25 maggio 2026

Io, un uomo

 

Sono un uomo come tanti. Ma non uomo qualunque, termine che riporta ad una patologica sfiducia verso tutti e spesso verso tutto, che aborro perché pare quasi esaltazione della personale mediocrità (il contrario dell’oraziana aurea mediocritas, la moderazione d’oro). Sono un navigatore del quotidiano, perché quotidianamente io viaggio e navigo pur restando fermo.

Mi puoi dire: vivi i tuoi giorni uno uguale all’altro?

No! Sembra forse così a chi non sa andare oltre le apparenze.

Mi vedono sempre qui, ma sanno dove io vado veramente? Io sono qui, ma non sono qui, sono altrove.

Là dove vado nessuno può seguirmi: il cammino è solo mio, nessun altro lo può percorrere. Ed è un sentiero strano, quasi segnato nell’aria, come se i passi ti dirigono là dove il profumo pare diverso,

Caminante, sono le tue orme

il sentiero e niente più;

caminante, non esiste il sentiero,

il sentiero si fa camminando.

Camminando si fa il sentiero

e girando indietro lo sguardo

si vede il sentiero che mai più

si tornerà a calpestare.

(Antonio Machado, Cantares)

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.