La lettura dell'Ultima domanda di Asimov è terminata nel post precedente. Qui concludo la cornice del racconto.
Finale
Il Vecchio Copritore aveva terminato in
tempo. I Fratelli erano arrivati e stavano entrando in Loggia. Ulisse si affrettò ad occupare il proprio posto con la
mente in un turbinio di pensieri.
Quando l’atmosfera ebbe raggiunto
l’intensità opportuna il Maestro Venerabile fece sentire la sua
voce: Fratelli, assistetemi ad aprire i lavori...
Il Vecchio Copritore, seduto al posto che gli spettava per Dignità ed esperienza, osservò il Giovane Apprendista. Lo vedeva assorto molto più del solito e attento a ciò che succedeva. Sicuramente il racconto lo aveva colpito profondamente.
Il Vecchio Copritore sorrise sotto i baffi: sentiva di aver seminato bene, nel terreno adatto. Le vie dell’altrove – si disse tra sé e sé - sono praticamente infinite.
POST SCRIPTUM
Diversi anni fa ho attraversato un periodo dedicato alla lettura di autori di fantascienza, specialmente quella del periodo d'oro, di Asimov e dei suoi contemporanei.
Anche se la fantascienza è ritenuta un genere letterario minore, ho sempre avuto l'impressione che in diversi autori si potesse andar oltre e cogliere aspetti non visibili a prima vista.
Ignoro se i significati siano stati voluti oppure emergano dal pensiero dello scrittore che, vivo apparecchio ricevente, capta qualcosa dal suo mare magnum interno.
Non mi pongo il problema se ciò che io colgo nella lettura è solo mia impressione di cogliere qualcosa che non c'è. E' sufficiente (per me) prendere atto che il racconto mi stimola: altro non mi interessa.
Ecco perché la mia lettura di qualunque scritto è sempre "tendenziosa". Non mi interessa il valore letterario di ciò che leggo né se quello che io trovo era effettivamente nelle intenzioni dell'autore.
Io leggo e rifletto nella mia solitudine interna. Se un'opera mi fa riflettere,.... bene, per me vale. In caso contrario, fosse pure un capolavoro magistralmente scritto, per me vale poco perché non mi fa riflettere (e ce ne sono di capolavori letterari, che una persona di media cultura "deve" leggere, che non mi dicono nulla!).
Insomma, la lettura è cosa intima perché deve farti pensare.
L'Ultima Domanda mi fa pensare e riflettere. Pare quasi che il senso della trascendenza, il bisogno dell'altrove sia talmente forte che emerge, che "deve" emergere, anche nei campi più strani e più lontani.
Apparentemente lontani, perché l'uomo è un tutto unico, un tutto ingarbugliato, intricato, aggrovigliato, attorcigliato, ma purtuttavia un qualcosa di unito, dove anche gli estremi (ammesso che esistano estremi) se non coincidono sono almeno vicini.
(FINE)
Nessun commento:
Posta un commento