Un'altra puntata delle mie riflessioni in Loggia sul tempo
Ma il tempo?
Definire qualcosa vuol dire spiegarlo con termini già noti. Se però dico che il tempo è lo scorrere delle cose dal prima al poi mi trovo in un difficoltà: dovrei sapere cosa è il “prima” e cosa è il “poi”. “Prima” e “poi” sono già tempo. Quindi: per sapere cosa è il tempo debbo sapere già cosa è il tempo. Qualunque studente di logica verrebbe bocciato per una definizione del genere.
Però Aristotele e san Tommaso dissero proprio così (con l’escamotage di attribuire a “prima” e “poi” significato solo spaziale e non temporale – già: uno spazio senza tempo?).
Invece sant'Agostino è più pratico e moderno: Quid est ergo tempus? Si nemo ex me quaerat, scio; si quaerenti explicare, nescio.
Il senso è immediato: Che è il tempo? Se non me lo chiedi, lo so; ma se vuoi che te lo spieghi, io non lo so. Sarebbe come chiedere al matematico cosa è una retta. Ente primitivo, risponde, non definibile quindi non spiegabile. Che è la stessa risposta di Agostino.
Agostino di Ippona era colto. Infatti lo fecero santo e dottore della Chiesa. Dottore appunto da doctus = dotto, colui che sa. E infatti sapeva cosa era il tempo, a patto di non chiederglielo.
Invece io, che dotto non sono, del tempo non so nulla, neanche se non me lo chiedi.
So che il tempo sempre vince. E per quello che qui interessa, so che i nostri lavori cominciano a mezzogiorno e finiscono a mezzanotte.
Una istituzione che si dice solare e lavora a sole calante? Qualcuno se ne è mai chiesta la ragione?
Elevarsi
E. si chiede: è possibile elevarsi sopra il tempo?
E’ una domandona. Bella soprattutto per l’uso di quel termine apparentemente neutro ma in realtà molto significativo: “elevarsi” sopra il tempo.
Dal tempo al tempio (passaggio innocuo?): il profano viene creato apprendista, l’apprendista è passato compagno e il compagno elevato maestro.
Elevarsi maestro, rialzarsi da supino, elevarsi,… Elevarsi sopra cosa?... Mettersi in piedi e camminare. Verso dove?
Esiodo ci ricorda che il cielo Urano viene castrato (teniamo presente nella civiltà di allora gli intrecci semantici collegati al termine): cessano gli amplessi geo-uranici e quindi gli interventi celesti in terra. Crono invece non può essere evirato, viene semplicemente imprigionato. Ma poiché la sua forza è troppo forte verrà da Zeus liberato ed esiliato nelle Isole Beate. Urano è lassù e sta lassù. Per raggiungerlo dobbiamo costruire possenti cattedrali con salde (molto salde!) fondamenta in Gea. Crono è quaggiù, da qualche parte. Non sappiamo dove, ma c’è.
Cerchiamolo!
E’ la nuova “queste du saint-Graal”, rinnovata recherche dei nuovi ulissidi.
Ma forse non cerchiamo abbastanza. Più prosaicamente ci accontentiamo, L., di una petite madeleine, che ci ricorda… Ricordo... il lampo improvviso che illumina il buio della notte per un attimo. Attimo, infinitesimo periodo di tempo: ancora il tempo!
Ricordo che travalica il tempo e lo spazio; giunge in un attimo.
Ricordi di infanzia, i primi lavori, le prime tornate di Loggia.
Ricordi di scuola. Addio monti sorgenti dall’acque. Qual è la differenza tra ragion pura e ragion pratica? Qual è il volume della sfera? Quando è avvenuta la pace di Cambrai?
Tu rovisti, frughi, non trovi. E la petite madeleine finalmente esplode: Della sfera il volume qual è? Quattro terzi pi greco erre tre!
Un tempo che giunge improvviso, senza avere cercato e frugato nella memoria. Frugare: che brutto termine, tutto concentrato nell’auto-compiacimento del guardone per una azione che non è altro che un rovistare nel solaio o – con un termine nostro – nella cripta del nostro tempio.
*
Ognuno di noi ha miriadi di occasioni per ricordare, miriadi di piccole madeleine personali. Ricordate gli oggettini di pessimo gusto? gli scrigni fatti di valve, gli oggetti col mònito salve, ricordo...Paccottiglia, kitsch diremmo oggi. Ma sono i nostri appigli (da già liceale mi rifiuto di usare un banale appiattito “input” quando posso avvalermi dei classici: spunto, appiglio, occasione, pretesto, causa, opportunità, motivo, e chi più ne ha ne metta).
Ritrovato o ritornato?
Il ricordo compare all’improvviso. Dal tempo perduto al tempo ritrovato.
Ma è proprio ritrovato, ritornato alla luce? Oppure è un tempo reinventato o ri-creato?
Ri-creato e ri-velato.
Ricreare dal latino recreare, ristorare fisicamente e moralmente. Termine composto da re = di nuovo e creare = vivificare. Rianimare quasi infondendo una nuova esistenza.
Rivelare dal latino revelare. Termine composto da re = “dietro” (non ”ri”, “di nuovo”, “un’altra volta”, come una fanta-etimologia vorrebbe) e velare da velum = velo, cortina. Far sapere ciò che era sconosciuto (appunto dietro il velo). Svelare, scoprire, palesare.
E se volesse invece dire: creare ciò che è dietro al velo? Non fa così la nostra memoria?
*
Il tempo ritorna?
Il tempo va?… Il tempo viene?… Il tempo ritorna?…
Chi lo sa?… Come spiegarlo?
No, spiegare non si può. Mi accontenterei di accettare una qualche “spiegazione che non spiega”.
Ho bisogno di una piccola madeleine che non c’è. O forse sì, l’ho trovata, inaspettatamente.
Sto leggendo un vecchio diario di Leonardo Sciascia ed ecco il bagliore di una piccola lampada.
Petrarca morì nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 1374. Era nato all’alba del 20 luglio del 1304: e moriva dunque avendo quasi perfettamente concluso quello che per Dante era il cammin di nostra vita. Stroncato da una sincope improvvisa, reclinò la testa sul libro che stava leggendo. Accorso a sollevarlo, il fedele discepolo Lombardo dalla Seta vide « come una nuvoletta in su salire » l’anima del maestro.
La sera del I° marzo del 1938, Gabriele D’Annunzio moriva allo stesso modo. Nessuno vide la sua anima in su salire. Ma stava leggendo Petrarca. Se non sapessimo che cosa Petrarca stava leggendo quando la morte lo colse, diremmo che — nel labirinto del tempo o nella siderale circolarità fuori del tempo — stava leggendo D’Annunzio.
Leonardo Sciascia, Nero su nero, Einaudi, Torino, 1979, p. 170
Sciascia rammenta il labirinto del tempo ed evoca una siderale circolarità fuori del tempo.
Parlare di circolarità del tempo non è certo strampalato. Tutti abbiamo sperimentato il ritorno di ricorrenze e feste e di avvenimenti meno piacevoli, come il giorno del proprio compleanno o l’inizio della scuola.
Il tempo segue un modello circolare, per cui tutto o solo qualcosa ritorna? Oppure al contrario segue un modello lineare secondo cui ciò che passa è appunto passato e non torna più?
(continua)
Nessun commento:
Posta un commento