27 maggio 2026

Nawal, Edipo, Oreste, Edmond 15

 Ci avviamo alla conclusione (per ora!) delle mie riflessioni nate da una tavola tenuta in Loggia e dalle considerazioni dei Fratelli. E da altre considerazioni sorte riflettendo durante le tornate successive.

Appunto... per ora!


End

Al maschile è la religione dopo Edipo. Al maschile è il mondo del conte di Montecristo. Edmond ricorda il padre fisico e l'abate Faria, padre spirituale e intellettuale, ma non ricorda nessuna figura materna. La promessa sposa non gli resta fedele Anche le donne che compaiono nella vicenda sono tutte spose o compagne o figlie, quindi dipendenti da una figura maschile.

 L’opinione

Il vecchio. S’intende! Ciascuno ha le sue opinioni.

Il giovine sottile. Ma nessuno, per dir la verità, par che ci s’attenga sicuro, se tutti come lei, prima di manifestarle, vogliono sapere che cosa ne dicono gli altri.

Il vecchio. Io alle mie mi attengo sicurissimo; ma certo la prudenza, non volendo parlare a caso, mi consiglia di conoscere se gli altri sanno qualche cosa che io non so e che potrebbe in parte modificare la mia opinione.

Il giovine sottile. Ma per quello che ne sa?

Il vecchio. Caro amico, non si sa mai tutto!

Il giovine sottile. E allora, le opinioni?

Il vecchio. Oh Dio mio, mi tengo la mia ma — ecco — fino a prova contraria!

Il giovine sottile. No, mi scusi; con l’ammettere che non si sa mai tutto, lei già presuppone che ci siano codeste prove contrarie.

(Pirandello, Ciascuno a suo modo)


Fino a prova contraria. Edmond risponde a questa situazione. La sua vendetta ormai è conclusa, ma la fine del piccolo Villefort è diventato un tarlo invadente.

Danglars pare sinceramente pentito. Lo è? Pare esserlo perché al momento non vede vie d’uscita? Magari, una volta sfuggito alla morte odierà il suo aguzzino?

Edmond non sa. Non può sapere. Caro amico non si sa mai tutto! dirà più di mezzo secolo dopo Pirandello. Ora Edmond si accontenta della “prova contraria” (vera o presunta che sia) che vede di fronte a sé e se ne accontenta, senza attendere rigorose dimostrazioni e pentimenti che si rivelassero sinceri solo nel tempo. Edmond si accontenta e basta. Forse è proprio questo il passo che fa uscire Edmond dalla sua epoca e lo fa entrare nel tempo senza dimensioni.

Politicamente corretto

Attraverso personaggi corrotti e ambiziosi come Danglars, Villefort e Fernand, l’autore mette in luce i mali morali della società del tempo (avidità e sete di potere, egoismo e accaparramento) contrari ad ogni sano principio che dovrebbe essere prevalente.

Ma azzardo alcune riflessioni che nascono dal prendere atto del diverso sentire odierno, dopo un paio di secoli.

*

Mercedes. Promessa sposa di Edmond, si sposa invece con Fernando, nemico giurato di Edmond, delatore fedifrago e ipocrita, e non resta fedele a chi avrebbe dovuto essere il suo compagno, che la trova anni dopo in una posizione sociale invidiabile, ricca anche se probabilmente non felice. L’autore la pone in una luce oscillante tra una sorta di colpevolezza (certo molto meno colpevole dei quattro) e una non negabile infedeltà o, forse meglio, slealtà.

Seguiamo il colloquio decisivo tra Edmond e Mercedes. Parla Edmond.

E perché fui arrestato, perché ero in prigione?”. “Lo ignoro” disse Mercedes.

Sì, voi lo ignorate, signora, almeno lo spero. [la sottolineatura è mia] Ebbene, ve lo dirò io. Fui arrestato e messo in prigione, perché sotto il pergolato dell'osteria la Riserva, la stessa vigilia del giorno in cui dovevo sposarvi, un uomo chiamato Danglars scrisse questa lettera che il pescatore Fernando s'incaricò di consegnare lui stesso alla posta”.

E Montecristo, andando allo scrittoio, estrasse un foglio... e lo mise sotto gli occhi di Mercedes. Era la lettera di Danglars al regio procuratore...

Mercedes lesse con spavento: “Il signor regio procuratore è avvisato da un amico del trono e della religione, che il nominato Edmondo Dantès, secondo nel bastimento Il Faraone, giunto questa mattina da Smirne, dopo aver toccato Napoli e Portoferraio, è stato incaricato da Murat di una lettera per l'usurpatore, e dall'usurpatore di una lettera per il comitato bonapartista di Parigi. Si avrà la prova del suo delitto arrestandolo, poiché si troverà questa lettera, o nelle sue tasche o presso suo padre, o nella sua cabina a bordo del Faraone”.

Oh, mio Dio!” gridò Mercedes… “E il risultato di questa lettera?”.

Voi lo sapete, signora, fu il mio arresto. Quello però che non sapete è che io sono stato per quattordici anni ad un quarto di lega da voi, in una prigione segreta del Castello d'If. Ciò che non sapete, è che ogni giorno di questi quattordici anni ho rinnovato il mio giuramento di vendetta che avevo fatto il primo giorno. Eppure ignoravo che aveste sposato Fernando, il mio delatore, e che mio padre fosse morto, e morto di fame!”...

