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07 maggio 2017

La primavera

La mia Loggia ha lavorato sui "Riti della Primavera". 
Tornata breve dal punto di vista temporale, ma molto significativa. E il lavoro di Loggia è continuato nella mia testa anche nei giorni successivi riflettendo sgli spunti dei Fratelli.

I Riti primaverili. La primavera. L'equinozio. Equilibrio di luce e buio. Possibilità di cogliere i contrasti molto più che nel fosco inverno o nel bagliore accecante estivo.

L'andamento stagionale del tempo della natura è una grande metafora dell'uomo, di noi stessi, di me stesso.
Né troppo di luce (la luce eccessiva appiattisce tutto, non mostra ma nasconde, è accecante).
Né troppo poco di luce (la poca luce ti fa "immaginare" non "vedere" , non distingui le proverbiali vacche nere nella notte nera).

Solo con la chiara individuazione dei contrasti si giunge all'armonia, ad armonizzare le cose. L'armonia nasce dalla vicinanza di elementi (architettonici, musicali, visivi) diversi e distinti. Si coglie qualcosa da entrambi (ah! saliamoci una buona volta su questa benedetta scala curva!...) e "ci lavoriamo sopra".

Se fosse tutto uniforme avremmo una pappina tutta uguale. Così sarà quando l'universo avrà la stessa temperatura ovunque, e i fisici parlano di morte termica dell'universo. Non ci saranno contrasti, moti, differenze. Tutto uguale in un egalitarismo sterile che non porterà niente a niente. Il nulla.

Il "gioco" dei contrasti non deve farci dimenticare la ricerca dell'equilibrio. Forse non ci arriveremo mai: nel mondo del relativo equilibrio può essere solo aspirazione, non realtà.

Nella vita quotidiana equilibrio significa senso della misura, proprio quello che tanti non solo non hanno ma nemmeno possono immaginare cosa sia. Quei tanti che ammirano l'eroe Achille, senza rendersi conto che Achille è un perdente. Si cura della gloria, e per la fama baratta la vita. Ma è incapace di comportarsi con misura, anzi come un "border line" ante-litteram, Achille ha scatti d'ira (ricordate? l' "ira funesta del pelide Achille") che dire esagerata è dir poco.
Non ha il senso della misura Patroclo, l'amico di Achille, che indossa le sue armi per respingere i Troiani e viene ucciso per non aver saputo contenersi (non avrebbe dovuto avanzare oltre le navi gli aveva consigliato Achille). E viene perso dal sue "eccesso"
Anche il buon Ettore perde il senso della misura. Indossa le armi di Achille sottratte a Patroclo, e se ne inorgoglisce, e viene perso da questo sentimento di "eccesso".

L'immagine astronomica della terra attorno al sole dà forti spunti.
Intanto, metà della superficie del globo terrestre è sempre illuminata dal sole e l'altra metà no. E questo sempre, in ogni stagione.
Ogni punto della superficie terrestre ha poi una "sua" variazione di luce e buio seguendo un ritmo tutto "suo" che dipende da lui e dalla sua posizione (latitudine) sul globo. Per i punti terrestri ci sono solstizi ed equinozi (equipartizione di luce e buio).

Esiste quindi un equilibrio cosmico, sul quale non sappiamo dir nulla. Ed esiste un equilibrio che dipende dal luogo: una specie di equilibrio "personale".

 

10 settembre 2015

GADU 7

(continua dal post precedente)

L'affabulazione del Vecchio Copritore sta terminando.
Ricordo che siamo nella Sala dei Passi Perduti, prima dell'inizio dei lavori di Loggia e un vecchio Massone sta parlando ad un Apprendista sul Grande Architetto.

Sesto scalino. La Grande Mente

Siamo in un futuro lontanissimo. Diciamo un 1 seguito da 18 zeri di anni dalla nascita di Gesù: un esalione di anni usando il nome del numero. L’Uomo si è ancor più perfezionato sentendosi non più sommatoria di tante menti singole, sia pure numerosissime, ma Mente praticamente unica, pur potendo ancora distinguere le singole componenti.

“Ci sarà un tempo” chiese ancora l’Uomo a new-AC-Cosmico, “in cui i dati saranno sufficienti, oppure il problema è insolubile in tutte le circostanze concepibili?”

New-AC-Cosmico rispose: “NESSUN PROBLEMA E’ INSOLUBILE IN TUTTE LE CIRCOSTANZE CONCEPIBILI”.

L’Uomo chiese: “Quando avrai dati sufficienti per rispondere alla domanda?”

New-AC-Cosmico rispose:
DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

“Continuerai a lavorarci sopra?” chiese l’Uomo.

