lunedì 28 settembre 2009

5.6 La volta stellata

Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.
Kant, Critica della ragion pratica.

Il tempio della libera muratoria non è completo: ha per tetto il cielo stellato. Sicuramente il cielo stellato è uno degli spettacoli più impressionanti che possano colpire l'uomo. Credo anzi sia stata proprio la sua contemplazione ad avere avuto un ruolo non secondario nel passaggio dall'ominide sceso dagli alberi all'homo sapiens.

Se l'immagine del cielo notturno può colpire ancora oggi l'uomo materiale e materialista del XX secolo, accecato dall’inquinamento luminoso, che vede le stelle solo alla televisione e raramente ad occhio nudo, pensiamo quale impatto invece possa avere avuto su quell'essere, non più scimmia e non ancora uomo, timoroso del buio, e pur tuttavia così affascinato dallo spettacolo di una volta scura, nera, interrotta qua e là da puntini scintillanti. Volta scura che si illuminava e quindi si riscuriva, con la presenza a volte di un globo fiammeggiante e altre di un luminare minore, e altre volte solo di puntini scintillanti distribuiti secondo strane e misteriose figure.

Non possiamo certo stupirci se l'uomo pensò di associare le stelle agli dei, a dio, all’alto, all'altro, all’altrove.

E quindi uscimmo a riveder le stelle, prende atto sollevato Dante al termine della tappa infernale del suo viaggio, e non può che collegarle alla visione finale: l'amor che muove il sole e l'altre stelle.

Anche il libero muratore lavora sotto il cielo aperto nel Tempio senza tetto. La mancanza del tetto non dipende solo dall'incompletezza della costruzione: oggi manca il tetto, che verrà costruito domani (forse, se sarà in grado). Il lavoro è sotto le stelle perché più pregnante deve essere il collegamento con quel mondo buio e misterioso, eppure così fantasticamente luminoso, dell'altrove.

Le costellazioni, questi arcani disegni che gli antichi hanno costruito e individuato nella volta scura, vere e proprie chiavi di lettura del proprio interiore, non sono semplici disegni nei quali fantastiche linee immaginarie uniscono punti luminosi, ma sono modalità di lavoro che indicano obiettivi del e nel cantiere-uomo.

Così le due Orse sono punti certi di riferimento. La sempre visibile Maggiore quasi compagna e indicatrice della Minore che in questo ciclo epocale ruotando sul perno settentrionale, la stella polare, è faro sempre presente. L'asse settentrionale indica il centro di rotazione della terra e del nostro mondo. L'angolo di nord-est era quello in cui anticamente avvenivano le iniziazioni e ancora oggi nella ritualità anglo-sassone vi viene posto il neo-massone. Sotto il nord, sotto la stella polare, sedeva il Cappellano di Loggia, conservatore della Parola sacra, che all'inizio dei lavoro metteva in squadratura il cantiere con modalità ben note.

Assai belle e commoventi le leggende che le accompagnano. I greci vedevano nella maggiore la ninfa Callisto (amata da Zeus) e il figlio Arcade nella minore, trasformati in costellazioni dalla gelosia di Era. Ma gli arabi – con non frequente rovesciamento semantico – vedevano nel Piccolo Carro una piccola bara e nella stella polare un assassino condannato alla immobilità eterna. I romani chiamavano invece il Gran Carro Septem Triones, i sette buoi che lentamente arano i cielo attorno alla Polare.

E’ sufficiente alzare gli occhi al cielo e ricercare gli antichi simboli per sentirsi in sintonia con il cammino a duplice direzione tra la terra e il cielo.

Le costellazioni allora non sono più semplici storie mitologiche di edificazione (al pari delle biografie devozionistiche dei santi cattolici), ma diventano simboli capaci di far vibrare le corde giuste nell’intimo dell’osservatore.

Se l’Orsa Minore quindi rappresenta la stabilità dell’orientamento e impedisce la perdita della via, Orione il cacciatore, che splende immane nel limpido cielo invernale accompagnato dai Cani, indica il prossimo “aumento di luce” e mostra come il buio sia un periodo a termine (ma attento, camminatore, anche la luce sarà “a termine”!).

Il camminatore sarà in armonia con se stesso e la natura se saprà “pesarsi” con la Bilancia, riconoscere il binario in sé con i Gemelli e i Pesci e superarlo con la forza del Leone.

Ma ancora più significativo il suggerimento che il simbolo del cielo stellato ci rivolge. La volta stellata è ora visibile ora nascosta, ma il cielo stellato c’è, è là, sia che lo vediamo sia che resti nascosto.

Ecco le diverse modalità che il segno ci suggerisce.

La volta stellata di giorno non è visibile, ma c’è.
La volta stellata durante una serata invernale, molto fredda ma tersa, c’è: noi la vediamo.
La volta stellata in una serata estiva, afosa e fosca, è poco visibile, ma c’è.
La volta stellata in una sera nebbiosa o nuvolosa non è visibile, ma c’è.

Meditiamo sul simbolo…

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