24 maggio 2026

Nawal, Edipo, Oreste, Edmond 11

 Le riflessioni innescate da una Tavola lavorata in Loggia continuano. Undicesima puntata.


Caso o necessità ?

Dopo Edipo e Narwal la domanda si ripropone con Edmond: la sua vicenda è frutto di un caso stravagante o di una avvincente causalità?

E’ una domanda intrigante.

Alexander Selkirk, sottufficiale della Royal Navy, ai primi del XVIII secolo visse per quattro anni abbandonato in un’isola deserta dell’arcipelago Juan Fernández nell’Oceano Pacifico. E’ possibile individuare un filo che collega Selkirk a Robinson Crusoe?

François Picaud, giovane calzolaio di Parigi, ai primi dell’Ottocento, in piena era napoleonica, promesso sposo a una donna benestante, fu vittima di un complotto orchestrato da quattro invidiosi che lo accusarono ingiustamente di essere una spia inglese. Picaud fu arrestato e trascorse sette anni in prigione. Durante la detenzione, un compagno di cella, un prete morente, gli rivelò l'esistenza di un tesoro nascosto. Dopo essere stato liberato Picaud si impadronì del tesoro e si vendicò ferocemente. Dumas si ispirò a Picaud?

La domanda è secca. Sapere di Selkirk condusse “deterministicamente” Defoe a scrivere il suo capolavoro tanto che senza quella conoscenza non lo avrebbe scritto? Oppure Defoe avrebbe scritto il Crusoe anche senza sapere di Selkirk? Possiamo chiederci lo stesso per Dumas rispetto a Picaud.

Defoe e Dumas hanno sicuramente tratto ispirazione da Selkirk e da Picaud, ma la domanda deve essere chiara: i casi storici sono stati causa accidentale (come un catalizzatore che favorisce una reazione chimica che si verificherebbe comunque) oppure causa efficiente, senza la quale due figure del nostro immaginario universale non sarebbero esistite (oppure sarebbero esistite ma non in quei termini?). Defoe e Dumas avrebbero immaginato Crusoe e Dantes senza sapere di Selkirk e Picaud?

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Le azioni di Dantès non sono oggettivamente e necessariamente determinate dalla scelta già fatta di vendicarsi? In altre parole: una volta decisa la vendetta, Edmond è libero nelle sue azioni oppure deve seguire un cammino di stretto determinismo o quasi?

Mettiamoci ora dal punto di vista dei quattro. Sono avviluppati in una ragnatela di necessità per cui non possono che finire come racconta Dumas oppure avrebbero potuto liberarsene? L’interrogativo è reso più affascinante dallo svolgersi del racconto, in cui le scelte delle vittime a volte sono obbligate dalle avversità che si abbattono su di loro, ma altre volte paiono proprio libere. Un'altra domanda: è libera la scelta del topo di mangiare il boccone avvelenato?

Per Edmond la libertà sta nella scelta iniziale (vendetta o no)? Ma la libertà non sta anche nella possibilità di recedere dalla propria decisione in ogni momento, come in effetti avviene con Danglars, ma non con Caderousse? Caderousse è lasciato andare incontro al suo tragico destino, pur avendo Edmond la possibilità di salvarlo avvertendolo dell’agguato mortale: “Se rientri in casa tua sano e salvo, lascia Parigi, lascia la Francia, e in qualunque luogo sarai, fino a che ti porterai onestamente, ti farò avere una piccola pensione... Poiché se rientri in casa tua sano e salvo…”. “Ebbene?” domandò Caderousse fremendo. “Io crederò allora che Dio ti abbia perdonato, e ti perdonerò io pure…”.

Non è un affidarsi al caso? Se Edmond non è sicuro dell’assassinio di Caderousse, il suo lasciarlo andare non richiama le antiche ordalie che giudicavano l’innocenza dell’accusato in base alla sopravvivenza da prove praticamente fatali?

Quale differenza c’è tra Danglars e Caderousse che salva il primo ma non il secondo?

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Edmond sceglie liberamente? La domanda significa che la scelta non dovrebbe dipendere da sentimenti di rivalsa, di ripicca, di castigo, di regolamento di conti. Ricordate? ...Liberamente e spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell’animo, con assoluta e irremovibile volontà...

Edmond si sente quasi artefice del ripristino di una giustizia violata dai quattro. Le regole della nostra odierna società del diritto (non della società di ieri) però non permettono che la parte lesa assuma il ruolo di giudice, che deve rimanere estraneo alla contesa e seguire regole chiare stabilite in precedenza. E’ rilevante per la coscienza del lettore di oggi. Per la coscienza del lettore di ieri?

Le azioni di Edipo non sono determinate dalla volontà sua di sottrarsi a un destino predeterminato?

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L’uomo quando agisce è libero? Lo fa in conseguenza di qualcosa oppure per sua libera scelta (libertà di volontà)? La concatenazione causa-effetto permette la possibilità di una libertà etica (agisco senza necessità ma perché così io voglio)?

Quando un uomo si dice: “Sii te stesso!” non si pone in un piano in cui la libertà sfuma in una serie di atti compiuti o non compiuti proprio in conseguenza di quella scelta?

