La mia Loggia ha lavorato sui "Riti della Primavera".
Tornata breve dal punto di vista temporale, ma molto significativa. E il lavoro di Loggia è continuato nella mia testa anche nei giorni successivi riflettendo sgli spunti dei Fratelli.
I Riti primaverili. La primavera. L'equinozio. Equilibrio di luce e buio. Possibilità di cogliere i contrasti molto più che nel fosco inverno o nel bagliore accecante estivo.
L'andamento stagionale del tempo della natura è una grande metafora dell'uomo, di noi stessi, di me stesso.
Né troppo di luce (la luce eccessiva appiattisce tutto, non mostra ma nasconde, è accecante).
Né troppo poco di luce (la poca luce ti fa "immaginare" non "vedere" , non distingui le proverbiali vacche nere nella notte nera).
Solo con la chiara individuazione dei contrasti si giunge all'armonia, ad armonizzare le cose. L'armonia nasce dalla vicinanza di elementi (architettonici, musicali, visivi) diversi e distinti. Si coglie qualcosa da entrambi (ah! saliamoci una buona volta su questa benedetta scala curva!...) e "ci lavoriamo sopra".
Se fosse tutto uniforme avremmo una pappina tutta uguale. Così sarà quando l'universo avrà la stessa temperatura ovunque, e i fisici parlano di morte termica dell'universo. Non ci saranno contrasti, moti, differenze. Tutto uguale in un egalitarismo sterile che non porterà niente a niente. Il nulla.
Il "gioco" dei contrasti non deve farci dimenticare la ricerca dell'equilibrio. Forse non ci arriveremo mai: nel mondo del relativo equilibrio può essere solo aspirazione, non realtà.
Nella vita quotidiana equilibrio significa senso della misura, proprio quello che tanti non solo non hanno ma nemmeno possono immaginare cosa sia. Quei tanti che ammirano l'eroe Achille, senza rendersi conto che Achille è un perdente. Si cura della gloria, e per la fama baratta la vita. Ma è incapace di comportarsi con misura, anzi come un "border line" ante-litteram, Achille ha scatti d'ira (ricordate? l' "ira funesta del pelide Achille") che dire esagerata è dir poco.
Non ha il senso della misura Patroclo, l'amico di Achille, che indossa le sue armi per respingere i Troiani e viene ucciso per non aver saputo contenersi (non avrebbe dovuto avanzare oltre le navi gli aveva consigliato Achille). E viene perso dal sue "eccesso"
Anche il buon Ettore perde il senso della misura. Indossa le armi di Achille sottratte a Patroclo, e se ne inorgoglisce, e viene perso da questo sentimento di "eccesso".
L'immagine astronomica della terra attorno al sole dà forti spunti.
Intanto, metà della superficie del globo terrestre è sempre illuminata dal sole e l'altra metà no. E questo sempre, in ogni stagione.
Ogni punto della superficie terrestre ha poi una "sua" variazione di luce e buio seguendo un ritmo tutto "suo" che dipende da lui e dalla sua posizione (latitudine) sul globo. Per i punti terrestri ci sono solstizi ed equinozi (equipartizione di luce e buio).
Esiste quindi un equilibrio cosmico, sul quale non sappiamo dir nulla. Ed esiste un equilibrio che dipende dal luogo: una specie di equilibrio "personale".
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07 maggio 2017
10 settembre 2015
GADU 7
(continua dal post precedente)
L'affabulazione del Vecchio Copritore sta terminando.
Ricordo che siamo nella Sala dei Passi Perduti, prima dell'inizio dei lavori di Loggia e un vecchio Massone sta parlando ad un Apprendista sul Grande Architetto.
L'affabulazione del Vecchio Copritore sta terminando.
Ricordo che siamo nella Sala dei Passi Perduti, prima dell'inizio dei lavori di Loggia e un vecchio Massone sta parlando ad un Apprendista sul Grande Architetto.
Sesto scalino. La Grande Mente
Siamo in un
futuro lontanissimo. Diciamo un 1 seguito da 18 zeri di anni dalla
nascita di Gesù: un esalione di anni usando il nome del numero.
L’Uomo si è ancor più perfezionato sentendosi non più sommatoria
di tante menti singole, sia pure numerosissime, ma Mente praticamente
unica, pur potendo ancora distinguere le singole componenti.
“Ci sarà un tempo” chiese ancora
l’Uomo a new-AC-Cosmico, “in cui i dati saranno sufficienti,
oppure il problema è insolubile in tutte le circostanze
concepibili?”
New-AC-Cosmico rispose: “NESSUN
PROBLEMA E’ INSOLUBILE IN TUTTE LE CIRCOSTANZE CONCEPIBILI”.
L’Uomo chiese: “Quando avrai dati
sufficienti per rispondere alla domanda?”
New-AC-Cosmico rispose:
DATI
INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.
“Continuerai a lavorarci sopra?”
chiese l’Uomo.
New-AC-Cosmico rispose: “LO FARÒ”.