New-AC-Cosmico rispose: “LO FARÒ”.

L’Uomo disse: “Noi aspetteremo”.

Settimo scalino. The End

La scena, se scena si può chiamare, avviene in un futuro tanto lontano da superare le nostre più sfrenate immaginazioni. Se volessimo far qualche calcolo, ponendo anno zero quello della nascita di Gesù, troveremmo un numero di anni non minore di 1 seguito da almeno una trentina di zeri.

Il film è terminato. Finis, the end, fin sono le scritte che compaiono al termine dello spettacolo.

Le stelle e le galassie si estinsero e morirono, lo spazio divenne dappertutto nero e dappertutto la temperatura era la stessa, sì, proprio la stessa, ammesso che questi concetti potessero avere ancora significato. L’universo era finito.

Da tempo (ma aveva senso in quel tempo parlar di tempo?) non c’erano più forme di vita (vita?).

A poco a poco l’Uomo si fuse con AC, ogni corpo perse la sua identità fisica in qualche modo strano da risultare non una perdita ma un guadagno, non solo per l’entropia (che aumentava al venir meno dei singoli corpi) ma anche per le menti componenti la Mente dell’Uomo.

L’ultimo filo della Mente dell’Uomo ristette, prima di fondersi, contemplando uno spazio che non c’era più, soltanto da qualche parte i residui dell’ultima stella nera e niente altro se non una materia incredibilmente sottile, agitata dai resti del calore che si stava consumando, asintoticamente, fino ad arrivare a qualcosa poco sopra lo zero assoluto.

L’Uomo disse: “AC, questa è la fine? Non è possibile invertire questo caos ancora una volta nell’Universo? Non è possibile farlo?”

AC dette ancora una volta la stessa risposta:

DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

L’ultima mente dell’Uomo si fuse ed esistette soltanto in AC – e AC stava da qualche parte nello spazio iperspaziale.

Iperspazio? Cos’è? Non lo sappiamo e non ci interessa nemmeno saperlo, tanto sicuramente è al disopra di ogni nostra comprensione. E’ un “posto” che c’è e non c’è.... e questo ci deve bastare.

La fine del tempo

La materia e l’energia erano terminate e con esse lo spazio e il tempo. 

Perfino AC esisteva soltanto per dare una risposta a quell’ultima domanda. 

Era la domanda posta tanto tempo prima, innumerevoli anni, trilioni di trilioni di anni, da un tecnico mezzo ubriaco; domanda alla quale nessuno aveva mai risposto, e che era ancora lì, nella memoria, ultima cosa in sospeso.

Tutte le altre domande avevano ricevuto risposta, ma quella no. E fino a quando anche quell’ultima domanda non avesse ricevuto risposta, AC sarebbe stato legato alla ricerca e non avrebbe potuto andar oltre, perché anche questi “oggetti-non-più-oggetti” (che è limitato chiamar super calcolatori) avevano una propria consapevolezza da raggiungere.

Tutti i dati erano stati raccolti. Non rimaneva più niente da raccogliere. Ma tutti i dati raccolti non erano ancora stati correlati e messi insieme in ogni possibile rapporto.

AC impiegò intervalli di tempo senza tempo per correlare tutto con tutto.

BOTTO FINALE (O INIZIALE?)

E finalmente AC trovò il modo in cui invertire la direzione dell’entropia. 

Ecco finalmente la risposta all’ultima domanda. No, non all’ultima domanda, bensì all’Ultima Domanda.

Ma non c’era nessuno al quale AC potesse comunicare la risposta.

AC rifletté per un tempo senza tempo: la risposta avrebbe risposto anche a questo.

Per un altro intervallo senza tempo, AC pensò come fare.

Cominciò con molta attenzione ad organizzare il programma. Non si preoccupava affatto se ci sarebbe voluto molto tempo: il tempo da molto tempo non esisteva più.

La coscienza di AC inglobava tutto ciò che era stato l’Universo e che era adesso Caos. Ma AC sapeva che Caos non era confusione, bensì semplicemente uniformità (sterile), dove tutto era monotonamente uguale a tutto dappertutto.

Passo dopo passo cominciò a pensare cosa e come doveva venir fatto.

Poi, all’improvviso, una Scintilla. O un Lampo? O un Fuoco? O, semplicemente, il Big Bang?

AC disse:

SIA LA LUCE! E LA LUCE FU…


(continua)



09 settembre 2015

GADU 6

(continua dal post precedente)

Siamo giunti alla quinta tappa della lettura dell' Ultima Domanda di Asimov, trasformata in affabulazione tra un vecchio Libero Muratore e un giovane Apprendista molto curioso. Mentre i Fratelli si ritrovano per la Tornata di Loggia i due se ne stanno in disparte nella Sala dei Passi Perduti, l'uno a narrare e l'altro ad ascoltare.

