domenica 10 maggio 2026

Il Segretario di Loggia

La Loggia è un grande organismo? Un qualcosa di super-umana in cui i presenti assumono ruoli e funzioni di organi o facoltà dell’uomo? Possiamo dirlo?

Possiamo anche vedere i Diaconi come messaggeri (il sangue, gli impulsi nervosi)? l’Oratore è la coscienza (il collegamento alla Legge)? il Maestro Venerabile è il centro cerebrale e decisionale? e così via?

In questa visione, un po’ olistica e un po’ ironica (ma l’ironia è la grande igiene mentale del caminante) il Segretario può essere (perché no?) espressione della memoria? memoria del passato, memoria del conservato, memoria per il futuro. Riportato quanto fatto nella Tornata precedente, durante la quale era stato riportato quanto fatto in quella prima, durante la quale era stato riportato eccetera eccetera, il Segretario collega l’attività della Loggia a quella fatidica Tornata primordiale e primigenia n. 1, la prima nella vita della Loggia, richiamando continuamente i Fratelli allo spirito originario della Loggia.

La memoria è come la massaia che prepara marmellate per l’inverno. Ma appunto conserviamo la marmellata, non la frutta. Sì, perché nel ricordare vengono identificati i topos, i motivi ricorrenti che la mente ritiene significativi. E già questo la dice lunga su una presunta obiettività del ricordo. Nulla come i ricordi è più lontano dalla oggettività (ammesso che l’oggettività esista).

Allora – ribatte il Fratello scocciato dalla lettura di pedanti verbali – che senso può avere scrivere qualcosa del quale non sappiamo se ciò che è scritto si è verificato o no e del quale siamo sicuri che tanto di ciò che si è verificato non è scritto?

Non sarebbe meglio accontentarsi di una registrazione audio o di una sua trascrizione?

In realtà le dinamiche sono più complesse.

Il resoconto di una tavola di loggia va ben oltre il verbale di un’assemblea ed è lontanissimo dai resoconti di un consiglio amministrativo.

Intanto il nostro non è “verbale” ma “tavola” (precisamente: “tavola architettonica della tornata”). Non è solo distinzione formale: il verbale è resoconto il più minuzioso possibile di quanto detto nella riunione, segnalando eventuali posizioni discordi e il risultato di votazioni; la tavola è composizione armonica di quanto detto e non detto. Sì, anche quanto “non detto”, perché il lavoro di Loggia non è semplicemente ciò che viene pronunciato, ma anche il gesto, la postura, l’attenzione, lo sbadiglio, la sintonia e la disarmonia, il profumo e il suono. E, ovviamente, mattone significativo della storia della Loggia registrando le votazioni e le decisioni collettive con eventuali posizioni discordi.

Vediamo cosa prevede il rituale.

In genere, dopo l’apertura, si lavora sulla tavola in calendario oppure su spunti del Maestro Venerabile. Al termine, prima di chiudere i lavori, c’è uno spazio dedicato al bene dell’Ordine in generale o della Loggia in particolare, spazio dedicato a questioni organizzative ed amministrative.

Alla fine ecco intervenire l’Oratore di Loggia che dà le sue conclusioni. (Attenzione: le “sue conclusioni”, non il suo intervento personale).

E questo è parallelamente il momento del Segretario che deve “registrare” l’Oratore.

Mi viene spesso alla mente la figura di un caro Fratello, ormai passato da tempo all'Oriente Eterno, con alcune ben radicate convinzioni sul verbale che – sosteneva – doveva riportare le parole di tutti i Fratelli intervenuti.

A lui rispondeva un altro Fratello che sosteneva invece il verbale dover segnare solo i nomi di presenti, giustificati, intervenuti e il titolo della Tavola.

Credo che questi siano i due paletti entro i quali si possano redigere i verbali di Loggia, a seconda delle disposizioni dei segretari, delle loro concezioni e del tempo – anche – che possono dedicare a questo compito. E soprattutto in base alla loro storia massonica.

(continua)

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.