giovedì 13 giugno 2019

La Bellezza del Mito

Spesso il mito è considerato come storia più o meno edificante, storia non più sacra di una religione superata da altre. In realtà il mito è racconto che continua a trasmettere certi valori: Antigone che disobbedisce agli ordini del re e seppellisce i cadaveri dei suoi fratelli che erano andati contro lo stato ribadisce il primato della legge divina e della coscienza contro le leggi dello stato. Il dilemma, presente fin dagli albori dell’umanità, è attuale in qualunque stato e in qualunque religione.

Il patriarca Noè parla ad ebrei e non ebrei perché rappresenta l’uomo che stabilisce un patto con il Signore, patto tanto solido da essere scritto in cielo con l’arcobaleno. Noè è il contraente prima che l’uomo si suddivida in popoli, religioni e costumi differenti: è lo zigote dell’umanità prima della suddivisione.

Il mito trasmette contenuti descritti con la veste di una certa tradizione.

Quando si fa rivivere al nuovo Maestro la leggenda di Hiram, da una parte trasmettiamo una poesia sull’uomo fedele ai propri principi; dall’altra continuiamo il grande sogno del massone che deve vedere in Hiram il punto di unione dell’intero popolo muratorio.

I massoni costruiscono il tempio non un tempio.

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.