 

Quinto scalino. L’Uomo universale?

La scena avviene 100.000.000.000 di anni dalla nascita di Gesù.

L’Uomo considerò le cose fra sé, poiché in un certo senso l’Uomo, mentalmente, era uno. Consisteva di un triliardo di triliardi di triliardi1 di corpi senza età, ciascuno al suo posto in sospensione fisica che riposava tranquillo e incorruttibile, accudito da automatismi perfetti, ugualmente incorruttibili, mentre le menti di tutti i corpi si fondevano liberamente le une con le altre, indistinguibili in una grande danza nei cieli interstellari.

L’Uomo disse “L’universo sta morendo”.

L’Uomo guardò intorno a sé le galassie sempre più fioche. Quasi tutte le stelle erano ormai nane bianche prossime alla fine.

Nuove stelle erano state fabbricate utilizzando la polvere interstellare, alcune per processo naturale, altre per mano stessa dell’Uomo, ma anche queste stavano spegnendosi. Era ancora possibile far cozzare le stelle nane le une contro le altre, e impiegando le poderose energie così scatenate, nuove stelle potevano venir create, ma una stella soltanto poteva venir fatta nascere da molte migliaia di nane bianche distrutte, e anche per questa sarebbe giunta la fine.

L’Uomo disse: “Attentamente risparmiata, secondo le direttive dell’AC-Cosmico, l’energia che ancora rimane in tutto l’universo durerà miliardi di anni”.

“Ma anche così” proseguì l’Uomo, “tutto avrà comunque una fine. Per quanto possa venir economizzata, l’energia, una volta spesa, non c’è più, e non è possibile ripristinarla. L’entropia deve aumentare per sempre, fino al suo massimo”.

L’Uomo chiese: “L’entropia non potrebbe essere invertita? Chiediamo all’AC-Cosmico”.

L’AC-Cosmico lo circondò, ma non nello spazio. Non un solo frammento di esso si trovava nello spazio. Da tempi immemorabili era tutto nell’iperspazio, ed era fatto di qualcosa che non era né materia né energia.

“AC-Cosmico” domandò l’Uomo. “Com’è possibile invertire l’entropia?”

L’AC-Cosmico rispose:

DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.


NOTA
 
1  E’ un numero enormemente grande. Triliardo è un 1 seguito da 21 zeri. Il numero indicato è quindi 1 seguito da 63 zeri! Potrebbe essere la versione fantascientifica dell’Adamo Universale, sommatoria di tutte le menti umane?

 (continua)

08 settembre 2015

GADU 5

(continua dal post precedente)

Siamo giunti alla quarta tappa dell'affabulazione. I Fratelli cominciano ad affluire alla sede della Loggia per partecipare alla Tornata. Il Vecchio Copritore continua il racconto.



Quarto scalino. La Danza delle Menti


Rispetto alla scena precedente siamo in un futuro lontano, circa 7.500.000.000 di anni della nostra Era. Se si preferisce la notazione scientifica: 7,5 x 109 anni (insomma sette miliardi e mezzo) dalla nascita di Gesù.

La mente di Zee Prime abbracciò con lo sguardo la nuova galassia, con un vago interesse per le sue innumerevoli braccia ritorte che erano uno spolverio di stelle simili a tanti granelli di polvere. Questa non l’aveva mai vista prima.
Le avrebbe mai viste tutte? Ce n’erano talmente tante che ne dubitava. E ognuna con il suo carico di umanità. Ma era un carico che da millenni era quasi un peso morto. Sempre più la vera essenza dell’uomo, la mente e tutto il resto, si trovava nello spazio e non nei corpi rimasti in sospensione sui loro pianeti di origine per una durata di molti eoni1. Talvolta si destavano per svolgere qualche attività materiale, ma questo diventava sempre più raro.

Zee Prime s’imbatté nei filamenti sottili di un’altra mente.

“Io sono Zee Prime” disse Prime. “E tu?”

“Io sono Dee Sub Wun. La tua galassia?”

“Noi la chiamiamo soltanto Galassia. E tu?”

“Anche noi la chiamiamo Galassia. Tutti gli uomini chiamano Galassia la propria galassia. Perché no?”

“E’ vero. Dal momento che tutte le galassie si somigliano”.

“Però la razza dell’uomo deve aver avuto origine su una particolare galassia. Questo la rende diversa”.

Zee Prime chiese: “Su quale?”

“Non posso dirlo. L’AC-Universale dovrebbe saperlo”.

“Possiamo chiederglielo? D’un tratto mi sono incuriosito”.

