lunedì 24 giugno 2019

La nonna Minghina


Quando penso alla Forza mi vien in mente la mia bisnonna, la nonna Minghina.

Analfabeta, non parlava l’italiano ma solo il dialetto. Quando il figlio, lo zio Rico, fuoriuscito a Parigi nel 1925, ebbe bisogno di un aiuto per la figlia neonata, lei partì.

In treno, da sola, per più di mille chilometri.

Le avevano scritto in un biglietto le varie stazioni da raggiungere e dove avrebbe dovuto cambiare il treno. Non sapendo leggere rimediava facendolo leggere alla gente e riusciva a a comprendere a gesti dove andare.

Era il 1930 o ‘31: una vera avventura per una donna sola e analfabeta.

E ce la fece.

Ecco cosa vuol dire Forza.

Quando ascolto il Maestro Venerabile battere il maglietto e ripetere: I lavori riprendono forza e vigore penso sempre a lei.

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.