16 maggio 2026

Nawal, Edipo, Oreste, Edmond 1

 

L'anno scorso tenni una tavola in Loggia partendo da un film che mi aveva colpito nel profondo: La donna che canta. Il collegamento tra la protagonista Nawal Marwan, violentata dal figlio perduto, e la figura di Edipo è stato immediato, anche se i punti di vista sono diversi: qui la storia è vista dai figli gemelli nati dagli stupri, là la visione è per così dire più "distaccata". 

Edipo è ormai "scritto" nel patrimonio genetico dell'uomo occidentale. Mi affascina l'idea (Erich Fromm in prima fila) che Edipo si trovi al confine temporale tra una religione "al femminile" che aveva in Creta uno dei centri propulsori (culto della Gran Madre) e la religione "al maschile" dei popoli sopravvenienti (in Sofocle ed Euripide rappresentata da Creonte, Oreste e dalla stessa dea Atena nelle "Eumenidi"). Viene quindi spontaneo il collegamento tra Edipo ed Oreste, le due figure al confine tra due modi di pensare diversi.

Le mie riflessioni sono continuate anche dopo quella tornata di Loggia. Anzi, proprio grazie agli spunti che i Fratelli mi hanno dato i miei pensieri hanno continuato a "lievitare" in un impasto mai terminato. 

Punti di vista diversi fanno riflettere. Prospettive diverse della stessa cosa o cose diverse della stessa prospettiva? Una delle figure jolly della cultura occidentale a mio parere è Edmond Dantès, il poliedrico conte di Montecristo, che merita ben più della fama di freddo vendicatore da feuilleton. Oggi Edmond assurge quasi a paradigma dell'uomo moderno, un self-made men, alla latina un artifex sui.  Edmond riesce a sublimare i suoi metalli e a veleggiare verso Oriente con la sua luna. L'uomo moderno?...

Il lettore potrebbe chiedersi il senso di queste riflessioni in un contesto muratorio.

La mia risposta è molto semplice: la Massoneria è una continua riflessione sull'uomo che offre all'uomo massone utensìli adatti a lavorare su se stesso.


* * *


Premessa

Sembra una tremenda vicenda familiare, governata da un Fato tanto illogico quanto crudele. Le passioni umane (odio, amore, oppure debolezze umane piccole o grandi) possono spesso provocare effetti catastrofici, sproporzionati, imprevisti e imprevedibili, sui quali il piccolo uomo non ha possibilità di intervenire. Nel mondo greco il Fato era divino e di fronte a lui nemmeno il grande Zeus, il padre degli dei, aveva potere.

Nawal

Film Incendies, italianizzato in La donna che canta. E’ del 2010, regista Denis Villeneuve.

Siamo nel Canada, una quindicina di anni fa. Alla morte improvvisa di Nawal Marwan, emigrata dal Libano, il notaio legge ai figli, i gemelli Jeanne e Simon, le ultime volontà di lei. Il lascito prescrive che i gemelli consegnino due lettere della madre a destinatari impensabili, una al padre che credevano morto e l’altra a un fratello di cui ignoravano l'esistenza.

Dopo lo shock iniziale Jeanne, giovane ricercatrice di matematica, parte per il Libano alla ricerca del passato della madre che i figli ignoravano e del quale lei non aveva mai parlato. Le vicende, un passo alla volta, vengono alla luce.

Ha tutto inizio negli anni Settanta del secolo scorso, al tempo di una feroce guerra civile tra fazioni arabe musulmane e cristiane.

La giovane Nawal, di famiglia araba cristiana, ama Wahab, arabo di fazione avversa, suscitando violente reazioni nei parenti. I fratelli uccidono Wahab, il figlio che nasce le viene sottratto e lei è cacciata di casa e dal villaggio per avere disonorato tutti. Solo la nonna si impietosisce: segna il tallone destro del bambino con un tatuaggio in modo che in futuro possa essere riconosciuto.

La figlia Jeanne, raggiunto il villaggio della madre, tocca con mano l’ostilità che dopo tanti anni ancora persiste: “Se sei la figlia di Nawal Marwan, non sei la benvenuta. Torna a casa tua!”.

Jeanne continua la ricerca e giunge alla successiva tappa. Scopre che la fotografia che la madre aveva sempre conservato le era stata fatta in una prigione e incontra un uomo che ne fu sorvegliante.

Custode. Sono custode della scuola.

Jeanne. Sì, ma prima…

Custode. Prima? Prima ero custode della scuola. E' da molto tempo che sono custode della scuola.

Jeanne mostra all'uomo la fotografia della madre.

Jeanne. Conosce questa donna?

Custode. Sono custode della scuola e basta. E' tutto.

Jeanne. Cerco qualcuno che l'abbia conosciuta. Qualcuno che mi parli di lei. E' mia madre.

Dopo alcuni istanti di silenzio il custode parla.

Custode. E' la donna che canta. Numero 72. E' stata lei a uccidere il capo delle milizie della destra cristiana. E gliel'hanno fatta pagare molto cara. Molto, molto cara... Quindici anni. La chiamavamo la donna che canta. Perché cantava,... sempre.