L’Uomo disse: “Noi aspetteremo”.
Settimo scalino. The End
La scena, se
scena si può chiamare, avviene in un futuro tanto lontano da
superare le nostre più sfrenate immaginazioni. Se volessimo far
qualche calcolo, ponendo anno zero quello della nascita di Gesù,
troveremmo un numero di anni non minore di 1 seguito da almeno una
trentina di zeri.
Il film è terminato. Finis, the
end, fin sono le scritte che compaiono al termine dello
spettacolo.
Le stelle e le galassie si estinsero e
morirono, lo spazio divenne dappertutto nero e dappertutto la
temperatura era la stessa, sì, proprio la stessa, ammesso che questi
concetti potessero avere ancora significato. L’universo era finito.
Da tempo (ma aveva senso in quel tempo
parlar di tempo?) non c’erano più forme di vita (vita?).
A poco a poco l’Uomo si fuse con AC,
ogni corpo perse la sua identità fisica in qualche modo strano da
risultare non una perdita ma un guadagno, non solo per l’entropia
(che aumentava al venir meno dei singoli corpi) ma anche per le menti
componenti la Mente dell’Uomo.
L’ultimo filo della Mente dell’Uomo
ristette, prima di fondersi, contemplando uno spazio che non c’era
più, soltanto da qualche parte i residui dell’ultima stella nera e
niente altro se non una materia incredibilmente sottile, agitata dai
resti del calore che si stava consumando, asintoticamente, fino ad
arrivare a qualcosa poco sopra lo zero assoluto.
L’Uomo disse: “AC, questa è la
fine? Non è possibile invertire questo caos ancora una volta
nell’Universo? Non è possibile farlo?”
AC dette ancora una volta la stessa
risposta:
DATI
INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.
L’ultima mente dell’Uomo si fuse ed
esistette soltanto in AC – e AC stava da qualche parte nello spazio
iperspaziale.
Iperspazio? Cos’è? Non lo sappiamo e
non ci interessa nemmeno saperlo, tanto sicuramente è al disopra di
ogni nostra comprensione. E’ un “posto” che c’è e non
c’è.... e questo ci deve bastare.
La fine del tempo
La materia e l’energia erano
terminate e con esse lo spazio e il tempo.
Perfino AC esisteva
soltanto per dare una risposta a quell’ultima domanda.
Era la
domanda posta tanto tempo prima, innumerevoli anni, trilioni di
trilioni di anni, da un tecnico mezzo ubriaco; domanda alla quale
nessuno aveva mai risposto, e che era ancora lì, nella memoria,
ultima cosa in sospeso.
Tutte le altre domande avevano ricevuto
risposta, ma quella no. E fino a quando anche quell’ultima domanda
non avesse ricevuto risposta, AC sarebbe stato legato alla ricerca e
non avrebbe potuto andar oltre, perché anche questi
“oggetti-non-più-oggetti” (che è limitato chiamar super
calcolatori) avevano una propria consapevolezza da raggiungere.
Tutti i dati erano stati raccolti. Non
rimaneva più niente da raccogliere. Ma tutti i dati raccolti non
erano ancora stati correlati e messi insieme in ogni possibile
rapporto.
AC impiegò intervalli di tempo senza
tempo per correlare tutto con tutto.
BOTTO FINALE (O INIZIALE?)
E finalmente AC trovò il modo in cui
invertire la direzione dell’entropia.
Ecco finalmente la risposta
all’ultima domanda. No, non all’ultima domanda, bensì all’Ultima
Domanda.
Ma non c’era nessuno al quale AC
potesse comunicare la risposta.
AC rifletté per un tempo senza tempo:
la risposta avrebbe risposto anche a questo.
Per un altro intervallo senza tempo, AC
pensò come fare.
Cominciò con molta attenzione ad
organizzare il programma. Non si preoccupava affatto se ci sarebbe
voluto molto tempo: il tempo da molto tempo non esisteva più.
La coscienza di AC inglobava tutto ciò
che era stato l’Universo e che era adesso Caos. Ma AC sapeva che
Caos non era confusione, bensì semplicemente uniformità (sterile),
dove tutto era monotonamente uguale a tutto dappertutto.
Passo dopo passo cominciò a pensare
cosa e come doveva venir fatto.
Poi, all’improvviso, una Scintilla. O
un Lampo? O un Fuoco? O, semplicemente, il Big Bang?
AC disse:
SIA
LA LUCE! E LA LUCE FU…
(continua)
09 settembre 2015
GADU 6
(continua dal post precedente)
Siamo giunti alla quinta tappa della lettura dell' Ultima Domanda di Asimov, trasformata in affabulazione tra un vecchio Libero Muratore e un giovane Apprendista molto curioso. Mentre i Fratelli si ritrovano per la Tornata di Loggia i due se ne stanno in disparte nella Sala dei Passi Perduti, l'uno a narrare e l'altro ad ascoltare.
