Spero che tu stia bene, come spero che
tu abbia fatto un buon viaggio di ritorno. Intendo dire nel senso dei
pensieri o della malinconia che potrebbe averti fatto visita sulla
via del ritorno, dopo una serata di lavori al club non del tutto
felice. Ti confesso che non sono riuscito a seguire il testo letto da
S [la tavola della Tornata], come questo avrebbe meritato. Ma ero agitato in me stesso
dalle correnti di magnetismo umano che circolavano nella forma
aggressiva. Le cose anche quando sono sotterranee, non cessano per
questo di essere attive ed efficaci.
La tensione che si era accumulata
nell’ultima seduta di lavori filosofici al club [ovviamente la Loggia], era notevole. Ho
poi avvertito la tua amarezza nel sentire schiaffeggiate o zittite
alcune tue prerogative. Posso sbagliarmi, ma credo di aver letto, e
di recente, nel libro di Julius Boucher, che l’Oratore è custode e
garante della legittimità e della correttezza nell’amministrazione
del “fare”...
In ogni caso mi sono immedesimato nel
tuo stato d’animo. Anzi ti ringrazio del fatto che non hai voluto
rispondere alla censura non proprio felice, e bene hai fatto a
chiudere il tuo intervento, ricordando che senza amore fraterno
non c’è nemmeno la Massoneria. A volte una colonna sola messa nel
punto giusto regge una grande volta... Con il tuo silenzio filosofico
ci hai risparmiato altre correnti negative. So che queste imprese su
se stessi costano. Costano in termini di emotività, di sentimento e
di gioia di vivere. Consolati pensando che le nuove vite iniziano
alchemicamente con la strage degli innocenti. Senza essermi
consultato ancora (pudore?) con nessuno, credo che il tuo messaggio
silenzioso sia passato. Sia stato ricevuto. Villard de Honnecourt ti
approva dal triangolo aureo della sua saggezza.
In attesa di poterti presto incontrare,
ti invio i miei più cari saluti
E mio padre gli risponde nel giro di qualche giorno.
Ti ringrazio per le tue care parole: mi sono giunte in un momento molto difficile. E’ bello avere fratelli come te. L’altra sera, ti assicuro, sono stato abbastanza sereno, malgrado tutto. Altri invece hanno avuto bisogno ai conforto, e prima di tornarmene a casa ho fatto il mio dovere di fratello.
Purtroppo, contemporaneamente alla tua lettera, ne ho ricevuto un’altra, tremenda, demoralizzante, un brutto colpo infertomi alle spalle.
Ho sempre desiderato di trovare un cantuccio tranquillo in cui poter lavorare in pace assieme ai miei fratelli. Ma sembra che ciò sia molto difficile da conquistare. Proprio per questo se arriverò, se arriveremo, a conquistarlo, sapremo valutarlo meglio e godercelo maggiormente. Non bisogna mai disperare. Dicevano gli antichi che il destino è sulle ginocchia di Giove, cioè irraggiungibile. Ma se lo si vuole si può anche arrivare fin lassù. E condizionarlo. Le avversità debbono essere sopportate come prove necessarie, sopportate ed affrontate, affrontate e superate. Se no che senso avrebbe la macerazione alchemica?
Il colpo cui si accenna nella lettera è il trasferimento deliberato dal Gran Segretario ad altra Loggia. L'unico problema era che lui non aveva chiesto nessun trasferimento e la Loggia di "destinazione" non ne sapeva nulla. Una volta saputo che il trasferimento non era stato chiesto, lo rifiutò, come contrari all'operato di quel Venerabile furono i due Sorveglianti della Loggia di "partenza" e tutti gli organismi centrali e regionali interessati del caso. E il trasferimento fu annullato. E quel Venerabile non fu rieletto Venerabile e se ne andò.
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