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09 agosto 2026

Ricordi muratorii

Tanti anni fa. Una Loggia di Bologna. Rito di iniziazione per un bussante.

Il Maestro Venerabile legge all'iniziando il testo del giuramento (a quel tempo si giurava e non si prometteva) e gli chiede se sia disposto a prestarlo.

Sorprendentemente il candidato si rifiuta.

Il rito ovviamente è interrotto e il candidato è accompagnato nella sala dei passi perduti dove è immediatamente raggiunto anche dal fratello presentatore.

Il candidato spiega all’Esperto  che lui, sardo della Barbagia, toccato nell’infanzia da brutali esperienze di sangue, non può giurare su un testo che parla di spargere il sangue, sia pure simbolicamente. Rifiuta di continuare e se ne va.

Il fratello presentatore, stupito come tutti, nota la difformità con il suo comportamento pacato quotidiano e lo stato eccitato del momento, dovuto forse all’emotività scatenata dal rito amplificata da ricordi tragici: “Sembra un’altra persona” ammette sconcertato.

Nota stonata.
Qualcuno monta in cattedra criticando saccentemente il profano.

07 dicembre 2018

Quando manca la Bellezza...

In Massoneria succede che di tanto in tanto qualcuno proponga modifiche del Rituale.

Gli anni tumultuosi seguiti all’affaire P2 ci lasciarono in eredità promessa solenne invece di giuramento.

Si disse che i due termini erano sinonimi e che non sarebbe cambiato nulla dal punto di vista iniziatico (sic!) e che la modifica ci era chiesta dal mondo politico che accettava si prestassero giuramenti solo alla Repubblica Italiana e non ad altre associazioni.

Accettammo la modifica anche se non convinti delle motivazioni. 

A me restò il dubbio che non fossero tanto richieste fatte quanto risposte “preventive” a richieste possibili ma mai avvenute, dettate dallo “zelo” di qualcuno più “realista” del re.

Per me, al di là di etimologie più o meno sbandierate, giuramento e promessa non sono la stessa cosa, tanto più che si sentì l’esigenza di qualificare il sostantivo promessa aggiungendovi appunto l’aggettivo solenne un po’ pomposo.

Quella modifica passò e ancora oggi è restata in vigore. Se nessuno ha mai riproposto il ritorno al termine giuramento vuol proprio dire che sta bene a tutti, o almeno alla maggioranza di noi. 
 
Nella mia Loggia l’altra sera è entrato un giovane candidato e durante il Rito sentivo ancora oggi stridere.

Ancora oggi alcuni passi del giuramento mi lasciano in completa disarmonia.

Già stona il prometto solennemente al posto del giuro. E non solo.

Io mi impegnai con queste parole: sul mio onore e in piena coscienza solennemente giuro. Da una trentina d’anni invece si dice: sul mio onore solennemente prometto.

Potremmo forse supporre le due formule equivalenti, ma certo non sono identiche.

Il testo del giuramento o promessa indica il legame del candidato alla Massoneria: se cambia il cavo cambia anche, in tutto o in parte, il tipo di legame e quindi è come se cambiassero le cose fondamentali della Massoneria, quelle per cui vale la pena di sentirsi massoni.

Io giurai in piena coscienza (…):
  • di non palesare i segreti dell’Iniziazione Muratoria, 
     
  • di difendere i miei Fratelli e non limitarmi a solo soccorrerli e confortarli,

  • di avere sacri l’onore e la vita di tutti e non pure la libertà e la dignità (ma non erano impliciti nell’onore?),

  • di soccorrere, confortare e difendere i miei Fratelli (che oggi – secondo il testo della Promessa Solenne – a quanto pare si possono non difendere!).
In compenso non mi sono impegnato:
  • a percorrere incessantemente la via iniziatica tradizionale per il mio perfezionamento interiore (Bella e altisonante frase, ma se un neofita chiedesse a dieci suoi neo fratelli di Loggia di indicargli la via iniziatica otterrebbe dieci risposte diverse!),

  • a difendere chiunque dalle ingiustizie. (Come se fosse necessario essere massoni per combattere le ingiustizie),

  • a rispettare scrupolosamente la Carta Costituzionale della Repubblica e le leggi che alla stessa si conformino (Qui veramente il cammello passa per la cruna dell’ago!),

  • ad adempiere fedelmente i doveri e i compiti relativi alla mia posizione e qualifica nella vita civile (Ed ora il cammello ripassa nella cruna! I due ultimi punti sono già stati verificati in sede di tegolatura e comunque non hanno nulla a che fare con il percorso muratorio).
Sono principi che vedo in un trattato legale piuttosto che nel Tempio della Libera Muratoria ove si lavora con ben altri obiettivi.