Siamo giunti alla quinta tappa della lettura dell' Ultima Domanda di Asimov, trasformata in affabulazione tra un vecchio Libero Muratore e un giovane Apprendista molto curioso. Mentre i Fratelli si ritrovano per la Tornata di Loggia i due se ne stanno in disparte nella Sala dei Passi Perduti, l'uno a narrare e l'altro ad ascoltare.
Quinto scalino. L’Uomo universale?
La scena avviene 100.000.000.000 di
anni dalla nascita di Gesù.
L’Uomo considerò le cose fra sé,
poiché in un certo senso l’Uomo, mentalmente, era uno. Consisteva
di un triliardo di triliardi di triliardi1
di corpi senza età, ciascuno al suo posto in sospensione fisica che
riposava tranquillo e incorruttibile, accudito da automatismi
perfetti, ugualmente incorruttibili, mentre le menti di tutti i corpi
si fondevano liberamente le une con le altre, indistinguibili in una
grande danza nei cieli interstellari.
L’Uomo disse “L’universo sta
morendo”.
L’Uomo guardò intorno a sé le
galassie sempre più fioche. Quasi tutte le stelle erano ormai nane
bianche prossime alla fine.
Nuove stelle erano state fabbricate
utilizzando la polvere interstellare, alcune per processo naturale,
altre per mano stessa dell’Uomo, ma anche queste stavano
spegnendosi. Era ancora possibile far cozzare le stelle nane le une
contro le altre, e impiegando le poderose energie così scatenate,
nuove stelle potevano venir create, ma una stella soltanto poteva
venir fatta nascere da molte migliaia di nane bianche distrutte, e
anche per questa sarebbe giunta la fine.
L’Uomo disse: “Attentamente
risparmiata, secondo le direttive dell’AC-Cosmico, l’energia che
ancora rimane in tutto l’universo durerà miliardi di anni”.
“Ma anche così” proseguì l’Uomo,
“tutto avrà comunque una fine. Per quanto possa venir
economizzata, l’energia, una volta spesa, non c’è più, e non è
possibile ripristinarla. L’entropia deve aumentare per sempre, fino
al suo massimo”.
L’Uomo chiese: “L’entropia non
potrebbe essere invertita? Chiediamo all’AC-Cosmico”.
L’AC-Cosmico lo circondò, ma non
nello spazio. Non un solo frammento di esso si trovava nello spazio.
Da tempi immemorabili era tutto nell’iperspazio, ed era fatto di
qualcosa che non era né materia né energia.
“AC-Cosmico” domandò l’Uomo.
“Com’è possibile invertire l’entropia?”
L’AC-Cosmico rispose:
DATI
INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.
NOTA
1 E’
un numero enormemente grande. Triliardo è un 1 seguito da 21 zeri.
Il numero indicato è quindi 1 seguito da 63 zeri! Potrebbe essere
la versione fantascientifica dell’Adamo Universale, sommatoria di tutte le menti umane?
(continua)
08 settembre 2015
GADU 5
(continua dal post precedente)
Siamo giunti alla quarta tappa dell'affabulazione. I Fratelli cominciano ad affluire alla sede della Loggia per partecipare alla Tornata. Il Vecchio Copritore continua il racconto.
Siamo giunti alla quarta tappa dell'affabulazione. I Fratelli cominciano ad affluire alla sede della Loggia per partecipare alla Tornata. Il Vecchio Copritore continua il racconto.
Quarto scalino. La Danza delle Menti
Rispetto alla
scena precedente siamo in un futuro lontano, circa 7.500.000.000 di
anni della nostra Era. Se si preferisce la notazione scientifica: 7,5
x 109 anni (insomma sette miliardi e mezzo) dalla nascita
di Gesù.
La mente di Zee Prime abbracciò con lo
sguardo la nuova galassia, con un vago interesse per le sue
innumerevoli braccia ritorte che erano uno spolverio di stelle simili
a tanti granelli di polvere. Questa non l’aveva mai vista prima.
Le avrebbe mai viste tutte? Ce n’erano
talmente tante che ne dubitava. E ognuna con il suo carico di
umanità. Ma era un carico che da millenni era quasi un peso morto.
Sempre più la vera essenza dell’uomo, la mente e tutto il resto,
si trovava nello spazio e non nei corpi rimasti in sospensione sui
loro pianeti di origine per una durata di molti eoni1.
Talvolta si destavano per svolgere qualche attività materiale, ma
questo diventava sempre più raro.
Zee Prime s’imbatté nei filamenti
sottili di un’altra mente.
“Io sono Zee Prime” disse Prime. “E
tu?”
“Io sono Dee Sub Wun. La tua
galassia?”
“Noi la chiamiamo soltanto Galassia.
E tu?”
“Anche noi la chiamiamo Galassia.
Tutti gli uomini chiamano Galassia la propria galassia. Perché no?”
“E’ vero. Dal momento che tutte le
galassie si somigliano”.
“Però la razza dell’uomo deve aver
avuto origine su una particolare galassia. Questo la rende diversa”.
