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27 settembre 2026

Il lavoro del Maestro

 

Tempo: anni fa. Spazio: un oriente massonico con due logge.

Un fratello in una tornata di loggia (lui era a piedilista nell'altra) affermò: il massone che chiede qualcosa ad un altro massone non può rivolgersi direttamente a lui ma deve necessariamente farlo attraverso i Venerabili del richiedente e del richiesto, che quindi possono filtrare la legittimità della richiesta. L'intervento fu tenuto con toni un po’ agitati che fecero supporre ci fossero state richieste non legittime di favoritismi o peggio.

I fratelli della loggia successivamente si agitarono tanto che il Maestro Venerabile convocò una apposita tornata in Terzo Grado.

Fu una riunione molto turbolenta che lasciò amareggiato qualcuno per le forti polemiche: evidentemente i “Maestri” non avevano saputo controllare le proprie emozioni.

Al termine un anziano fratello sconsolato concluse: Abbiamo diviso anche quello che era unito.

Il giorno dopo, l'Oratore di Loggia mandò una lettera al Venerabile.


Il Maestro nella Camera di Mezzo

Ho ancora in mente la tornata di ieri sera e sento il bisogno di svolgere alcune considerazioni sul lavoro di Loggia e in particolare sul nostro modo di lavorare in Terzo Grado,

Dopo la chiusura un fratello mi ha confidato che sono proprio tornate come quella appena terminata a disturbarlo, facendomi ricordare un nostro lavoro dell’anno scorso: “Perché sono entrato in Massoneria?” aveva proposto l’allora Maestro Venerabile, “Perché, malgrado tutto, ci resto?” fu allora il mio contributo.

Premetto subito, a scanso di equivoci, che queste parole non vogliono essere una critica né sulla opportunità della tornata, né sulle modalità della conduzione: hai dimostrato un equilibrio che pochi avrebbero saputo mantenere e certamente hai permesso a qualcuno di sfogarsi apertamente evitando pericolose situazioni di cose non dette.

Sento però il dovere di pensare a voce alta perché tornate come quella di ieri sera non ci siano più. E quale destinatario più “naturale” se non il mio Maestro Venerabile?

Quali i fatti? Un fratello dell’altra officina in una nostra tornata ha detto alcune cose che possiamo serenamente definire inopportune sia per il momento scelto sia per il contenuto stesso sia per il modo con cui ha parlato.

A successive indagini quelle affermazioni sono risultate di carattere generale e non collegabili ad episodi specifici che, appunto, non si sono verificati. E questo è un fatto.

Ho però avuto l’impressione che per alcuni sia stato come sventolare un drappo rosso davanti al toro e che abbiano reagito senza il dovuto controllo.

Troppi fratelli credono che lavorare in terzo grado permetta di parlare apertamente senza remore, mentre, se vogliamo, è esattamente il contrario.

Il lavoro in terzo grado deve essere il momento qualificante per il Libero Muratore perché è solo con il terzo grado che si completa l’essenza di Massone.

Sostenere che in Camera di Mezzo si può parlare di qualunque argomento è affermazione superficiale e non corretta. Si deve invece dire che solo il Maestro, a differenza dell’Apprendista e del Compagno, raggiunge la pienezza e il punto di equilibrio, oserei dire magico, che gli permette di essere Massone e non solo un iscritto alla Massoneria.

Un fratello, dopo la tornata, mi ha detto: Abbiamo diviso anche quello che era unito.

Nella sua saggezza ha visto giusto.

Se il lavoro dell’Apprendista prima e del Compagno poi è in un certo senso preparatorio alla costruzione, il lavoro del Maestro è la costruzione stessa: è quindi corale e di unione; costruisce il muro utilizzando pietre e unendole con la calcina e deve unire ciò che è diviso.

Ieri sera, temo, si è fatto l’opposto.

Non voglio entrare nel merito. Francamente non mi interessa che possano esserci periodicamente episodi volti a sindacare questo o quel comportamento. Non ci deve interessare e non dobbiamo esserne influenzati, il nostro lavoro deve essere un altro. Il problema del rapporto tra i fratelli o tra le Officine esiste, ma non sono tornate come quelle di ieri che possono contribuire a risolverlo. Mi riferisco specificatamente al comportamento tenuto: interventi continui (due, tre, quattro volte e più), polemiche, monologhi, dialoghi e altro ancora.

No, non così dobbiamo comportarci durante il lavoro. Chi si è ricordato che stavamo lavorando ritualmente? Che dovevamo lavorare ritualmente?

I Maestri non risolvono i problemi così.

I Maestri vogliono una politica (passami il termine) di “avvicinamento” tra i fratelli per eliminare incomprensioni, dissapori e malintesi. Non dimentichiamoci, mai, che per non comprendersi bisogna essere sempre in due.

Soprattutto dobbiamo impegnarci seriamente ad eliminare il chiacchiericcio che è uno dei peggiori mali della nostra Istituzione.

Sul piano del lavoro di Loggia, quello peculiare nostro per intenderci, dobbiamo impegnarci ad essere più concentrati, meno dispersivi, insomma più seri e più Massoni. I metalli devono restare fuori dal Tempio. Ieri siamo stati sommersi da metalli e metalloidi!

Il nostro è lavoro lungo e difficile, ma lo sapevamo già; è un lavoro che forse non abbiamo fatto o abbiamo fatto male, e questi sono i risultati.

Ti abbraccio fraternamente


12 settembre 2026

Cattivi Maestri, buoni insegnamenti 2

Cattivi Maestri, buoni insegnamenti

Seconda parte

 Per diventare Maestri nel sapersi comportare è necessario trovare il Maestro in noi.

I tre gradi di Apprendista, Compagno e Maestro non sono tre fasi successive susseguentesi una dopo l'altra, ma tre modi di lavoro che possono intersecarsi e in genere si intersecano e continuano a intersecarsi e si ingarbugliano e si districano,... e via così. Il Libero Muratore può essere un poco Maestro se è un poco Apprendista e un poco Compagno. Ma può e deve essere un poco Apprendista se è già un poco Maestro, e via dicendo...

L'Apprendista lavora con una struttura di pensiero riflessivo-razionale; il Compagno utilizza prevalentemente l'intuizione immaginativa (ricettiva e simbolica), che si serve di miti, musica e incenso). Il Maestro applica una meditazione creativa, creando appunto un qualcosa che offre agli altri Fratelli, sempre cercando di unire e mai di dividere.

Nel lavoro in Secondo Grado si trasmettono emozioni e il Compagno cerca di mettersi nei panni dell'altro.

Con tutti i Fratelli, in un certo modo interconnessi tra loro, uno stesso fatto si affronta continuamente sia sul piano logico, sia sul piano intuitivo, sia sul piano creativo.

Come si distinguono pseudo-Maestri e pseudo-Scuole iniziatiche? Innanzi tutto da quanto fanno pagare: la validità di un maestro o scuola è inversamente proporzionale a quanto fanno pagare (l'iniziatore martinista, per esempio, ha l'obbligo di non far pagar nulla).

Ricordiamoci che chi dice di essere Maestro non lo è e chi è Maestro è non dice mai di esserlo.

Devi diffidare da colui che vuol portarti fuori da te stesso. Devi diffidare da chi ti impone regole che ti estraneano dal mondo. Devi diffidare da chi ti vuole separare dagli altri. La via individuale non è contro gli altri, ma è contro gli aspetti che ti legano al basso.

Quale Maestro migliore di quello che non si vede e non si conosce, ma si percepisce?

Per parte sua la Massoneria consente che Fratelli provenienti dalla vita quotidiana e dai mestieri lavorino assieme mantenendo il contatto con la realtà. E, soprattutto, lavorino insieme.

Leggiamo, una volta per tutte, il Primo Dovere: parla di amicizia, di stare assieme, di unione. Parla di religione, ma solo là dove dice della religione sulla quale tutti gli uomini concordano.

Non esistono Maestri buoni e Maestri cattivi. Si dice che il Maestro giunge quando l'allievo è pronto, ma il discorso è da ribaltare: il Maestro è pronto quando è pronto l'Apprendista.

Tanti Maestri non sono in grado di avere Apprendisti: sono Maestri?

Il Maestro va ricercato nella natura, anticamera dell'immaginazione.

I tre assi ordinatori dei tre gradi possono essere individuati in: ricerca, sperimentazione, applicazione. L'opera della Massoneria come scuola di pensiero nasce dall'iniziale disgregazione e non dall'aggregazione, che comparirà solo in un secondo tempo.

Non si deve confondere il Maestro con una specie di lampara, la lampada montata sulle barche che nell'oscurità della notte fa luce per attirare i pesci e permetterne la pesca. Il Maestro non ti cattura perché l'obiettivo del Maestro è di essere superato dall'allievo (simbolicamente è l'uccisione del Maestro).

