lunedì 11 maggio 2026

Loggia madre - Loggia matrigna

C’è una delicatezza profonda nella poesia di Kipling dedicata alla Loggia Madre, la Hope and Perseverance n.782 all'Oriente di Lahore, unita ad una grande nostalgia per quei Fratelli. Costumi diversi, estrazioni diverse, religioni diverse, ognuno con le proprie caratteristiche e le proprie prescrizioni: chi non può mangiar carne, chi non beve alcool, chi non può sedersi a tavola con caste inferiori, e così via. E allora cosa fanno? Semplicemente stanno assieme a fumare e a parlare (magari oggi non fumerebbero nemmeno per non disturbare i Fratelli non fumatori).

Si è parlato spesso di Kipling come espressione alta dell'imperialismo inglese. Ma a ben vedere in lui non si tratta di vero e proprio imperialismo, bensì di consapevolezza di portare nel mondo la civiltà (certo idea discutibile, ma lui ci credeva), come l’antico romano vedeva in Roma il centro irradiante della civiltà umana. E la Massoneria viene vista come il legame più saldo e più “civile” (perdonate il bisticcio di parole) per tenere unite persone di origini così diverse.

Io qui vedo il piacere di stare assieme, senza discutere, parlando ordinatamente uno dopo l'altro, in letizia. Ecco, qui forse assume il suo significato originale la letizia di Francesco d'Assisi. E' una vicinanza che unisce e non vuole dividere, che fa capire come siano assurde le guerre sante contro l'infedele: ...non esiste qualcosa come un infedele, Eccetto, forse, noi stessi – scrive Kipling.

Non cercano le cose che dividono, ma quello che unisce. Non pongono un Dio contro l'altro Dio, ma tutti parlano rifacendosi al Dio che meglio conoscono. Divinità diverse o aspetti diversi dell'unico Dio? Non importa. Lasciano alle teologie disquisizioni del genere. Quei Fratelli hanno un solido senso di religiosità che ognuno “descrive” e “interpreta” con i parametri che sente più confacenti a lui. E questo per loro è sufficiente.

Il senso della Loggia Madre è di uno struggimento commovente.

Il legame è forte. La Loggia Madre è unica, per tutta la vita massonica. Puoi cambiare Loggia, puoi cambiare Istituzione, puoi venire ri-iniziato per certe regole che all'una Istituzione non fanno riconoscere l'altra Istituzione, puoi entrare in Corpi Rituali ed avere altre iniziazioni o elevazioni o esaltazioni o come si chiamano, ma la prima Loggia, la tua Loggia Madre, è sempre e rimarrà sempre solo quella, e non altre.

Il legame che si è costruito con quella è viscerale e lo avverti se i casi della vita ti portano a cambiare Loggia. Lo avverti anche se la tua Loggia da madre diventa matrigna (perché certi fratelli cambiano, altri ancora non ci sono più e nuovi ne sono entrati). Solo così avverti la profondità, la sacralità quasi di quanto costruito in quella lontana tornata dove sei stato fatto Apprendista, e proprio lì, in quella particolare Loggia, e non altrove.

E se anni dopo vi ritornerai, ti renderai conto, anche se fisicamente i Fratelli di allora non ci sono più, anche se il locale non è più quello, che è rimasto forte il legame con la Loggia, la tua Loggia Madre: lì c'è la spada fiammeggiante con la quale fosti creato Apprendista, lì c'è la pietra grezza sulla quale hai iniziato il tuo lavoro, lì c'è il Volume della Legge sul quale giurasti, lì ti sei alzato in piedi e hai mosso i primi incerti passi.

Appunto, ci fu un momento in cui la mia Loggia da madre diventò matrigna.

Qualche anno fa in collina vidi in un campo lontano, un gruppo di caprioli che si muoveva in fila indiana, faticosamente arrancando sulla neve. Guardai col binocolo: cinque sagome, tutte in fila. I primi tre camminavano in avanti, ma gli ultimi due stavano dando vita ad un rito drammatico: il quarto della fila scacciava l’ultimo e gli imponeva di non seguirli. Immaginai che l’ultimo fosse il piccolo della cucciolata dell’estate precedente e l’animale che lo scacciava dal gruppo fosse proprio la madre che gli imponeva brutalmente una ferrea legge di vita. Il piccolo tentava di ritornare nel gruppo, il suo mondo conosciuto, ma la madre, ferrea, ogni volta che notava un suo avvicinamento, lo scacciava sempre più brutalmente.

Sì, lo so. La Natura (con la N maiuscola) non lascia spazio ai sentimenti. Il piccolo capriolo deve essere allontanato perché il territorio non può reggere un aumento eccessivo della popolazione e perché si potrebbe correre il rischio di un rapporto incestuoso, geneticamente micidiale. La Natura rifugge dai moralismi, ma ne sa di genetica molto più dei nostri più ferrati genetisti; non si preoccupa della salute psichica del singolo individuo ma della salute dell’intera popolazione. I malesseri psichici di un singolo fan presto a passare quando le tue giornate sono scandite dalla affannosa ricerca del cibo e dalla ancor più affannosa fuga dai pericoli. E se il singolo capriolo non dovesse sopravvivere, beh, in tal caso quel capriolo contribuirà alla sopravvivenza magari di un gruppo di lupi.

Guardando dalla finestra quella scena mi immedesimai nello stato d’animo del capriolo scacciato dalla madre e ritornai con la mente a quella tornata della mia Loggia.

Erano almeno un paio d’anni che mi lamentavo della mancanza dei lavori nei gradi. Ebbene, quella sera, ebbi l’onore di una tornata tutta per me. Elevarono la Loggia al Terzo Grado e il Venerabile lesse la sentenza del Tribunale di Loggia che mi condannava.

Ma il bello venne nella Sala dei Passi Perduti. Mi trovai al centro di un cerchio vuoto. Mi spostavo e si spostava il cerchio vuoto. Quasi nessuno mi rivolse la parola. Qualcuno immaginai per ritegno e imbarazzo non sapendo che dirmi, altri per non andar contro l’indirizzo predominante, altri ancora proprio per non volermi avvicinare. Partecipai ad un’altra tornata dopo quattro mesi e gli altri mi trattarono con formale cortesia (ma quanto gelida!).

Anni dopo vi ritornai come Maestro Venerabile della Loggia che mi aveva accolto. Francamente stare all’Oriente la prima volta non mi dispiacque (dopo tutto quello che era successo) e qualche pavoneggiamento temo pure di averlo fatto.

I tempi erano cambiati, io ero cambiato, presumo che anche i protagonisti di quella vicenda fossero cambiati, alcuni di loro non c’erano più. Ritornai e fui anche, per tre anni, Ispettore di Loggia, seduto alla sinistra del Venerabile e attento allo svolgimento dei lavori.

Un giorno incontrai per strada l’allora Maestro Venerabile e Presidente del Tribunale che mi condannò. Mi chiese scusa di quanto successo, confessandomi di essere stato spinto da qualcuno che al tempo aveva idee grandiose e manipolatorie.

Gli risposi, con aria da vecchio saggio (ma forse non colse l’ironia ) che quello aveva preso in giro parecchie persone...

Sporadicamente frequentai i lavori della mia Loggia Madre.

Oggi è rimasta là dove io non sono più, deluso e stancato dall'atmosfera di irreggimentazione e dalla passività arrendevole praticata dalla gran parte di chi là è restato. Ma sento ancora forte il legame con la mia Loggia Madre, anche se ormai quella Loggia, anche se fosse raggiungibile, non c'è più. 

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.