lunedì 14 settembre 2015

Titolo Provvisorio 1

Comincia una nuova storia, una nuova affabulazione. E' un termine che mi piace, affabulazione, perché fa venire in mente certe favole che ci raccontavano da piccoli. Il vocabolario Treccani (www.treccani.it) lo fa derivare dal francese affabulation, da fable=favola, sul modello del tardo latino affabulatio=favola con morale.

Ecco, la morale è un semplice e "piccolo" insegnamento (piccolo come dimensione, ma grande come valore - e l'essere appunto "piccolo" lo rende più immediato). Insomma, è un po' come quelle strofette (ricordate?):

          Stretta la foglia, larga la via,
          dite la vostra, che ho detto la mia.

La tavola letta in Loggia dovrebbe essere sempre una "affabulazione" invece dei seriosi trattati che troppo spesso si ascoltano (a volte derivati da un frenetico "copia e incolla" disastroso), affabulazione che dovrebbe partire sempre sempre da esperienze personali perché la sincerità nasce appunto dal raccontare il nostro vissuto interiore. Solo così sento "mia" la tavola e in tutta sincerità posso proporla ai miei Fratelli di Loggia, non perché diventi anche tavola "loro" ma perché possa stimolarli nel "loro" cammino.

 
 

TITOLO


Dal preistorico Sole e Luna, all’Oggi con Squadra e Compasso. Sacro e profano: gli strumenti in Loggia sono -fanìe massoniche (da: iero-, crato-, eccetera)?

PREMESSA

Sole e Luna accompagnano l'uomo da sempre. Secondo la tradizione ebraico-cristiana furono creati al quarto giorno, prima della comparsa - creazione degli animali e dell'uomo e della donna.

Sono simboli preistorici nel senso appunto etimologico del termine: ci sono fin da prima che l'uomo diventasse uomo.

Qualunque metodologia che lavori sulla contrapposizione e sul contrasto può essere indicata da questi due grandi Luminari archetipici (luce e buio) ai quali tutti gli altri si rifanno, a cominciare da Squadra e Compasso, le due Colonne, il Pavimento a Scacchi, toccando il bianco e il nero, il positivo e negativo, l'alto e il basso, eccetera eccetera eccetera. E prima ancora di Sole e Luna, luce e buio, il grande e misterioso archetipo primordiale del battito del cuore materno: battito, silenzio, battito, silenzio...

Il ritmo del due è presente in ogni tradizione e in ogni metodologia. Luce e buio, suono e silenzio sono insiti profondamente, materialmente, geneticamente, psicologicamente, spiritualmente, nell'uomo.

Sono come un modo di lavorare, una specie di disegno generale di ciò che va fatto. E ciò che deve essere fatto viene eseguito con l'uso di strumenti opportuni: martello e scalpello per squadrare la pietra, squadra per controllare la squadratura, livella per controllare i piani, filo a piombo, cazzuola per spalmare calcina tra pietra e pietra; e così via, cogliendo nel ritmo del due la nascita di altri ritmi, compresenti e compartecipi, più "fini" e più "specializzati".

Ma... attenzione. Non sezioniamo come il chirurgo. E' impossibile parlare del ritmo del due, e basta. Come parli del due automaticamente parli del del tre, del quattro, cinque, e così via. Se parli solo del pelo e non dell'elefante magari sai tutto del pelo e niente dell'elefante, e non ti accorgi nemmeno che quel pelo non è di elefante, ma di cammello o di cane. Ogni ritmo implicitamente ed esplicitamente ne fa sorgere altri e se vuoi toccarne uno devi implicitamente ed esplicitamente toccarne altri. 
 
E... attenzione. Non vediamo gli strumenti più di ciò che sono. Non attribuiamo loro altro oltre quello che già hanno. In Massoneria non esiste la santa Squadra né il santo Compasso. Il Maestro Venerabile non impugna il santo Maglietto. Non abbiamo, nel nostro Corpus simbolicum, degli instrumenta sacri che in quanto sacri discendono da un contatto del mondo altro con il nostro.

Non esiste in Massoneria il Tempio che una volta consacrato è sacro per sempre; c'è invece un luogo, che molti chiamano Tempio e altri semplicemente Loggia, che diventa sacro ogni volta che vi si lavora in un certo modo.

Squadra e compasso, mazzuolo e scalpello, filo a piombo e livella, sono strumenti, utensìli per il lavoro su se stessi. Come? Non so. Posso solo cercare di immaginarlo. E forse una onesta affabulazione può essere più utile di tante spiegazioni (che - tra l'altro - spesso non riescono a spiegare proprio nulla).

E... ricordiamoci: non c'è bisogno di andar lontano per fare Massoneria. Si può fare Massoneria con i sassi del cortile, con la sabbia della spiaggia oppure... con la farina che abbiamo in dispensa.

Perché... fai Massoneria se dentro hai il senso della Massoneria.

(continua)

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