Io parlo con me stesso
Parte settima e ultima
Io.
Sono pronto. Può essere subito, fra un po’ o poco più in là. Il
momento ormai non è lontano e non sarà una tragedia.
Ho fiducia che non si termini con la cessazione
della vitalità del corpo fisico, col quale mi son sempre
identificato e che la maturità dei miei giorni mi fa ora vedere come
un abito ormai usurato e del quale dovrò liberarmi. Ho fiducia, ma
non ho aspettative.
L'altro io. Una tappa del viaggio, non il viaggio.
Io.
Non mi piace pensare il mio corpo rinchiuso in una cassa sigillata,
separato dal flusso della vita. Mi piace invece pensarlo abbandonato
alla bellezza e alla selvatichezza della natura, là dove c’è
vita.
Erano saggi quei nativi americani che
abbandonavano i corpi dei defunti in pasto agli uccelli o gli indiani
che li affidavano al Gange!… Un semplice corpo in cui non c’è
più nulla: la natura pretende di riciclare il “materiale”.
Mi piace immaginare il sole dell’alba illuminare
il luogo dove saranno state sparse le mie ceneri e il sole del
tramonto salutare prima del buio.
L'altro io. Anche se in quel posto non ci sarai?
Io.
Anche se in quel posto non ci sarò.
Il giorno in cui le mie ceneri saranno sparse sia
un giorno di giubilo e di riflessione. Pensatemi non più vecchio e
acciaccato ma in una nuova ristampa, rivista e corretta dall’autore
e… da qualcun altro!
E sarà di prammatica, cari amici, una piccola ma
sincera libagione agli “dei Lari”. L’ultima per me in questa
dimensione.
Fine
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