Ragionando con il cuore valutiamo se chi ci propone una via fa leva sulle nostre forze oppure sulle nostre debolezze. Se insegna a far leva su noi stessi allora il lavoro è basato sui punti di forza; se invece si propone come soluzione dei nostri problemi allora lavora sulle nostre debolezze e mira a creare un legame di dipendenza con lui, legame che non rende liberi, ma schiavi.

Il Fratello Oratore conclude il lavoro delle tre Camere della Loggia con una sola parola: Responsabilità.

Ogni volta che un maestro o una scuola lavora sulle debolezze di chi si avvicina, bisogna riflettere. Se nel maestro e nella sua scuola è presente un atteggiamento consolatorio o ricompensatorio. Se la presenza dell'Apprendista è necessaria per la sopravvivenza materiale, deve suonare nell'Apprendista un campanello d'allarme.

11 settembre 2026

Cattivi Maestri, buoni insegnamenti 1

 Da una vecchia Tavola Architettonica della mia Loggia

Il Maestro. Chi è costui?

La Loggia lavora sulla Tavola “Cattivi Maestri, buoni insegnamenti” in Primo e in Secondo Grado.

Il Maestro Venerabile invita la Loggia in grado di Apprendista a lavorare sulla Tavola “Buoni insegnamenti, cattivi Maestri”. La stessa Tavola verrà livellata successivamente dalla Camera di Compagno e completata sulla Tavola da Disegno dalla Camera di Mezzo in quanto – ricorda il Maestro Venerabile – il lavoro muratorio presenta diverse modalità a seconda dei gradi: distinguere per l’Apprendista, comprendere per il Compagno e mettere assieme per il Maestro.

Esistono personaggi fondamentali nel mondo esoterico dal comportamento discutibile o non accettabile: si devono quindi distinguere qualità e caratteristiche umane dall'insegnamento esoterico.  Esistono personaggi che utilizzando insegnamenti di maestri e guru hanno creato sette e strutture atte a sfruttare la credulità degli allievi.

Come avere gli strumenti adatti per capire quali insegnamenti accogliere e quali persone respingere?

Come può l'Apprendista capire se ha di fronte un maestro oppure un millantatore?

Quando la sussistenza materiale del cosiddetto maestro dipende dagli allievi debbono sorgere dei dubbi sulla sua validità. Analogamente dobbiamo rifiutare il sedicente maestro che concedendosi lussi personali tiene gli allievi nelle ristrettezze materiali.

Passo fondamentale della maturità umana è la simbolica uccisione del padre che indica il raggiungimento dell'autonomia. Negli aderenti ad una setta invece si trasferisce sul "maestro" proprio la proiezione paterna che va superata. Il rapporto che si crea è falsato.

La validità di un maestro può valutarsi nell’atteggiamento verso la ricerca: non affermare “è così”, bensì “mi pare di aver capito che sia così”.

Il Libero Muratore ha a disposizione utensìli (scalpello, mazzuolo, livella, filo a piombo, ecc.) che gli permettono, se applicati correttamente, di distinguere ciò che è valido da ciò che è inefficace o dannoso.

Un criterio di distinzione consiste nell'esame del comportamento del maestro che si pone modello per gli altri anche negli atti umili nella vita quotidiana.

Il lavoro della Loggia continua nella Camera di Compagno sullo stesso tema. I Fratelli Apprendisti vengono invitati a leggere nel frattempo nella Sala dei Passi Perduti alcuni passi dalle “Letture del Primo Grado”.

L'Apprendista deve riuscire a capire se l'interlocutore è buono o cattivo Maestro, ma lo può fare solo in modo limitato. Il Compagno invece ha il compito di comprendere (non di giudicare) la differenza delle strade e aiutare l'Apprendista a distinguere, intendendo con tale termine non solo l'Apprendista che in Loggia siede nella Colonna di fronte a lui, ma anche l'Apprendista che ha in sé. Aiutarlo, mitigando il fuoco delle passioni con l'amore, è caratteristica tipica del femminino che è in noi.

Dobbiamo osservare la via da un punto di vista diverso, quello cioè di chi sale sulla scala curva e cambia visuale ad ogni gradino.

Il ricercatore incontra diverse scuole che si ritengono depositarie della verità. Per comprenderne l'essenza dobbiamo servirci delle nostre facoltà intuitive, riuscendo anche a separare la vita profana del maestro dal suo insegnamento.

Il Compagno deve immedesimarsi nel simbolo della Stella fiammeggiante. La luce proviene dall'interno e deve insegnare che solo nell'interno è possibile individuare la propria essenza. E' appunto quanto succede all'uomo: da bambino si identifica negli strumenti (è elettricista perché impugna una lampadina, è meccanico perché muove un cacciavite,...), ma crescendo si rende conto che non deve affidarsi alle cose ma solo a se stesso. Allora non ci saranno più nostri simili cui dare la possibilità di essere creduti, ma saremo noi a confidare liberamente in chi riterremo degno.


(continua)


27 luglio 2026

Nella Camera di Mezzo

13 novembre 1980. Un Compagno bussa alla porta della Camera di Mezzo. Ottiene di essere elevato Maestro.
L'Oratore lo saluta con queste parole

Ad un nuovo Maestro

Carissimo M.

Col Rito di questa sera sei diventato un massone a tutti gli effetti, con tutti i diritti e con tutti i doveri. E’ una responsabilità alla quale ti sei preparato durante il noviziato come apprendista prima, e come compagno d’arte poi.

Stasera hai vissuto la leggenda di Hiram con tutto il suo simbolismo.
Hiram ti invita a riflettere sulle possibilità che la Massoneria ti offre. Mentre il Rito di iniziazione al Primo grado è uno psicodramma che coinvolge soprattutto la parte emotiva del neofita, e tu ne sai la ragione, mentre quello di passaggio al Secondo grado si rivolge soprattutto alla parte razionale del candidato, la leggenda ai Hiram ti introduce al mistero della morte iniziatica ed alla nascita del maestro massone attraverso la fase alchemica della putrefazione.

E’ un mistero che nessuno ti può svelare perché chi ne ha trovato la chiave, per quanto possa essere un abile parlatore in possesso di una buona dialettica, non potrà mai trovare espressioni e parole per poterlo adeguatamente trasmettere ad altri. Dovrai indagare tu stesso questo mistero, darti le risposte che riterrai soddisfacenti, e trasformarle coi tempo in altre più soddisfacenti man mano che la tua coscienza crescerà.

Da queste parole comprenderai, carissimo M., che il maestro massone è maestro soltanto a se stesso. Ed infatti avrai udito dire molte volte in loggia che in massoneria siamo sempre degli apprendisti. Non si finisce mai d’imparare.

Ma se non mi è possibile svelarti il segreto della maestria che si nasconde dietro la leggenda di Hiram, voglio almeno dirti alcune cose, le più elementari.

Nel simbolismo del grado i cattivi compagni rappresentano non solo il fanatismo, l’ignoranza e l’intolleranza, ma rappresentano anche le forze della contro-iniziazione, forze esterne e forze interne, continuamente in antitesi conflittuale con l’iniziazione che faticosamente ognuno cerca di costruire in sé.

I cattivi compagni rappresentano anche le tre grandi tentazioni da cui devono guardarsi i massoni che si dedicano al lavoro simbolico ed esoterico:
la prima è l’adagiarsi nella retorica delle belle parole e delle frasi ad effetto;
la seconda è la seduzione di una immaginazione sfrenata, incontrollata, senza regole e senza sicuri riferimenti di base;
la terza è la speculazione intellettuale fine a sé stessa che provoca un inaridimento.

Il simbolo va interiorizzato, va vissuto. Guai a chi non vive in coerenza coi risultato delle sue ricerche!

Tieni presente, caro M., che ogni simbolo ha almeno due significati, uno positivo ed uno negativo... Gli strumenti che uccidono Hiram, servono a lavorare, a costruire il tempio. Perciò gli strumenti non sono né buoni né cattivi. Può essere buono o cattivo l’uso che se ne fa.
Il regolo è il simbolo della rettitudine, ma nelle mani dei cattivi compagni diventa fanatismo; la squadra è simbolo di equità, nelle mani dei cattivi compagni diventa intolleranza; e cosi il maglietto simbolo di autorità iniziatica, può diventare invece prepotenza brutale e prevaricazione.

La leggenda di Hiram è fonte di tante meditazioni.

Il carattere collettivo del lavoro muratorio ti è stato confermato stasera dal fatto che Hiram risorge col concorso delle tre Luci unite in un concorde sforzo comune.

