lunedì 10 ottobre 2016

E' fulesta

Una piccola "manipolazione muratoria" di un racconto non mio.

Segretario. PREMESSA. Personaggi

Il Maestro Venerabile: il più saggio ed equilibrato
Il 1° Sorvegliante: un tipo robusto
Il 2° Sorvegliante: uno dalla mente fervida
L’Oratore: uno che vede lontano.
Il Segretario: un registratore vivente.
Il Copritore: un guardiano incorruttibile


Maestro Venerabile. I lavori riprendono grazia e soavità. Fratelli dobbiamo passare dalla perpendicolare alla livella.

Segretario. Nel palcoscenico vario e cangiante della prima collina non possono esibirsi che personaggi singolari e coloriti. Solo qui, dove non è più piano, ma non è ancora monte, dove i fiumi scorrono tutti da Occidente ad Oriente, come il padre Po. Con le sponde Settentrionali e Meridionali, orientate come le nostre Colonne. Tutti nello stesso verso, ma non troppo rapidi, senza grandi cascate. Qui, proprio qui, dove mancano i dirupi dei monti e non ci sono più gli acquitrini delle piane.

Oratore. In questa terra, dove la campagna potentemente verde va dalla sabbia della marina ai crinali dell’Appennino, compaiono esseri strani.

Segretario. E’ del poeta più umile ma più profondo, più ingenuo ma più comprensivo, che ora narriamo la storia: e’ fulèsta. il favolista, l’affabulatore, personaggio che ebbe la sua maggior fortuna prima della radio e della televisione.
Andava di paese in paese, di mercato in mercato, dava la stura al suo mondo poetico ed immaginario, alle sue fole che avvincevano grandi e piccini.

Oratore. Ascoltai uno di questi narratori durante l’ultima guerra. Eravamo sfollati in campagna. Fu appunto durante il passaggio del fronte, tra bombe e cannonate, che comparve questo strano poeta.

Copritore. Fratello 1° Sorvegliante, si batte alla porta del Tempio.

1° Sorvegliante. Fratello Copritore guardate chi osa battere così.

Copritore. Fratello 1° Sorvegliante, è... è... è... Non so chi sia... E’ uno sconosciuto.

Oratore. Ce lo trovammo in mezzo a noi, giù in cantina, dove ci eravamo rifugiati. Nel buio quasi completo udivamo le granate scoppiare. Ad un tratto nell’oscurità si alzò dolce e rassicurante una voce sconosciuta.

Copritore. Fratello 1° Sorvegliante, il bussante è entrato.

1° Sorvegliante. Maestro Venerabile, lo sconosciuto è entrato in qualche modo strano nel Tempio.

2° Sorvegliante. Maestro Venerabile, lo sconosciuto sta parlando... racconta cose strane... sembra quasi dipanare una matassa fatata e fantastica.

Oratore. Come per magia ci sentimmo presi e incantati da quel raccontare suadente che quasi quasi dimenticammo le granate.

Segretario. Ci pareva di vedere nel buio il luccichio della corona di un re, e il manto azzurro di una bellissima fata, e la scopa di una strega. La morte era lì, a due passi, ma noi eravamo altrove, in un mondo strano, magico, luminoso, dove tutti, dopo l’avventura, “vivevano fino a cento anni, felici e contenti”.

Oratore. I bambini avevano smesso di piangere. Le madri non urlavano più. 

Segretario. Erano cessate anche le bestemmie degli uomini, che in quell’ora scottante avevano il sapore di una preghiera.

Oratore. Le fole si succedevano ad altre fole, così, senza respiro, perché l’incanto non spezzasse il suo tenue filo. L’alba giunse improvvisa facendo tacere le cannonate. E in quella cantina alla paura della morte era succeduto il profumo della meraviglia.

Maestro Venerabile. Accompagnai io stesso il narratore alla porta. Quando tentai di fargli scivolare qualche moneta fra le dita rifiutò dignitosamente:
Siamo in guerra, lavoro gratis... Piuttosto, se hai qualcosa da mettere nella mia caraténa [la pipa]... l’è tanto che digiuna poveretta!
Gli allungai una presa di tabacco, che fece sparire in una tasca della sua palandrana.
E... grazie! – aggiunsi – signor... signor...
Boccafresca – rispose sorridendo. Sì, Boccafresca. È un nome curioso vero? Me l’hanno messo da tanto tempo che non ricordo più quello buono...
Lo salutai pensando che mai nome fosse più appropriato.

Oratore. Si allontanò lungo uno stradino, saltando le buche delle granate. Laggiù in fondo scomparve nella nebbia mattutina.
E rientrai chiedendomi se tutto non fosse stato che un sogno...

(continua)

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