lunedì 24 ottobre 2016

Grande Architetto e... dintorni 1

Anni fa, diciamo dieci, in concomitanza con la fondazione della mia attuale Loggia, continuai una riflessione sul Grande Architetto, e sulla "diversa valenza" nella ritualità massonica "nostra" e di "altri". Sono riflessioni ovviamente non terminate. Sono tappe del mio cammino.


Il rituale prescrive che durante i lavori è vietato parlare di politica e di religione. La prima motivazione che viene in mente per giustificare una prescrizione così rigorosa (motivazione sulla quale concordo pienamente) è che debbano essere evitate possibilità di divisioni (quali appunto potrebbero sorgere da temi di politica o religione), che contrastano con l’obiettivo dei lavori di “costruire assieme” (quindi uniti o tendenti all’unione dei partecipanti).

La mia preoccupazione però si rivolge alla possibilità che ciò che viene esplicitamente escluso possa invece per così dire “rientrare dalla finestra”, con atteggiamenti e comportamenti che si collegano anche se non apertamente alla religione.

Mi spiego. Il massone proviene dal mondo profano e, come tale, è nato, formato e collocato nella società profana. Per parte sua può aver assimilato schemi prettamente religiosi, nello specifico italiano tipicamente cattolici.

Esiste ed è riconoscibile un comportamento religioso anche nell’uomo che religioso non è; basti pensare a coloro che aderiscono fideisticamente ad una ideologia. Per esempio il comunista che considerava i grandi del comunismo allo stesso modo con cui il cattolico considerava i santi del Paradiso (Marx e Lenin come padreterno e santi, il capo del partito come il papa e via via “in discesa” i funzionari come cardinali, vescovi e sacerdoti della chiesa a seconda della loro importanza). Si osservò anche che era molto facile trovare l’ex cattolico tra i comunisti e l’ex comunista tra i cattolici. O addirittura trovare il cattolico comunista e il comunista cattolico.

Neppure il massone fu indenne da certi atteggiamenti fideistici se ai tempi del mio ingresso nell’Istituzione l’allora precedente Gran Maestro Gamberini lamentava sulla Rivista Massonica (siamo nei primi anni 70) che qualche fratello avrebbe voluto proporre un parallelismo Massoneria/Chiesa tipo: Gran Maestro → papa, balaustre del Gran Maestro → encicliche papali, e così via. E in tempi più recenti vi fu chi pretese attribuire alla figura del Gran Maestro una valenza iniziatica con l’obbligo dei fratelli di ascoltarne la lettura delle balaustre in piedi e all’ordine.

Sono atteggiamenti grossolani, facilmente rilevabili, e quindi dai quali facilmente il singolo massone può difendersi.

Ma altri comportamenti sono più sottili e di difficile individuazione, e pertanto a mio parere più insinuanti e che è più difficile individuare.
Infatti certi modelli sono ormai presenti nel patrimonio epistemologico dell’uomo occidentale che ha alle spalle duemila anni di cristianesimo (paura della morte, ricompensa tangibile del buon comportamento, ricerca del “buon pastore”, e così via) e condizionano anche inconsciamente in quanto appaiono decisamente normali ormai privi (ma solo apparentemente!) di qualunque valenza religiosa.

Inoltre il massone, che lavora nell’Ordine con il divieto di parlare di politica e di religione, spesso aderisce a Corpi rituali che evidenziano in modo palese la caratteristica religiosa e cristiana (penso a certe camere rituali che si richiamano per esempio alla cavalleria cristiana). Questi fratelli possono riportare nell’Ordine (anche inconsapevolmente e inavvertitamente) connotati religiosi che nell’Ordine non dovrebbero trovare cittadinanza.

Nessun commento: