19 maggio 2026

Nawal, Edipo, Oreste, Edmond 6

 Continuano le riflessioni partite dalla vicenda della "Donna che canta"


Oreste

L’antagonismo tra le due prospettive al femminile e al maschile si accentua in Eschilo, poco più giovane di Sofocle. Prendo spunto dall’Orestea, la trilogia di tragedie incentrate sul mito di Oreste, figlio di Agamennone.

Agamennone, il sovrano della polis di Argo, alla partenza per la guerra di Troia sacrifica la figlia Ifigenia per propiziarsi la dea Artemide. Al ritorno dalla guerra, la moglie Clitennestra con l’aiuto dell’amante Egisto (cugino di Agamennone) vendica la figlia massacrando il marito.

Eschilo racconta come Oreste, figlio di Agamennone, su istigazione della sorella Elettra e su ordine del dio Apollo, vendichi il padre uccidendo madre e amante.

E’ significativa la terza opera della trilogia eschilea, Le Eumenidi. Il nome indica le Erinni, dee infernali personificazione del rimorso e della maledizione divina, dette anche Eumenidi (le benevoli) verso il colpevole pentito. Le Erinni perseguitano Oreste matricida (ma non perseguitano Clitennestra che ha ucciso il marito!) e svolgono il ruolo dell’accusa nel processo che giudica Oreste sull’ateniese collina di Ares, l’Areopago, sede delle corti di giustizia. La dea Atena stessa presiede la giuria e il dio Apollo assume la difesa di Oreste.

Lo svolgimento del processo può essere riassunto in poche battute tra il coro (l’accusa, cioè le Erinni) da una parte e Oreste e Apollo (imputato e difensore) dall’altra.

Apollo: Il talamo nuziale cui il destino lega l’uomo e la donna è vincolo assai più grave del giuramento.

Coro: Fu sua [di Oreste] la scelta: assassinare la madre. Oreste: Perché non braccavi lei [Clitennestra], quand'era in vita? [per avere ucciso il marito] Coro: Non aveva il sangue di colui che uccise.

Apollo: Non è la madre la generatrice di colui che si dice da lei generato, di suo figlio, bensì è la nutrice del feto appena in lei seminato.

Oreste: E io? Faccio parte, io, del sangue di mia madre? Coro: Mostro! Come ti crebbe, nel cavo del ventre? Ripudi il sangue della madre, che più t'appartiene?

Oreste sostiene di aver ucciso la madre per legittima vendetta su ordine di Apollo. Lo stesso Apollo indica Clitennestra come causa della propria morte avendo per prima ucciso lei il marito. Che Clitennestra abbia agito vendicando la figlia (sorella di Oreste) uccisa e sacrificata dal padre è particolare trascurabile per Oreste e Apollo.

Le Erinni ribattono che l’uccisione del marito è meno grave dell’uccisione della madre essendo il marito non consanguineo, come invece è la madre.

In una logica del tutto maschilista, Apollo replica che la generazione di un figlio dipende dal seme del padre mentre la madre contribuisce solo al nutrimento durante la gestazione: il figlio ha lo stesso sangue del padre e quindi ha il pieno diritto di vendicarlo.

Atena chiude il dibattito e passa al voto della giuria. Lei è l’ultima a votare dichiarandosi favorevole ad Oreste in una logica patriarcale stringente.

Atena: Madre che mi abbia generato io non l’ho. Il mio cuore, esclusi i legami di nozze, è tutto per l’uomo. Io sono solamente del padre. E così il destino di una donna omicida del proprio sposo a me non importa: lo sposo m’importa, custode del focolare domestico.

Vista la parità dei voti della giuria (sei giurati per la condanna e sei per l'assoluzione) Oreste viene assolto per la prevalenza del voto favorevole del presidente della giuria, cioè Atena (dunque: il punto di vista del maschio prevale per volere degli dei – così si auto-assolve il vincitore).

La stessa Atena convince le Erinni a diventare Eumenidi, divinità della giustizia anziché della vendetta, e quindi a non perseguitare più Oreste.

Eschilo scrive l’Orestea alla metà del V secolo ac, all’epoca della morte di Talete. Il passaggio alla società al maschile è ormai cosa fatta: il legame ex lege (il figlio è dello stesso sangue del padre e non della madre) ha ormai la predominanza sul legame ex natura (il figlio nasce dal ventre materno).