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Il caso e la necessità è un saggio della fine degli anni Sessanta del secolo scorso ove il premio Nobel Jacques Monod pubblica le sue riflessioni in merito a determinismo e indeterminatezza che si avvertono in molti campi della scienza.

E’ anche una risposta alle teorie darwiniane o almeno alla divaricazione, che tanti vorrebbero inconciliabile, tra la casualità di Darwin e la causalità degli oppositori. Infatti Darwin sosteneva che da una generazione alle successive le variazioni nel patrimonio genetico degli esseri viventi non avvengono prendendo a modello il finalismo di un’azione provvidenziale di un Dio creatore (causalismo), ma si verificano casualmente. Nasceva quindi una polemica con i cosiddetti creazionisti i quali rifiutavano una spiegazione meccanicistica e naturalistica dello sviluppo della vita che esclude un qualsiasi intervento sovrannaturale.

La posizione creazionista si basa apparentemente sul buon senso. Se osserviamo il mondo vi cogliamo un ordine talmente forte che diventa credibile sia scaturito da una volontà e non da mutazioni casuali imprevedibili. Altri creazionisti fondamentalisti giungono a forme estremamente radicate nel loro pregiudizio che nulla può scalfire (il buon Dio ha creato il mondo seimila anni fa mettendoci pure fossili e altre tracce per mettere alla prova la nostra fede che deve rifiutare – appunto per fede – quelle ritenute prove scientifiche!).

Monod si propone di superare le differenze di prospettiva tra evoluzionisti e creazionisti (non sono termini corretti ma li uso per farmi capire).

Le alterazioni nel DNA avvengono a caso e non frequentemente. E poiché sono il solo modo (a parte malattie o influssi esterni come radiazioni nocive) di modificare il patrimonio genetico alla base dell’ereditarietà, segue che “necessariamente” solo il caso è all’origine di ogni cambiamento e ogni novità ereditaria (quindi non c’è adeguamento ad un presunto disegno divino). La modifica genetica avviene per caso ma l’individuo che la “possiede” o che ne è affetto necessariamente trasmette la modifica agli eredi. Tuttavia è una necessità “temperata” da “facilitazioni ambientali” accentuate proprio per quella mutazione (tante altre mutazioni genetiche che portavano non vantaggi ma handicap non hanno dato alla prole maggiori opportunità di sopravvivenza, spesso il viceversa, e alla lunga quelle "vie diverse" sono scomparse). Un esempio che mi viene in mente è quello della giraffa, animale dal collo lungo che le permette di cibarsi delle foglie degli alberi ove ha meno concorrenza (solo gli elefanti dalla lunga proboscide) rispetto all’erba del terreno. Tra i mammiferi la giraffa occupa il posto (gli scienziati dicono nicchia) lasciato libero dai dinosauri erbivori dal collo lungo. La sua “scelta di nicchia” per il cibo più abbondante o meno pericoloso da ottenere le permetterà una maggiore possibilità di sopravvivenza e di prole.

Dunque: il solo caso. Quindi: libertà assoluta (per le modifiche) ma cieca (per l’assenza di qualunque scopo finalistico).

Cosa vuol dire? Io avanzo una risposta. Libertà cieca significa libertà senza significato in un mondo che, diventato da causale (il disegno divino) a casuale (il risultato della natura), ha perso per strada qualunque significato. Temo che per molti non sia accettabile un mondo privo di significato.

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La storia della vita sulla Terra inizia miliardi di anni fa, quando una serie di reazioni chimiche complesse ha dato origine a una cellula capace di replicarsi, evento fondamentale alla base di tutto il vivente oggi sul pianeta. Le prime tracce di vita risalgono a circa 4 e più miliardi di anni fa: sono stati scoperti fossili – leggo nei manuali scientifici – che testimoniano la presenza di cianobatteri (cellule che producono ossigeno) già 3,7 miliardi di anni fa. Non sappiamo come avvenne il passaggio dalla materia inanimata alla materia viva ma sicuramente ci fu. Il creazionista parla di una volontà esterna (la probabilità del verificarsi – sostiene – è troppo bassa perché si sia potuto effettivamente verificare) e l’evoluzionista invece parla di un incrocio casuale nei mari primordiali tra alcune molecole che avrebbe dato il via al “grande gioco” (una probabilità molto bassa non significa impossibilità di verificarsi).

Monod ipotizza che ci siano stati casualmente innumerevoli incroci per così dire “sterili” (dei quali non possono restare tracce) mentre uno solo ha dato origine alla vita. Un tale incrocio non è mai stato riprodotto in laboratorio, vista anche la probabilità estremamente bassa di verificarsi: gli scienziati valutano il tempo in cui si è verificato la creazione della prima molecola bio in qualcosa come 400 milioni di anni. Nessun esperimento oggi può (per fortuna?) essere replicato su scala temporale così immensa. Ha torto chi si chiede se dando un tempo infinito ad una scimmia che batte a caso i tasti di una macchina da scrivere, allora prima o poi scriverà tutte le opere di Shakespeare?

(continua)

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.