Riporto qui una intervista apparsa sul Corriere della Sera dell'8 novembre 1992 a Cordova dal titolo (virgolettato perché parole testuali dell'intervistato) significativo
ABBIAMO SCOPERTO I SEGRETI DEI MASSONI
sotto una riga altrettanto significativa di intestazione:
Il giudice torna a Palmi dopo aver fatto sequestrare tonnellate di documenti in tutta Italia: "E' un procedimento di dimensioni paurose".
E, dulcis in fundo, un sottotitolo inquietante.
Cordova: «Sul superpool deciderà il Csm. Cercano di intimidirci ma molti colleghi sono pronti ad aiutarci"
E' una piccola intervista, in una posizione defilata. Ma descrive bene l'atmosfera di quei giorni. E suggerirà una logica conclusione all'inchiesta:
1. Se uscirà qualcosa, bravi certi giudici (ma non tutti) che sono riusciti malgrado tutte le schifezze a cominciare a fare un po' di giustizia.
2. Se non ne verrà fuori niente (come poi succederà) la conclusione sarà che la piovra massonica è talmente potente da depistare, insabbiare, eccetera eccetera eccetera...
PALMI (Reggio Calabria) — E dopo dieci giorni di tour tra squadre mobili, caserme, elenchi della massoneria, indagini su ‘ndrangheta-politica, traffici di armi, il procuratore capo Agostino Cordova è tornato a casa. Sette ore in macchina, ultimo percorso da Roma a Palmi. Stanco, volto tirato, con un vistoso cerotto sulla guancia sinistra, vestito di nero, ma anche un sorriso, con filo di sottile ironia: «Sa come dice la polizia americana: da questo momento tutto ciò che dirà potrà essere usato contro di voi. E io lo so perfettamente». Come a dire, le mie parole saranno esaminate al microscopio.
Al fianco di Cordova c’è il sostituto Francesco Neri, un giovane emergente, pilota di perquisizioni, sequestri di documenti, sino alla casa del gran maestro del Grande Oriente d’Italia. I due magistrati sembrano reduci da una campagna di guerra. Novità, in questo lavoro massacrante da un capo all’altro del Paese? La risposta e scontata: «top secret».
Tra le maglie del colloquio che si snoda per più di un’ora, appare comunque una quasi certezza: Cordova batte la pista della massoneria, del traffico di armi con la Somalia, del riciclaggio di titoli trafugati attraverso Istituti di credito compiacenti. C’è anche un ritrovamento di documenti abbandonati Una collezione di carte e che occupa 10 metri cubi di spazio. Ci vorrebbe una colonna di camion per trasferirla a Palmi.
Occorreranno anni per leggere questa mole di fascicoli? È auspicabile che altri magistrati vi aiutino. Chi ha fatto i nomi di Colombo, Casson, Mancuso, Gratteri?
«Non lo so, ma, i giornali. Si deve muovere il Csm. Penso che molti colleghi si offriranno spontaneamente. La situazione a Palmi, di fronte a questa nuova emergenza, si è aggravata. Questo è un procedimento di dimensioni paurose e vastissime».
Che programma futuro avete?
«C’è un programma operativo preciso. Ci vogliono mezzi, strutture ed altro, di cui non si può parlare».
Sul tavolo di Cordova, che passa da un sigaro all’altro, c’è una montagna di carte, accumulate nella sua assenza. Apre una busta con ritagli di giornali: «Che roba è questa». E la passa a Neri. Una breve pausa.
Palmi è diventato il centro dell’attenzione nazionale. La gente aspetta risposta alla sua inchiesta. Nomi, cognomi, fatti.
«L’inchiesta è in corso. Abbiamo perquisito dove dovevamo. E abbiamo trovato ciò che cercavamo. Certo, l’essere iscritto alla Massoneria non è reato. C’è però un altro aspetto: l’inchiesta mira a verificare che persone entrate nella Massoneria l’abbiano usata per qualcosa di illecito».
Quante perquisizioni avete fatto, quanti avvisi di garanzia?
«A centinaia».
Questa indagine dove nasce, che precedenti ha?
«Top secret».
E il riciclaggio, la ‘ndrangheta, come entrano?
«Top secret».
Cossiga vi accusa di cercare la «notizia criminis». Non siete quindi partiti dalla «notizia».
A questa domanda risponde il sostituto Neri: «Con Cossiga. Per carità, nessun dialogo. Né giornalistico, né d’altro tipo. L’indagine darà precise risposte».
Le minacce della Falange armata che valore hanno?
«Vi sono segnali di intimidazione molto importanti dei quali non possiamo parlare».
Avete ricevuto collaborazione a Roma?
«È stata massima da parte della Commissione P2, per tutto quello che in passato è stato fatto. Altrettanto si può dire per l’onorevole Violante, presidente della Commissione Antimafia».
Parliamo ancora dei segnali di minaccia contro di voi. Portano la coppola, il cappuccio, i colletti bianchi?
«L’azione della Procura di Palmi è sempre stata contrastata da insofferenza, intolleranza, attacchi concentrici e singolarmente concomitanti. Ce ne aspettiamo anche per il futuro. Credo che la cosa più importante sia la sensibilità istituzionale. Se è vero l’appoggio di colleghi con competenza specifica sulle deviazioni delle istituzioni, allora questo è un segnale forte per andare avanti».
Perché siete tornati a Palmi con urgenza?
«Non è solo questa l’inchiesta che portiamo avanti».
Adriano Baglivo
Nessun commento:
Posta un commento