mercoledì 20 settembre 2017

Libertà

Mio padre ha tenuto una specie di diario fin quando ha avuto la forza di scrivere, alcuni anni fa. Inizia il 14 settembre 1942, quando, ventenne neodiplomato all'Istituto Nautico, era imbarcato quale Allievo Ufficiale facente le funzioni di terzo Ufficiale sulla motonave Gaetano Donizetti. Quindi marina mercantile.
Nel suo diario, che tenne accuratamente nascosto negli anni di guerra prima in navigazione, poi al ritorno a casa, registrava idee ed opinioni "non allineate".
Così nelle prime pagine del diario ironizzava sui bollettini che inneggiavano  ai successi tredeschi.

I bollettini straordinari tedeschi sull'affondamento di naviglio alleato si susseguono a ritmo crescente. Ormai inglesi e americani non hanno più navi, se i conti dei tedeschi sono giusti.

E il giorno dopo.

Altro bollettino straordinario tedesco: 270.000 tonnellate di navi nemiche affondate... Però per noi diventa sempre più difficile attraversare il Mediterraneo e portare i rifornimenti in Africa. Chissà perché!

Ma qui non mi interessano questi pensieri. Voglio invece riportare ciò che scrisse il 21 settembre del 1942. La sua nave era ferma in rada nella baia di San Giorgio, al Pireo. In Grecia. E lui, marinaio italiano, sia pure della mercantile e non militare, era pur sempre degli occupanti e invasori.
Ma non ha mai parlato contro dei greci. Ricordo addirittura che mi parlava della Grecia (era allora scolaro di quinta elementare) come della patria della libertà. La via che lo porterà una trentina di anni dopo a bussare alla porta del Tempio della Libera Muratoria passò anche dalla Grecia.

Lunedì 21 settembre 1942. Ore 8,40.

Ieri pomeriggio ad Atene hanno gettato una bomba incendiaria nei locali della Hitlerjugend. Questi Greci sono dei testoni. Non hanno ancora capito che hanno perso la guerra? Come osano ribellarsi alla suprema santità dell'Asse guidata dalla lungimirante saggezza teutonica? Ma non hanno proprio capito niente!

Ma forse atti del genere atti del genere vengono compiuti da quei rari, rarissimi ribelli che, si dice, esistano. E pensare che le leggi di guerra fasciste e naziste promettono la pena di morte per chi li aiuta o dà loro ospitalità, e rade al suolo quei pochissimi villaggi dell’interno che hanno dato loro asilo anche per un'ora. Però quanta paura fanno questi pochissimi, isolatissimi ribelli greci, ai potenti fascisti, ai potenti tedeschi! Ma che paura averne se sono così pochi?

Dieci giorni fa lo sciopero generale ha paralizzato Atene. Se i greci avessero delle armi, la nostra permanenza sarebbe messa in discussione. Ma non hanno armi. Anche perché chi è trovato in possesso di un’arma viene fucilato sul posto. Però io penso che le armi ci siano. Sono ben nascoste. Le tireranno fuori al momento opportuno. Non si può rendere schiavo un popolo, spogliandolo di tutto, dalle risorse materiali ai valori morali. Tutti chinano la testa e sopportano, patiscono umiliazioni» Ma c’è sempre qualcuno che non si arrende.

Chi combatte per la propria libertà merita il rispetto di tutti e non può essere trattato come un bandito. Io non posso odiare questi greci che tentano di ribellarsi. Anche se in un qualche disordine od attentato potessi accidentalmente rimetterci la pelle. Non potrei odiare chi mi uccide: è un fratello che combatte per la sua libertà. E se combatte per la sua libertà egli combatte anche per la mia libertà.



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