Jeanne. (stupita) E' sicuro che sia lei?

Custode. Ho passato tredici anni a sorvegliarla. Lei ha passato tredici anni a sorvegliare qualcuno, l'ha fatto? Hanno cercato in tutti i modi di piegarla. Alla fine si teneva ancora in piedi. E li guardava… Incredibile. Non si è mai piegata. Li ha fatti infuriare… Così hanno mandato Abou Tarek.

Jeanne. Chi? Scusi.

Custode. Abou Tarek… (pausa) Ascolti, mi creda, a volte è meglio non sapere tutta la verità.

Jeanne. Ma io ci devo convivere in ogni caso. Continui.

Custode. Abou Tarek. Abou Tarek era uno specialista in torture. L'ha violentata ripetutamente. Per distruggerla prima del suo rilascio. Per farla smettere di cantare. Alla fine è rimasta incinta. E' andata così. Non me lo dimenticherò mai. 72 messa incinta da Abou Tarek. Hanno aspettato che partorisse in prigione. E poi l'hanno lasciata andare.

Jeanne. E il bambino? Lei l'ha visto il bambino?

Custode. C'era un dottore che veniva ogni tanto. Io penso che sia diventato matto. Altri dicono che ha un ristorante a Tel Aviv. Sono sciocchezze. Se non è impazzito, è morto. L'infermiera, lei... La conosco. Vive a Daresh. A Daresh.

Congedatasi dal custode della scuola Jeanne telefona al fratello.

Jeanne. Simon, sta zitto. Non me ne frega un cazzo. Stammi a sentire, ok? Stammi a sentire. La mamma è stata in prigione. Simon, (piange) la mamma... è stata ...violentata. Nostro fratello è nato in prigione. Ho bisogno di te adesso.


Scoppiata la guerra civile Nawal trova l’orfanotrofio in cui era stato messo il figlio in macerie e i bambini scomparsi. Decide allora di ripagare violenza con violenza e in un attentato elimina un esponente di spicco della destra cristiana. Viene quindi imprigionata, ma resterà indomita e non sottomessa, mostrando con il canto la propria libertà interiore. Cantava… Per quindici anni ha subito torture, e lei cantava… Alla fine ha dovuto sopportare anche violenze sessuali da parte di un torturatore, per così dire, di professione, che l’ha messa incinta.

Jeanne si sente sopraffatta da ciò che ha scoperto e chiama a sé il fratello. La storia, purtroppo, non è terminata.

I due fratelli gemelli incontrano l'infermiera che ha assistito la madre al parto.

La scena si svolge all'Ospedale Americano. Una infermiera riceve i visitatori (i gemelli, il notaio canadese che si è assunto il ruolo di amico maggiore e il collega notaio libanese che funge da interprete) che cercano la vecchia ostetrica.

Infermiera. Se sta dormendo, dovrete tornare.

L'infermiera dell'Ospedale americano entra nella stanza. La donna è assopita. L'infermiera la chiama sottovoce svegliandola dal sopore.

Infermiera. Signora Maika, ci sono dei visitatori che vengono da molto lontano per vederti. Vengono dal Canada e parlano francese.

Il notaio libanese li presenta. Parla Jeanne.

Jeanne. Buongiorno, signora. Grazie per averci ricevuto. Noi cerchiamo una persona che lei conosce. Conosce Nawal Marwan?

L’infermiera traduce. Marika spalanca gli occhi e con volto meravigliato e sorridente pronuncia alcune parole arabe che Jeanne e Simon non comprendono: Grazie a Dio! Sarwan! Janaan!

Jeanne. Ha lavorato alla prigione di Kfar Ryat come infermiera?

L'infermiera traduce. Maika risponde con evidente e sorridente meraviglia: Nawal Marwan? Sì, la conosco... Sarwan! Janaan! Sì, i bambini. Grazie a Dio...

Il notaio libanese traduce: Dice che conosce vostra madre.

Marika. I bambini... Sì, conosco tua mamma.

Simon. Noi cerchiamo il bambino che Nawal Marwan ha avuto in prigione. Lei può aiutarci?

Marika pronuncia alcune parole.

Infermiera. Lavorava alla prigione di Kfar Riyad. L'ha assistita durante il parto. Ha preso con sé i bambini. E li ha ridati alla donna che canta quando è uscita di prigione.

Marika. Sarwan! Janaan!...

Infermiera. Nawal Marwan ha avuto due gemelli... 

I gemelli drammaticamente scoprono di essere loro i figli nati dagli stupri subiti dalla madre. Ed è molto significativo il tuffo notturno in una piscina semibuia che termina con l’abbraccio tra i due, quasi un ritorno ancestrale nel liquido materno per affrontare insieme il nuovo” viaggio nella vita!

Stupro deriva dal latino stuprum (= onta, disonore), che proviene a sua volta dal sanscrito stup-am (= colpisco, offendo): è atto sessuale commesso con prepotenza contro la volontà della vittima allo scopo di umiliarla e annullarla.

(continua)

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.