Anni fa, diciamo dieci, in concomitanza con la fondazione della mia attuale Loggia, continuai una riflessione sul Grande Architetto, e sulla "diversa valenza" nella ritualità massonica "nostra" e di "altri". Sono riflessioni ovviamente non terminate. Sono tappe del mio cammino.
Il rituale prescrive che durante i lavori è vietato parlare di
politica e di religione. La prima motivazione che viene in mente per
giustificare una prescrizione così rigorosa (motivazione sulla quale
concordo pienamente) è che debbano essere evitate possibilità di
divisioni (quali appunto potrebbero sorgere da temi di politica o
religione), che contrastano con l’obiettivo dei lavori di
“costruire assieme” (quindi uniti o tendenti all’unione dei
partecipanti).
La mia preoccupazione però si rivolge alla possibilità che ciò
che viene esplicitamente escluso possa invece per così dire
“rientrare dalla finestra”, con atteggiamenti e comportamenti che
si collegano anche se non apertamente alla religione.
Mi spiego. Il massone proviene dal mondo profano e, come tale, è
nato, formato e collocato nella società profana. Per parte sua può
aver assimilato schemi prettamente religiosi, nello specifico
italiano tipicamente cattolici.
Esiste ed è riconoscibile un comportamento religioso anche
nell’uomo che religioso non è; basti pensare a coloro che
aderiscono fideisticamente ad una ideologia. Per esempio il comunista
che considerava i grandi del comunismo allo stesso modo con cui il
cattolico considerava i santi del Paradiso (Marx e Lenin come
padreterno e santi, il capo del partito come il papa e via via “in
discesa” i funzionari come cardinali, vescovi e sacerdoti della
chiesa a seconda della loro importanza). Si osservò anche che era
molto facile trovare l’ex cattolico tra i comunisti e l’ex
comunista tra i cattolici. O addirittura trovare il cattolico
comunista e il comunista cattolico.
Neppure il massone fu indenne da certi atteggiamenti fideistici se
ai tempi del mio ingresso nell’Istituzione l’allora precedente
Gran Maestro Gamberini lamentava sulla Rivista Massonica
(siamo nei primi anni 70) che qualche fratello avrebbe voluto
proporre un parallelismo Massoneria/Chiesa tipo: Gran Maestro →
papa, balaustre del Gran Maestro → encicliche papali, e così via.
E in tempi più recenti vi fu chi pretese attribuire alla figura del
Gran Maestro una valenza iniziatica con l’obbligo dei fratelli di
ascoltarne la lettura delle balaustre in piedi e all’ordine.
Sono atteggiamenti grossolani, facilmente rilevabili, e quindi dai
quali facilmente il singolo massone può difendersi.
Ma altri comportamenti sono più sottili e di difficile
individuazione, e pertanto a mio parere più insinuanti e che è più
difficile individuare.
Infatti certi modelli sono ormai presenti nel patrimonio
epistemologico dell’uomo occidentale che ha alle spalle duemila
anni di cristianesimo (paura della morte, ricompensa tangibile del
buon comportamento, ricerca del “buon pastore”, e così via) e
condizionano anche inconsciamente in quanto appaiono decisamente
normali ormai privi (ma solo apparentemente!) di qualunque valenza
religiosa.
Inoltre il massone, che lavora nell’Ordine con il divieto di
parlare di politica e di religione, spesso aderisce a Corpi rituali
che evidenziano in modo palese la caratteristica religiosa e
cristiana (penso a certe camere rituali che si richiamano per esempio
alla cavalleria cristiana). Questi fratelli possono riportare
nell’Ordine (anche inconsapevolmente e inavvertitamente) connotati
religiosi che nell’Ordine non dovrebbero trovare cittadinanza.
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