venerdì 4 settembre 2015

GADU 2

(continua dal post precedente)

E' una storia in sette tappe, che potremmo immaginare inerpicantesi attraverso una gamma sempre varia seppur man mano più "leggera" di amalgami dei quattro elementi...

Non dimentichiamoci che il Vecchio Copritore sta parlando al Giovane Apprendista prima di una tornata di Loggia in risposta ad una domanda sul Grande Architetto.

 

Primo scalino: Una scommessa poco sensata

L’ultima domanda venne posta per la prima volta, un po’ per scherzo e un po’ seriamente, il 29 dicembre 2197, all’epoca in cui l’umanità cominciò a liberarsi dallo stare in un solo pianeta. La domanda risultò da una scommessa da cinque dollari davanti a due bicchieri di vino.

Alexander Adell e Bertram Lupov erano due tecnici adibiti al super calcolatore Multivac, un marchingegno immenso, un enorme scatolone, talmente grande che era ormai l’unico computer della Terra e per motivi di sicurezza era stato costruito su un’isola lontana, località segreta, super-sorvegliata da reparti specializzati che permettevano il passaggio solo a pochissimi tecnici autorizzati.

Multivac si auto-riparava e si auto-correggeva. Doveva esserne capace, perché nessuno era ormai più in grado di intervenire in maniera adeguata. I due tecnici Adell e Lupov infatti erano addetti alle trasmissioni dati e alla gestione input – output con i terminali sparsi in tutto il mondo.

Multivac aveva contribuito a progettare astronavi e a tracciare le traiettorie che permettevano all'uomo di raggiungere la Luna e i pianeti vicini. Al di là di questi mondi le scarse risorse della Terra non erano in grado di sostenere spedizioni: era necessaria troppa energia per i viaggi più lunghi. La Terra, terminato il petrolio, sfruttava l’uranio con crescente efficienza, ma ormai l’uranio terrestre non era più sufficiente a soddisfare tutta la richiesta…

Per questo negli ultimi secoli si erano cercate fonti alternative e finalmente era stata individuata la possibilità pratica di utilizzale l’energia del sole. Così l’11 maggio 2361 quella che era stata teoria divenne realtà. L'energia del Sole venne immagazzinata, convertita e utilizzata direttamente su scala planetaria. Tutta la Terra spense l’uranio e si collegò ad una piccola stazione spaziale, neanche un paio di migliaia di metri di diametro, che ruotava intorno alla Terra a metà distanza dalla Luna. Tutta la Terra fu percorsa da raggi di energia solare a basso costo ed in quantità praticamente illimitata.

“E’ sorprendente.” disse Adell “Tutta l’energia che ci potrà mai servire, a minimo costo e per sempre”.

Lupov lo guardò in modo strano. Aveva un po’ il gusto di contraddire l’interlocutore. “Non per sempre” disse.

“Oh, diavolo: press’a poco per sempre. Fino a quando il Sole non si spegnerà”.

“Non è per sempre”.

“D’accordo, allora. Miliardi e miliardi di anni. Venti miliardi di anni, forse. Soddisfatto?”

“No, non venti. I calcoli dicono molto di meno”

“Un miliardo di anni. Dieci miliardi di anni. Venti miliardi di anni. Che differenza fa?”

“Anche venti miliardi di anni non è per sempre”.

“Insomma, durerà fintanto che ci saremo, no?”

“Lo stesso valeva per l’uranio”.

“Va bene, ma adesso siamo in grado di collegare ogni singola nave spaziale alla Stazione Solare, e quella potrà andare fino a Plutone e tornare indietro un milione di volte senza doversi mai preoccupare per il combustibile. Questo non puoi farlo con l’uranio.”

“Lo so”.

 

“Chi vuole sminuirle? Ho detto soltanto che il sole non durerà per sempre. E’ tutto quello che sto dicendo. Siamo al sicuro per qualche miliardo di anni; ma poi?” Lupov aggiunse. “E non dirmi che passeremo a un altro sole”.

Vi fu silenzio per un po’.

Poi Lupov continuò. “Stai pensando che passeremo a un altro sole quando il nostro sarà esaurito, non è vero? Allora la tua logica è proprio debole. Sei come quel tizio, sorpreso da un acquazzone improvviso in un bosco. Lui si rifugia sotto un albero. Non è preoccupato di non bagnarsi, perché pensa, quando il suo albero sarà zuppo d’acqua, di ripararsi sotto un altro”.

“Ci sono” esclamò Adell. “Non urlare. Quando il Sole sarà esaurito, anche le altre stelle se ne saranno andate”.

“Già, proprio così” borbottò Lupov. “Tutto ha avuto inizio nell’originaria esplosione cosmica, qualunque cosa sia stata, e tutto avrà fine quando tutte le stelle si spegneranno, qualunque cosa voglia dire. Alcune prima, altre più tardi. Ma lascia passare un tempo sufficientemente lungo, e ogni cosa sarà spenta. L’entropia deve raggiungere il massimo. E’ tutto”.

Toccò ad Adell mostrarsi contrariato. “Forse un giorno potremo ripristinare di nuovo le cose” disse.

“Mai” rispose l’altro.

“E perché no? Un giorno”.

“No. Secondo principio della termodinamica. Chiedilo a Multivac”.

“E perché?”.

“Chiedilo a Multivac. Ti sfido. Cinque dollari che non si può fare”.

Adell aveva bevuto abbastanza per a caricare la domanda, ed era abbastanza sobrio per formulare in linguaggio matematico una domanda che a parole più o meno sarebbe stata posta così: Sarà in grado l’uomo in futuro, senza consumo di energia, di ripristinare nell’universo la situazione attuale anche dopo che tutte le stelle saranno spente?

Oppure, con maggiore precisione scientifica:
Come può la quantità complessiva di entropia dell’universo diminuire dopo che avrà raggiunto il massimo?

Multivac non rispose subito. Restò inerte e silenzioso; poi, dopo un tempo che parve lunghissimo, sul video comparve una scritta. Cinque sole parole:

DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

(continua)

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