sabato 22 ottobre 2016

Sacralità della Natura

Per rimanere in continuità con l'ultimo post, pubblico una tavola che mio padre tenne nella nostra Loggia l' 1 aprile 2008. Fin quando le forze lo hanno sorretto ebbe l'abitudine di camminare in montagna almeno una volta la settimana, spesso da solo. Ed erano per lui occasioni di riflessione e meditazione.



La ripida mulattiera mi portò nella pista forestale per il Pian della Saporita; essa saliva dolcemente, quasi protetta dagli alti lecci, fino alla Fonte delle Cavalle, dove avrei fatto una sosta. M’incamminai di buon passo dopo aver ripreso fiato e, come spesso mi accade a contatto con la natura, il pensiero prese ad andare per conto suo.

In una curva, scattando come molle, due ombre veloci fuggirono. D’istinto mi bloccai. I caprioli, messi in fuga dal rumore dei miei passi, si fermarono però una ventina di metri più avanti e guardarono con molta attenzione nella mia direzione per individuare la sorgente del rumore che li aveva allarmati. Come in quasi tutti gli animali, la loro vista (a reticolo l’ho definita) non permette di vedere ciò che è immobile. Possono vedere anche un ago se si muove lentamente ma non hanno la capacità di distinguere corpi completamente fermi. L’avevo constatato altre volte. Così potei osservarli a lungo, a patto di non muovere neanche un dito.

Come erano belli questi animali, liberi, nel loro libero ambiente!

Quando ne avevo l’occasione mi piaceva osservarli in libertà, liberi loro, libero io, anche se non potevo fotografarli. Erano momenti speciali, veri e propri regali della natura; mi davano la strana impressione che la mente si aprisse e l’ambiente circostante entrasse in me.

Poco prima di quell’incontro stavo pensando al vecchio detto iniziatico: amare con il cervello, ragionare con il cuore. Un raro senso di compiutezza ora mi invase mentre i caprioli, rassicurati dalla calma circostante, dopo qualche minuto si mossero lentamente, abbandonarono la pista forestale e, brucando fra gli alberi, si allontanarono pian piano. Tuttavia di tanto in tanto volgevano la testa e lo sguardo nella mia direzione per innata prudenza. Quando scomparvero ripresi il cammino. Alla fonte mi fermai qualche minuto: il gorgoglio dell’acqua corrente sembrava integrarsi con l’articolato silenzio animato della foresta. Quante cose insegna la natura a saperla osservare con rispetto e con amore! I caprioli erano maschio e femmina; la stagione degli amori era appena iniziata. Me l’aveva detto al mattino il lontano bramito di un cervo in amore. Ogni primavera la natura riproduce le condizioni per l’auto riproduzione, il naturale miracolo della creazione continua.

Con questo pensiero lasciai la fonte. La pista forestale saliva ora un poco più impegnativa ma ancora abbastanza facile e il camminare favoriva la meditazione.

***


La Forza creatrice si manifestò, sembra, con un big-bang: un lampo, un suono, anzi un tuono, un grande tuono. Così – dicono - essa iniziò la propria opera progressiva. Forse. Siamo sempre nel campo delle ipotesi. Si formarono l’universo e la natura con il regno minerale, il regno vegetale ed il regno animale. Il concetto di azione progressiva mi aveva da tempo suggerito che la Forza creatrice possa avere una particolare costituzione: Sarà vero? Chi lo sa!
Al momento mi piace immaginarla in tre aspetti. Il primo è l’aspetto creativo; esso ha portato la Forza dalla condizione di non-essere a quella di essere. Il secondo sarebbe l’aspetto conservativo, comportante la ricostruzione di ciò che tempo ed usura distruggono; mentre l’aspetto evolutivo dovrebbe presiedere alle evoluzioni di tutte le specie vegetali ed animali. E proprio questo aspetto dovrebbe aver guidato l’evoluzione di una certa specie animale, portandola nel corso di millenni e millenni ad uscire dal regno animale per costituire il regno umano e l’umanità.