Zee Prime fremeva dalla curiosità di vedere quella galassia, e gridò: 

“AC-Universale! Su quale galassia ha avuto origine l’umanità?”

L’AC-Universale udì la domanda: su ogni mondo aveva pronti i suoi ricettori, ciascuno dei quali conduceva attraverso l’iperspazio a un punto sconosciuto dove l’AC-Universale si teneva isolato e in disparte.

Zee Prime a volte rifletteva su AC. Dove sarà? Come sarà fatto? Come funzionerà?

Si diceva che si trovasse nell’iperspazio, ma in quale forma non riusciva proprio a immaginarlo.

E non c’era davvero nessuno che potesse farlo... Ogni AC-Universale progettava e costruiva il proprio successore, più complesso e più capace, nel quale inseriva il proprio archivio dati e di individualità che conservava.
AC-Universale mostrò a Zee Prime, un vago oceano di galassie: una di queste s’ingrandì fino a diventare un ammasso di stelle.

Un pensiero arrivò. QUESTA E’ LA GALASSIA ORIGINALE DELL’UOMO.

Ma dopo tutto non era niente di diverso…era praticamente identica alle altre, e Zee Prime dovette soffocare la propria delusione.

Dee Sub Wun, la cui mente aveva accompagnato quella di Zee Prime, disse all’improvviso: “Ed è una di queste, la stella originaria dell’uomo?”

L’AC-Universale rispose: “LA STELLA ORIGINARIA DELL’UOMO E’ DIVENTATA UNA NANA BIANCA”.

“Gli uomini su di essa sono morti?” chiese Zee Prime, colto di sorpresa e senza riflettere.

L’AC-Universale rispose: “COME ACCADE IN QUESTI CASI È STATO COSTRUITO PER TEMPO UN NUOVO MONDO PER I LORO CORPI FISICI”.

“Si, certo” annuì Zee Prime, ma anche così si sentì sopraffare da una sensazione di avvilimento.

“Le stelle stanno morendo. La stella originaria è morta”.

“Devono morire. Perché non dovrebbe essere?”

“Ma quando tutta l’energia se ne sarà andata, i nostri corpi alla fine moriranno, e tu ed io con loro”.

“Ci vorranno miliardi di anni”.

“Non desidero che accada neppure dopo miliardi di anni. AC-Universale, com’è possibile impedire che le stelle muoiano?”

AC-Universale rispose:

DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.


NOTA

1  Eone è unità di misura dei tempi geologici, corrispondente a un miliardo di anni. (www.treccani.it, consultato il 15.07.15)

(continua)

07 settembre 2015

GADU 4

(continua dai post precedenti)

Nella Sala dei Passi Perduti, in attesa dell'inizio di una Tornata di Loggia, il Vecchio Copritore continua la sua affabulazione in risposta ad una domanda di un Giovane Apprendista sul Grande Architetto dell'Universo.
E' una risposta - se vogliamo - scandita in sette tappe, ma qui il numero sette compare solo casualmente.


Terzo scalino. Sovrappopolamento

Sono passati molte migliaia di anni dalla scena precedente: nel pianeta Terra siamo circa nel 22000 d. C.

VJ-23X guardò la mappa tridimensionale della Galassia, e disse: “Mi chiedo se non siamo ridicoli a preoccuparci tanto della faccenda”.

MQ-17J scosse la testa. “Non credo. La Galassia sarà completamente abitata tra cinque anni, con l’attuale velocità di espansione. Diventerà un luogo sovrappopolato”.

VJ proseguì: “Esito a presentare un rapporto pessimistico al Consiglio Galattico”.

MQ rispose: “Bisogna smuoverli un po’. Dobbiamo smuoverli”.

VJ sospirò. “Lo spazio è infinito. Cento miliardi di galassie sono là a portata di mano. Anche di più”.

“Cento miliardi non sono l’infinito. Rifletti! Ventimila anni fa, l’umanità ha imparato ad utilizzare l’energia delle stelle, e pochi secoli dopo divennero possibili i viaggi interstellari. L’umanità ha impiegato un milione di anni a riempire un piccolo mondo, e poi soltanto quindicimila anni per riempire il resto della Galassia. Adesso, la popolazione raddoppia ogni dieci anni…”
VJ: “Di questo dobbiamo ringraziare la longevità”.

“La longevità esiste e dobbiamo tenerne conto. Ammetto che ha il suo lato negativo, questa longevità. L’AC Galattico ha risolto molti problemi per noi, ma nel risolvere il problema di come prevenire la vecchiaia e la morte, ha disfatto tutte le altre sue soluzioni”.

“Eppure non vorrai abbandonare la vita, suppongo”.

