La
ripida mulattiera mi portò nella pista forestale per il Pian della
Saporita; essa saliva dolcemente, quasi protetta dagli alti lecci,
fino alla Fonte delle Cavalle, dove avrei fatto una sosta.
M’incamminai di buon passo dopo aver ripreso fiato e, come spesso
mi accade a contatto con la natura, il pensiero prese ad andare per
conto suo.
In
una curva, scattando come molle, due ombre veloci fuggirono.
D’istinto mi bloccai. I caprioli, messi in fuga dal rumore dei miei
passi, si fermarono però una ventina di metri più avanti e
guardarono con molta attenzione nella mia direzione per individuare
la sorgente del rumore che li aveva allarmati. Come in quasi tutti
gli animali, la loro vista (a
reticolo l’ho
definita) non permette di vedere ciò che è immobile. Possono
vedere anche un ago se si muove lentamente ma non hanno la capacità
di distinguere corpi completamente fermi. L’avevo constatato altre
volte. Così potei osservarli a lungo, a patto di non muovere neanche
un dito.
Come
erano belli questi animali, liberi, nel loro libero ambiente!
Quando
ne avevo l’occasione mi piaceva osservarli in libertà, liberi
loro, libero io, anche se non potevo fotografarli. Erano momenti
speciali, veri e propri regali della natura; mi davano la strana
impressione che la mente si aprisse e l’ambiente circostante
entrasse in me.
Poco
prima di quell’incontro stavo pensando al vecchio detto iniziatico:
amare con il cervello,
ragionare con il cuore.
Un raro senso di compiutezza ora mi invase mentre i caprioli,
rassicurati dalla calma circostante, dopo qualche minuto si mossero
lentamente, abbandonarono la pista forestale e, brucando fra gli
alberi, si allontanarono pian piano. Tuttavia di tanto in tanto
volgevano la testa e lo sguardo nella mia direzione per innata
prudenza. Quando scomparvero ripresi il cammino. Alla fonte mi fermai
qualche minuto: il gorgoglio dell’acqua corrente sembrava
integrarsi con l’articolato silenzio animato della foresta. Quante
cose insegna la natura a saperla osservare con rispetto e con amore!
I caprioli erano maschio e femmina; la stagione degli amori era
appena iniziata. Me l’aveva detto al mattino il lontano bramito di
un cervo in amore. Ogni primavera la natura riproduce le condizioni
per l’auto riproduzione, il naturale miracolo della creazione
continua.
Con
questo pensiero lasciai la fonte. La pista forestale saliva ora un
poco più impegnativa ma ancora abbastanza facile e il camminare
favoriva la meditazione.
***
La
Forza creatrice si manifestò, sembra, con un big-bang:
un lampo, un suono, anzi un tuono, un grande tuono. Così – dicono
- essa iniziò la propria opera progressiva. Forse. Siamo sempre nel
campo delle ipotesi. Si formarono l’universo e la natura con il
regno minerale, il regno vegetale ed il regno animale. Il concetto di
azione progressiva mi aveva da tempo suggerito che la Forza
creatrice possa avere una particolare costituzione: Sarà vero? Chi
lo sa!
Al momento mi piace immaginarla in tre aspetti. Il primo è
l’aspetto creativo; esso ha portato la Forza dalla condizione di
non-essere
a quella di essere.
Il secondo sarebbe l’aspetto conservativo, comportante la
ricostruzione di ciò che tempo ed usura distruggono; mentre
l’aspetto evolutivo dovrebbe presiedere alle evoluzioni di tutte le
specie vegetali ed animali. E proprio questo aspetto dovrebbe aver
guidato l’evoluzione di una certa specie animale, portandola nel
corso di millenni e millenni ad uscire dal regno animale per
costituire il regno umano e l’umanità.
È
stato proprio così? Non lo so! Ma in questo momento della mia
ricerca mi piace pensarlo; è un’ipotesi di lavoro che mi aiuta a
proseguire le ricerche, a sperimentare le mie piccole scoperte
relative
e mi aiuta sopra tutto a lavorare su me stesso levigando la mia
personale pietra, sgrossata finora alla meno peggio.
Ammesso
per ipotesi di lavoro la verità di quanto esposto, la Forza
creatrice con quale sostanza ha creato? L’unica sostanza al momento
presente era la sua stessa sostanza. Di conseguenza il creato ha la
stessa sostanza del Principio creatore e pertanto ne ha anche la
forza. La possibilità di evolvere che osserviamo nella natura
potrebbe indirettamente confermarcelo. Siamo nell’ottica di
Giordano Bruno con i concetti di Natura
Naturans e Natura
Naturata: la natura
che crea e la natura creata.
Nell’impossibilità
per la mia mente, costruita per vivere nel relativismo del nostro
piano, di comprendere la trascendenza del Principio creatore, vedo
nella natura, o ritengo di vedere, il Principio creatore, e lo vedo
nella sua Opera Omnia.
per mezzo dell’opera stessa. Spirito e materia sono i due aspetti
di questa Opera Omnia.
Qualcuno, forse un alchimista, ha consigliato: spiritualizzare
la materia, materializzare lo spirito.
C’è
chi vede il male
nelle cose terrene ed il bene
in quelle celesti.
Il
male non è nella natura e nei suoi esseri ma nelle passioni umane
specie se esse hanno il predominio sulla volontà degli uomini e ne
influenzano le azioni. E le passioni sono soltanto umane. I vegetali
infatti non hanno passioni, gli animali non sono guidati da passioni
ma solo da istinti naturali.
L’uomo
governato dalle passioni è un essere incapace di evolvere.
Carissimo
Maestro Venerabile, carissimi Fratelli,
Non
dimentichiamo mai che la nostra dimensione è retta da una campo
energetico i cui poli, uno positivo ed uno negativo, sono contrari ma
complementari. Entrambi sono necessari all’esistenza, al
funzionamento del campo energetico stesso in cui siamo con la nostra
vita, la nostra mente, le nostre idee, i nostri bisogni.
Inoltre
la Massoneria ci ha indicato il dubbio e l’umiltà come compagni di
viaggio. Andiamo tutti nella stessa direzione, ma il terreno è privo
di strade e di sentieri battuti. Il percorso non può essere
identico, ognuno traccia e segue quello che gli è più congeniale.
Nessuna strada è migliore o peggiore di qualsiasi altra. Ed è anche
impossibile stabilire se qualcuno è più avanti o più indietro di
qualcun altro.
Vi
ho esposto delle considerazioni personali, quindi relative. Relative
come la nostra dimensione umana. Per questo ho bisogno delle vostre
osservazioni, delle vostre critiche, del confronto con punti di vista
diversi.
Tenete
inoltre presente, Fratelli, le condizioni del lavoro rituale in
Loggia. La vibrazione delle parole pronunciate suscitano nei presenti
degli impulsi. Anche se a volte non afferriamo subito il significato
dei concetti espressi dalle parole altrui, qualcosa entra in noi con
le vibrazioni delle parole. Esse lavorano in noi anche se non ne
siamo coscienti. Teniamo presente che le reazioni individuali possono
essere diverse perché ognuno di noi è diverso dagli altri anche se
siamotutti simile.
Noi
cerchiamo e questo ci fa questuanti
del sapere, eterni
apprendisti, ognuno a modo suo, perché diverse cono le storie, i
metodi, le esperienze e le costituzioni mentali. E con noi ci sono
anche le nostre passioni. Queste sono le avversarie da combattere, da
conquistare gradualmente per usarne le energie per la propria
evoluzione spirituale.
Ma
questo è un altro discorso.
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