È stato proprio così? Non lo so! Ma in questo momento della mia ricerca mi piace pensarlo; è un’ipotesi di lavoro che mi aiuta a proseguire le ricerche, a sperimentare le mie piccole scoperte relative e mi aiuta sopra tutto a lavorare su me stesso levigando la mia personale pietra, sgrossata finora alla meno peggio.

Ammesso per ipotesi di lavoro la verità di quanto esposto, la Forza creatrice con quale sostanza ha creato? L’unica sostanza al momento presente era la sua stessa sostanza. Di conseguenza il creato ha la stessa sostanza del Principio creatore e pertanto ne ha anche la forza. La possibilità di evolvere che osserviamo nella natura potrebbe indirettamente confermarcelo. Siamo nell’ottica di Giordano Bruno con i concetti di Natura Naturans e Natura Naturata: la natura che crea e la natura creata.

Nell’impossibilità per la mia mente, costruita per vivere nel relativismo del nostro piano, di comprendere la trascendenza del Principio creatore, vedo nella natura, o ritengo di vedere, il Principio creatore, e lo vedo nella sua Opera Omnia. per mezzo dell’opera stessa. Spirito e materia sono i due aspetti di questa Opera Omnia. Qualcuno, forse un alchimista, ha consigliato: spiritualizzare la materia, materializzare lo spirito.

C’è chi vede il male nelle cose terrene ed il bene in quelle celesti.

Il male non è nella natura e nei suoi esseri ma nelle passioni umane specie se esse hanno il predominio sulla volontà degli uomini e ne influenzano le azioni. E le passioni sono soltanto umane. I vegetali infatti non hanno passioni, gli animali non sono guidati da passioni ma solo da istinti naturali.

L’uomo governato dalle passioni è un essere incapace di evolvere.

Carissimo Maestro Venerabile, carissimi Fratelli,
Non dimentichiamo mai che la nostra dimensione è retta da una campo energetico i cui poli, uno positivo ed uno negativo, sono contrari ma complementari. Entrambi sono necessari all’esistenza, al funzionamento del campo energetico stesso in cui siamo con la nostra vita, la nostra mente, le nostre idee, i nostri bisogni.
Inoltre la Massoneria ci ha indicato il dubbio e l’umiltà come compagni di viaggio. Andiamo tutti nella stessa direzione, ma il terreno è privo di strade e di sentieri battuti. Il percorso non può essere identico, ognuno traccia e segue quello che gli è più congeniale. Nessuna strada è migliore o peggiore di qualsiasi altra. Ed è anche impossibile stabilire se qualcuno è più avanti o più indietro di qualcun altro.
Vi ho esposto delle considerazioni personali, quindi relative. Relative come la nostra dimensione umana. Per questo ho bisogno delle vostre osservazioni, delle vostre critiche, del confronto con punti di vista diversi.
Tenete inoltre presente, Fratelli, le condizioni del lavoro rituale in Loggia. La vibrazione delle parole pronunciate suscitano nei presenti degli impulsi. Anche se a volte non afferriamo subito il significato dei concetti espressi dalle parole altrui, qualcosa entra in noi con le vibrazioni delle parole. Esse lavorano in noi anche se non ne siamo coscienti. Teniamo presente che le reazioni individuali possono essere diverse perché ognuno di noi è diverso dagli altri anche se siamotutti simile.
Noi cerchiamo e questo ci fa questuanti del sapere, eterni apprendisti, ognuno a modo suo, perché diverse cono le storie, i metodi, le esperienze e le costituzioni mentali. E con noi ci sono anche le nostre passioni. Queste sono le avversarie da combattere, da conquistare gradualmente per usarne le energie per la propria evoluzione spirituale.

Ma questo è un altro discorso.

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