Continua la Tavola
Anche se i due ragazzi non paiono più interessati alla ricerca di un padre siffatto (non uomo amato dalla madre ma brutale torturatore e stupratore), devono ancora trovare il fratello che non sapevano di avere. Che fine ha fatto? I due riescono ad entrare in contatto con chi attaccò l’orfanotrofio del fratello sconosciuto al quale sapevano che era stato dato il nome Nyad di Maggio.
Simon (ora sappiamo che il suo nome alla nascita era Sarwan), bendato fin dalla partenza dall'albergo, è a colloquio con Chamseddine, il capo miliziano che comandò la distruzione del villaggio e dell'orfanotrofio di Kfar Kout.
Chamseddine. Buongiorno, Sarwan. Scusami per l'accoglienza, ma è per la tua incolumità. Mi chiamano Walad Shamseddin. Dimmi, come posso aiutarti, Sarwan Marwan?
Simon. Ha conosciuto mia madre?
Chamseddine. Diciamo che ha lavorato per me. Che cosa posso fare per te?
Simon. Cerco un uomo che si chiama Nihad Di Maggio.
Chamseddine. Perché cerchi Nihad Di Maggio?
Simon. È mio fratello. Mia madre mi ha chiesto di ritrovarlo.
Chamseddine. Come puoi affermare che Nihad Di Maggio è il figlio di Nawal Marwan?
Simon. Mio fratello è stato affidato all’orfanotrofio di Kfar Kout. Abbiamo il registro con il luogo d'origine, le date, tutto combacia. Nihad Di Maggio è mio fratello.
Chamseddine (ripreso di spalle) pare avere un gesto di sconforto. Fa uscire dalla stanza i suoi uomini e permette che Simon si tolga la benda.
Chamseddine. Con i miei compagni ho attaccato i cristiani del villaggio di Kfar Kout per rispondere alle aggressioni contro i nostri fratelli rifugiati. C'era un orfanotrofio a Kfar Kout. Ho risparmiato i bambini. Li ho presi con noi. E Nihad era tra loro. Li abbiamo addestrati e preparati per combattere al nostro fianco.
Nihad aveva un dono. Era speciale. Molto presto è diventato un tiratore infallibile. Ma voleva ritrovare sua madre. L'ha cercata per mesi. Non so cosa avesse visto o sentito. È diventato un fanatico della guerra. È venuto a cercarmi. Voleva diventare un martire. Così sua madre avrebbe visto la sua faccia su tutti i muri del paese... Mi sono rifiutato. E lui è tornato a Daresh. È diventato un cecchino. Il più pericoloso della regione. Una vera macchina. Sparava a chiunque.
E poi c'è stata l'invasione nemica. E una mattina hanno catturato Nihad. Ha ucciso sette tiratori prima di essere preso.
Non l'hanno mica ucciso. L'hanno addestrato. E l'hanno mandato alla prigione di Kfar Ryat.
Simon. È stato in prigione?
Chamseddine. Sì. (pausa) Come torturatore.
Simon. Ha lavorato con mio padre?
Chamseddine. No. Non ha lavorato con Abou Tarek...Tuo padre.
Il filmato cambia scena. Simon ritorna dal colloquio. Incontra la sorella: lui è palesemente sconvolto fin nel profondo.
Jeanne. Stai bene?
Simon. (sommesso, quasi balbettando) Uno più uno... fa due.
Jeanne. Cosa?
Simon. (quasi supplicando) Uno più uno fa due. Non può fare uno.
Jeanne. Tu hai la febbre.
Simon. (con voce flebile) Uno più uno può fare uno?
La sorella lo guarda dapprima con stupore che via via si fa sempre più preoccupato fino a quando la verità si fa strada anche in lei, con un gemito di sgomento. Ecco la conclusione del colloquio con Chamseddine.
Chamseddine. Una volta divenuto un torturatore, tuo fratello ha cambiato nome. È diventato Abou Tarek. Nihad Di Maggio è Abou Tarek. Sappiamo che ora vive in Canada con una nuova identità.
Con raccapriccio i gemelli scoprono la verità peggiore… il padre loro è il fratello che non sapevano di avere. La madre è morta per un malore conseguente dall’averlo scoperto: le due lettere al padre e al figlio quindi sono per lo stesso destinatario… Matematica ripugnante: 1 + 1 = 1.
L’ex-torturatore, fratello-padre, abita proprio in Canada nella loro città. Le due lettere vengono quindi consegnate al, per così dire, legittimo destinatario e il notaio può loro leggere ai gemelli l’ultima lettera che la madre ha loro inviato.
Le lettere di Nawal
Lettera al padre. Tremo mentre le scrivo. L'ho riconosciuta, lei non ha riconosciuto me. E' un miracolo magnifico. Io sono il suo numero 72. Questa lettera le verrà consegnata dai nostri figli. Lei non li riconoscerà perché loro sono belli, ma loro sanno chi è lei. Attraverso loro voglio dirle che lei è ancora vivo. Ma presto resterà in silenzio; lo so, perché per tutti c'è il silenzio davanti alla verità. Firmato. La puttana 72.
Lettera al figlio. Parlo al figlio, non al torturatore. Qualsiasi cosa accada, ti amerò sempre. Te l'ho promesso quando sei nato, figlio mio. Qualsiasi cosa accada ti amerò sempre. Ti ho cercato per tutta la vita. Ti ho trovato. Tu non potevi riconoscermi. Hai un tatuaggio sul tallone destro, l'ho visto: ti ho riconosciuto e ti ho trovato bello. Ti avvolgo con tutta la dolcezza del mondo, amore mio. Consolati, perché niente è più bello dell'essere insieme. Tu sei nato dall'amore. Tuo fratello e tua sorella sono nati anche loro dall'amore. Niente è più bello dell'essere insieme. Tua madre Nawal Marwan, prigioniera n. 72.
Lettera ai gemelli. Amori miei, dove comincia la vostra storia? Alla vostra nascita? Allora comincia nell'orrore. Alla nascita di vostro padre? Allora comincia con una grande storia d'amore. Io dico che la vostra storia comincia con una promessa, quella di rompere la catena dell'odio. Grazie a voi io sono riuscita oggi a mantenerla. La catena è spezzata. Finalmente posso prendermi il tempo di cullarvi, di cantarvi dolcemente una ninna-nanna per consolarvi. Niente è più bello dell'essere insieme. Vi amo. Vostra madre Nawal.
La donna che canta lascia ai tre figli il suo ultimo canto, un canto di libertà e di amore.
La fine è un nuovo inizio: la promessa di rompere la catena dell’odio. Il film termina con la figura del fratello-padre in silenzio davanti alla tomba di Nawal: un inizio anche per lui?
(continua)
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