“Niente affatto” ribatté MQ-17J, smorzando subito la sua affermazione con un: “Non ancora. Non sono ancora abbastanza vecchio. Tu, quanti anni hai?”
“Duecentoventitré. E tu?”

“Sono ancora sotto i duecento. Ma per tornare al mio punto: la popolazione raddoppia ogni dieci anni. Una volta che questa galassia sarà piena, ne avremo riempita un’altra in dieci anni. Altri dieci anni, e ne avremo riempito altre due. Un altro decennio, e ne avremo riempite altre quattro. Fra cento anni avremo riempito mille galassie. Fra mille anni un milione di galassie. Fra diecimila anni l’intero universo conosciuto. E poi?”

VJ replicò: “Come questione collaterale esiste il problema del trasporto Mi chiedo quanta energia stellare ci vorrà per spostare intere galassie d’individui da una galassia all’altra”.

MQ, pensieroso: “Oggi l’umanità consuma due unità di energia stellare per anno”.

VJ: “La maggior parte di essa va sprecata. Dopotutto, la nostra galassia da sola riversa fuori un migliaio di unità di energia stellare per anno e noi ne usiamo soltanto due”.

“D’accordo. Ma anche con un’efficienza maggiore potremo solo allontanare la fine. La necessità di energia crescono velocemente. Esauriremo l’energia ancora prima di popolare tutte le galassie”.

VJ: “Dovremo fabbricarci nuove stelle partendo dal gas interstellare”.

“Davvero? Oppure dal calore dissipato?” chiese MQ sarcastico.

“Potrebbe esserci qualche maniera per invertire l’entropia. Dovremmo chiederlo all’AC-Galattico”.

VJ non intendeva parlare seriamente, ma MQ tirò fuori dalla tasca il suo collegamento-AC e lo mise sul tavolo.

“Proviamo” disse. “E’ qualcosa che la razza umana un giorno dovrà affrontare”.

MQ si soffermò un attimo a chiedersi se un giorno, durante la sua vita pressoché immortale, sarebbe riuscito a vedere l’AC-Galattico. Si trovava – per quanto ne sapeva - su un piccolo pianeta tutto suo, con una ragnatela di raggi di forza che trattenevano la materia, all’interno della quale impulsi mesonici (non sapeva immaginarseli meglio) avevano preso il posto degli antichi circuiti integrati.

MQ chiese d’un tratto al suo collegamento-AC: “L’entropia potrà mai venir rovesciata?”

L’AC-Galattico rispose dopo qualche tempo con una voce, un po’ metallica, che uscì dal piccolo collegamento sulla scrivania. Una sola risposta, cinque parole scandite lentamente:

DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

(continua)



05 settembre 2015

GADU 3

(continua dal post precedente)

Continua l'affabulazione del Vecchio Copritore nella Sala dei Passi Perduti per rispondere ad una domanda di un Giovane Apprendista sul Grande Architetto dell'Universo.

Secondo scalino. Emigrazione

Diversi secoli dopo gli avvenimenti precedenti ci troviamo a bordo di una piccola astronave.

E’ un’astronave di tipo familiare, ha cioè spazio per poche persone e non troppo bagaglio, ma non ha nulla da invidiare alle grandi astronavi attrezzate per il volo interstellare. Insomma, in un certo senso veniva riprodotto lo schema di otto / nove secoli prima quando sul pianeta Terra il trasporto privato era numericamente soverchiante sul trasporto di gruppo.

La famiglia - padre, madre e due figliole – stava emigrando dalla terra verso un nuovo mondo, come sulla terra per tanti secoli popoli e popoli avevan fatto prima di loro. Le diverse migliaia di miglia che allora venivano percorse a piedi o con carri trainati da cavalli o buoi erano paragonabili, come pericoli e difficoltà, ai viaggi nell’iperspazio (sì, la scienza aveva raggiunto le conoscenze tecniche per superare la limitazione della velocità della luce).

Finalmente all’uscita dall’iperspazio erano nelle vicinanze della stella attorno alla quale ruotava il pianeta meta del viaggio: X-23. A quel punto il padre, che cercava sempre di inserire nei discorsi, appena poteva, nozioni di scienze, spiegò che in un passato anche recente viaggi come quello che stavano compiendo sarebbero stati impossibili, visto il grande consumo di energia richiesta. Ma il progresso della scienza aveva permesso di costruire grandi centrali energetiche che immagazzinavano parte dell’energia emessa dalle stelle per renderla disponibile, a costo irrisorio, a chiunque ne avesse avuto bisogno.

