Segretario.
PREMESSA. Personaggi
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Il Maestro
Venerabile: il più saggio ed equilibrato |
Il 1°
Sorvegliante: un tipo robusto |
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Il 2° Sorvegliante:
uno dalla mente fervida |
L’Oratore: uno che
vede lontano. |
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Il Segretario: un
registratore vivente. |
Il Copritore: un
guardiano incorruttibile |
Maestro
Venerabile. I lavori riprendono grazia e soavità. Fratelli
dobbiamo passare dalla perpendicolare alla livella.
Segretario.
Nel palcoscenico vario e cangiante della prima collina non possono
esibirsi che personaggi singolari e coloriti. Solo qui, dove non è
più piano, ma non è ancora monte, dove i fiumi scorrono tutti da
Occidente ad Oriente, come il padre Po. Con le sponde Settentrionali
e Meridionali, orientate come le nostre Colonne. Tutti nello stesso
verso, ma non troppo rapidi, senza grandi cascate. Qui, proprio qui,
dove mancano i dirupi dei monti e non ci sono più gli acquitrini
delle piane.
Oratore.
In questa terra, dove la campagna potentemente verde va dalla sabbia
della marina ai crinali dell’Appennino, compaiono esseri strani.
Segretario.
E’ del poeta più umile ma più profondo, più ingenuo ma più
comprensivo, che ora narriamo la storia: e’
fulèsta. il favolista, l’affabulatore, personaggio che
ebbe la sua maggior fortuna prima della radio e della televisione.
Andava di paese in paese, di mercato in
mercato, dava la stura al suo mondo poetico ed immaginario, alle sue
fole che avvincevano grandi e piccini.
Oratore.
Ascoltai uno di questi narratori durante l’ultima guerra. Eravamo
sfollati in campagna. Fu appunto durante il passaggio del fronte, tra
bombe e cannonate, che comparve questo strano poeta.
Copritore.
Fratello 1° Sorvegliante, si batte alla porta del Tempio.
1°
Sorvegliante. Fratello Copritore guardate chi osa battere
così.
Copritore.
Fratello 1° Sorvegliante, è... è... è... Non so chi sia... E’
uno sconosciuto.
Oratore.
Ce lo trovammo in mezzo a noi, giù in cantina, dove ci eravamo
rifugiati. Nel buio quasi completo udivamo le granate scoppiare. Ad
un tratto nell’oscurità si alzò dolce e rassicurante una voce
sconosciuta.
Copritore.
Fratello 1° Sorvegliante, il bussante è entrato.
1°
Sorvegliante. Maestro Venerabile, lo sconosciuto è entrato in
qualche modo strano nel Tempio.
2°
Sorvegliante. Maestro Venerabile, lo sconosciuto sta
parlando... racconta cose strane... sembra quasi dipanare una matassa
fatata e fantastica.
Oratore.
Come per magia ci sentimmo presi e incantati da quel raccontare
suadente che quasi quasi dimenticammo le granate.
Segretario.
Ci pareva di vedere nel buio il luccichio della corona di un re, e il
manto azzurro di una bellissima fata, e la scopa di una strega. La
morte era lì, a due passi, ma noi eravamo altrove, in un mondo
strano, magico, luminoso, dove tutti, dopo l’avventura, “vivevano
fino a cento anni, felici e contenti”.
Oratore.
I bambini avevano smesso di piangere. Le madri non urlavano più.
Segretario.
Erano cessate anche le bestemmie degli uomini, che in quell’ora
scottante avevano il sapore di una preghiera.
Oratore.
Le fole si succedevano ad altre fole, così, senza
respiro, perché l’incanto non spezzasse il suo tenue filo. L’alba
giunse improvvisa facendo tacere le cannonate. E in quella cantina
alla paura della morte era succeduto il profumo della meraviglia.
Maestro
Venerabile. Accompagnai io stesso il narratore alla porta.
Quando tentai di fargli scivolare qualche moneta fra le dita rifiutò
dignitosamente:
Siamo in guerra, lavoro gratis...
Piuttosto, se hai qualcosa da mettere nella mia caraténa [la pipa]...
l’è tanto che digiuna poveretta!
Gli allungai una presa di tabacco, che
fece sparire in una tasca della sua palandrana.
E... grazie! – aggiunsi – signor...
signor...
Boccafresca – rispose sorridendo. Sì,
Boccafresca. È un nome curioso vero? Me l’hanno messo da tanto
tempo che non ricordo più quello buono...
Lo salutai pensando che mai nome fosse
più appropriato.
Oratore.
Si allontanò lungo uno stradino, saltando le buche delle granate.
Laggiù in fondo scomparve nella nebbia mattutina.
E rientrai chiedendomi se tutto non
fosse stato che un sogno...
(continua)
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