Non dimenticare mai cosa può fare la vera fratellanza e la concordia d’intenti!

La rinascita di Hiram conferma che i principi dell’evoluzione umana, propri della massoneria, non muoiono mai. In circostanze difficili possono tutt’al più rimanere latenti in attesa della possibilità di manifestarsi nuovamente. E oggi ne abbiamo forse una verifica nel risorgere della massoneria nei paesi dell’est europeo?

Il pensiero quando è sopraffatto dalla forza brutale si occulta come fu nascosto il corpo dell’architetto del Tempio in una tomba. Ma, come il corpo di Hiram, risorge non appena tre massoni si uniscono a lavorare con concordia d’intenti, con fratellanza d’amore, disinteressatamente.

E ricordati che i cattivi compagni sono sempre fra noi. E sono in noi stessi. Dobbiamo combatterli con il fuoco trasmutatore, il fuoco discreto degli alchimisti, lavorando con costanza e con perseveranza su noi stessi.

E’ quindi con vero spirito d’Amore che ti do questa sera il benvenuto nella Camera di Mezzo, con quell’Amore che non deve mai abbandonare il vero massone, Amore con l’A maiuscola, Amore disinteressato, non possessivo, non egoistico, l’Amore che è alla base della vera Fratellanza massonica.

16 luglio 2026

Il Grande Architetto dell'Universo


Un gruppo di persone ha in comune qualcosa di importante, un metodo di lavoro indicato da determinati simboli.

Il culmine del simbolismo è il Grande Architetto dell'Universo, presente in tutte le invocazioni rituali e in tutti gli atti ufficiali.

E’ dopo la rituale invocazione che viene creato l’Apprendista, passato il Compagno ed elevato il Maestro.

Il Grande Architetto non è antropomorfizzazione della divinità, come del resto i nostri simboli non sono ierofanie.

Il Grande Architetto non è il dio massonico. La Massoneria non ha Dio (con buona pace di certi massoni).

Il Grande Architetto è il principio ispiratore di ogni massone. Ciò che significa e indica viene lasciato al segreto di ogni singolo fratello.

Il Grande Architetto è il principio unificatore del lavoro comune.

I massoni lavorano per il bene dell'umanità e alla gloria del Grande Architetto dell'Universo.

L'espressione Alla gloria del Grande Architetto dell'Universo è il punto qualificante del lavoro muratorio...


14 luglio 2026

Chi è il maestro?

Il maestro addormentato 

E’ necessario il maestro per proseguire nella via iniziatica?

Un maestro può insegnare solo parte di quello che sa, perché certi insegnamenti esulano dalla capacità espressiva del nostro linguaggio. Ed anche in quello che può insegnare c’è il pericolo della prevaricazione, dell’esercizio di una tirannia di pensiero, dell’imporre le proprie idee ed i propri punti di vista.

Il maestro può solo essere un esempio di vita. Ed è la lezione più difficile.

A chi sostiene la necessità di un maestro si dovrebbe chiedere da chi ha imparato il maestro.
Da un altro maestro?
E costui da chi imparò?
Da un altro ancora?
Ma andando a ritroso si dovrà per forza arrivare a qualcuno che non ha avuto maestri, ma ha imparato da solo.
E allora se qualcuno è riuscito a diventare maestro da solo perché non dovrebbe essere possibile ad altri uomini?

Il proprio maestro ognuno lo trova soltanto dentro di sé, nel proprio interiore, e tanto meglio lo troverà se saprà guardare senza paraocchi e senza occhiali nel proprio intimo. E se avrà una carica di Amore.

Il Maestro è dentro di noi, ancora addormentato...

08 luglio 2026

Lavora l'Apprendista, lavora il Compagno...

Lavoro in Loggia

Il lavoro dell'Apprendista è la raccolta di fatti e dati elaborati altrove (nell'attuale lavoro del cantiere i dati umani e scientifici e della vita e dei simboli che si intrecciano con e nella vita).

Il lavoro del Compagno consiste nell'esame delle relazioni tra i fatti raccolti; qui: gli influssi del simbolo sugli aspetti dell'uomo e delle sue realizzazioni spirituali. 

E il lavoro del Maestro?
Il Maestro deve unire ciò che è sparso. Se non fa così allora è un cattivo Maestro.

Bisognerebbe dirlo a chi pretende di essere a capo di... di che cosa?...

Ma bisognerebbe dirlo anche a chi si bea di stare lì dentro!...

03 luglio 2026

Salire

Salita

La montagna non si sale con la funivia. Non ha alcun valore evolutivo un’ascensione con tale mezzo. Anzi non è nemmeno un’ascensione. La montagna si sale esclusivamente con le proprie gambe, con le proprie forze. C’è il primo di cordata. Ma non è un maestro. E’ soltanto un fratello maggiore che percorre la stessa via, davanti a noi. La corda che unisce il primo al secondo di cordata è un sostegno reciproco, una sicurezza per entrambi.

Il bambino potrebbe benissimo cominciare a camminare da solo.

Tendergli la mano ed aiutarlo a compiere i primi passi va bene solo se è aiuto temporaneo e invito a camminare da solo.

L'insicurezza dell’uomo spesso nasce perché l'uomo non viene incoraggiato a fare da solo ma è abituato ad avere chi lo aiuta.

Succede che chi aiuta l'altro lo faccia per un secondo scopo (potere, prevaricazione) e non disinteressatamente (come deve essere il vero aiuto).

Aiutato, il bambino impara prima. Per imparare altro bisogna insegnargli ad essere autonomo.


02 luglio 2026

La Madre

 La Loggia lavora sulla tavola "La Madre". I Fratelli lavorano riflettendo...

Il lavoro dei Fratelli

Lavorando sull’aspetto Madre si lavora sulla facoltà creatrice che è presente anche nell’uomo. L’evento creativo non termina alla nascita ma si realizza seguendo la nuova vita. La creazione è atto d’Amore, che culmina nell’illuminazione, l’attimo del fascino.

Nella storia dell’umanità l’archetipo femminile indica l’Opera nelle sue fasi.

Vivere nell’amore significa vivere in simbiosi, senza che – come Filemone e Bauci - nessuno dei due comandi o ubbidisca. La coppia nasce nella trasposizione del femminino nell’altro.

Il metodo muratorio è “penetrativo”, quindi “maschile”; attraverso simboli “femminili” permette il completamento del massone.

Il “femminile” presiede e il “maschile” ricerca.

Achille è l’uomo invincibile, che cerca l’immortalità nella vittoria e teme la morte non del corpo ma dello spirito. Ettore è contemporaneamente guerriero, marito, padre. Non teme la morte perché sa che è inevitabile. Vuole non tanto non morire quanto essere di esempio e proteggere. Ettore rappresenta il lavoro del libero muratore che non deve cercare come modello Achille.

L’Amore è forza attrattiva molto potente; se deviata e non controllata è in grado di compiere le peggiori atrocità. Deve essere affiancato e “guidato” da Sapienza, Bellezza e Forza.

L’uomo è rappresentato dal Pentalfa, che ne contiene all’interno un altro rovesciato (che a sua volta ne contiene un altro ancora rovesciato, e così via). Così l’uomo (Pentalfa “dritto”) ha in sé il femminile e la donna (Pentalfa “rovesciato”) il maschile.

L’Apprendista diventando Compagno deve prendere coscienza della propria componente femminile e riappropriarsene: solo così potrà consapevolmente rialzarsi Maestro.

Un cammino iniziatico non deve essere maschile, femminile o misto, quanto solitario. In noi c’è il nero e il bianco, il secco e l’umido; successivamente c’è l’incontro con e tra simili.

Alchemicamente si deve procedere dal nero, che risulta il punto di partenza di innumerevoli percorsi, fin dall’antico Egitto, che ricorrentemente diventava appunto nero per le alluvioni.

L’Amore è il collante universale: la Luce genera l’Amore e l’Amore genera la Luce. Non odiare chi ti ha fatto un torto perché i tuoi pensieri ritornano indietro: se odi ti ritornerà odio, se ami ti ritornerà amore.

01 luglio 2026

I cattivi compagni 6

 

 Three Ruffians

Sesta e ultima parte


Ulisse e il Vecchio Copritore continuano l'affabulazione sulla Parola perduta:  alla morte di Hiram la Parola è stata ritrovata oppure no?
Che c'entra la Massoneria del legno e la Massoneria del ferro?
Il colloquio termina con una accorata osservazione sull'uomo Hiram: Non potrò vivere tanto da vedere il Tempio finito!


Ulisse. Che vuol dire Massoneria Criptica?

