Ho riletto gli Antichi Doveri nel periodo in cui stava nascendo la Gran Luce d'Italia, la nuova (o antica?) Comunione muratoria che accomuna Fratelli che semplicemente vogliono “fare Massoneria” senza gli orpelli del costume massonico moderno.
Gli Antichi Doveri sono quasi un tuffo rigenerante nelle cose dell'inizio che ancora oggi hanno molto da dire.
Per me leggere è un continuo riflettere e ribattere con l'autore, una specie di dialogo a distanza che a volte mi appassiona.
Ho messo le mie riflessioni in bocca a due personaggi a me cari.
Da una parte il viaggiatore per antonomasia che ha attraversato, nel bene e nel male, la storia dell'immaginario umano degli ultimi tre millenni. Parlo di Ulisse che, quasi “necessariamente” per me, trova lo sbocco del suo cammino varcando le Colonne del Tempio muratorio.
Suo interlocutore è un vecchio massone, uno che ne ha viste tante di cose muratorie, per così dire, di cotte e di crude, ma continua a mantenere uno spirito appassionato senza lasciarsi sedurre dai contemporanei idoli “obbedenziali”. Lo chiamo Vecchio Copritore per indicare un incarico che deve essere impegno continuo per evitare l'ingresso in Loggia di cose non consone e pertinenti, cioè, per dirla in nostro linguaggio, della profanità.
Questo lavoro non vuole essere esame storico o filosofico di un documento fondamentale della Massoneria moderna, ma solo una affabulazione che mi aiuti a riflettere lungo il cammino intrapreso molti anni fa quando fui fatto massone.
(continua)
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