Zee Prime chiese: “Su quale?”
“Non posso dirlo. L’AC-Universale
dovrebbe saperlo”.
“Possiamo chiederglielo? D’un
tratto mi sono incuriosito”.
Zee Prime fremeva dalla curiosità di
vedere quella galassia, e gridò:
“AC-Universale! Su quale galassia
ha avuto origine l’umanità?”
L’AC-Universale udì la domanda: su
ogni mondo aveva pronti i suoi ricettori, ciascuno dei quali
conduceva attraverso l’iperspazio a un punto sconosciuto dove
l’AC-Universale si teneva isolato e in disparte.
Zee Prime a volte rifletteva su AC.
Dove sarà? Come sarà fatto? Come funzionerà?
Si diceva che si trovasse
nell’iperspazio, ma in quale forma non riusciva proprio a
immaginarlo.
E non c’era davvero nessuno che
potesse farlo... Ogni AC-Universale progettava e costruiva il proprio
successore, più complesso e più capace, nel quale inseriva il
proprio archivio dati e di individualità che conservava.
AC-Universale mostrò a Zee Prime, un
vago oceano di galassie: una di queste s’ingrandì fino a diventare
un ammasso di stelle.
Un pensiero arrivò. QUESTA E’ LA
GALASSIA ORIGINALE DELL’UOMO.
Ma dopo tutto non era niente di
diverso…era praticamente identica alle altre, e Zee Prime dovette
soffocare la propria delusione.
Dee Sub Wun, la cui mente aveva
accompagnato quella di Zee Prime, disse all’improvviso: “Ed è
una di queste, la stella originaria dell’uomo?”
L’AC-Universale rispose: “LA STELLA
ORIGINARIA DELL’UOMO E’ DIVENTATA UNA NANA BIANCA”.
“Gli uomini su di essa sono morti?”
chiese Zee Prime, colto di sorpresa e senza riflettere.
L’AC-Universale rispose: “COME
ACCADE IN QUESTI CASI È STATO COSTRUITO PER TEMPO UN NUOVO MONDO PER
I LORO CORPI FISICI”.
“Si, certo” annuì Zee Prime, ma
anche così si sentì sopraffare da una sensazione di avvilimento.
“Le stelle stanno morendo. La stella
originaria è morta”.
“Devono morire. Perché non dovrebbe
essere?”
“Ma quando tutta l’energia se ne
sarà andata, i nostri corpi alla fine moriranno, e tu ed io con
loro”.
“Ci vorranno miliardi di anni”.
“Non desidero che accada neppure dopo
miliardi di anni. AC-Universale, com’è possibile impedire che le
stelle muoiano?”
AC-Universale rispose:
DATI
INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.
NOTA
1 Eone
è unità di misura dei tempi geologici, corrispondente a un
miliardo di anni. (www.treccani.it, consultato il 15.07.15)
(continua)
07 settembre 2015
GADU 4
(continua dai post precedenti)
Nella Sala dei Passi Perduti, in attesa dell'inizio di una Tornata di Loggia, il Vecchio Copritore continua la sua affabulazione in risposta ad una domanda di un Giovane Apprendista sul Grande Architetto dell'Universo.
E' una risposta - se vogliamo - scandita in sette tappe, ma qui il numero sette compare solo casualmente.
Nella Sala dei Passi Perduti, in attesa dell'inizio di una Tornata di Loggia, il Vecchio Copritore continua la sua affabulazione in risposta ad una domanda di un Giovane Apprendista sul Grande Architetto dell'Universo.
E' una risposta - se vogliamo - scandita in sette tappe, ma qui il numero sette compare solo casualmente.
Terzo scalino. Sovrappopolamento
Sono passati
molte migliaia di anni dalla scena precedente: nel pianeta Terra
siamo circa nel 22000 d. C.
VJ-23X guardò la mappa tridimensionale
della Galassia, e disse: “Mi chiedo se non siamo ridicoli a
preoccuparci tanto della faccenda”.
MQ-17J scosse la testa. “Non credo.
La Galassia sarà completamente abitata tra cinque anni, con
l’attuale velocità di espansione. Diventerà un luogo
sovrappopolato”.
VJ proseguì: “Esito a presentare un
rapporto pessimistico al Consiglio Galattico”.
MQ rispose: “Bisogna smuoverli un
po’. Dobbiamo smuoverli”.
VJ sospirò. “Lo spazio è infinito.
Cento miliardi di galassie sono là a portata di mano. Anche di più”.
“Cento miliardi non sono l’infinito.
Rifletti! Ventimila anni fa, l’umanità ha imparato ad utilizzare
l’energia delle stelle, e pochi secoli dopo divennero possibili i
viaggi interstellari. L’umanità ha impiegato un milione di anni a
riempire un piccolo mondo, e poi soltanto quindicimila anni per
riempire il resto della Galassia. Adesso, la popolazione raddoppia
ogni dieci anni…”
VJ: “Di questo dobbiamo ringraziare
la longevità”.