Vecchio Copritore. Salomone, Hiram Re di Tiro ed Hiram Abif, temevano che in futuro i Figli di Israele si sarebbero allontanati dalla Legge delle Scritture e, persa quindi la loro forza interiore, sarebbero stati sopraffatti dai nemici che avrebbero distrutto il Tempio. Decisero di costruire una cripta sotto il Sancta Sanctorum.

Ulisse. Dunque il nome deriva dalla cripta. Dà comunque un senso di cosa o luogo nascosto a tanti.

Vecchio Copritore. Molto nascosto, perché solo pochi sapevano della sue esistenza. L’ingresso era nelle stanze private di Re Salomone; una via proprio per pochi.
Sotto il Nono Arco che sosteneva la cripta fu messa una copia esatta di tutti gli oggetti sacri conservati nel Sancta Sanctorum. Sul coperchio dell’Arca fu incisa la Parola di Maestro e la sua chiave di lettura, ossia il codice per decifrarla e leggerla.

Ulisse. Una specie di assicurazione contro le perdite.

Vecchio Copritore. E’ il grado di Maestro Eletto. E c’è altro. Il numero del Concilio (così sono detti) dei Maestri Eletti è fissato simbolicamente in ventisette e non può essere aumentato. Il Candidato è ammesso previa esecuzione della guardia addormentata che è venuta meno ai suoi doveri.

Ulisse. Un organo nel quali entri previa esecuzione di un membro negligente?

Vecchio Copritore. Non dire negligente: è venuto meno al dovere. Che io sappia è l’unico organismo massonico in cui succede. Non osservare i propri doveri mette tutti i Fratelli in grave pericolo!

Ulisse. Il percorso Criptico termina qui oppure continua?

Vecchio Copritore. Un Compagno della Corporazione si presenta ad Hiram Abif portando un vaso d’oro sapientemente cesellato. Hiram spiega che il vaso è stato costruito in base ad un suo progetto: verrà da quel momento in poi posto su ogni altare.

Ulisse. Un vaso? Oggetto di metallo.

Vecchio Copritore. Un oggetto di metallo, infatti. Traccia di una antica Massoneria del ferro?

Ulisse. Massoneria del ferro?

Vecchio Copritore. La Massoneria del ferro si affiancava alla Massoneria della pietra e alla Massoneria del legno. Pensa al ruolo delle centine in legno per costruire gli archi e della ferramenta per fissare certi tratti di muro. Nella Massoneria speculativa, per quanto ne so, esistono tracce per il legno nel Rito Noachita e nel Rito Scozzese (21° grado: Noachita o Cavaliere Prussiano; e 22° grado: Cavaliere dell’Ascia Reale).
Ogni mezzogiorno, Hiram Abif ha l'abitudine di entrare nel Sancta Sanctorum per innalzare preghiere al Signore. All'uscita lo attende Adoniram, che gli chiede quando potrà avere la Parola di Maestro.

Ulisse. Sembra un deja vu! La situazione però è differente. Adoniram non è un “cattivo compagno”.

Vecchio Copritore. Il contesto qui è completamente diverso da quanto visto nel Terzo Grado. Non solo perché il Maestro Reale (questo è il grado della Massoneria Criptica) non è il Maestro Libero Muratore del Craft, ma soprattutto perché Adoniram è uno degli operai più qualificati del cantiere. La sua domanda è legittima: Quando potrò passare Maestro?

Ulisse. Uguale ma non uguale!

Vecchio Copritore. Hiram non può rispondere alla richiesta di Adoniram: infatti fu concordato tra lui, re Salomone e Hiram re di Tiro che la Parola di Maestro sarebbe stata conosciuta solo dopo il completamento del Tempio e solo alla presenza di tutti e tre.

Ulisse. Se per qualche motivo uno dei tre non avesse potuto essere presente che sarebbe successo?

Vecchio Copritore. Infatti proprio questo obietta Adoniram: che sarebbe successo in caso di morte di uno dei tre?

Ulisse. Un punto cruciale che probabilmente i tre non avevano considerato.

Vecchio Copritore. Hiram si interrompe, medita e propone una riflessione che ritengo uno dei momenti muratori più significativi, al di là delle diverse ritualità e dei singoli Corpi rituali: Il giovane può morire, il vecchio deve morire, il più saggio non sa quando morrà.
Hiram Abif prende Adoniram sottobraccio e lo accompagna in tre viaggi attorno all'altare, meditando sulla morte, prima considerata come termine della vita individuale, poi come destino universale di ogni essere vivente e infine come legge cosmogonica. La conclusione di Hiram è di una accettazione sentita del destino umano intrisa di soddisfazione tacita per il lavoro compiuto e di accorata nostalgia: Non potrò vivere tanto da vedere il Tempio finito.

Ulisse. Sembra il canto del cigno.

Vecchio Copritore. E’ una grande nota di umanità. Se Hiram è inteso solo come simbolo si perde la sua umanità, proprio ciò che più di tutto può colpire l’uomo. Il simbolo acquista senso solo se viene continuamente rapportato all’uomo che con quel simbolo si confronta. Hiram è l’uomo che cerca di sfuggire alla morte, ma quando si rende conto che non può evitare la fine, la accetta pur di non venir meno ai suoi principi: la dignità del vivere è più importante del vivere stesso. Hiram muore e muore definitivamente; sapere che rinascerà lo fa morire con fiducia e speranza.

Ulisse. Quindi la Parola è perduta!

Vecchio Copritore. Se non lo è, lo sarà perché non potrà più essere trasmessa. Ma… fiducia e speranza. La Parola dovrà essere cercata sotto l’Ara.

Ulisse. Conclusione tacita: lì bisognerà cercarla. Con fiducia e speranza.

Vecchio Copritore. Consapevoli che la ricerca non avrà mai termine. Fiducia e speranza.


30 giugno 2026

I cattivi Compagni 5

 

 Three Ruffians

Quinta parte


Ulisse e il Vecchio Copritore affrontano un problema fondamentale. La Parola perduta alla morte di Hiram è stata ritrovata oppure no?


Ulisse. Ho saputo che vi sono altri sviluppi della leggenda di Hiram.

Vecchio Copritore. Vi sono aspetti della leggenda di Hiram e della costruzione del Tempio che vengono sviluppati oltre il Grado di Maestro in Corpi rituali. E’ però importante capire che sono sviluppi, non varianti.

Ulisse. Credo sia questione fondamentale. Sono per così dire “episodi” aggiunti o sviluppati con maggiori particolari che comunque non contraddicono la narrazione principale.

Vecchio Copritore. Sì. E’ molto importante tenerlo presente perché in caso contrario viene meno l’aspetto universale della Massoneria.

Ulisse. Diversi gradi del Rito Scozzese continuano la storia di Hiram.

Vecchio Copritore. Il leitmotiv è la vicenda hiramitica. Ciascun grado ne sviluppa alcuni aspetti, tutti però nell’alveo tradizionale, che nessuno ha intenzione di modificare.
La vicenda di Hiram si sviluppa nei primi gradi della scala scozzese.
Dopo l’affidamento in custodia ai Maestri Segreti della tomba di Hiram (4° grado) si procede alla costruzione in un luogo nascosto e inaccessibile del mausoleo dove verranno poste le spoglie di Hiram. Il lavoro viene svolto dai Maestri Perfetti (5° grado).
Re Salomone ordina la ricerca degli assassini di Hiram affidandola a nove Maestri (9° grado), scelti per sorteggio essendosi tutti offerti. L’ordine è tassativo: i colpevoli debbono essere riportati indietro vivi per affrontare il giudizio del Re. Ma Jhaobert, uno dei nove, avendo scoperto uno degli assassini, Abiram, addormentato, lo uccide e lo decapita, contravvenendo agli ordini. Verrà comunque perdonato dal Re, in un primo tempo indignato per l’atto di barbarie e non di giustizia.
Gli altri due assassini di Hiram sono fuggiti nel regno di Geth. Re Salomone incarica quindici Maestri (10° grado) di una ambasciata al re di quel paese per la consegna dei due colpevoli. La richiesta è accolta, i due colpevoli vengono catturati e riportati a Re Salomone, che li giudica e condanna a morte.

Ulisse. Sostanzialmente cambiano solo particolari che servono ad florendam causam. Non c’è nessuna sostanziale novità.

Vecchio Copritore. Per trovare novità dobbiamo rivolgersi alla cosiddetta Massoneria dell’Arco Reale.

Ulisse. Ti riferisci a quella Massoneria dalle sfumature inglesi, irlandesi, americane?...

Vecchio Copritore. Il Tempio di Gerusalemme costruito da Re Salomone, nel quale tanta parte ebbe l’architetto Hiram, fu distrutto dopo quattro secoli dai babilonesi di Nabucodonosor, che deportò i cittadini di Gerusalemme a Babilonia.
Il Secondo Tempio di Gerusalemme nasce dalla ricostruzione del primo Tempio permessa dall’imperatore Ciro II che consentì agli Ebrei di lasciare l'esilio babilonese e ritornare a Gerusalemme sotto la guida di Zorobabele.

