21 maggio 2026

Nawal, Edipo, Oreste, Edmond 8

 In questa parte le riflessioni sul personaggio Edmond Dantès si pongono domande imquietanti


Le molteplici identità

Uno degli aspetti più affascinanti del romanzo è il caleidoscopio delle tante identità di Edmond quasi da smarrire il lettore in un labirinto affascinante.

Il protagonista è infatti Edmond Dantès, ma è anche Zaccone conte di Montecristo, e pure lord Wilmore, e ancora l’abate Busoni, e Sindbad il marinaio. Altro? Sì, la più importante: il post-Edmond-Dantès che al termine della vicenda parte con Haydée.

Zaccone conte di Montecristo è l'identità assunta dal possessore del tesoro. Indica la forza (razionale?) dell’uomo che può: progetta sulla tavola da disegno la ragnatela dell’immediato futuro (il futuro lontano è oltre i limiti umani?) nella quale invischierà i colpevoli. Zaccone è l’artefice della vendetta, ma Edmond resta talmente “innocente” da riconoscere alla fine di non potere essere al di sopra di tutto: gli antichi sopra tutto avevano il Fato; e i moderni? Il conte è una sapiente mescolanza di forza irresistibile e bellezza gelida (bellezza non bella?) che arretra prima dell’ultimo passo che lo porterebbe nell’abisso. Se scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te dirà Nietzsche qualche decennio dopo Dumas. Edmond che parte con Haydée non pare l’uomo che ha scrutato l’abisso e che dall’abisso si allontana un attimo prima dell'irreparabile caduta? I nostri mostri, quelli che popolano il nostro abisso, è opportuno lasciarli là dove sono e non stuzzicarli.

Lord Wilmore, eccentrico nobile inglese, è la generosità materiale, una specie di bancomat ante litteram che compare al momento opportuno. In un certo senso è la bellezza calda in deciso contrasto con la forza fredda di Montecristo, verso il quale manifesta una profonda avversione. Tocco magistrale del maestro: un alter ego nemico di se stesso!

L’abate Busoni, sacerdote italiano, mostra la misericordia, che sempre deve essere abbinata alla giustizia. Si presenta sotto veste talare come un “faccendiere del bene” che opera senza giudicare. Come potrebbe, altrimenti, giudicare se stesso vendicatore implacabile?

Sindbad il marinaio compare durante il soggiorno in Italia ed è agente della salvifica donazione a Morrel. Il nome richiama immediatamente il marinaio delle Mille e una notte protagonista di fantastiche avventure. Non è difficile immaginarlo accanto a Edmond e Haydée nel viaggio verso la grande avventura del futuro.

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Ogni identità è un Edmond diverso? Oppure le identità sono filtri diversi che permettono il passaggio di certi aspetti e non altri dell’unico Edmond? Oppure banalmente sono solo utili mezzi per raggiungere l’obiettivo?

La domanda coinvolge.

Le diverse identità decantano, depurano, setacciano oppure mascherano, nascondono, celano?

Sono le pirandelliane maschere che nascondono il segreto nucleo oppure piccoli athanor che cuociono il “brodo alchemico”?

Il conte vendica, l’abate Busoni perdona, lord Wilmore fa, Sindbad viaggia. Pare quasi una grande esplorazione dentro l’uomo, un profondo “progetto entronauta” che continuamente ricalcola le nostre coordinate della vita.

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Ma insomma, chi è “realmente” Edmond? Qual è la “sua” identità?

Forse nemmeno Edmond lo sa. Forse Dumas padre nelle ottimistiche certezze del positivismo imperante capta qualcosa dell’angosciante insicurezza novecentesca che ci accompagna nel terzo millennio.

Oggi in pieno XXI secolo pare continuamente necessario definire o ridefinire la propria identità e sentirsi a tutti i costi “identitario” (qualunque cosa voglia dire).

L’Edmond diciannovenne che entra in carcere è lo stesso Edmond che evade quattordici anni dopo? Nawal che entra in carcere dopo l’attentato è la stessa Nawal che esce di prigione dopo tre lustri di violenze e la nascita di due gemelli? Edipo che uccide i due prepotenti incontrati sul Citerone e sposa la regina vedova è lo stesso Edipo padre di quattro figli adulti che viene bandito dalla città?

In altre parole, personalizzando e forse banalizzando: io sono lo stesso di ieri?

Per grandi linee rispondo di sì, ma scendendo nei dettagli debbo dire di no. La risposta corretta (che non mi piace) è: Non lo so.

Attenuo l’aspetto negativo aggiungendo che tra i due io esiste una continuità certa: io non sono quello di allora ma ne sono la sicura conseguenza. Continuo: conseguenza necessaria oppure conseguenza possibile? Io potrei oggi essere diverso anche restando conseguente all’io di allora?

Per me identità è termine che dice e non dice. Non può essere definito rigidamente (la mia logica qui fa un prudente e igienico passo indietro spingendomi a non parlare di cose troppo vaghe che non conosco). Sono anche molto cauto nel pretendere l’identità come appartenenza (a un popolo, a un gruppo etnico o religioso o politico...) perché potrebbe essere una gabbia soffocante. Consiglio a chi entra in una organizzazione o struttura di tenere sempre le metaforiche valigie pronte per una eventuale partenza: è atteggiamento di grande libertà interiore. Anche il conte di Montecristo ribadisce continuamente di non avere legacci che lo limitino e di essere sempre pronto a partire...

Ma insomma, chi è “realmente” Edmond?

Nello scontro finale con Fernand, Edmond gli grida: Delle mie molte identità te ne ricordo una sola

Fernand pare quasi un alter ego in negativo di Edmond: entrambi combattenti, entrambi innamorati della stessa donna… Tutto quello che è Fernand non è Edmond e viceversa. L’uno fedele a sentimenti nobili e l’altro fedele al tornaconto personale, l’uno sbattuto in galera e l’altro tra coloro che in galera l’hanno mandato. Non siete il soldato Fernando che disertò la vigilia della battaglia di Waterloo?... Non siete il sottotenente Fernando, che ha servito di guida e di spia all'armata francese in Spagna? Non siete il capitano Fernando, che ha tradito venduto, assassinato il suo benefattore Alì? E tutti questi Fernandi riuniti, non hanno formato il luogotenente conte Morcerf, Pari di Francia?

Chi è Edmond?

E’ il pirandelliano uomo dalle cento maschere al quale il dubbio finale toglie l’ultima lasciandolo nudo di fronte a se stesso? E’ forse uno sconosciuto tra sconosciuti?

Panta rei è la grande eredità di Eraclito. Edmond tramonta perché vuole tramontare. Edmond tramonta perché uomo libero o almeno uomo che vuole percorrere fino in fondo il cammino per la libertà, cosa che molti non fanno perché nel mondo dei cliché non esiste la libertà. Oppure, forse, la libertà è solo per chi può, per chi se lo può permettere, per chi è “in grado di”? E' possibile per un satellite diventare pianeta?

(continua)

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.