Ricordo...
Un ricordo personale di tanti anni fa, al tempo della cosiddetta Prima Repubblica.
Un Fratello di Loggia, attivo nella vita politica della città, che probabilmente si sentiva più vicino al proprio partito che alla massoneria, commise una grave scorrettezza. Membro del consiglio direttivo di un ente pubblico locale, in occasione della possibile nomina a direttore dell’Ente di un massone, lo scoprì con un altro consigliere che aveva già fatto domanda di ingresso alla nostra Loggia.
Questo bussante ebbe un’impressione così negativa del comportamento dei massoni ai quali stava per unirsi che il fratello presentatore dovette insistere perché mantenesse la domanda di ingresso.
Secondo le norme che regolano la vita massonica era un fatto molto grave! Malgrado la nebulosità del concetto di "colpa massonica" nella normativa del Grande Oriente d'Italia (tanto che negli ultimi anni è diventata arma per colpire gli avversari del gruppo che si è installato ai vertici di una Istituzione un tempo gloriosa) quella fu certamente azione che avrebbe dovuto essere duramente sanzionata, malgrado il "buonismo" degli allora maggiorenti di Loggia.
Un ex MV della Loggia, mi raccontò, sconsolato, di avere avuto un colloquio con lui e di averlo trovato convinto di essere stato corretto per avere difeso gli interessi del suo partito (sic!). Dopo il fatto diradò la frequenza (già scarsa) in Loggia ma continuò a chiedere favori ai Fratelli (sempre nell’interesse del partito!).
Perché fu assecondato dagli altri? La risposta è purtroppo molto semplice: buonismo?... inettitudine?… volontà di evitare beghe, confusioni, attriti?... mescolanza di politica e massoneria?…
Insomma: mala-massoneria!
Con una punta di amarezza debbo anch'io mettermi tra coloro che lasciarono perdere. Col senno del poi ho dovuto prendere atto che accettare comportamenti del genere è stato come seminare vento (e raccogliere poi tempesta). Il mio comportamento è cambiato. Oggi non sono più così permissivo.
Nessun commento:
Posta un commento