Ulisse. La costruzione del Secondo Tempio è lo scenario della leggenda dell’Arco Reale.

Vecchio Copritore. Dunque alcuni ebrei rimpatriati dall’esilio si offrirono come lavoranti alla costruzione del secondo Tempio. Durante la fase di sterramento per preparare le fondamenta dell’edificio trovarono in un locale sotterraneo un rotolo di pergamena, un blocco di marmo bianco a forma di doppio cubo su un lato del quale erano scolpiti diversi caratteri tra cui le iniziali dei tre Grandi Maestri che presiedettero alla costruzione del primo Tempio: e cioè Salomone Re d'Israele; Hiram, Re di Tiro e Hiram Abif.

Ulisse. Il secondo Tempio si vuole porre in continuità con il primo.

Vecchio Copritore. La storia continua. Sul doppio cubo di marmo c’è un vassoio e sopra vi sono ancora caratteri mobili con il nome del Vero Vivente Iddio l’Altissimo (così è chiamato nell’Arco Reale inglese l’Essere Supremo).

Ulisse. Questa è la leggenda insegnata nell’Arco Reale inglese (Sacro Arco Reale di Gerusalemme).

Vecchio Copritore. L’Arco Reale americano (Rito di York) narra una leggenda praticamente simile; in più nell’americano si è mantenuta la leggenda del Passaggio (lacerazione) dei Veli, che l’inglese ha perso per strada.

Ulisse. Sono ritualità molto simili.

Vecchio Copritore. Il senso di entrambi è uno solo: la Parola Perduta alla morte di Hiram è ritrovata.

Ulisse. La conseguenza mi pare sia che il Terzo Grado è incompleto.

Vecchio Copritore. Il Maestro Libero Muratore non conosce la Parola di Maestro, ma solo la Parola Sostituita. Il Terzo Grado è incompleto e il suo necessario completamento è nell’Arco Reale. Il Maestro dell’Arco Reale giunge a conoscere la Parola di Maestro.

Ulisse. Non c’è qualcosa del genere nel Rito Scozzese?

Vecchio Copritore. Nel 4° grado del Rito Scozzese il Candidato entra nel Tempio cercando la Parola; ciò vuol dire che nel Terzo Grado la Parola non era stata trovata. A lui si risponde: Purtroppo non è ancora stata trovata! Il Cavaliere dell’Arco Reale (13° grado scozzese) riesce a scoprire in un tempio sotterraneo il Nome Ineffabile (che per il Maestro dell’Arco Reale è la Parola Perduta) inciso su una colonna di bronzo, ma la chiave di lettura, incisa su una colonna di marmo erosa dalle acque del diluvio, è andata persa.

Ulisse. Perché la Parola di Maestro è smarrita?

Vecchio Copritore. Non certo perché non la si conosca ma perché (lo è stato detto, ma lo ripeto e la leggenda della Massoneria Criptica lo indica chiaramente) può essere trasmessa solo da tre Maestri insieme e se uno dei tre non c’è più, la trasmissione è interrotta e la Parola non si può tramandare.

(continua)


28 giugno 2026

Vieni, presto, andiamo!...

L'uomo viaggia - L'uomo deve viaggiare

L’uomo è al buio e cerca faticosamente la luce; sa che deve camminare e non si può fermare: prima o poi – spera – troverà la luce della conoscenza.

Il viaggio è il grande paradigma dell’umanità, nato dall’osservazione della natura: il sole viaggia, la luna viaggia, i pianeti, i grandi erranti, viaggiano. Si viaggia da Occidente ad Oriente e si viaggia da Oriente a Occidente; da Settentrione a Meridione e da Meridione al Settentrione. Si viaggia in discesa e si viaggia in salita: spesso scendere è condizione necessaria per salire.

Ognuno compie il proprio viaggio personale perché conduce al proprio centro.

I viaggi dell’Apprendista vengono svolti per purificare, quelli del compagno per costruire.

Chi ritorna dal viaggio si ritrova come in esilio in patria (Dante dovrà abbandonare la propria città, lo stesso Ulisse dovrà abbandonare la propria casa alla ricerca di un popolo che non conosca il remo).

Il viaggio è esperienza personale, ma il lavoro di Loggia suggerisce l’immagine di una prova da compiere come a bordo di una nave, cioè in armonia con gli altri. Come i rematori delle vecchie navi dovevano seguire all’unisono un certo ritmo, così il lavoro di Loggia è governato dal “ritmo della remata”.

I cattivi Compagni 3

 

 Three Ruffians

Terza parte


Ulisse e il Vecchio Copritore sono giunti al tentativo dei tre ruffians di fuggire dal porto di Jaffa. Non trovano imbarchi perché non conoscono la Parola di Passo. Sono così costretti a fuggire verso l'interno del paese in pieno deserto.


Vecchio Copritore. Sì, ma la storia è ancora lunga. Al cantiere il giorno successivo al delitto viene notata la scomparsa di Hiram Abif: mancano infatti i disegni che il Maestro lascia quotidianamente sulla Tavola da Disegno per continuare i lavori.

Ulisse. Iniziano le ricerche.

Vecchio Copritore. Re Salomone dispone indagini per trovare Hiram.

Ulisse. Ma Hiram non si trova.

Vecchio Copritore. No. Risultano però tre lavoranti assenti dal cantiere: Jubela, Jubelo e Jubelum.

Ulisse. Viene scoperta la congiura.

Vecchio Copritore. Si suppone qualcosa, poi confermata. I dodici Compagni, che avevano inizialmente partecipato al complotto ma poi si erano ritirati, si presentano al re e confessano la loro colpa implorando il suo perdono.

Ulisse. La verità quindi viene alla luce.

Vecchio Copritore. Sì. Re Salomone divide i resipiscenti in quattro gruppi e li manda nelle quattro direzioni cardinali alla ricerca degli assassini di Hiram.

I tre andati all’ovest, scendendo nei pressi del porto di Giaffa, scoprono che tre uomini, dall'aspetto di operai del Tempio, avevano cercato un passaggio per l’Etiopia, ma inutilmente non conoscendo la Parola di Passo per imbarcarsi.

Ulisse. La Parola di Passo non serve a scampare alla giustizia.

Vecchio Copritore. Re Salomone manda tutti gli ex-cospiratori alla ricerca degli assassini all’interno del paese, minacciandoli, in caso di fallimento, di giustiziarli al posto dei colpevoli.

Ulisse. Ricerca molto scrupolosa!

Vecchio Copritore. Finalmente i colpevoli vengono trovati e acciuffati. Puoi immaginare la soddisfazione e (perché no?) anche una sfumatura di sollievo nel riportare al Re i colpevoli della morte di Hiram.

Ulisse. Conosciamo tutti il seguito.

I Maestri sono tutti uguali?

Vecchio Copritore. No, non tutti: non i maestri Massoni italiani (solo chi proseguirà nel Rito Scozzese e non in questi termini) e nemmeno gli Emulation.

Ulisse. Quindi una divaricazione tra Maestri Massoni: non sono tutti uguali?

Vecchio Copritore. Ulisse, non ti rispondo. La domanda può avere sfumature di provocazione, ma io non conosco la risposta.

Ulisse. Proseguiamo.

Vecchio Copritore. Chi li ha scoperti racconta che, sedutosi a riposare dopo una giornata di ricerche sotto il sole cocente, udì lamenti provenire da dietro alcune rocce vicine.

La prima voce diceva: “Oh! Mi fosse stata tagliata la gola e strappata la lingua, e che il mio corpo fosse stato sepolto nella sabbia del mare, là dove la marea rifluisce due volte al giorno, prima di diventare responsabile della morte di un uomo così buono come Hiram Abif!”

Un’altra esclamava: “Oh! Che il petto mi fosse stato squarciato, il cuore strappato, e il mio cadavere posto sopra il più alto pinnacolo del Tempio, per essere divorato dagli avvoltoi, prima di acconsentire alla morte di un uomo così buono come Hiram Abif!”

Una terza lamentava: “Oh! Che il corpo mi fosse stato troncato in due, le viscere strappate e ridotte in cenere, le ceneri sparse ai quattro venti, per cancellare la memoria di un così vile, malvagio e miserabile come me. Ah ! Jubela, Jubelo, sono stato io a colpirlo più duramente di tutti: sono stato io che gli ha dato il colpo di grazia, sono stato io a ucciderlo!”

Ulisse. Rimorsi? Pentimenti tardivi?

