Continuano le riflessioni
Destino?
Esiste il destino? Si può cambiarlo? Ha senso tenere un comportamento etico se qualunque azione inevitabilmente porta a ciò che si voleva evitare? Oppure è più opportuno accettare il fato perinde ac cadaver (allo stesso modo passivo di un corpo morto) in balia di una “volontà superiore”?
La dea Ananke (= necessità, inevitabilità, costrizione), che Platone intende come madre delle Moire, era poco adorata al di fuori dei Misteri. Oggi aggiungeremmo: “per forza”! Nemmeno noi potremmo adorare una dea che significa appunto “per forza”! Come i Greci non adorarono nessun dio o dea che volesse dire “per caso”.
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Quello di Edipo e di Nawal è stato un destino possibile oppure il destino necessario? Casualità o causalità?… Oppure… oppure... esistono certi strani incroci in cui tutto è possibile... anche l’impossibile?...
Nella società greca il discorso è semplice, nella nostra invece diventa (artificiosamente?) complicato. Ha (ancora) senso l’osservazione di Lévi-Strauss che i sistemi sociali semplici orientano e prescrivono (per esempio la scelta del coniuge all’esterno del gruppo) mentre i sistemi sociali complessi (come per esempio il nostro odierno occidentale) non orientano ma si limitano a proibire? Ma – ecco il punto focale! – in nome di quali valori da tutti riconosciuti?
Giocasta si uccide, inorridita da ciò che è stato commesso; Edipo si acceca, inorridito da ciò che è stato commesso. Maledice i figli (attenzione! solo i maschi!). Le sue ultime parole a Colono sono di pace per le figlie per la vicinanza che immedesima.
Nawal Marwan è talmente inorridita da ciò che è successo da ritenere fondato il sospetto che il suo malore fatale sia diretta conseguenza (questa sì causa e non caso!) de avere scoperto che il torturatore padre dei gemelli è il figlio sempre cercato e mai dimenticato. Ma Nawal non si uccide, non impreca e non maledice nessuno, e men che mai maledice il suo torturatore. Lascia in eredità l’impegno di rompere la catena dell'odio. Pare quasi un novello Hiram che si rialza vivente dalla fossa in cui era stato gettato dai tre compagni traditori e non pensa a vendette o rivalse.
Le ultime parole di Nawal sono amorevoli; i gemelli accettano di spezzare la catena dell'odio; il terzo figlio riflette silenziosamente davanti alla tomba della madre. Una fine e un inizio?
Io vedo un forte collegamento di Nawal con Edmond, che se ne va rappacificato con il mondo. Edmond lascia in eredità a Massimiliano e Valentina anche un ingente patrimonio ma la sua vera eredità è un grande insegnamento e una significativa prospettiva di vita.
Dite all'angelo che veglierà sulla vostra vita di pregare qualche volta per un uomo che, simile a Satana, per un momento si è creduto simile a Dio e ha riconosciuto, con tutta l'umiltà di un cristiano, che nelle mani di Dio soltanto sta il supremo potere e la infinita sapienza. Queste preghiere addolciranno forse i rimorsi che porta con sé nel profondo del cuore… Non vi è né felicità né infelicità in questo mondo, è soltanto il paragone di uno stato ad un altro, ecco tutto. Solo chi ha provato l'estremo dolore può gustare la suprema felicità. Bisognava aver bramato la morte per sapere quale bene è vivere. Vivete dunque e siate felici... e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all'uomo l'avvenire, tutta l'umana saggezza sarà riposta in queste due parole: Aspettare e sperare.
(continua)
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