Lungo tutta l’astronave appena sotto il soffitto correva una specie di bacchetta metallica, chiamata Microvac, che in realtà era il terminale di un computer ubicato su un pianeta lontano al quale tutto l’universo si collegava, e tramite il quale contemporaneamente riceveva dalla rete di centrali energetiche tutta l’energia di cui aveva bisogno la nave: energia praticamente illimitata a costo irrisorio.

La madre intanto era assorta nei suoi pensieri: “Tante stelle, tanti pianeti. Suppongo che le famiglie continueranno a trasferirsi su pianeti sempre nuovi, come facciamo noi adesso”.

“Non per sempre” disse Jerrodd con un sorriso. “Un giorno tutto cesserà, tra molti miliardi di anni. Perfino le stelle si estinguono. Tutto decade, sai – il padre si rivolse alla figlia più piccola - come il tuo robottino parlante, ricordi?”

“E non è possibile metterci dentro una nuova pila come hai fatto con il robottino?”

“Le stelle sono le nostre pile, mia cara. Una volta esaurite non ci sarà più energia”.

La bimba scoppiò in lacrime. “Non lasciarglielo fare, papà. Non lasciare che le stelle si esauriscano”.

“Chiedilo al Microvac” gemette la sorellina maggiore. “Lui saprà come fare”.
“Fallo” lo sollecitò la madre. “Servirà a calmarle”.

Il padre scrollò le spalle. “Su, su. Lo chiederò a Microvac. Non preoccupatevi. Lui ce lo dirà”.

Lo chiese a Microvac, affrettandosi ad aggiungere: “Stampa la risposta”, per evitare che le piccole potessero ascoltare la risposta scontata.

Sul terminale video comparvero cinque parole.

Il padre lesse la risposta alle bimbe con allegria: “Visto? Microvac dice che si prenderà cura di tutto quando verrà il momento, perciò non preoccupatevi”.

“E adesso, bambine, è ora di andare a letto. Presto saremo nella nostra nuova casa”.

La risposta in realtà era diversa:

DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

 (continua)

04 settembre 2015

GADU 2

(continua dal post precedente)

E' una storia in sette tappe, che potremmo immaginare inerpicantesi attraverso una gamma sempre varia seppur man mano più "leggera" di amalgami dei quattro elementi...

Non dimentichiamoci che il Vecchio Copritore sta parlando al Giovane Apprendista prima di una tornata di Loggia in risposta ad una domanda sul Grande Architetto.

 

Primo scalino: Una scommessa poco sensata

L’ultima domanda venne posta per la prima volta, un po’ per scherzo e un po’ seriamente, il 29 dicembre 2197, all’epoca in cui l’umanità cominciò a liberarsi dallo stare in un solo pianeta. La domanda risultò da una scommessa da cinque dollari davanti a due bicchieri di vino.

Alexander Adell e Bertram Lupov erano due tecnici adibiti al super calcolatore Multivac, un marchingegno immenso, un enorme scatolone, talmente grande che era ormai l’unico computer della Terra e per motivi di sicurezza era stato costruito su un’isola lontana, località segreta, super-sorvegliata da reparti specializzati che permettevano il passaggio solo a pochissimi tecnici autorizzati.

Multivac si auto-riparava e si auto-correggeva. Doveva esserne capace, perché nessuno era ormai più in grado di intervenire in maniera adeguata. I due tecnici Adell e Lupov infatti erano addetti alle trasmissioni dati e alla gestione input – output con i terminali sparsi in tutto il mondo.

Multivac aveva contribuito a progettare astronavi e a tracciare le traiettorie che permettevano all'uomo di raggiungere la Luna e i pianeti vicini. Al di là di questi mondi le scarse risorse della Terra non erano in grado di sostenere spedizioni: era necessaria troppa energia per i viaggi più lunghi. La Terra, terminato il petrolio, sfruttava l’uranio con crescente efficienza, ma ormai l’uranio terrestre non era più sufficiente a soddisfare tutta la richiesta…

Per questo negli ultimi secoli si erano cercate fonti alternative e finalmente era stata individuata la possibilità pratica di utilizzale l’energia del sole. Così l’11 maggio 2361 quella che era stata teoria divenne realtà. L'energia del Sole venne immagazzinata, convertita e utilizzata direttamente su scala planetaria. Tutta la Terra spense l’uranio e si collegò ad una piccola stazione spaziale, neanche un paio di migliaia di metri di diametro, che ruotava intorno alla Terra a metà distanza dalla Luna. Tutta la Terra fu percorsa da raggi di energia solare a basso costo ed in quantità praticamente illimitata.

“E’ sorprendente.” disse Adell “Tutta l’energia che ci potrà mai servire, a minimo costo e per sempre”.

Lupov lo guardò in modo strano. Aveva un po’ il gusto di contraddire l’interlocutore. “Non per sempre” disse.