Vecchio Copritore. Riconosciute le voci e chiamato i compagni, si sono impadroniti dei tre ricercati portandoli immediatamente dal re.

Ulisse. Rapidità.

Vecchio Copritore. I tre sono immediatamente giudicati. Vengono condannati e subito giustiziati. La pena avviene proprio secondo l’imprecazione esclamata al loro arresto.

Ulisse. Più che giustizia pare giustizia sommaria.

Vecchio Copritore. Non dobbiamo giudicare con il nostro metro, ma con il metro simbolico. Le scorie non si difendono in tribunale ma vengono semplicemente eliminate.

Ulisse. Infatti. Non siamo in un tribunale di uno stato democratico. Nel frattempo procedono le ricerche del corpo di Hiram.

(continua)

26 giugno 2026

I cattivi Compagni 1

 

 Three Ruffians

Prima parte



Ulisse è stato elevato Maestro Muratore da pochi mesi. Continuamente riflette sul suo nuovo programma di lavoro e spesso ne parla con il Vecchio Copritore.



Ulisse. I three ruffians sono i tre farabutti che hanno ucciso Hiram, come è noto ad ogni Maestro Libero Muratore.

Vecchio Copritore. Il patrimonio simbolico non è univoco, per nostra fortuna.

Ulisse. Perché dici questo?

Vecchio Copritore. Non esiste un manuale del Massone che possa farti dire cosa è massonico e cosa non lo è. Non c’è quindi una versione uguale per tutti, ma sono presenti non poche varianti e discrepanze.

Ulisse. Non dirai che le differenze tra l’una versione e l’altra compromette il valore della figura di Hiram?

Vecchio Copritore. No, al contrario. Le differenze arricchiscono il simbolo perché indicano che ogni prospettiva contribuisce ad attribuire alla figura di Hiram particolari sensi che ne fanno apprezzare ancora di più la sua centralità.

Ulisse. La leggenda di Hiram è nota.

Vecchio Copritore. Nel nostro rituale è molto concisa e si fatica ad apprezzarne la potenziale profondità. Non è difficile ridurre l’intera vicenda a considerazioni morali.

Ulisse. Forse è stringata, ma mi pare completa: c’è tutto quello che deve esserci.

Vecchio Copritore. Ma forse un racconto così succinto non permette di apprezzarne la piena potenzialità.

Ulisse. Re Salomone incarica l’architetto Hiram della costruzione del Tempio. Hiram divide gli operai in Apprendisti, Compagni e Maestri, che vengono pagati in tre posti diversi: la colonna Beth i primi, la colonna Jakin i secondi e la Camera di Mezzo i Maestri.

Vecchio Copritore. Sì, molto sintetizzato. Altre versioni meno sintetiche spiegano che nella costruzione del Tempio furono impegnati tre Gran Maestri: Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, l’Architetto. Il cantiere consisteva di tremila e trecento Maestri, o Sorveglianti dei lavori; ottantamila Compagni di Mestiere, o tagliatori sui monti e nelle cave; e settantamila Apprendisti Accettati, o manovali. Tutti furono organizzati e disposti in modo tale che né invidia o discordia, né confusione potessero interrompere la pace e la tranquillità che pervase il mondo in quel periodo importante. Ognuno era pagato in base al lavoro e alle sue capacità: se un Apprendista era giudicato meritevole, veniva passato Compagno; e così il Compagno scrupoloso e attento al lavoro diventava Maestro.

Ulisse. Non è sostanzialmente una versione diversa.

Vecchio Copritore. E’ vero, ma ci sono particolari che stimolano ulteriori riflessioni.

Intanto alla costruzione del Tempio furono impiegati tre Gran Maestri: Salomone, re di Israele, Hiram, re di Tiro, e l’architetto Hiram Abif. Lasciamo perdere l’omonimia tra gli ultimi due. L’intervento collettivo ci dice che la costruzione travalica i confini nazionali: il Dio che si vuole onorare non è un Dio nazionale ma il Dio di tutti.

Ulisse. Quindi si mettono in evidenza le premesse dell’universalità massonica.

Vecchio Copritore. La ritualità anglosassone, a differenza della nostra, non prevede pagamento di salari agli Apprendisti (infatti a differenza di Compagni e Maestri gli Apprendisti non hanno parola di passo) i quali vengono remunerati in natura, cioè con vitto e alloggio e ovviamente istruzione. E’ solo con il passaggio dalla Massoneria operativa alla speculativa che, pare, anche gli Apprendisti abbiano diritto al salario.

I Compagni riscuotono il salario nella Camera di Mezzo, locale sopra il Tempio, al quale si accede salendo su una scala curva dal Portico. I Maestri invece ricevono il salario nel Santo dei Santi.

La Parola di Passo (una password ante litteram) serviva a salire sulla scala, la Parola del Grado a riscuotere quanto era dovuto.

Ulisse. Compagni e Maestri avevano Parole diverse.

Vecchio Copritore. La Parola di Maestro non è stata tramandata. Fu persa in circostanze drammatiche. La ritualità anglosassone ci spiega che noi conosciamo solo una Parola Sostituita. E ne spiega il motivo.

Ulisse. Ti riferisci alla Leggenda del Terzo Grado.

Vecchio Copritore. La versione più ampia della leggenda di Hiram è nel Rituale Duncan. I rituali Emulation e scozzesi delle massonerie latine (compreso il nostro) danno un racconto molto più succinto.




(continua)

25 giugno 2026

I nostri "pre"...

Pregiudizio

Dobbiamo andare oltre tutti i “pre”: pre-concetti, pre-giudizi, pre-supposti, ecc.

L'uomo è abituato a decodificare il mondo con lo strumento della logica e del linguaggio, ma non sa se la cosa percepita tramite i propri sensi sia percepita allo stesso modo da un altro uomo.

L'uomo non si è mai potuto vedere con gli occhi dell'altro: ciò che noi vediamo blu e chiamiamo blu agli occhi del nostro iterlocutore potrebbe essere ciò che noi chiamiamo rosso anche se è stato codificato come blu.

Non possiamo essere sicuri che ciò che diamo per certo sia esattamente ciò che vede l'altro.

Da qui la necessità della tolleranza e della fraternità.

Da qui nasce il lavoro prima dell'apprendista e poi del compagno: l'apprendista deve essere istruito e ricevere il metodo muratorio di codifica della realtà, il compagno deve imparare a leggere il mondo con gli occhi dell'altro.

Dopo avere imparato a vedere con gli occhi dell’altro, bisogna imparare a “sentire” con il cuore dell’altro.

Il Maestro

L'apprendista/compagno deve imparare a superare le posizioni individuali.

Solo così prenderà forza e vigore il Maestro che è in noi.

Solo così potrà disegnare l'acacia sulla tavola da disegno il Maestro che è in noi.

In molti c'è ancora un rapporto molto rigido con la realtà che porta spesso a concepire obiettivi estranei al lavoro che in effetti ostacolano e impediscono il lavoro.

Spesso anche in Loggia viene individuato un falso scopo.

Spesso anche in Loggia si demonizza ciò che non si capisce e non si vuole conoscere invece di sforzarsi di comprendere.

Molti uomini, massoni e non massoni, hanno bisogno di una strega da bruciare non di cose da capire.

18 giugno 2026

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 5

Ulisse neo-maestro viaggia nel Gabinetto di Riflessione.

Che ci sta a fare un Maestro lì dentro? Una buona igiene del proprio cammino vuole che ci si ritrovi molto spesso in quello spazio angusto e intimo. Se ci pensiamo bene, il tradizionale giornaliero esame di coscienza che insegnano i catechisti non è qualcosa di simile?


Ulisse nel Gabinetto di Riflessione

Quinta parte


Tutto tace per un po’. Poi Ulisse-2 riprende.

« Concentrati sulla vita, Ulisse, perché così facendo ti concentrerai anche sulla morte. Senza paure e affanni, ma con tranquillità e serenità. Cerca il tuo equilibrio interiore e sforzati di mantenerlo: l’equilibrio è importante, direi quasi essenziale ».

Ulisse osserva sconsolato: « Non è facile ».

« E’ vero. Non è facile. Ma non sei solo nello sforzo. Qualcuno ti può aiutare. Ma l’aiuto fondamentale lo trovi solo nelle tue forze.

Vedi, Ulisse, tu hai scelto un certo tipo di cammino, quello muratorio. Non è l’unico cammino, e non è il cammino privilegiato: è sbagliato affermare che sia l’unico cammino valido. E’ un percorso confacente alla tua persona e non adatto a tanti altri, come gli altri cammini sono confacenti ad altri viaggiatori ma non adatti a te. Sono strade diverse, tutte valide, tutte convergenti da qualche parte, ma ognuno deve trovare la propria via.

