Siamo nel VII secolo avanti Cristo, ad Apollonia Pontica, sul Póntos
Áxeinos (l'attuale Mar Nero). Uno straniero, Enetu, umbro di Rava
(antico toponimo di Ravenna) borgo della Valle Padusa (della quale
oggi restano le valli di Comacchio) incontra Hirabi il cananeo, un
marinaio fenicio.
Si conoscevano da qualche tempo ed Enetu aveva imparato a fidarsi di
Hirabi.
Hirabi è un uomo ancora giovane, ma ha navigato in tutti i mari
conosciuti. Conosce usanze di molti popoli e sa parlare diverse
lingue. Mostra l'aria di saper trarsi d'impaccio di fronte a mille
difficoltà.
Enetu ha viaggiato. Ha commerciato qua e là ed ora, anche se non
ricco, potremmo chiamarlo agiato. Si può permettere due schiavi,
uomini giovani e muscolosi, svegli e intelligenti, che gli fanno da
servitori e all'occorrenza da guardie del corpo. Sono due soldati
traci sconfitti in guerra e perciò messi in vendita al mercato degli
schiavi di Aleppo dove li aveva comprati. Enetu non deve temere nulla
da loro: possono i due dirsi per quei tempi ben fortunati di aver
trovato un padrone che li tratta bene, li sfama, non li frusta o
mutila; tutto sommato un padrone poco esigente in cambio del loro
lavoro e soprattutto della loro fedeltà.
Enetu soffre di nostalgia e desidera far ritorno a Rava, tra la sua
gente. Le merci che avrebbe portato con sé gli avrebbero permesso di
ricavare i mezzi per una vita soddisfacente
L'incontro con Hirabi gli permetterà di scegliere la via del ritorno
e cominciare l’organizzazione del viaggio.
Aveva già parlato con un Gete che aveva viaggiato molto nell'interno
del paese. Gli aveva proposto di risalire un grande fiume che
scorreva non troppo lontano da lì. Dopo averne risalito il corso per
molte giornate sarebbero giunti ad una grande diramazione. Lì
avrebbero dovuto dirigersi verso il tramonto per molti giorni fino a
valicare le montagne in una zona abbastanza agevole e giungere al
mare. Seguendo la costa dalla parte destra sarebbero finalmente
arrivati al grande fiume della Valle Padusa proprio vicino a Rava.
Enetu però si domanda come saranno le piste: tutte praticabili? E
troveranno guadi per oltrepassare i fiumi? Si potranno usare carri? E
come attraverseranno i fiumi con i carri? Incontreranno predoni e
banditi? O solo soldati che non li faranno passare in nome di un
qualche piccolo capo locale? Oppure pretendendo una pesante gabella?
Molte sono le incognite di un viaggio in territori poco conosciuti;
no, non un viaggio, ma una vera e propria avventura, dove corri il
rischio di perdere tutto, anche la vita.
Enetu ha pensato anche a un ritorno via mare: meno faticoso, puoi
caricare più merce. Ma anche qui i pericoli non mancano, dalle
tempeste agli scogli, dai pirati alle popolazioni ostili, dalla fame
alla sete. Chiede quindi informazioni ad Hirabi sul viaggio, poi
deciderà.
Hirabi non nasconde la lunghezza e i pericoli del viaggio, la
necessità di approvvigionamenti di acqua e cibo fresco. Si dovrà
partire all'inizio della primavera per sperare di giungere prima
dell'inverno. Hirabi non è mai stato a Rava, ma conosce quel mare
interno, in genere non pericoloso e molto pescoso. Non moriranno di
fame. E l'acqua la troveranno nei vari approdi. E già nella sua
mente calcola il numero di marinai necessari, uomini che al bisogno
dovranno saper combattere e difendere il carico e i passeggeri.
Calcola anche le provviste indispensabili da caricare, sì da
lasciare ad Enetu tutto lo spazio possibile per le sue merci. E poi
giunto a Rava potrà trovare merce per il viaggio di ritorno: chissà,
magari proprio quell'ambra tanto ricercata che giunge dalle brumose
terre del lontano Nord, dalle corti estati e dagli inverni
lunghissimi e bui (almeno così gli avevano raccontato viaggiatori
che gli avevano riferito racconti di altri viaggiatori che avevano
incontrato altri viaggiatori ancora).
Enetu, a voce alta, soppesa rischi e vantaggi del ritorno via terra o
via mare.
Il Gete lo aveva in un certo senso rassicurato: sì, i pericoli del
viaggiare via terra erano tanti ma certamente inferiori a quelli del
viaggio via mare. Seguendo il fiume avrebbero avuto a disposizione
abbondanza di acqua e di selvaggina.
Ma incontreranno anche molti villaggi in territori così ricchi –
riflette Enetu. Tutti amici? Tutti li avrebbero fatti passare senza
pretendere nulla?
Non si sa se il percorso permetterà il passaggio di carri. E allora
– si dice Enetu – invece di carri sarà opportuno caricare le
merci su cavalli o muli. Ma allora saranno necessari più uomini e
più cibo, aumenteranno difficoltà e costi.
Hirabi interviene: i rischi di un viaggio via terra sono
infinitamente superiori a quelli via mare. Certo devi portare meno
provviste, ma sei legato alle fonti d'acqua. E dove c'è acqua ci
sono animali, e ci sono anche predatori, non ultimi, gli uomini.
Ricordati Enetu che l'uomo è predatore dell'uomo,... ti può
accogliere fingendosi amico e ti colpisce nel sonno.
Anche in mare puoi fare cattivi incontri, ma è più facile
difenderti. La mia barca è solida e robusta, ed è anche veloce.
Puoi fuggire i predoni. Puoi trasportare provviste ed acqua.
Enetu comprende che Hirabi e il Gete, pur così diversi, si
somigliano: ognuno dei due è profondamente inserito nel suo
ambiente, che conosce molto bene. Però non conosce nulla
dell'ambiente dell'altro. In questo modo è portato, senza
avvedersene, ad aumentare i rischi ed i pericoli della via che non
conosce e a sottovalutare quelli della via che conosce.
Enetu sospira: dovrà decidere da solo... come sempre.
Chiede a Hirabi di attenderlo ed esce fuori, da solo. Da solo compie
un lento giro attorno alla taverna, in silenzio, riflettendo,
guardando dritto davanti a sé. L'edificio sorge su un terreno non
pianeggiante: davanti è più in basso che nel retro, tanto che la
porta posteriore è all'altezza di quello che è il primo piano.
Enetu nel suo giro deve quindi prima salire e poi scendere, come
fosse su una scala curva. Compiuto il giro, rientra.
Ha deciso.
(continua)
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