07 luglio 2026

Un uomo dialoga con se stesso 2

Continuo a riflettere sul mio appuntamento con la Nera Signora.
Lo so, caro Vecchioni, che non mi guarderà con malignità. Forse sarà un po' stupita del mio stupore, che malgrado le mie riflessioni, temo che avrò.
La mia speranza più grande però è che trovi poca zavorra nel mio zaino...

Ci eravamo lasciati con una esclamazione forse sconsolante ma molto realistica: Io non lo so. Io sono davanti ad una porta chiusa. Al di là posso solo immaginare un mondo nel quale non valgono regole note. Oltre, non so.


Io parlo con me stesso

Parte seconda


L'altro io. Sì, una porta…

Io. Una porta… chiusa. La vedo. Ma… a volte mi dico che “vedere” non significhi “esistere”. Ho già visto tante cose che non esistevano…

L'altro io. Lo saprai, lo sapremo tutti. Intanto sei qui. Da solo.

Io. Soli si nasce. Soli si muore. Sono le uniche azioni della vita che l’uomo compie da solo. Così attendo in solitudine. Così debbo fare.

L'altro io. Potrebbe essere utile la presenza di qualcuno che ti possa consolare.

Io. Consolarmi di che? Perché io son vicino alla morte e tanti altri no? Tutti gli uomini hanno nel loro futuro l’incontro con la Nera Signora: non è una disgrazia o una malattia, ma la vita stessa. E’ tremendo temere la morte perché significa temere la vita e vivere male. Tanto a quell’incontro presso la porta chiusa tutti dovremo arrivare, prima o poi.

L'altro io. La porta chiusa fa paura.

Io. Ero appena entrato nella mia Loggia Madre. Un vecchio fratello mi parlò del grande compito della Massoneria, quello di insegnare a morire.
A quei tempi relegavo la morte in un imprecisato futuro lontano; credevo che la Massoneria dovesse insegnare a vivere bene, non a morire. Poi, molto tempo dopo, ho compreso…

L'altro io. Che c’entra la Massoneria con la morte?

Io. Se impari a vivere bene allora inevitabilmente saprai morire.

L'altro io. Morire sì, ma anche morire bene?

Io. Che vuol dire morire bene o morire male?

Se vivi bene (e questo sappiamo cosa significa) allora riesci a comprendere bene Hiram.
Hiram è una bomba del pensiero: in qualunque modo lo “maneggi” scoppia e ti “investe” di sensi nascosti.

L'altro io. Questa è la forza del simbolo!

Io. Hiram, colpito brutalmente, fugge. Colpito di nuovo continua a fuggire, fino al colpo fatale. E’ l’istinto di sopravvivenza a fargli tentare la fuga? Lo spingono timore e paura?
Non è vero che la paura della morte scompare con la credenza in una vita futura. C’è anche la paura della sofferenza che precede la morte. C’è la paura dell’essere soli, abbandonati. E’ la paura del buio, del bosco di notte, di rumori, fruscii, ombre minacciose… E’ la paura dell’ignoto, dell’altro. Ma l’ignoto non puoi fuggirlo come non puoi sfuggire alla morte. La devi affrontare.

L'altro io. La paura della morte è in ogni uomo.

Io. L’uomo deve superare la paura della morte. Solo così può apprezzare la vita.

L'altro io. Come Hiram.

Io. Se comprendi Hiram allora giungi a capire che la bara che scavalchi è semplicemente la “tua” bara e dentro c’è il “tuo” corpo. Scavalcare la bara vuol dire inserirsi nel flusso armonico di vita e morte, della tua vita e della tua morte.

L'altro io. Imparare a morire!

Io. E’ il compito dell’uomo. Sembra strano affermarlo, ma imparare a morire significa vivere bene. Significa imparare la disciplina dell’Eternità, come insegnò quel formidabile massone di Carlo Gentile. Riflettere sulla morte è riflettere sulla vita.

L'altro io. Sulla tua vita e pure sulla tua morte.

Io. Si racconta la morte come dissolvimento della goccia d’acqua nel mare. E’ immagine leggiadra e serena. La goccia si annulla nel mare. Cioè tutte le molecole che la componevano si disperdono nel mare. Tutte! L’entità goccia non esiste più ma le singole molecole esistono ancora.

L'altro io. Così la morte è il dissolvimento del corpo.

Io. Einstein ha dimostrato che massa ed energia sono strettamente legate in una legge fisica valida nel mondo fisico. Quindi vale anche per me. E anche la mia massa diventerà energia. Quell’energia, la “mia” energia, dove andrà a finire? Non lo so; so solo che sarà la trasformazione del mio corpo, ma non so andare oltre. Ora comprendo l’antico uomo nel buio con un piccolo lume che riesce solo a rischiarare un poco attorno a sé.

L'altro io. Il corpo si dissolve e cambia.

Io. Si, e il dissolvimento è cosa che colpisce, perché non è poetico. La carne si stacca dalle ossa. E’ tutto putrefatto. Più materiale di così!
Per tanti è intollerabile l’immagine che il proprio corpo diventi un ammasso di materia decomposta, puzzolente. E’ più accettabile un grande fuoco che in poche ore brucia tutto.


(continua)




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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.