27 luglio 2026

Nella Camera di Mezzo

13 novembre 1980. Un Compagno bussa alla porta della Camera di Mezzo. Ottiene di essere elevato Maestro.
L'Oratore lo saluta con queste parole

Ad un nuovo Maestro

Carissimo M.

Col Rito di questa sera sei diventato un massone a tutti gli effetti, con tutti i diritti e con tutti i doveri. E’ una responsabilità alla quale ti sei preparato durante il noviziato come apprendista prima, e come compagno d’arte poi.

Stasera hai vissuto la leggenda di Hiram con tutto il suo simbolismo.
Hiram ti invita a riflettere sulle possibilità che la Massoneria ti offre. Mentre il Rito di iniziazione al Primo grado è uno psicodramma che coinvolge soprattutto la parte emotiva del neofita, e tu ne sai la ragione, mentre quello di passaggio al Secondo grado si rivolge soprattutto alla parte razionale del candidato, la leggenda ai Hiram ti introduce al mistero della morte iniziatica ed alla nascita del maestro massone attraverso la fase alchemica della putrefazione.

E’ un mistero che nessuno ti può svelare perché chi ne ha trovato la chiave, per quanto possa essere un abile parlatore in possesso di una buona dialettica, non potrà mai trovare espressioni e parole per poterlo adeguatamente trasmettere ad altri. Dovrai indagare tu stesso questo mistero, darti le risposte che riterrai soddisfacenti, e trasformarle coi tempo in altre più soddisfacenti man mano che la tua coscienza crescerà.

Da queste parole comprenderai, carissimo M., che il maestro massone è maestro soltanto a se stesso. Ed infatti avrai udito dire molte volte in loggia che in massoneria siamo sempre degli apprendisti. Non si finisce mai d’imparare.

Ma se non mi è possibile svelarti il segreto della maestria che si nasconde dietro la leggenda di Hiram, voglio almeno dirti alcune cose, le più elementari.

Nel simbolismo del grado i cattivi compagni rappresentano non solo il fanatismo, l’ignoranza e l’intolleranza, ma rappresentano anche le forze della contro-iniziazione, forze esterne e forze interne, continuamente in antitesi conflittuale con l’iniziazione che faticosamente ognuno cerca di costruire in sé.

I cattivi compagni rappresentano anche le tre grandi tentazioni da cui devono guardarsi i massoni che si dedicano al lavoro simbolico ed esoterico:
la prima è l’adagiarsi nella retorica delle belle parole e delle frasi ad effetto;
la seconda è la seduzione di una immaginazione sfrenata, incontrollata, senza regole e senza sicuri riferimenti di base;
la terza è la speculazione intellettuale fine a sé stessa che provoca un inaridimento.

Il simbolo va interiorizzato, va vissuto. Guai a chi non vive in coerenza coi risultato delle sue ricerche!

Tieni presente, caro M., che ogni simbolo ha almeno due significati, uno positivo ed uno negativo... Gli strumenti che uccidono Hiram, servono a lavorare, a costruire il tempio. Perciò gli strumenti non sono né buoni né cattivi. Può essere buono o cattivo l’uso che se ne fa.
Il regolo è il simbolo della rettitudine, ma nelle mani dei cattivi compagni diventa fanatismo; la squadra è simbolo di equità, nelle mani dei cattivi compagni diventa intolleranza; e cosi il maglietto simbolo di autorità iniziatica, può diventare invece prepotenza brutale e prevaricazione.

La leggenda di Hiram è fonte di tante meditazioni.

Il carattere collettivo del lavoro muratorio ti è stato confermato stasera dal fatto che Hiram risorge col concorso delle tre Luci unite in un concorde sforzo comune.

Non dimenticare mai cosa può fare la vera fratellanza e la concordia d’intenti!

La rinascita di Hiram conferma che i principi dell’evoluzione umana, propri della massoneria, non muoiono mai. In circostanze difficili possono tutt’al più rimanere latenti in attesa della possibilità di manifestarsi nuovamente. E oggi ne abbiamo forse una verifica nel risorgere della massoneria nei paesi dell’est europeo?

Il pensiero quando è sopraffatto dalla forza brutale si occulta come fu nascosto il corpo dell’architetto del Tempio in una tomba. Ma, come il corpo di Hiram, risorge non appena tre massoni si uniscono a lavorare con concordia d’intenti, con fratellanza d’amore, disinteressatamente.

E ricordati che i cattivi compagni sono sempre fra noi. E sono in noi stessi. Dobbiamo combatterli con il fuoco trasmutatore, il fuoco discreto degli alchimisti, lavorando con costanza e con perseveranza su noi stessi.

E’ quindi con vero spirito d’Amore che ti do questa sera il benvenuto nella Camera di Mezzo, con quell’Amore che non deve mai abbandonare il vero massone, Amore con l’A maiuscola, Amore disinteressato, non possessivo, non egoistico, l’Amore che è alla base della vera Fratellanza massonica.

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.