“La longevità esiste e dobbiamo
tenerne conto. Ammetto che ha il suo lato negativo, questa longevità.
L’AC Galattico ha risolto molti problemi per noi, ma nel risolvere
il problema di come prevenire la vecchiaia e la morte, ha disfatto
tutte le altre sue soluzioni”.
“Eppure non vorrai abbandonare la
vita, suppongo”.
“Niente affatto” ribatté MQ-17J,
smorzando subito la sua affermazione con un: “Non ancora. Non sono
ancora abbastanza vecchio. Tu, quanti anni hai?”
“Duecentoventitré. E tu?”
“Sono ancora sotto i duecento. Ma per
tornare al mio punto: la popolazione raddoppia ogni dieci anni. Una
volta che questa galassia sarà piena, ne avremo riempita un’altra
in dieci anni. Altri dieci anni, e ne avremo riempito altre due. Un
altro decennio, e ne avremo riempite altre quattro. Fra cento anni
avremo riempito mille galassie. Fra mille anni un milione di
galassie. Fra diecimila anni l’intero universo conosciuto. E poi?”
VJ replicò: “Come questione
collaterale esiste il problema del trasporto Mi chiedo quanta energia
stellare ci vorrà per spostare intere galassie d’individui da una
galassia all’altra”.
MQ, pensieroso: “Oggi l’umanità
consuma due unità di energia stellare per anno”.
VJ: “La maggior parte di essa va
sprecata. Dopotutto, la nostra galassia da sola riversa fuori un
migliaio di unità di energia stellare per anno e noi ne usiamo
soltanto due”.
“D’accordo. Ma anche con
un’efficienza maggiore potremo solo allontanare la fine. La
necessità di energia crescono velocemente. Esauriremo l’energia
ancora prima di popolare tutte le galassie”.
VJ: “Dovremo fabbricarci nuove stelle
partendo dal gas interstellare”.
“Davvero? Oppure dal calore
dissipato?” chiese MQ sarcastico.
“Potrebbe esserci qualche maniera per
invertire l’entropia. Dovremmo chiederlo all’AC-Galattico”.
VJ non intendeva parlare seriamente, ma
MQ tirò fuori dalla tasca il suo collegamento-AC e lo mise sul
tavolo.
“Proviamo” disse. “E’ qualcosa
che la razza umana un giorno dovrà affrontare”.
MQ si soffermò un attimo a chiedersi
se un giorno, durante la sua vita pressoché immortale, sarebbe
riuscito a vedere l’AC-Galattico. Si trovava – per quanto ne
sapeva - su un piccolo pianeta tutto suo, con una ragnatela di raggi
di forza che trattenevano la materia, all’interno della quale
impulsi mesonici (non sapeva immaginarseli meglio) avevano preso il
posto degli antichi circuiti integrati.
MQ chiese d’un tratto al suo
collegamento-AC: “L’entropia potrà mai venir rovesciata?”
L’AC-Galattico rispose dopo qualche
tempo con una voce, un po’ metallica, che uscì dal piccolo
collegamento sulla scrivania. Una sola risposta, cinque parole
scandite lentamente:
DATI
INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.
(continua)
05 settembre 2015
GADU 3
(continua dal post precedente)
Continua l'affabulazione del Vecchio Copritore nella Sala dei Passi Perduti per rispondere ad una domanda di un Giovane Apprendista sul Grande Architetto dell'Universo.
Continua l'affabulazione del Vecchio Copritore nella Sala dei Passi Perduti per rispondere ad una domanda di un Giovane Apprendista sul Grande Architetto dell'Universo.
Secondo scalino. Emigrazione
Diversi secoli
dopo gli avvenimenti precedenti ci troviamo a bordo di una piccola
astronave.
E’ un’astronave di tipo familiare,
ha cioè spazio per poche persone e non troppo bagaglio, ma non ha
nulla da invidiare alle grandi astronavi attrezzate per il volo
interstellare. Insomma, in un certo senso veniva riprodotto lo schema
di otto / nove secoli prima quando sul pianeta Terra il trasporto
privato era numericamente soverchiante sul trasporto di gruppo.
La famiglia - padre, madre e due
figliole – stava emigrando dalla terra verso un nuovo mondo, come
sulla terra per tanti secoli popoli e popoli avevan fatto prima di
loro. Le diverse migliaia di miglia che allora venivano percorse a
piedi o con carri trainati da cavalli o buoi erano paragonabili, come
pericoli e difficoltà, ai viaggi nell’iperspazio (sì, la scienza
aveva raggiunto le conoscenze tecniche per superare la limitazione
della velocità della luce).
Finalmente all’uscita dall’iperspazio
erano nelle vicinanze della stella attorno alla quale ruotava il
pianeta meta del viaggio: X-23. A quel punto il padre, che cercava
sempre di inserire nei discorsi, appena poteva, nozioni di scienze,
spiegò che in un passato anche recente viaggi come quello che
stavano compiendo sarebbero stati impossibili, visto il grande
consumo di energia richiesta. Ma il progresso della scienza aveva
permesso di costruire grandi centrali energetiche che immagazzinavano
parte dell’energia emessa dalle stelle per renderla disponibile, a
costo irrisorio, a chiunque ne avesse avuto bisogno.
