Altra puntata del mio caleidoscopio di prospettive...
Antigone.
Edipo ha quattro figli. I due maschi, successori al trono, Eteocle e Polinice, gli impongono di lasciare la città (taglio netto col passato?); le femmine lo accompagnano, accentuando la cesura. La religione al maschile non vuole essere prosecuzione della precedente ma pretende essere qualcosa di nuovo. Le figlie raccolgono l’eredità del padre e Antigone sarà antagonista di Creonte e ultima paladina del mondo che sta scomparendo. Con lei possiamo restituire dignità collettiva ad una storia che il sentire moderno vuole relegata nei meandri dell’intimo privato.
La vicenda è lineare nella sua semplicità. Antigone alla morte di Edipo ritorna a Tebe, in guerra per la successione al trono dei due fratelli, che infine si danno reciprocamente la morte. Mentre il re in carica Eteocle è sepolto con tutti gli onori (è il re e non importa sia venuto meno alla parola data al fratello di regnare un anno a testa), Polinice dovrà essere abbandonato senza sepoltura quale sovvertitore dell’ordine stabilito (non importa che volesse far valere il suo diritto contro il fratello fedifrago) e traditore della patria. Antigone si oppone al divieto e re Creonte ordina di seppellirla viva per disobbedienza alla legge della città. Antigone nella tomba murata si uccide. Il di lei promesso sposo Èmone, figlio di Creonte, si uccide, e si uccide pure la madre Euridice, moglie di Creonte. La società al maschile vince e distrugge l’altra (Giocasta, la regina legittima, è morta e Antigone, figlia di Giocasta, muore), della quale non vuole essere erede. Nasce ex novo qualcosa di diverso. Di migliore?
La prospettiva laica integrale vede Creonte e Antigone come rappresentanti del diritto civile il primo e religioso la seconda. Giustamente – conclude – le regole dello stato civile (di tutti, anche dei non religiosi) devono avere il sopravvento sulle regole religiose (valide solo per i religiosi).
La prospettiva religiosa integrale interpreta la situazione esattamente al contrario: le regole religiose devono (dovrebbero) avere il sopravvento perché legge non umana ma divina.
Entrambe le prospettive interpretano le conseguenze finali (lo stato vince con risultati disastrosi) come conseguenza del contrasto: è stata stolta l’opposizione della religione (dicono gli uni) oppure dello stato (dicono gli altri).
Una prospettiva meno antagonista riconosce l’esistenza del dilemma e ne vuole attenuare la drammaticità: nel contrasto tra legge civile e legge morale a quale deve andare la prevalenza ed entro quali limiti?
Primato alla legge dello stato, a patto che questo sia libera associazione di uomini? In caso di stato autoritario il dilemma non si dovrebbe porre?
Oppure primato alla legge morale? Ricordate?… La volta stellata sopra di me e la legge morale in me?
Credo non possa esistere una risposta definitiva nel mondo del relativo. Ma possiamo cogliere spunti per le nostre riflessioni.
Possiamo leggere la morte di Antigone e di Èmone, figlio di Creonte, come la definitiva scomparsa della società al femminile della “Legge di Natura” contro la società al maschile della “Legge sociale”. Sono due società inconciliabili il cui antagonismo viene risolto dalla storia. O dalla forza?
Antigone è antagonista di Creonte. Il nome proviene da antì = “contro”, “in contrasto”, “in sostituzione di” e gonos = “nato”, “generato”, quindi: generato, nato in contrasto, contro qualcuno o qualcosa”. Antagonista deriva da antì = contro, in contrasto e agonistès = lottatore (da agòn=contesa).
Creonte a sua volta deriva da kréon = governante, sovrano, reggente. Chi portava questo nome aveva una posizione di prestigio, nobiltà e dominio (dunque: potere). E’ chiaramente il punto di vista al maschile.
Creonte, le leggi dello stato e della “nuova società”, vincerà contro Antigone, la legge degli dei e della “vecchia società” nella contesa sul seppellimento del fratello traditore dello stato che lo stato aveva condannato a restare insepolto.
Non si cada nell’errore, tipico della contemporaneità, di personalizzare il contrasto. Qui sono di fronte non zio e nipote ma due concezioni inconciliabili. Creonte: Chi per tracotanza fa violenza alle leggi vigenti… non avrà da me in nessun caso lode. (…) L’anarchia è il peggiore dei guai, quella che uccide gli Stati, quella che spianta le case. Così Creonte, rappresentante della legge, che però non si pote il problema della legge “giusta o ingiusta”, ma solo della legge “in vigore”. Antigone invece: A proclamarmi questo non fu Zeus, né la compagna degli Inferi, Dice, fissò mai leggi simili fra gli uomini… Non sono d’oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove.
Il contrasto ci suggerisce una (tra le tante) chiave di lettura. Sottolineo una, perché il mito per sua stessa natura è polisemantico; e lo è perché così è l’uomo.
(continua)
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