Post Scriptum. Nella "storia sacra" ebraico-cristiana troviamo un episodio simile al sacrificio di Ifigenia: Abramo per ordine di Dio (che vuole provare la sua fede e la sua obbedienza) è pronto a sacrificare (= uccidere) il figlio Isacco. Isacco però si salva (a differenza di Ifigenia) perché all'ultimo momento Dio sostituisce Isacco con un montone. Nella prospettiva della religione al maschile viene da domandarsi se la salvezza di Isacco sia dovuta all'essere figlio primogenito maschio a differenza di Ifigenia, figlia primogenita sì, ma femmina!

Incesto

Come si inserisce l’incesto nella vicenda? Nel mito e nella storia sacra (sono la stessa cosa: il mito è la storia sacra di una religione che non è più, la storia sacra è il mito di una religione che ancora è) troviamo molti incesti primordiali.

Zeus genera con la sorella-sposa Era; loro stessi sono figli della relazione incestuosa tra Crono e Rea, fratello e sorella, a loro volta nati dall’incestuoso rapporto tra Urano-figlio e la di lui madre Gea. Ad essere pignoli anche la discendenza di Adamo ed Eva discende da incesti. Eva è tratta da Adamo ed insieme (padre e figlia? Hanno lo stesso patrimonio genetico, una clone dell’altro – o viceversa?) danno origine al genere umano. I loro figli (dopo Caino e Abele nasce Set, poi molti altri figli e figlie, racconta la Genesi) con chi generarono se non tra di loro? E poi Abramo e Sara, genitori di Isacco, sono fratello e sorella avendo lo stesso padre Terach.

Sono incesti simbolici, perché se il principio da cui tutto proviene è uno e il mondo generato è molti, allora necessariamente l’uno deve essersi diviso e moltiplicato da se stesso. Se invece il principio da cui tutto proviene è già "molti" allora cade la necessità di incesti sia pure simbolici.

Fuori dal simbolico l’uomo di ogni cultura e religione ha visto e vede l’incesto come un vero e proprio tabù, che assegna una valenza morale alla sana legge di natura di non mescolarsi entro una poco numerosa popolazione pena l’emersione di anomalie genetiche. A quanto ne so non sono mai esistite culture umane che accettano la possibilità di unioni sessuali tra figli e genitori, anche se non ne escludono l’eventualità. Il divieto nasce non certo per evitare mescolanze genetiche (delle quali fino a ieri si ignorava perfino l’esistenza), ma da possibili turbamenti sociali entro la famiglia, la tribù o lo stato stesso (il figlio nato dal re con concubine o amanti non ha diritti al trono, ma un figlio nato da un rapporto incestuoso del re con una propria figlia?). Spesso nel mondo antico il “fattaccio” veniva (utilmente dal punto di vista sociale?) considerato episodio “privato” entro la famiglia e “sanato”, come per esempio prescriveva l’antica legge di re Tullo Ostilio: i pontefici avrebbero dovuto offrire un sacrificio espiatorio a Diana (la versione romana della greca Artemide), lunare dea non solo della caccia ma anche della fecondità e delle nascite, contro la carestia che si credeva l’incesto avrebbe procurato.

Saggi i nostri politeisti avi che lasciavano una via di fuga, e meno saggi i monoteismi che impongono condanne eterne (come se l’eternità fosse monopolio umano!).

Con Edipo l’incesto non è fatto privato, sia pure compiuto inconsapevolmente, ma questione pubblica perché investe lo stato: Edipo, figlio ripudiato di re, è pur sempre il re di Tebe, e Giocasta è la regina che ne ha garantito la successione, e Creonte è stato re e lo sarà di nuovo.

Se intendiamo Edipo come “ultimo re” al femminile e Creonte come “primo re” al maschile, l’incesto non potrebbe indicare la confusione durante il periodo di transizione dal vecchio al nuovo? Oppure è l’accusa che il nuovo lancia al vecchio per delegittimarlo? Oppure, specularmente invertito, l’accusa che il vecchio sconfitto lancia al nuovo vincente mostrando le conseguenze della vittoria? Oppure l’incesto indica che i due ordini debbono essere separati essendo inconciliabili?

Zeus ha vinto e la Grande Dea Madre ha perso, Edipo si acceca e Giocasta si uccide.

Qual è la colpa di Giocasta? Fu lei a portare il neonato Edipo al servo perché lo sopprimesse. E’ l’atto corretto dal punto di vista maschile di salvare il re e la stabilità dello Stato; dal punto di vista della società al femminile invece è il crimine imperdonabile di sopprimere il proprio figlio, frutto del proprio ventre, carne della propria carne.


(continua)


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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.