Altra tappa del mio dialogo interiore in attesa della Nera Signora.
Concludendo la puntata precedente mi ero detto:
L’uomo di oggi punta tutto sulla vita, ma solo quella fisica.
Vivendo di pensieri liquidi in una società liquefatta, non ha punti
fermi e non sa più comprendere l’interezza della vita. La vita è
vita solo se c’è la morte.
Io parlo con me stesso
Parte quarta
L'altro io. Accettiamo la morte.
Io.
La vita è strettamente collegata alla morte, non solo la mia morte
(che verrà) ma anche la morte degli altri esseri viventi. Dove c’è
vita c’è morte. Anzi la morte è condizione della vita.
Ad ogni pasto dovremmo ringraziare quegli esseri
viventi privati della loro vita per essere cibo a noi e permettere la
nostra vita, non la loro che per il nostro pasto termina.
L'altro io. Dunque, rispetto per la vita.
Io. Certo. Rispetto per la vita. Non puoi evitare di cibarti di esseri viventi, animali o vegetali, perché è nella natura dell’uomo. Cerca allora di rispettare la vita della quale ti appropri, e cerca di non abusarne e sprecarla. Rispetto e moderazione!
L'altro io. Rispetto per la vita. Rispetto per la morte.
Io. Imparare a morire vuol dire rendersi conto della necessità di morire, di chiudere con il proprio corpo, dire Basta! ai problemi fisici che con l’età diventano sempre più esigenti.
L'altro io. Parli come in procinto di accomiatarti dal mondo.
Io.
L’attesa della morte vicina porta a uno stato particolare. E’ una
vera e propria stasi di attività umane. Quando l’uomo, in base ad
un proprio orologio psico-biologico, avverte la vicinanza dell’ultimo
passo, la sua vita si trasforma, viene per così dire “semplificata”
all’essenziale: o rifiuta l’imminente inevitabile o si prepara al
commiato.
Se rifiuta costruisce il proprio inferno. Se
accetta entra in quel “tempuscolo” tutto particolare, né luce né
buio, né giorno né notte, non più di questo mondo anche se ancora
in questo mondo.
E’ il confine, che riesce ad incrinare la forte
corazza dell’uomo e a far salire alla superficie l’interno. Il
grande viaggio è iniziato. E’ uno di quei momenti toccanti, in
cui la terra è così bene intonata agli uomini che sembra
impossibile che tutti non siano felici.
L'altro io. Felicità? Un congiunto, un amico se ne sta andando e gli altri dovrebbero essere felici?
Io. Felici per lui che sta per partire. Quando capirà l’uomo che vita e morte sono la stessa cosa, come l’alto e il basso, come la montagna verso la cima e la montagna verso la base? Andar dalla base alla cima della montagna e viceversa è cosa naturale. Accettiamo il saggio insegnamento: La cosa avvenne da sé nel modo più semplice come si fa notte quando il sole tramonta.
L'altro io. I sensi illudono.
Io. Solo andando oltre i sensi, puoi comprendere l’esistenza di un altro mondo oltre il mondo nel quale vivi. Il mondo oltre il mondo...
L'altro io. Son cose difficili da mandar giù.
Io. Solo se vivi sotto gli impulsi del delirio di onnipotenza che prende l’uomo. Tutti son d’accordo nel parlare di armonia del mondo, a patto che non tocchi le farneticazioni del nostro senso di onnipotenza.
L'altro io. Ancora più difficile quindi pensare all’armonia!…
Io. Il mondo è pervaso da un grande senso di armonia. Certo, puoi non sentirla, ma allora semplicemente ne resti escluso. Non cogli nulla: subisci e non vivi.
L'altro io. La morte ha sempre richiamato il nero e il buio, non l’armonia.
Io. Io credo che il lavoro di trasformazione si possa compiere meglio al buio, richiamando il basso, l’infero.
L'altro io. Il nero è il colore nel sottosuolo, il buio è assenza di luce.
Io. Il buio non è assenza di luce. E' luce diversa, quella adatta a compiere certe cose.
L'altro io. C’è un tempo per ogni cosa e c’è una luce per ogni cosa.
Io. La morte è grande trasformazione. E c’è il modo giusto per fare ogni cosa. Io sono convinto della opportunità di operare in questa vita senza pensare alle eventuali altre. Io sono concentrato in questa vita, non su cosa succederà “dopo”. E cerco di portare il minimo di zavorra possibile all’incontro con la Nera Signora.L'altro io. Bella immagine quella della Nera Signora.
Le citazioni, riconoscibili perché in corsivo, sono rispettivamente tratte da Una donna spezzata di Simone De Beauvoir e da I Miserabili di Victor Hugo.
(continua)
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