Il cammino muratorio ti propone una certa simbolica. Sono simboli universali, che appartengono a tutte le tradizioni, non necessariamente appannaggio della sola Massoneria. Ma è muratoria la combinazione particolare di quei simboli, quella combinazione, e non altre, di simboli universali. Per il Massone questa simbolica è importante e significativa.

Il Candidato a Maestro Massone è un lavoratore del Craft, anzi un lavoratore con certe responsabilità: oggi verrebbe chiamato un quadro intermedio. Si presume quindi che sia in possesso di certe qualifiche di conoscenza e di capacità.

E’ quindi incamminato verso il proprio equilibrio interiore.

L’equilibrio non è solo l’obiettivo della ricerca del Libero Muratore. E’ proprio di ogni uomo. Senza equilibrio l’uomo non può procedere.

L’uomo squilibrato non esiste, deflagra. L’uomo squilibrato è quello che distrugge la sua configurazione di “energia–uomo”, togliendosi la capacità di esistere: senza una propria configurazione si cade inevitabilmente nella patologia mentale.

Quello che comunemente viene indicato come uomo “squilibrato” è in realtà un uomo che si è allontanato un poco dalla posizione di equilibrio “naturale” raggiungendo una parvenza di equilibrio di “compromesso”. Senza equilibrio infatti la configurazione uomo non si mantiene più.

E’ come quel fenomeno delle cosiddette “lacrime di Batavia”. Una piccola quantità di vetro fuso e incandescente viene colato in acqua molto fredda e si solidifica rapidamente in forma di goccia con una piccola coda filamentosa a mo’ di girino. Solidissime, costituite come sono da vetro temprato, si possono prendere a martellate senza causarne la minima scalfittura. Ma è sufficiente spezzare con due dita la coda per polverizzarle senza sforzo a causa delle fortissime tensioni nel vetro. Le vedo come una grande metafora dell’uomo: solido e incrollabile se è in perfetto equilibrio, ma friabilissimo se l’equilibrio vien meno anche di poco ».

Ulisse-2 rimane in silenzio per alcuni minuti. Poi continua.

« Vedi, Ulisse, non avere equilibrio significa avere perso qualcosa di sé, essersi separato da qualcosa di sé. L’uomo “diviso” in un certo senso soffre, appunto perché sente che gli manca qualcosa. Che cosa? Noi possiamo solo immaginarcelo.

Soffre perché è diviso dalla totalità, magari ricercando vagamente quella specie di “anima di gruppo” alla quale un tempo lontano apparteneva?

Soffre perché è diviso dalla sua metà avendo smarrito la sua componente opposta, come un Adamo  che ha perso la sua Eva? ».

« Mi sembri uno psicanalista! » ribatte Ulisse.

« Attento Ulisse – lo ammonisce il suo interlocutore – a non confondere i piani. Qui ci muoviamo su un terreno simbolico, mentre la psicanalisi è una attività medica. Hanno certo punti in comune, ma le tornate di Loggia non sono terapia di gruppo: ne verrebbe snaturata la funzione. Certi simboli, certi atteggiamenti possono essere interpretati anche con strumenti psicanalitici, ma solo nei primi passi, poi bisogna volare alto e abbandonare gli schemi umani ».

« Volare alto!?! ».

« Essere Maestri significa affilare sempre più la propria sensibilità ».

« Che vuol dire? Non è già abbastanza affinata la sensibilità del Compagno? ».

« Ti hanno detto Ecco Hiram rinato fra noi. E’ una bella frase, ma non è una presa d’atto di qualcosa che è avvenuto in te. E’ solo un bel sogno ».


(continua)






17 giugno 2026

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 4

Continuano le riflessioni del nostro Ulisse neo-maestro ancora chiuso nel Gabinetto di Riflessione.

Il post precedente si era concluso amaramente sui buoni propositi che non vengono realizzati. Anche la saggezza popolare ammonisce: la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni. L'alter ego di Ulisse lo aveva appena ricordato: C’è differenza, troppa differenza!, tra ciò che uno dice di voler fare e ciò che poi effettivamente fa. Devi lavorarci sopra…

Ulisse nel Gabinetto di Riflessione

Quarta parte


...Per esempio, un Massone può commettere adulterio? Può essere evasore fiscale? E se effettivamente lo è, che si dovrebbe fare? ».

« Che c’entra l’adulterio? ».

« E’ una parola desueta, vero? Sembra passata di moda e non la si ascolta quasi più. Ma non è desueto il fatto che indica ».

« Certo, un comportamento antico come il mondo! ».

« Ma è un’antichità che non copre e non giustifica ciò che succede: un uomo o una donna che vengono meno ad un preciso patto di impegno reciproco! Un atto gravissimo, non un comportamento che deve restare nella sfera privata ».

« Allora vuoi dire – chiede sorpreso Ulisse – che se fossi a conoscenza dell’adulterio di un mio Fratello di Loggia dovrei parlargli? ».

« Se un tuo Fratello di Loggia venisse meno ad un impegno liberamente e spontaneamente assunto non interverresti? ».

Ulisse non risponde, un po’ sorpreso dell’osservazione.

E Ulisse-2 continua con tono leggermente sarcastico: « Ripeto: c’è differenza tra ciò che uno dice di voler fare e ciò che poi effettivamente fa. Se un Candidato alla Libera Muratoria fosse un notorio adultero, lo accetteresti? ».

Ulisse tenta una risposta: « Bisognerebbe vedere se costui fosse di buoni costumi ».

« Ulisse, non meniamo il can per l’aia. Essere di buoni costumi oppure essere, come dicono gli inglesi, of good report è compatibile con l’adulterio o l’evasione fiscale? ».

« Va bene, va bene – Ulisse è quasi brusco nel cambiare argomento – Vorresti dire che potremmo quasi parlare di Grande Maestrìa e Piccola Maestrìa? ».

« Beh, in un certo senso, sì ».

« E potrebbe dirsi che per la Grande Maestrìa dovremo aspettare la Nera Signora, mentre per la Piccola abbiamo strumenti che qualcuno riuscirà ad utilizzare? »

« Sì, in un certo senso, sì! ».

« Se è così – conclude Ulisse – allora comprendo il senso di chi sostiene che la Massoneria non significa altro che cercar di imparare come si fa a morire ».

« Lo dici quasi come battuta – sottolinea Ulisse-2 – ma hai appena detto una grande verità. Ulisse, ti ricordi il tuo maestro, quello che ti insegnò a leggere, a scrivere e a far di conto? ».

« E come potrei dimenticarlo? Ma ti obietto subito – lo corregge Ulisse – che dovresti dire che mi insegnò anche a leggere e scrivere e saper le tabelline: in realtà mi insegnò ben altro... ».

« Sicuramente. E il fatto che ne hai ricordi così nitidi dopo tanti anni è significativo dell’importanza che ebbe per la tua crescita.

Ebbene il tuo maestro un giorno – terza o quarta elementare? – disse: Ci sono delle persone che passano tutta la vita a cercar di scoprire perché si vive. E aggiunse subito dopo: e quando credono di aver capito,... è giunta l’ora di morire!

Non era un prendere in giro chi si inoltrava in ricerche così profonde (proprio anche da lui hai imparato il gusto di ricercare!), ma un semplice consiglio a non perder tempo in ricerche che non potranno avere risposte certe. Non cercar di capire perché viviamo, ma accontentati di vivere non inutilmente. E soprattutto cerca di imparare a saper morire, perché quello è un traguardo che aspetta tutti noi, nessuno escluso.

Scavalcare la bara non è in un certo senso fare i conti con la morte? Con la propria morte? Non è anche fare i conti con tutto il coacervo di forze, reazioni, impulsi che dànno origine a quel qualcosa che chiamiamo “io”? ».

« In un certo senso, la morte è collegata alla vita, e forse è proprio la vita ».

« Sì – lo incoraggia Ulisse-2 – la morte e la vita sono facce diverse della stessa medaglia. Cosa sono effettivamente l’uomo non può sapere, ma deve procedere, camminare ».

Tutto tace per un po’. Poi Ulisse-2 riprende.

« Concentrati sulla vita, Ulisse, perché così facendo ti concentrerai anche sulla morte. Senza paure e affanni, ma con tranquillità e serenità. Cerca il tuo equilibrio interiore e sforzati di mantenerlo: l’equilibrio è importante, direi quasi essenziale ».

Ulisse osserva sconsolato: « Non è facile ».


(continua)

16 giugno 2026

La chiave del Massone

Tre Gradi... o no?

In che cosa il Maestro è diverso dal Compagno d'Arte che a sua volta è diverso dall'Apprendista?