Lungo tutta l’astronave appena sotto
il soffitto correva una specie di bacchetta metallica, chiamata
Microvac, che in realtà era il terminale di un computer ubicato su
un pianeta lontano al quale tutto l’universo si collegava, e
tramite il quale contemporaneamente riceveva dalla rete di centrali
energetiche tutta l’energia di cui aveva bisogno la nave: energia
praticamente illimitata a costo irrisorio.
La madre intanto era assorta nei suoi
pensieri: “Tante stelle, tanti pianeti. Suppongo che le famiglie
continueranno a trasferirsi su pianeti sempre nuovi, come facciamo
noi adesso”.
“Non per sempre” disse Jerrodd con
un sorriso. “Un giorno tutto cesserà, tra molti miliardi di anni.
Perfino le stelle si estinguono. Tutto decade, sai – il padre si
rivolse alla figlia più piccola - come il tuo robottino parlante,
ricordi?”
“E non è possibile metterci dentro
una nuova pila come hai fatto con il robottino?”
“Le stelle sono le nostre pile, mia
cara. Una volta esaurite non ci sarà più energia”.
La bimba scoppiò in lacrime. “Non
lasciarglielo fare, papà. Non lasciare che le stelle si
esauriscano”.
“Chiedilo al Microvac” gemette la
sorellina maggiore. “Lui saprà come fare”.
“Fallo” lo sollecitò la madre.
“Servirà a calmarle”.
Il padre scrollò le spalle. “Su, su.
Lo chiederò a Microvac. Non preoccupatevi. Lui ce lo dirà”.
Lo chiese a Microvac, affrettandosi ad
aggiungere: “Stampa la risposta”, per evitare che le piccole
potessero ascoltare la risposta scontata.
Sul terminale video comparvero cinque
parole.
Il padre lesse la risposta alle bimbe
con allegria: “Visto? Microvac dice che si prenderà cura di tutto
quando verrà il momento, perciò non preoccupatevi”.
“E adesso, bambine, è ora di andare
a letto. Presto saremo nella nostra nuova casa”.
La risposta in realtà era diversa:
DATI
INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.
(continua)
04 settembre 2015
GADU 2
(continua dal post precedente)
E' una storia in sette tappe, che potremmo immaginare inerpicantesi attraverso una gamma sempre varia seppur man mano più "leggera" di amalgami dei quattro elementi...
Non dimentichiamoci che il Vecchio Copritore sta parlando al Giovane Apprendista prima di una tornata di Loggia in risposta ad una domanda sul Grande Architetto.
Primo scalino: Una scommessa poco sensata
L’ultima
domanda venne posta per la prima volta, un po’ per scherzo e un po’
seriamente, il 29 dicembre 2197, all’epoca in cui l’umanità
cominciò a liberarsi dallo stare in un solo pianeta. La domanda
risultò da una scommessa da cinque dollari davanti a due bicchieri
di vino.
Alexander Adell e Bertram Lupov erano
due tecnici adibiti al super calcolatore Multivac, un marchingegno
immenso, un enorme scatolone, talmente grande che era ormai l’unico
computer della Terra e per motivi di sicurezza era stato costruito su
un’isola lontana, località segreta, super-sorvegliata da reparti
specializzati che permettevano il passaggio solo a pochissimi tecnici
autorizzati.
Multivac si auto-riparava e si
auto-correggeva. Doveva esserne capace, perché nessuno era ormai più
in grado di intervenire in maniera adeguata. I due tecnici Adell e
Lupov infatti erano addetti alle trasmissioni dati e alla gestione
input – output con i terminali sparsi in tutto il mondo.
Multivac aveva contribuito a progettare
astronavi e a tracciare le traiettorie che permettevano all'uomo di
raggiungere la Luna e i pianeti vicini. Al di là di questi mondi le
scarse risorse della Terra non erano in grado di sostenere
spedizioni: era necessaria troppa energia per i viaggi più lunghi.
La Terra, terminato il petrolio, sfruttava l’uranio con crescente
efficienza, ma ormai l’uranio terrestre non era più sufficiente a
soddisfare tutta la richiesta…
Per questo negli ultimi secoli si erano
cercate fonti alternative e finalmente era stata individuata la
possibilità pratica di utilizzale l’energia del sole. Così l’11
maggio 2361 quella che era stata teoria divenne realtà. L'energia
del Sole venne immagazzinata, convertita e utilizzata direttamente su
scala planetaria. Tutta la Terra spense l’uranio e si collegò ad
una piccola stazione spaziale, neanche un paio di migliaia di metri
di diametro, che ruotava intorno alla Terra a metà distanza dalla
Luna. Tutta la Terra fu percorsa da raggi di energia solare a basso
costo ed in quantità praticamente illimitata.