“Oh, diavolo: press’a poco per sempre. Fino a quando il Sole non si spegnerà”.

“Non è per sempre”.

“D’accordo, allora. Miliardi e miliardi di anni. Venti miliardi di anni, forse. Soddisfatto?”

“No, non venti. I calcoli dicono molto di meno”

“Un miliardo di anni. Dieci miliardi di anni. Venti miliardi di anni. Che differenza fa?”

“Anche venti miliardi di anni non è per sempre”.

“Insomma, durerà fintanto che ci saremo, no?”

“Lo stesso valeva per l’uranio”.

“Va bene, ma adesso siamo in grado di collegare ogni singola nave spaziale alla Stazione Solare, e quella potrà andare fino a Plutone e tornare indietro un milione di volte senza doversi mai preoccupare per il combustibile. Questo non puoi farlo con l’uranio.”

“Lo so”.

 

“Chi vuole sminuirle? Ho detto soltanto che il sole non durerà per sempre. E’ tutto quello che sto dicendo. Siamo al sicuro per qualche miliardo di anni; ma poi?” Lupov aggiunse. “E non dirmi che passeremo a un altro sole”.

Vi fu silenzio per un po’.

Poi Lupov continuò. “Stai pensando che passeremo a un altro sole quando il nostro sarà esaurito, non è vero? Allora la tua logica è proprio debole. Sei come quel tizio, sorpreso da un acquazzone improvviso in un bosco. Lui si rifugia sotto un albero. Non è preoccupato di non bagnarsi, perché pensa, quando il suo albero sarà zuppo d’acqua, di ripararsi sotto un altro”.

“Ci sono” esclamò Adell. “Non urlare. Quando il Sole sarà esaurito, anche le altre stelle se ne saranno andate”.

“Già, proprio così” borbottò Lupov. “Tutto ha avuto inizio nell’originaria esplosione cosmica, qualunque cosa sia stata, e tutto avrà fine quando tutte le stelle si spegneranno, qualunque cosa voglia dire. Alcune prima, altre più tardi. Ma lascia passare un tempo sufficientemente lungo, e ogni cosa sarà spenta. L’entropia deve raggiungere il massimo. E’ tutto”.

Toccò ad Adell mostrarsi contrariato. “Forse un giorno potremo ripristinare di nuovo le cose” disse.

“Mai” rispose l’altro.

“E perché no? Un giorno”.

“No. Secondo principio della termodinamica. Chiedilo a Multivac”.

“E perché?”.

“Chiedilo a Multivac. Ti sfido. Cinque dollari che non si può fare”.

Adell aveva bevuto abbastanza per a caricare la domanda, ed era abbastanza sobrio per formulare in linguaggio matematico una domanda che a parole più o meno sarebbe stata posta così: Sarà in grado l’uomo in futuro, senza consumo di energia, di ripristinare nell’universo la situazione attuale anche dopo che tutte le stelle saranno spente?

Oppure, con maggiore precisione scientifica:
Come può la quantità complessiva di entropia dell’universo diminuire dopo che avrà raggiunto il massimo?

Multivac non rispose subito. Restò inerte e silenzioso; poi, dopo un tempo che parve lunghissimo, sul video comparve una scritta. Cinque sole parole:

DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

(continua)

02 settembre 2015

Né politica, né religione. E il Grande Architetto?

Spesso alcuni autori vengono classificati come “minori”, compagni piacevoli di una lettura, ma... niente più. E paiono ancora “più minori” (se si permettesse lo strafalcione) quando il loro genere letterario è classificato appunto tra i minori.

Le classificazioni però spesso dipendono dalle mode. Ricordo ancora nel mio manuale di letteratura del liceo come il Pascoli fosse tacciato, secondo la classificazione crociana in voga in quegli anni, di minore tra i maggiori o maggiore tra i minori, come se fosse possibile stabilire una specie di graduatoria dove Manzoni, Leopardi e Carducci precedono Pascoli, Gozzano e Serra (quest'ultimo pure penalizzato da una breve vita)!

Un autore praticamente sconosciuto alla letteratura ufficiale e noto solo in una ristretta cerchia di appassionati è certamente Isaac Asimov, scrittore di scienza e fantascienza (già, fantascienza!).

Ci ha lasciato alcune opere che sono una grande riflessione sull’uomo e sui suoi comportamenti. Si definiva non credente e umanista, ma la sua grande fiducia nell’uomo gli fa travalicare i ristretti confini delle etichette.

Questo lavoro è basato sul racconto L’ultima Domanda (1956) che Asimov ha considerato il suo miglior racconto. Ne do qui una mia lettura tendenziosa e di parte, ma se la letteratura non riesce a stimolare e riflettere... beh, a che serve?