Ecco ciò ch'io ho saputo nell'uscire di prigione, quattordici anni dopo esservi entrato, ed ecco quello che mi ha indotto a giurare su Mercedes viva e su mio padre estinto, di vendicarmi, e... io mi vendico”.

Grande Dumas, ma legato alle convinzioni (pregiudizi?) del proprio tempo e luogo! Ho sottolineato l’inciso significativo: Sì, voi lo ignorate, signora, almeno lo spero.

Dopo ventitré anni, dopo tutte le sue vicissitudini, Edmond si permette ancora di aggiungere “almeno lo spero” come se Mercedes potesse avere nella denuncia non certo una improbabile responsabilità ma almeno una qualche cognizione (come se il saperne qualcosa ne avesse fatto ipso facto una oggettiva complice).

Anche qui non posso che prendere atto che il maschilismo di Creonte si è ben prolungato nel corso dei secoli!

Chiedo: che avrebbe dovuto fare Mercedes? Attendere chi o cosa?

Aveva saputo che il promesso sposo era stato arrestato, ma nessuno (tranne i fedifraghi delatori) ne conosceva la causa. Edmond, per lei, era diventato un desaparecido. Non ne aveva saputo più nulla: forse condannato definitivamente alla prigione, forse morto, forse fuggito in terre lontane (a quei tempi non si divulgavano notizie attinenti la sicurezza del regno e non si usciva di prigione per “giusta causa”!). Avrebbe dovuto aspettare un fantasma? Allo stesso tempo – immagino – era sottoposta ad una corte serrata da parte del cugino innamorato o infatuato di lei. Perché non avrebbe dovuto accettarne il corteggiamento? Ci siamo dimenticati del senso spregiativo che fino a non molti anni fa si attribuiva al termine zitella con il quale si apostrofava la donna non sposata?

*

Il finale della storia è molto romantico e sicuramente ottimista.

Haydée. Edmond e Haydée partono veleggiando verso il futuro, finale che il lettore scanzonato non tarda a paragonare, per esempio, a Charlot e alla monella di Tempi Moderni incamminati mano nella mano verso il futuro o al cinico Domani è un altro giorno della Rossella di Via col vento.

Lui ultra-quarantenne, lei sedicenne. Oggi che si direbbe? Vedo già un immenso esercito di “giudici da tastiera” giudicare sull’uomo di mezza età che in fondo in fondo – pensano non troppo nascostamente – non è che un nascosto pedofilo, orco ammantato di belle maniere, che allunga le mani sul frutto proibito.

Pedofilia? Amore inopportuno? O semplice cambiamento di parametri validi allora e biasimati oggi? Rosa Vercellana, (la bela Rosin, che fu prima amante poi moglie morganatica di Vittorio Emanuele II) aveva 14 anni quando incontrò il ventisettenne Vittorio di Savoia. L’attaccamento di Vittorio e Rosa fece scandalo, ma non per l’età di lei bensì per le sue origini non aristocratiche, e scandalizzati furono solo gli aristocratici di corte non la gente comune. Erano frequenti a quei tempi matrimoni con ragazze così giovani, mentre oggi sarebbe reato.

Eugénie Danglars. La figlia di Danglars esce per così dire dal coro. Evita sistematicamente i matrimoni (di convenienza) proposti dal padre. Si intuisce essere legata sentimentalmente a Louise d’Armilly. “Tutti gli uomini sono infami, ed io sono felice di poter fare più che detestarli: ora li disprezzo dichiara all’amica, palesando una fin troppo evidente tendenza sessuale.

Probabilmente l’omosessualità, evanescentemente accennata, nelle intenzioni dell’autore è una ulteriore pennellata sul disordine morale della società francese di Luigi Filippo. Oggi invece, in una “attualità” sconcertante, pare quasi antesignana del canto di Nawal che innalza la libertà oltre i vincoli sociali: il buon Dumas è riuscito a captare il sapore della modernità oltre ogni vincolo anche fisico?

Hermine Danglars. Un’altra figura significativa è Hermine Danglars, sposa in seconde nozze del neo barone Danglars.

Già madre del forzato Benedetto, alias Andrea Cavalcanti, il bimbo nato dalla relazione clandestina, con il procuratore Villefort; già ricca prima di sposare Danglars, con l'aiuto dell’amico e amante Lucien Debray (ben informato sugli eventi politici come addetto al Ministero dell’Interno), si trova scaricata da lui che, uomo onesto (un altro apprezzabile fuori-schema dalla mentalità che vede disonestà in ogni relazione clandestina), le lascia un milionario gruzzolo per gli investimenti con denaro (sottratto al marito) che lei non avrebbe potuto possedere personalmente al di fuori della comunione matrimoniale. Malgrado tutte le rimostranze morali (anche qui Dumas probabilmente intendeva esercitare una critica sociale) è difficile non provare una sincera simpatia per una donna che sa difendersi in una società completamente al maschile.

(conclusione nella prossima puntata)

Nessun commento:

Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.