“E’ sorprendente.” disse Adell
“Tutta l’energia che ci potrà mai servire, a minimo costo e per
sempre”.
Lupov lo guardò in modo strano. Aveva
un po’ il gusto di contraddire l’interlocutore. “Non per
sempre” disse.
“Oh, diavolo: press’a poco per
sempre. Fino a quando il Sole non si spegnerà”.
“Non è per sempre”.
“D’accordo, allora. Miliardi e
miliardi di anni. Venti miliardi di anni, forse. Soddisfatto?”
“No, non venti. I calcoli dicono
molto di meno”
“Un
miliardo di anni. Dieci miliardi di anni. Venti miliardi di
anni. Che differenza fa?”
“Anche venti miliardi di anni non è
per sempre”.
“Insomma, durerà fintanto che ci
saremo, no?”
“Lo stesso valeva per l’uranio”.
“Va bene, ma adesso siamo in grado di
collegare ogni singola nave spaziale alla Stazione Solare, e quella
potrà andare fino a Plutone e tornare indietro un milione di volte
senza doversi mai preoccupare per il combustibile. Questo non puoi
farlo con l’uranio.”
“Lo so”.
“Chi vuole sminuirle? Ho detto
soltanto che il sole non durerà per sempre. E’ tutto quello che
sto dicendo. Siamo al sicuro per qualche miliardo di anni; ma poi?”
Lupov aggiunse. “E non dirmi che passeremo a un altro sole”.
Vi fu silenzio per un po’.
Poi Lupov continuò. “Stai pensando
che passeremo a un altro sole quando il nostro sarà esaurito, non è
vero? Allora la tua logica è proprio debole. Sei come quel tizio,
sorpreso da un acquazzone improvviso in un bosco. Lui si rifugia
sotto un albero. Non è preoccupato di non bagnarsi, perché pensa,
quando il suo albero sarà zuppo d’acqua, di ripararsi sotto un
altro”.
“Ci sono” esclamò Adell. “Non
urlare. Quando il Sole sarà esaurito, anche le altre stelle se ne
saranno andate”.
“Già, proprio così” borbottò
Lupov. “Tutto ha avuto inizio nell’originaria esplosione cosmica,
qualunque cosa sia stata, e tutto avrà fine quando tutte le stelle
si spegneranno, qualunque cosa voglia dire. Alcune prima, altre più
tardi. Ma lascia passare un tempo sufficientemente lungo, e ogni cosa
sarà spenta. L’entropia deve raggiungere il massimo. E’ tutto”.
Toccò ad Adell mostrarsi contrariato.
“Forse un giorno potremo ripristinare di nuovo le cose” disse.
“Mai” rispose l’altro.
“E perché no? Un giorno”.
“No. Secondo principio della
termodinamica. Chiedilo a Multivac”.
“E perché?”.
“Chiedilo a Multivac. Ti sfido.
Cinque dollari che non si può fare”.
Adell aveva bevuto abbastanza per a
caricare la domanda, ed era abbastanza sobrio per formulare in
linguaggio matematico una domanda che a parole più o meno sarebbe
stata posta così: Sarà in grado l’uomo in futuro, senza
consumo di energia, di ripristinare nell’universo la situazione
attuale anche dopo che tutte le stelle saranno spente?
Oppure, con maggiore precisione
scientifica:
Come può la
quantità complessiva di entropia dell’universo diminuire dopo che
avrà raggiunto il massimo?
Multivac non rispose subito. Restò
inerte e silenzioso; poi, dopo un tempo che parve lunghissimo, sul
video comparve una scritta. Cinque sole parole:
DATI
INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.
(continua)
02 settembre 2015
Né politica, né religione. E il Grande Architetto?
Spesso
alcuni autori vengono classificati come “minori”, compagni
piacevoli di una lettura, ma... niente più. E paiono ancora “più
minori” (se si permettesse lo strafalcione) quando il loro genere
letterario è classificato appunto tra i minori.
Le classificazioni
però spesso dipendono dalle mode. Ricordo ancora nel mio manuale di
letteratura del liceo come il Pascoli fosse tacciato, secondo la
classificazione crociana in voga in quegli anni, di minore tra i
maggiori o maggiore tra i minori, come se fosse possibile stabilire
una specie di graduatoria dove Manzoni, Leopardi e Carducci precedono
Pascoli, Gozzano e Serra (quest'ultimo pure penalizzato da una breve
vita)!
Un
autore praticamente sconosciuto alla letteratura ufficiale e noto
solo in una ristretta cerchia di appassionati è certamente Isaac
Asimov, scrittore di scienza e fantascienza (già, fantascienza!).
Ci
ha lasciato alcune opere che sono una grande riflessione sull’uomo
e sui suoi comportamenti. Si definiva non credente e umanista, ma la
sua grande fiducia nell’uomo gli fa travalicare i ristretti confini
delle etichette.