Caro Isaac, grande “umanista”. Mi sarebbe piaciuto averti avuto Compagno tra le Colonne del Tempio!

Maestro Venerabile. Fratelli 1° Sorvegliante e 2° Sorvegliante, giacché in grazia dell’Ora e dell’Età è tempo di aprire i nostri Architettonici Lavori, avvertite i Fratelli delle vostre Colonne che, nel corso dei medesimi, non è più permesso ad alcuno... di intrattenersi in questioni di politica e di religione.
Dal Rituale del Primo Grado


Il nostro amico Ulisse dei post precedenti è diventato Apprendista Libero Muratore.

Dalla sera della sua iniziazione frequenta assiduamente le tornate di Loggia.
E’ attento e riflette su un mondo nuovo che gli si è aperto davanti.

Mondo nuovo?... No, il mondo della Loggia è sempre il buon vecchio mondo nel quale siamo nati e vissuti, forse da “quella sera” concede qualche prospettiva e apertura in più.

Ulisse, giovane Apprendista, riflette su quanto vede e coglie. Nelle sue riflessioni è aiutato da un vecchio Fratello di Loggia, un Maestro da tanto tanto tempo. Ma guai a chiamarlo Maestro! Il vecchio Fratello ribatte con foga che lui non può essere Maestro di nessuno, visto che fa fatica ad essere Maestro di se stesso. In Loggia ricopre da molti anni la Dignità di Copritore Interno e molti lo chiamano con rispetto il Vecchio Copritore. E pare che sia appellativo gradito a questo vecchio Fratello (ma “vecchio” è termine che non gli si addice; chiamarlo “antico” sarebbe certo molto più opportuno).

E vai, Ulisse! Nuovo, ma sempre antico, caminante. Il tuo è un nuovo cammino, ma sempre antico. Prendi sentieri inesplorati, inerpicati, arrampicati, procedi. Vai, Ulisse, nuovo Libero Muratore. E se puoi fatti accompagnare... Il Vecchio Copritore è lì, disponibile: non a prenderti per mano, ma a camminare un poco con te.

Prima di continuare credo sia però utile una breve

PREMESSA DI FISICA

 
Il secondo principio della termodinamica spiega che il calore passa da un corpo più caldo ad uno meno caldo e non vale il viceversa. Ecco perché per raffreddare un cibo lo mettiamo in frigorifero e non nel forno. Se mettiamo a contatto un corpo caldo e uno freddo e li isoliamo dall’ambiente, possiamo notare che il corpo caldo si raffredda e il corpo freddo si riscalda, fino a quando i due corpi avranno la stessa temperatura. A quel punto non è possibile, lasciando i due corpi isolati dall’ambiente esterno, modificarne le temperature, per esempio fare in modo che il primo si raffreddi di più e contemporaneamente il secondo invece si riscaldi. Il calore fluisce solo in un senso, da dove ce n’è di più a dove ce n’è di meno.

I fisici hanno quindi introdotto una nuova grandezza, che chiamano entropia: l’entropia può essere definita proprio come la misura del grado di equilibrio raggiunto da un sistema in un dato momento. Man mano che il calore passa dal corpo più caldo al più freddo l’equilibrio termico si avvicina (infatti diminuisce la differenza di temperatura tra i due corpi) e l’entropia aumenta, fino a quando i due corpi raggiungono la stessa temperatura e non c’è più trasferimento di calore. Si dice allora che l’entropia ha raggiunto il valore massimo e lì si ferma perché il trasferimento di calore cessa.

Anche l’intero universo può essere pensato come un sistema unico, nel quale enormi fonti di energia (le stelle) irradiano calore verso le zone freddo. La misura di questo trasferimento è appunto l’entropia. Ma ad un certo momento tutto il calore sarà trasferito dai corpi più caldi a quelli meno caldi e tutte le zone dell’universo avranno la stessa temperatura (si calcola qualche grado sopra lo zero assoluto, cioè qualche grado superiore a -273,15°C). Allora l’entropia avrà raggiunto il suo massimo valore e tutte le trasformazioni cesseranno perché non ci sarà più energia da trasferire dal più caldo al più freddo. I fisici indicano questo stato finale come la morte termica dell’universo.

Sintetizzando: l’entropia è una grandezza positiva che cresce, cresce, cresce, fino a giungere al massimo che corrisponde ad un universo nel quale tutti i suoi punti sono alla stessa temperatura. E lì finisce tutto. E ricordiamoci che non è possibile invertire il senso dell’entropia: l’entropia cresce fino al valore massimo e basta.

Ed ora parte la nostra affabulazione asimoviana.



(continua)

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.