17 maggio 2026

Nawal, Edipo, Oreste, Edmond 4

 Continua il lavoro Nawal, Edipo, Oreste, Edmond


La forza del mito è straordinaria; mi affascina supporre che ci sia altro.

Per sommi capi possiamo intendere il processo svolgersi lungo alcune tappe.

La rivoluzione del neolitico permise il passaggio da una economia di caccia e raccolta e allevamento sporadico ad una economia basata su allevamento più intensivo e agricoltura ove la riproduzione (animale e vegetale) assume rilevanza fondamentale (legata alla sopravvivenza dell’uomo). Le prime tracce archeologiche di credenze religiose consistono in figure femminili (suggerite dalla fecondità della terra? dalla nascita degli animali? il femminile come ciò che dispensa la vita?). Nella successiva età dei metalli (rame, bronzo e finalmente ferro, in Europa dal X secolo ac in poi) si è avuta una radicazione e diffusione di pratiche agricole, con domesticazione di piante e animali. E quindi (ricordiamo l’importanza delle simboliche fondamenta nella costruzione del Tempio di Salomone!) con preminenza religiosa della figura femminile. Archeologi ed etnografi concordano sul ruolo sussidiario che il culto miceneo (isola di Creta, secondo millennio precedente la nostra era) attribuisce alle figure divine maschili rispetto alle femminili. I misteri della vita fisiologica della donna paiono come manifestazioni di una oscura potenza divina; la maternità è alla base della continuità del gruppo e quindi base sociale stabile della famiglia, cellula basilare della tribù, del clan, della gens, e quindi della società organizzata.

Nel linguaggio della Grecia classica vi sono ancora tracce significative di un antico sistema matrilineare. Adelphos (il greco fratello nel senso di parente, confratello, connazionale, della stessa religione o tribù) deriva da delphús (= utero, vulva) con il senso letterale di “nato dallo stesso grembo, dallo stesso utero”. Invece il latino frater = fratello e anche frate, proviene dal greco phràtria, raggruppamento sociale che solo successivamente assume anche il carattere personale di parentela. Alcuni lo fanno provenire dal sanscrito bhra (= portare, sostenere, sostentare, nutrire) come aiuto per procurare cibo a sorelle ed anziani genitori e aiuto nelle faccende domestiche più gravose che abbisognavano di maggior robustezza.

La donna nella religione minoica appare tutt’uno con la vita istintiva e finisce con il dare caratteristiche istintuali e sensitive, non intellettuali (come sarà nella successiva religione greca) alla vita i tutti i giorni. Possiamo parlare di religione al femminile?

Verso la metà del II millennio prima di Cristo, in concomitanza con la fine della civiltà minoica, compaiono gli Achei, popoli indoeuropei che si stabiliscono in Grecia. Dal punto di vista religioso non si notano modifiche sostanziali tranne la preminenza di deità maschili sulle “preesistenti” femminili.

E’ fondato supporre un passaggio da un pensare religioso e sociale al femminile a un pensare religioso e sociale al maschile? un cambiamento valoriale e comportamentale ove nuovi paletti assumono il ruolo paradigmatico?

Rifletto, con il senno (e con tutti i limiti!) del poi. Il “passaggio” dal femminile al maschile è effettivamente fondato oppure la religione al femminile è una prospettiva narrativamente (e, sotto tono, negativa?) sopravvalutata per legittimare la successiva preponderanza maschile, solare, apollinea, spiegata pure con una presunta minorità femminile basata sull’istintualità? Creonte al figlio che supplica per Antigone è lapidario: ...Nessun cedimento ad una donna. Se cadere si deve, dopo tutto, meglio che avvenga per mano d’un uomo; né mai vorrei che di noi si dicesse che siamo schiavi in balìa di una donna. Ad Antigone dice: Mai, finch’io viva, prevarrà una donna.

Il maschilismo odierno vien proprio da lontano!

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La discendenza nella società al femminile è chiara e netta: il figlio naturaliter discende dalla madre. Non c’è bisogno di prove, lo mostra la natura. Il femminile trasmette l’auctoritas. Non c’è bisogno di altro: mater certa est.

Nella società al maschile invece l’auctoritas si trasmette per legittima discendenza: il nuovo nato è erede non per nascita dalla “madre giusta”, ma perché legittimo figlio del “padre giusto”. Ricordiamo tutti il parto di Costanza imperatrice, la madre di Federico II, in piazza a Jesi per mostrare la legittimità del neonato! Legittimo, latino legitimus, è termine composto da lex = legge e dal suffisso -timus che indica appartenenza. Quindi è colui che ha le qualità (i nostri buoni costumi?), le condizioni richieste dalla legge. Il discendente è tale perché così è indicato dalla legge.

Grossolanamente, potremmo dire che il contrasto tra religione al femminile e religione al maschile sta nella contesa tra principio naturale (l’uomo nella fisicità) e legge della società (l’uomo nella sfera intellettuale astratta delle regole sociali): là ha il sopravvento la natura, qui la legge-convenzione sociale.

In una società che sta trasformandosi in società al maschile, Edipo con la risposta al quesito della Sfinge si dichiara appartenente al vecchio mondo al femminile (l’uomo nella sua fisicità, che nasce dalla donna ed è uomo perché appunto nasce dalla donna ed è uomo fisico nell’infanzia, maturità, vecchiaia e poi muore), e infatti avrà bisogno del legame con la regina per essere re. Creonte invece è l’uomo della nuova religione al maschile (re perché legittimo fratello – non sposo – della regina e appartiene quindi alla stessa famiglia reale). Prima di Edipo è reggente-re (al maschile), provvisorio, dal potere (del maschio) non ancora consolidato: infatti dovrà lasciare il trono. Dopo la morte di Eteocle ritorna a reggere il trono e si trova in contrasto con Antigone. Nella prospettiva delle due religioni l’antagonismo Creonte-Antigone è senza possibilità di accordi e diventerà mortale: lei dalla parte della religione al femminile, lui di quella al maschile. Creonte vincerà, ma si troverà solo, tra cadaveri. Fuor di metafora, la società al maschile vincerà, lasciando dietro di sé una scia di morti (orrenda scia dal punto di vista femminile, ma necessaria conseguenza del nuovo potere dall’altro punto di vista).


(continua)


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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.