mercoledì 30 dicembre 2009

8 La Massoneria del legno

Accanto alla massoneria della pietra si trovano una massoneria del legno e una massoneria del ferro, in accordo col ritmo ternario che pervade l’universo.
[Il ritmo ternario è pure indicato dalle tre figure nella direzione dei lavori muratori (il Venerabile e i due Sorveglianti nell’Ordine, i tre Principali nel sistema dell’Arco Reale, ecc.)].

Se riflettiamo sulle tecniche costruttive tradizionali, immediatamente risalta la presenza, accanto alla pietra ed ai materiali connessi, del legno e del ferro: legno non solo per impalcature ma anche come componente essenziale della costruzione (travi di sostegno e copertura, travetti, ecc.) e ferro come elemento denotante per esteso i metalli in genere (in primis grappe di sostegno e di “chiusura” delle pietre, ecc.).

Nulla ho da dire sulla massoneria del ferro (sulla quale comunque rifletto da parecchio tempo) se non che non è praticata [sporadiche notizie si trovano nella Nuova Enciclopedia Massonica di Moramarco, Reggio Emilia, 1989,v. 1, p. 317].

Invece è simbolicamente interessante la massoneria del legno, che risulta complementare a quella della pietra: dopo aver incontrato Hiram il massone conosce Noè (o Noach). In Italia la Massoneria del legno nell'ambito del Grande Oriente è “praticata" nell'Antico Rito Noachita.

Il maestro massone che bussa alla porta dell’Arca rappresenta come Massone Illuminato l’uomo degno e qualificato alla ricerca dell’armonia universale: il ricercatore che sente tutto il disagio della propria situazione particolare.

Come Massone Sublime si impegna alla costruzione dell’Arca dell’Alleanza, cioè si impegna in prima persone alla costruzione dei mezzi per raggiungere ciò che cerca.

Come Massone Perfetto rivive l’archetipo di Noach il giusto, che costruisce l’Arca, seguendo quel comando interiore al quale non ci si può sottrarre, naviga sulle acque del diluvio, assiste al volo del corvo e ai voli della colomba, il primo – provvisorio - e il secondo - definitivo – durante il quale la colomba supera l’orizzonte e non ritorna più indietro.

Diventa quindi contraente del Patto tra i viventi e l’Altrove e sente imperativa la partecipazione alla vita, ma al contempo sentendosene fondamentalmente distaccato nella imperturbabilità del saggio. Non considera la vita fisica un valore da difendere a tutti i costi, ma riesce ad inquadrarla in una visione più ampia. Come contraente del patto non parteggia per nessuna fede o ideologia, nella convinzione che in tutti esiste un sia pur minimo collegamento con l’universale, indicato dalla colomba pronta a spiccare il grande volo. Questa una prima grande lezione da mettere in pratica.

Certo, l'uomo sente un “io devo” imperativo e forse non tutti lo sentiamo con la stessa intensità. Ma i princìpi ai quali si deve ispirare l’uomo debbono essere calibrati secondo la regola aurea del non fare agli altri ciò che non vuoi che gli altri facciano a te. Prendere come ispirazione la figura di Noè, contraente, a nome di tutti gli uomini, del Patto con l’Eterno significa riconoscere princìpi superiori alla realtà individuale o alle singole realtà collettive. Significa assumere regole generali che possano informarsi sì alle singole tradizioni, ma che da queste possano e debbano distaccarsene, se non altro per permettere che esse non si combattano o distruggano a vicenda ma possano coesistere armonicamente.

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