Qui sta la chiave del cammino massonico.

Apprendista e Compagno

 Il silenzio

Il Compagno acquista il diritto di parlare, mentre come Apprendista era sottoposto all’obbligo del silenzio.

Attenzione, Fratelli!

L'Apprendista deve tacere anche quando  potrebbe  avere qualcosa da dire.

Il Compagno ha il diritto di parlare anche quando non avrebbe nulla di importante da dire.

Ci sono Maestri che sproloquiano su tutto anche se sarebbe opportuno tacessero.

Anche questo indica il valore del silenzio!

Lo stare molto tempo in silenzio non risulta facile, ma è un modo per imparare.

Anche:

L’attività del Libero Muratore non può essere rigidamente divisa in lavoro dell’Apprendista prima e del Compagno da un certo punto in poi. Dobbiamo lavorare a volte più da Apprendisti e a volte più da Compagni per costruire la sintesi dell’opera.

E il Maestro?

Già! E il Maestro?...

Il Maestro nel Gabinetto di Riflessione 3

Ulisse, elevato Maestro nella tornata precedente, è stato invitato a ritornare nel Gabinetto di Riflessione. Sta, appunto, riflettendo... 

Ulisse nel Gabinetto di Riflessione

Terza parte


« Ulisse, non far finta di non capire! Il nuovo Maestro non distrugge gli istinti. E come potrebbe senza distruggere se stesso? Invece in un certo senso “ricolloca” i suoi istinti bassi. Infatti il Massone non cerca la santità (se così fosse dovrebbe trovare altre vie). Il Massone come erede degli antichi costruttori non rigetta la materia, ma la rimpasta e la rifinisce. Le fondazioni della costruzione, fabbricate con solida materia, vengono posate proprio là dove la materia-terreno è più solida e robusta. E ricordati, caro Ulisse, che la pietra del Libero Muratore non è liscia e polita: le pietre troppo lisce non potrebbero far presa le une con le altre. Le pietre debbono essere sì squadrate ma restare con la superficie scabra in modo che possano rinsaldarsi con le loro scabrosità ».

Ulisse non risponde e Ulisse-2 continua inarrestabile.

« Ricollocare gli istinti è operazione niente affatto facile. Pensa a quel cuoco che deve preparare un succulento ragù. Deve stare molto attento: se cuoce poco non avrà il ragù ma non lo avrà nemmeno se cuoce troppo o con fiamma troppo alta. Deve essere accorto e restare nel dovuto equilibrio. Così il non massone che diventa Apprendista è pieno di pregiudizi. E’ il Secondo Grado che lavora con la Bellezza sui pregiudizio, anche se non ha gli strumenti per risolverli tutti. Ve ne sono di profondamente radicati che restano; ma almeno è possibile renderli un po’ meno pregiudizi.

Togliere i pregiudizi significa diventare flessibili verso gli altri, accettare gli altri con i loro limiti e i loro pregiudizi. Attento però. Chi vive secondo il parere degli altri ha forse pochi pregiudizi, ma sono ben radicati.

In te c’è un grande nemico nascosto che dovresti scoprire e sconfiggere. In te c’è una forte dose di aggressività che mal si concilia con un percorso di ricerca interiore – eppure la devi se non conciliare almeno riconoscere ».

« Aggressivo? Io? »

« Certo. Aggressivo. Ulisse l’aggressività non è solo quella manifesta, evidente, fisica. L’aggressività si manifesta in molte forme, non tutte violente, ma alcune francamente subdole ».

« !?! ».

« Per capirlo, Ulisse, osservati alla guida dell’automobile. Quando accendi il motore ti viene quasi un delirio di onnipotenza. Sei aggressivo quando sorpassi. Ma spesso sei aggressivo anche quando reagisci agli altri ».

« Cioè? ».

« Un’auto ti sorpassa, magari troppo velocemente o là dove il sorpasso è vietato. Cosa fai? ».

« Niente ».

« Certo, niente. Ma cosa pensi? Che volendo, anche tu saresti stato capace di fare altrettanto; ma appunto non vuoi, perché così non ci si può comportare, che è bene e giusto rispettare le regole, e che quello finirà male,...  eccetera... eccetera... E non è anche questa aggressività? ».

« Ma... ».

« Sì, è una forma di aggressività mascherata, e pure di orgoglio, come se tu ti dicessi: come sono bravo ad osservare le regole, io!... ».

« Adesso non esagerare! »

« Ti pare che stia esagerando? – sogghigna Ulisse-2 – Sai benissimo che non esagero. Guardati, esaminati e non giudicare ».

Dopo qualche attimo di pausa Ulisse-2 riprende.

« Ti ricordi quel vecchio Maestro? Si diventa Apprendisti, diceva, solo quando si è in grado di bussare alla porta della Camera di Compagno ».

« E diceva che si diventa Compagni proprio quando si bussa alla porta della Camera di Mezzo. Ma non rispondeva mai alla mia domanda: Quando si diventa Maestri? ».

« No, no, ha risposto anche a questa domanda, ricordi? ».

« Ricordo solo un vago accenno di sorriso, che pareva arrivar da lontano ».

« Quella era la risposta – spiega Ulisse-2 – Diventerai Maestro, se lo diventerai, all’incontro con la Nera Signora ».

Ulisse-2 continua.

« Il Maestro deve fare i conti con la morte. Gli si fissano nella mente due paletti fondamentali: La carne si stacca dalle ossa, E’ tutto putrefatto. Hiram è morto, morto e sepolto, morto e putrefatto: morto de-fi-ni-ti-va-men-te ».

« Cioè: fine della storia? ».

« Esatto »

« E il resto? ».

« Il resto è ciò che vien detto rinascita iniziatica. Ma è un di più ».

« Cioè? ».

« Tu sarai elevato Maestro solo al momento della tua morte: questa è la vera prova iniziatica. E mai come in questo caso sarà così. Ma non lo saprà nessuno, perché in fin dei conti importa solo a te stesso se allora sarai o non sarai Maestro ».

« Quindi quella bara che ho scavalcato è la mia? ».

« Sì, indica proprio la tua bara ».

« Ma se uno diventa Maestro solo alla propria morte allora tutti i Maestri con il grembiule rosso, verde, eccetera che sono? ».

« Sono Maestri solo per la Corporazione, Maestri, per così dire, burocratici. Se si diventa Maestri solo alla propria morte, nessuno vorrebbe diventare Maestro. Allora si tien presente un altro punto di vista.

Morte è una grande parola che dice tutto e non dice niente, se non una fine. Ed è parola tremenda che si contrappone all’istinto di conservazione dell’ego.

Il Rituale non parla di morte iniziatica. Questo termine, francamente ambiguo, è stato proposto, e ha avuto una enorme fortuna, per un solo motivo: noi non abbiamo più la saggezza degli antichi Romani che prescrivevano il generale trionfatore fosse accompagnato sul cocchio, nella cerimonia del trionfo, da uno schiavo che gli sorreggeva la corona d’alloro e continuamente gli sussurrava all’orecchio: Ricordati che devi morire. Noi non abbiamo più con la morte un rapporto ineluttabile ma sereno. Il nostro rapporto con la Nera Signora è tremendo, angosciante, pauroso. Ci siamo identificati con il corpo fisico e non accettiamo una realtà nella quale il corpo fisico non c’è più e dalla quale siamo obbligati ad andare “altrove”. Non lo accettiamo, non lo vogliamo, lo rifiutiamo, lo neghiamo. E non ne parliamo, mai. Proprio come fosse qualcosa che non esiste.

E allora ci aggrappiamo alla morte come un passaggio, un andare oltre una porta chiusa. Non è la vera morte, ma è certo un modo più accettabile, anche se solo parziale e non completo.

Scavalcare la bara significa fondamentalmente accettare il proprio passaggio oltre questo piano fisico. E questo è l’unico e vero significato: la bara è la “tua” bara, quella che racchiude il “tuo” corpo. La vera maestrìa si vedrà solo in quel momento.

Ma in subordine possono esserci significati per così dire “palliativi” di passaggio ad uno stato più sereno, meno complicato, di vittoria su qualche nostra facoltà.

Può essere (anzi sicuramente è) una piccola vittoria su ciò che ci allontana dal nostro equilibrio. 

La maestrìa può essere all’inizio semplicemente questo: conoscersi un po’ di più e armonizzarsi un po’ di più con se stessi. All’atto pratico quello che noi chiamiamo Maestrìa non è altro che un periodo di preparazione alla vera Maestrìa ».

« Preparazione?... ».

« Sì, preparazione. C’è differenza, troppa differenza!, tra ciò che uno dice di voler fare e ciò che poi effettivamente fa. Devi lavorarci sopra…

(continua)

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.