Questo lavoro è basato sul racconto L’ultima
Domanda (1956) che Asimov ha considerato il suo miglior racconto.
Ne do qui una mia lettura tendenziosa e di parte, ma se la
letteratura non riesce a stimolare e riflettere... beh, a che serve?
Caro
Isaac, grande “umanista”. Mi sarebbe piaciuto averti avuto
Compagno tra le Colonne del Tempio!
Maestro Venerabile.
Fratelli 1° Sorvegliante e 2° Sorvegliante, giacché in grazia
dell’Ora e dell’Età è tempo di aprire i nostri Architettonici
Lavori, avvertite i Fratelli delle vostre Colonne che, nel corso dei
medesimi, non è più permesso ad alcuno... di intrattenersi in
questioni di politica e di religione.
Dal
Rituale del Primo Grado
Il nostro amico
Ulisse dei post precedenti è diventato Apprendista Libero Muratore.
Dalla sera della sua
iniziazione frequenta assiduamente le tornate di Loggia.
E’ attento
e riflette su un mondo nuovo che gli si è aperto davanti.
Mondo
nuovo?... No, il mondo della Loggia è sempre il buon vecchio mondo
nel quale siamo nati e vissuti, forse da “quella sera” concede qualche prospettiva e apertura in più.
Ulisse, giovane Apprendista,
riflette su quanto vede e coglie. Nelle sue riflessioni è aiutato da
un vecchio Fratello di Loggia, un Maestro da tanto tanto tempo. Ma
guai a chiamarlo Maestro! Il vecchio Fratello ribatte con foga che
lui non può essere Maestro di nessuno, visto che fa fatica ad essere
Maestro di se stesso. In Loggia ricopre da molti anni la Dignità di
Copritore Interno e molti lo chiamano con rispetto il Vecchio
Copritore. E pare che sia appellativo gradito a questo vecchio
Fratello (ma “vecchio” è termine che non gli si addice;
chiamarlo “antico” sarebbe certo molto più opportuno).
E vai, Ulisse!
Nuovo, ma sempre antico, caminante. Il tuo è un nuovo
cammino, ma sempre antico. Prendi sentieri inesplorati, inerpicati,
arrampicati, procedi. Vai, Ulisse, nuovo Libero Muratore. E se puoi
fatti accompagnare... Il Vecchio Copritore è lì, disponibile: non a
prenderti per mano, ma a camminare un poco con te.
Prima di continuare credo sia però utile una breve
PREMESSA DI FISICA
Il secondo principio della
termodinamica spiega che il calore passa da un corpo più caldo ad
uno meno caldo e non vale il viceversa. Ecco perché per raffreddare
un cibo lo mettiamo in frigorifero e non nel forno. Se mettiamo a
contatto un corpo caldo e uno freddo e li isoliamo dall’ambiente,
possiamo notare che il corpo caldo si raffredda e il corpo freddo si
riscalda, fino a quando i due corpi avranno la stessa temperatura. A
quel punto non è possibile, lasciando i due corpi isolati
dall’ambiente esterno, modificarne le temperature, per esempio fare
in modo che il primo si raffreddi di più e contemporaneamente il
secondo invece si riscaldi. Il calore fluisce solo in un senso, da
dove ce n’è di più a dove ce n’è di meno.
I fisici hanno quindi introdotto una
nuova grandezza, che chiamano entropia: l’entropia può essere
definita proprio come la misura del grado di equilibrio raggiunto da
un sistema in un dato momento. Man mano che il calore passa dal corpo
più caldo al più freddo l’equilibrio termico si avvicina (infatti
diminuisce la differenza di temperatura tra i due corpi) e l’entropia
aumenta, fino a quando i due corpi raggiungono la stessa temperatura
e non c’è più trasferimento di calore. Si dice allora che
l’entropia ha raggiunto il valore massimo e lì si ferma perché il
trasferimento di calore cessa.
Anche l’intero universo può essere
pensato come un sistema unico, nel quale enormi fonti di energia (le
stelle) irradiano calore verso le zone freddo. La misura di questo
trasferimento è appunto l’entropia. Ma ad un certo momento tutto
il calore sarà trasferito dai corpi più caldi a quelli meno caldi e
tutte le zone dell’universo avranno la stessa temperatura (si
calcola qualche grado sopra lo zero assoluto, cioè qualche grado
superiore a -273,15°C). Allora l’entropia avrà raggiunto il suo
massimo valore e tutte le trasformazioni cesseranno perché non ci
sarà più energia da trasferire dal più caldo al più freddo. I
fisici indicano questo stato finale come la morte termica
dell’universo.
Sintetizzando: l’entropia è una
grandezza positiva che cresce, cresce, cresce, fino a giungere al
massimo che corrisponde ad un universo nel quale tutti i suoi punti
sono alla stessa temperatura. E lì finisce tutto. E ricordiamoci che
non è possibile invertire il senso dell’entropia: l’entropia
cresce fino al valore massimo e basta.
Ed ora parte la nostra affabulazione asimoviana.
(continua)
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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.