E quando poco prima nel Rito il Maestro Venerabile aveva spiegato le Leggi dell’Ordine, un tempo (fino agli anni Ottanta) si diceva:

Posso tuttavia assicurarvi che tali Leggi [dell’Ordine dei Liberi Muratori] e tali Regolamenti [di questa Loggia] non contengono nulla che sia contrario alle leggi dello Stato o che possa essere in contrasto con la vostra coscienza di uomo libero e giusto.

Parole sobrie che ciascun uomo capisce. 

Invece fu cambiata l’espressione Leggi dello Stato con Principi dell’Ordinamento costituzionale introducendo un tecnicismo legale francamente fuori posto in un Rito di iniziazione.

Poco prima il Maestro Venerabile aveva chiesto al candidato: Profano, che cosa sapete della Libera Muratoria? E Il Rituale faceva rispondere, su suggerimento del Fratello Esperto: Nulla.

Da tre decenni invece il candidato deve rispondere: Conosco la sua storia e le sue finalità.

Che misero volo dal senso del mistero alla sociologia!

Per fortuna della nostra povera Massoneria molte proposte di modifica dei rituali sono poi cadute nel dimenticatoio.

Una di qualche anno fa, della quale non si è saputo più nulla, prevedeva la modifica di Sapienza con Saggezza, essendo i due termini – recitava la proposta – sinonimi.

Obietto: se sono sinonimi allora che motivo c’è di cambiare?

*

Ma non doveva la Bellezza irradiare e compiere il lavoro dei massoni?

05 giugno 2014

La Promessa

Il Candidato, ormai senza benda, promette.


D: Come prestaste la Promessa?
R: Mi fecero inginocchiare sul ginocchio destro, la mano destra aperta sul Volume della Legge Sacra, sul quale erano Squadra e Compasso in una posizione che poi seppi essere quella del Grado di Apprendista. La mia mano sinistra reggeva un altro compasso con la punta rivolta verso il mio cuore.
D: Perché eravate inginocchiato?
R: Solo sul ginocchio destro, per rispetto e accettazione della sacralità dell'atto che si stava compiendo.
D: Perché la Mano destra aperta sul Volume della Legge Sacra?
R: Il Volume della Legge Sacra contiene le regole, le parole e i segni dell'arte del costruire evidenziati da Squadra e Compasso posti sopra.
D: La Squadra nella mano sinistra?
R: Il centro del Libero Muratore è il suo cuore sul quale andrà puntato il Compasso del suo essere.
D: Quando assumeste questa posizione prestaste la Promessa?
R: Sì. Appena assunsi questa posizione il Maestro venerabile e i due Sorveglianti batterono un colpo di Maglietto (quindi tre colpi in tutto) e prestai la Promessa.
D: Perché tre colpi?
R: Perché tre è il numero dell'Apprendista Libero Muratore.
D: Vi ricordate il testo della Promessa?
R: Certo, non potrò mai dimenticarla. Comincia così. Liberamente e spontaneamente...
D: C'è un motivo per questo inizio?
R: Viene dichiarato apertamente che la richiesta di ammissione alla Massoneria non nasconde secondi fini e non è stata fatta in stato di coercizione.
D: Continuate.
R: ...Con pieno e profondo convincimento dell'animo, con assoluta e irremovibile volontà...
D: Che significa?
R: Si ribadisce che si tratta di richiesta meditata e ponderata.
D: Continuate.
R: ...Alla presenza del Grande Architetto dell'Universo...
D: Si chiama Dio a testimone del proprio impegno?
R: Non necessariamente. In Massoneria non si parla di Dio, ma di Grande Architetto dell'Universo.
D: Ma non è il nome di Dio?
R: No. Il Grande Architetto dell'Universo è il principale simbolo iniziatico sul quale ogni Libero Muratore lavora nella solitudine della propria interiorità e del proprio segreto.
D: Continuate.
R: ...Sul mio onore e in piena coscienza...
D: Che significa?
R: Significa che l'impegno viene assunto consapevolmente e non in uno stato alterato oppure obnubilato. In parole povere: si sa ciò che si sta facendo.
D: E l'onore?
R: Per l'uomo giusto ed onesto il proprio onore è molto importante, spesso più importante della stessa vita. Ci sono uomini che preferiscono la prigione pur di poter manifestare il proprio pensiero o accettano la morte pur di non ripudiare le proprie idee o la propria religione. A questa forza interiore fa riferimento la Promessa.
D: Continuate
R: Seguono i punti sui quali ci si impegna.
Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.