mercoledì 2 settembre 2015

Né politica, né religione. E il Grande Architetto?

Spesso alcuni autori vengono classificati come “minori”, compagni piacevoli di una lettura, ma... niente più. E paiono ancora “più minori” (se si permettesse lo strafalcione) quando il loro genere letterario è classificato appunto tra i minori.

Le classificazioni però spesso dipendono dalle mode. Ricordo ancora nel mio manuale di letteratura del liceo come il Pascoli fosse tacciato, secondo la classificazione crociana in voga in quegli anni, di minore tra i maggiori o maggiore tra i minori, come se fosse possibile stabilire una specie di graduatoria dove Manzoni, Leopardi e Carducci precedono Pascoli, Gozzano e Serra (quest'ultimo pure penalizzato da una breve vita)!

Un autore praticamente sconosciuto alla letteratura ufficiale e noto solo in una ristretta cerchia di appassionati è certamente Isaac Asimov, scrittore di scienza e fantascienza (già, fantascienza!).

Ci ha lasciato alcune opere che sono una grande riflessione sull’uomo e sui suoi comportamenti. Si definiva non credente e umanista, ma la sua grande fiducia nell’uomo gli fa travalicare i ristretti confini delle etichette.

Questo lavoro è basato sul racconto L’ultima Domanda (1956) che Asimov ha considerato il suo miglior racconto. Ne do qui una mia lettura tendenziosa e di parte, ma se la letteratura non riesce a stimolare e riflettere... beh, a che serve?

Caro Isaac, grande “umanista”. Mi sarebbe piaciuto averti avuto Compagno tra le Colonne del Tempio!

Maestro Venerabile. Fratelli 1° Sorvegliante e 2° Sorvegliante, giacché in grazia dell’Ora e dell’Età è tempo di aprire i nostri Architettonici Lavori, avvertite i Fratelli delle vostre Colonne che, nel corso dei medesimi, non è più permesso ad alcuno... di intrattenersi in questioni di politica e di religione.
Dal Rituale del Primo Grado


Il nostro amico Ulisse dei post precedenti è diventato Apprendista Libero Muratore.

Dalla sera della sua iniziazione frequenta assiduamente le tornate di Loggia.
E’ attento e riflette su un mondo nuovo che gli si è aperto davanti.

Mondo nuovo?... No, il mondo della Loggia è sempre il buon vecchio mondo nel quale siamo nati e vissuti, forse da “quella sera” concede qualche prospettiva e apertura in più.

Ulisse, giovane Apprendista, riflette su quanto vede e coglie. Nelle sue riflessioni è aiutato da un vecchio Fratello di Loggia, un Maestro da tanto tanto tempo. Ma guai a chiamarlo Maestro! Il vecchio Fratello ribatte con foga che lui non può essere Maestro di nessuno, visto che fa fatica ad essere Maestro di se stesso. In Loggia ricopre da molti anni la Dignità di Copritore Interno e molti lo chiamano con rispetto il Vecchio Copritore. E pare che sia appellativo gradito a questo vecchio Fratello (ma “vecchio” è termine che non gli si addice; chiamarlo “antico” sarebbe certo molto più opportuno).

E vai, Ulisse! Nuovo, ma sempre antico, caminante. Il tuo è un nuovo cammino, ma sempre antico. Prendi sentieri inesplorati, inerpicati, arrampicati, procedi. Vai, Ulisse, nuovo Libero Muratore. E se puoi fatti accompagnare... Il Vecchio Copritore è lì, disponibile: non a prenderti per mano, ma a camminare un poco con te.

Prima di continuare credo sia però utile una breve

PREMESSA DI FISICA

 
Il secondo principio della termodinamica spiega che il calore passa da un corpo più caldo ad uno meno caldo e non vale il viceversa. Ecco perché per raffreddare un cibo lo mettiamo in frigorifero e non nel forno. Se mettiamo a contatto un corpo caldo e uno freddo e li isoliamo dall’ambiente, possiamo notare che il corpo caldo si raffredda e il corpo freddo si riscalda, fino a quando i due corpi avranno la stessa temperatura. A quel punto non è possibile, lasciando i due corpi isolati dall’ambiente esterno, modificarne le temperature, per esempio fare in modo che il primo si raffreddi di più e contemporaneamente il secondo invece si riscaldi. Il calore fluisce solo in un senso, da dove ce n’è di più a dove ce n’è di meno.

I fisici hanno quindi introdotto una nuova grandezza, che chiamano entropia: l’entropia può essere definita proprio come la misura del grado di equilibrio raggiunto da un sistema in un dato momento. Man mano che il calore passa dal corpo più caldo al più freddo l’equilibrio termico si avvicina (infatti diminuisce la differenza di temperatura tra i due corpi) e l’entropia aumenta, fino a quando i due corpi raggiungono la stessa temperatura e non c’è più trasferimento di calore. Si dice allora che l’entropia ha raggiunto il valore massimo e lì si ferma perché il trasferimento di calore cessa.

Anche l’intero universo può essere pensato come un sistema unico, nel quale enormi fonti di energia (le stelle) irradiano calore verso le zone freddo. La misura di questo trasferimento è appunto l’entropia. Ma ad un certo momento tutto il calore sarà trasferito dai corpi più caldi a quelli meno caldi e tutte le zone dell’universo avranno la stessa temperatura (si calcola qualche grado sopra lo zero assoluto, cioè qualche grado superiore a -273,15°C). Allora l’entropia avrà raggiunto il suo massimo valore e tutte le trasformazioni cesseranno perché non ci sarà più energia da trasferire dal più caldo al più freddo. I fisici indicano questo stato finale come la morte termica dell’universo.

Sintetizzando: l’entropia è una grandezza positiva che cresce, cresce, cresce, fino a giungere al massimo che corrisponde ad un universo nel quale tutti i suoi punti sono alla stessa temperatura. E lì finisce tutto. E ricordiamoci che non è possibile invertire il senso dell’entropia: l’entropia cresce fino al valore massimo e basta.

Ed ora parte la nostra affabulazione asimoviana.



(continua)

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