intonata agli uomini che sembra impossibile che tutti non siano felici.

L'altro io. Felicità? Un congiunto, un amico se ne sta andando e gli altri dovrebbero essere felici?

Io. Felici per lui che sta per partire. Quando capirà l’uomo che vita e morte sono la stessa cosa, come l’alto e il basso, come la montagna verso la cima e la montagna verso la base? Andar dalla base alla cima della montagna e viceversa è cosa naturale. Accettiamo il saggio insegnamento: La cosa avvenne da sé nel modo più semplice come si fa notte quando il sole tramonta.

L'altro io. I sensi illudono.

Io. Solo andando oltre i sensi, puoi comprendere l’esistenza di un altro mondo oltre il mondo nel quale vivi. Il mondo oltre il mondo...

L'altro io. Son cose difficili da mandar giù.

Io. Solo se vivi sotto gli impulsi del delirio di onnipotenza che prende l’uomo. Tutti son d’accordo nel parlare di armonia del mondo, a patto che non tocchi le farneticazioni del nostro senso di onnipotenza.

L'altro io. Ancora più difficile quindi pensare all’armonia!…

Io. Il mondo è pervaso da un grande senso di armonia. Certo, puoi non sentirla, ma allora semplicemente ne resti escluso. Non cogli nulla: subisci e non vivi.

L'altro io. La morte ha sempre richiamato il nero e il buio, non l’armonia.

Io. Io credo che il lavoro di trasformazione si possa compiere meglio al buio, richiamando il basso, l’infero.

L'altro io. Il nero è il colore nel sottosuolo, il buio è assenza di luce.

Io. Il buio non è assenza di luce. E' luce diversa, quella adatta a compiere certe cose.

L'altro io. C’è un tempo per ogni cosa e c’è una luce per ogni cosa.

Io. La morte è grande trasformazione. E c’è il modo giusto per fare ogni cosa. Io sono convinto della opportunità di operare in questa vita senza pensare alle eventuali altre. Io sono concentrato in questa vita, non su cosa succederà “dopo”. E cerco di portare il minimo di zavorra possibile all’incontro con la Nera Signora.

L'altro io. Bella immagine quella della Nera Signora.


Le citazioni, riconoscibili perché in corsivo, sono rispettivamente tratte da Una donna spezzata di Simone De Beauvoir e da I Miserabili di Victor Hugo.

(continua)


02 luglio 2026

La Madre

 La Loggia lavora sulla tavola "La Madre". I Fratelli lavorano riflettendo...

Il lavoro dei Fratelli

Lavorando sull’aspetto Madre si lavora sulla facoltà creatrice che è presente anche nell’uomo. L’evento creativo non termina alla nascita ma si realizza seguendo la nuova vita. La creazione è atto d’Amore, che culmina nell’illuminazione, l’attimo del fascino.

Nella storia dell’umanità l’archetipo femminile indica l’Opera nelle sue fasi.

Vivere nell’amore significa vivere in simbiosi, senza che – come Filemone e Bauci - nessuno dei due comandi o ubbidisca. La coppia nasce nella trasposizione del femminino nell’altro.

Il metodo muratorio è “penetrativo”, quindi “maschile”; attraverso simboli “femminili” permette il completamento del massone.

Il “femminile” presiede e il “maschile” ricerca.

Achille è l’uomo invincibile, che cerca l’immortalità nella vittoria e teme la morte non del corpo ma dello spirito. Ettore è contemporaneamente guerriero, marito, padre. Non teme la morte perché sa che è inevitabile. Vuole non tanto non morire quanto essere di esempio e proteggere. Ettore rappresenta il lavoro del libero muratore che non deve cercare come modello Achille.

L’Amore è forza attrattiva molto potente; se deviata e non controllata è in grado di compiere le peggiori atrocità. Deve essere affiancato e “guidato” da Sapienza, Bellezza e Forza.

L’uomo è rappresentato dal Pentalfa, che ne contiene all’interno un altro rovesciato (che a sua volta ne contiene un altro ancora rovesciato, e così via). Così l’uomo (Pentalfa “dritto”) ha in sé il femminile e la donna (Pentalfa “rovesciato”) il maschile.

L’Apprendista diventando Compagno deve prendere coscienza della propria componente femminile e riappropriarsene: solo così potrà consapevolmente rialzarsi Maestro.

Un cammino iniziatico non deve essere maschile, femminile o misto, quanto solitario. In noi c’è il nero e il bianco, il secco e l’umido; successivamente c’è l’incontro con e tra simili.

Alchemicamente si deve procedere dal nero, che risulta il punto di partenza di innumerevoli percorsi, fin dall’antico Egitto, che ricorrentemente diventava appunto nero per le alluvioni.

L’Amore è il collante universale: la Luce genera l’Amore e l’Amore genera la Luce. Non odiare chi ti ha fatto un torto perché i tuoi pensieri ritornano indietro: se odi ti ritornerà odio, se ami ti ritornerà amore.

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.