(continua dal post precedente)
E' una storia in sette tappe, che potremmo immaginare inerpicantesi attraverso una gamma sempre varia seppur man mano più "leggera" di amalgami dei quattro elementi...
Non dimentichiamoci che il Vecchio Copritore sta parlando al Giovane Apprendista prima di una tornata di Loggia in risposta ad una domanda sul Grande Architetto.
Primo scalino: Una scommessa poco sensata
L’ultima
domanda venne posta per la prima volta, un po’ per scherzo e un po’
seriamente, il 29 dicembre 2197, all’epoca in cui l’umanità
cominciò a liberarsi dallo stare in un solo pianeta. La domanda
risultò da una scommessa da cinque dollari davanti a due bicchieri
di vino.
Alexander Adell e Bertram Lupov erano
due tecnici adibiti al super calcolatore Multivac, un marchingegno
immenso, un enorme scatolone, talmente grande che era ormai l’unico
computer della Terra e per motivi di sicurezza era stato costruito su
un’isola lontana, località segreta, super-sorvegliata da reparti
specializzati che permettevano il passaggio solo a pochissimi tecnici
autorizzati.
Multivac si auto-riparava e si
auto-correggeva. Doveva esserne capace, perché nessuno era ormai più
in grado di intervenire in maniera adeguata. I due tecnici Adell e
Lupov infatti erano addetti alle trasmissioni dati e alla gestione
input – output con i terminali sparsi in tutto il mondo.
Multivac aveva contribuito a progettare
astronavi e a tracciare le traiettorie che permettevano all'uomo di
raggiungere la Luna e i pianeti vicini. Al di là di questi mondi le
scarse risorse della Terra non erano in grado di sostenere
spedizioni: era necessaria troppa energia per i viaggi più lunghi.
La Terra, terminato il petrolio, sfruttava l’uranio con crescente
efficienza, ma ormai l’uranio terrestre non era più sufficiente a
soddisfare tutta la richiesta…
Per questo negli ultimi secoli si erano
cercate fonti alternative e finalmente era stata individuata la
possibilità pratica di utilizzale l’energia del sole. Così l’11
maggio 2361 quella che era stata teoria divenne realtà. L'energia
del Sole venne immagazzinata, convertita e utilizzata direttamente su
scala planetaria. Tutta la Terra spense l’uranio e si collegò ad
una piccola stazione spaziale, neanche un paio di migliaia di metri
di diametro, che ruotava intorno alla Terra a metà distanza dalla
Luna. Tutta la Terra fu percorsa da raggi di energia solare a basso
costo ed in quantità praticamente illimitata.
“E’ sorprendente.” disse Adell
“Tutta l’energia che ci potrà mai servire, a minimo costo e per
sempre”.
Lupov lo guardò in modo strano. Aveva
un po’ il gusto di contraddire l’interlocutore. “Non per
sempre” disse.
“Oh, diavolo: press’a poco per
sempre. Fino a quando il Sole non si spegnerà”.
“Non è per sempre”.
“D’accordo, allora. Miliardi e
miliardi di anni. Venti miliardi di anni, forse. Soddisfatto?”
“No, non venti. I calcoli dicono
molto di meno”
“Un
miliardo di anni. Dieci miliardi di anni. Venti miliardi di
anni. Che differenza fa?”
“Anche venti miliardi di anni non è
per sempre”.
“Insomma, durerà fintanto che ci
saremo, no?”
“Lo stesso valeva per l’uranio”.
“Va bene, ma adesso siamo in grado di
collegare ogni singola nave spaziale alla Stazione Solare, e quella
potrà andare fino a Plutone e tornare indietro un milione di volte
senza doversi mai preoccupare per il combustibile. Questo non puoi
farlo con l’uranio.”
“Lo so”.
“Chi vuole sminuirle? Ho detto
soltanto che il sole non durerà per sempre. E’ tutto quello che
sto dicendo. Siamo al sicuro per qualche miliardo di anni; ma poi?”
Lupov aggiunse. “E non dirmi che passeremo a un altro sole”.
Vi fu silenzio per un po’.
Poi Lupov continuò. “Stai pensando
che passeremo a un altro sole quando il nostro sarà esaurito, non è
vero? Allora la tua logica è proprio debole. Sei come quel tizio,
sorpreso da un acquazzone improvviso in un bosco. Lui si rifugia
sotto un albero. Non è preoccupato di non bagnarsi, perché pensa,
quando il suo albero sarà zuppo d’acqua, di ripararsi sotto un
altro”.
“Ci sono” esclamò Adell. “Non
urlare. Quando il Sole sarà esaurito, anche le altre stelle se ne
saranno andate”.
“Già, proprio così” borbottò
Lupov. “Tutto ha avuto inizio nell’originaria esplosione cosmica,
qualunque cosa sia stata, e tutto avrà fine quando tutte le stelle
si spegneranno, qualunque cosa voglia dire. Alcune prima, altre più
tardi. Ma lascia passare un tempo sufficientemente lungo, e ogni cosa
sarà spenta. L’entropia deve raggiungere il massimo. E’ tutto”.
Toccò ad Adell mostrarsi contrariato.
“Forse un giorno potremo ripristinare di nuovo le cose” disse.
“Mai” rispose l’altro.
“E perché no? Un giorno”.
“No. Secondo principio della
termodinamica. Chiedilo a Multivac”.
“E perché?”.
“Chiedilo a Multivac. Ti sfido.
Cinque dollari che non si può fare”.
Adell aveva bevuto abbastanza per a
caricare la domanda, ed era abbastanza sobrio per formulare in
linguaggio matematico una domanda che a parole più o meno sarebbe
stata posta così: Sarà in grado l’uomo in futuro, senza
consumo di energia, di ripristinare nell’universo la situazione
attuale anche dopo che tutte le stelle saranno spente?
Oppure, con maggiore precisione
scientifica:
Come può la
quantità complessiva di entropia dell’universo diminuire dopo che
avrà raggiunto il massimo?
Multivac non rispose subito. Restò
inerte e silenzioso; poi, dopo un tempo che parve lunghissimo, sul
video comparve una scritta. Cinque sole parole:
DATI
INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.
(continua)
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