mercoledì 30 dicembre 2009

7.2.1 Osservazioni

Al di là di invocazioni alla divinità (il Grande Architetto inteso come la generalizzazione del concetto di Dio nelle singole chiese cristiane ed ebrea) l’insegnamento fondamentale credo stia nella preparazione lungimirante alla riscoperta della Parola nel caso della sua probabile futura perdita (ammesso che si sia un tempo posseduta e poi persa la parola).
Innanzi tutto il fatto sconcertante (solo sconcertante?) che sia l’unica camera muratoria (almeno per quanto a mia conoscenza) dove un nuovo ingresso implica necessariamente la morte (sì, la morte mediante esecuzione sommaria!) di un adepto: dunque: il camminatore infingardo è destinato a perdersi (Attenzione! Il prossimo a morire potresti essere proprio te).

Il sistema criptico invita il massone a lavorare all'interno di se stesso.

Come procede il lavoro? Qui sta il difficile. Non esiste il perfetto manuale per il massone.

L’indicazione di Hiram Abif è chiarissima: Se morrò (…) la Parola Sacra sarà sepolta qui, dentro noi.

La Parola non è perduta, ma è in noi, e davanti alla morte, alla prospettiva della nostra morte fisica, non è possibile barare, tanto meno barare con noi stessi: la Parola è qui e la troveremo se saremo sinceri e obiettivi con noi stessi, se cioè sapremo compiere quell’esame introspettivo (da non confondersi con l'esame di coscienza tipico di un atteggiamento devozionale) che ci permetterà di raggiungerla. Il grado stesso ci indica che la Parola non è perduta, ma è solamente nascosta e alla portata di chi saprà cercare. Ancora una volta ci rendiamo conto che le Parole ritrovate nei gradi precedenti sono solo Parole Sostitutive e quella della quale siamo alla ricerca è la Nostra Parola Sacra!

Gli antichi ebrei resero fondamentale la Parola facendola scaturire da Dio. Noi, oggi, dobbiamo considerarla altrettanto importante cercando di farla scaturire da noi stessi. Non perché Dio l’ha nascosta in noi, ma perché noi siamo Dio. Dio è l’unica grande creazione umana da quando il primo nostro antenato alzò gli occhi al cielo e iniziò quel lungo cammino che lo portò da ominide a homo, da homo a homo sapiens e via via dovrà far avanzare noi sulla via verso l’homo deus, punto di incontro tra homo e deus.

Allora come ci potremo incamminare?

Non dobbiamo andare dove ci porta il vento, ma coscientemente cominciare ad eliminare la nostra zavorra.

Chi non si sente invaso da una sorta di delirio di onnipotenza quando si mette al volante della propria auto? Bene, questo delirio di onnipotenza deve essere cambiato, trasmutato in consapevolezza di raggiungere la meta.

Chi di noi non prova invidia, timore, orgoglio?
Bene, invidia, timore, orgoglio devono essere eliminati e cambiati nella perseveranza e nella fermezza del proprio impegno, consapevoli della difficoltà del lavoro (l’orgoglio è l’ultimo vizio che si riesce a trasmutare, perché spesso si maschera in legittima soddisfazione per il lavoro compiuto).

E’ un lavoro solo concettualmente collettivo. La Camera criptica non è un cantiere, ma una camera di riflessione. Possiamo certo riflettere insieme sulle leggi che regolano la costruzione e che nelle camere precedenti abbiamo solo applicato. Qui dobbiamo capirle e capendole applicarle su noi, sul nostro ego, sul nostro io.
Non dimentichiamo l’esecuzione sommaria del fratello venuto meno ai propri compiti il cui posto noi abbiamo preso. Anzi, noi siamo entrati proprio perché quello è stato giustiziato.

Grande responsabilità per il recipiendario, che qui viene messo a un duro confronto con la propria coscienza. Impegno enorme, perché il compagno giustiziato è la nostra personalità, la nostra profanità che ancora sopravvive malgrado l’iter percorso da chi bussa alla porta della Cripta.

Il rituale dice: il vecchio sa che sta per morire, il saggio sa che morirà… Ma il saggio sa anche che la morte non è la meta, ma solo una tappa.

Nessun commento: