Cambiamo
scenario. Sono passati molti secoli dal colloquio tra Enetu e Hirabi
e ne siamo molto lontani, nel tempo e nello spazio.
Siamo a
Narvik, una città nel nord della Norvegia, vicino al confine con la
Svezia, a 200 chilometri a nord del circolo polare artico. E l'epoca
è molto più vicina a noi. Ormai la scienza ha compiuto passi da
gigante e non sono pochi quelli che pensano che riuscirà a risolvere
tutti i problemi del mondo ed è solo questione di tempo.
E' una sera
buia. Due persone si incrociano all'ingresso di una taverna. Si
salutano anche se non si erano mai incontrati prima. Ma Narvik è una
città fondata solo da qualche anno, nel 1887: è lo sbocco in mare
di una ricca miniera di ferro della vicina Svezia. Narvik infatti, a
differenza del finnico-svedese golfo di Botnia sul mar Baltico,
malgrado la sua latitudine molto elevata, ha il porto libero dai
ghiacci per tutto l'anno. Un miracolo? Un mistero? No, un semplice
fatto che la scienza già conosceva e che continua a studiare: una
enorme corrente porta le calde acque equatoriali dal Messico fino
alla gelida Scandinavia, che così risulta meno gelida.
Nel
villaggio si respira ottimismo. In pochi anni è sorto dal nulla un
centro importante. I traffici sono aumentati, così come le persone
attirate lì per un lavoro facile a trovarsi. Tutti quindi si sentono
concittadini di tutti.
I due
entrano e si mettono subito a parlare. In quell'atmosfera di diffuso
ottimismo ci si sente tutti più vicini. Appunto: ci si sente, anche
se non sempre si è...
Uno dei due
lamenta il freddo. Proviene da un paese dal clima mite, dove la neve
è un fenomeno raro. Sopporta male il clima di quel posto, anche se
in verità non è freddissimo.
L'altro gli
consiglia di sopportare, anzi di apprezzare quel clima: lui è stato
in paesi molto più freddi, dove addirittura ghiacciava l'acqua del
mare e tutto era bloccato, per giorni interi se non per mesi. Tutti i
paesi hanno una loro bellezza, anche se possiamo sentirla lontana,
fredda, proprio gelida. Ma non dobbiamo sentirla estranea.
Il primo
ribatte che non ci può essere bellezza nel ghiaccio e nel freddo,
dove tutto sembra fermarsi in attesa di una troppo breve estate,
quando tutti mostrano una fretta frenetica. Estate? - continua – Ma
può esserci estate in questi posti? Al massimo una primavera fresca!
Il secondo
ribatte di non considerare bello il caldo che ti fa sudare e ti
intorpidisce, tanto che nessuno, se può, si azzarda a lavorare sotto
un sole che ti prosciuga e ti secca come un pezzo di legno
rinsecchito.
I due
continuano a lungo a parlare in questi termini, fino a quando un
altro avventore, seduto lì vicino, li invita a salire al piano
superiore: avrebbero trovato sicuramente un accordo. E indica in un
angolo la scala.
La scala che
conduce al piano superiore è tutta in legno; è divisa in due rampe,
la prima dritta e la seconda, per mancanza di spazio, curva. E'
pulita, lucida e scricchiola sotto i passi.
Il terzo, con l'aria di un vecchio saggio, li sprona.
Salite in
silenzio e guardatevi attorno. Troverete una stanza chiusa.
Entrateci. Se guarderete con attenzione, senza fissarvi alle vostre
opinioni, allora potrete capire.
I due si incamminano, titubanti ma
incuriositi, e salgono al piano di sopra.
Dopo un po' ritornano giù, con aria un
po' seccata e un po' divertita.
Il primo si
rivolge a quella strana persona.
Amico mio,
penso che tu ci abbia voluto fare una specie di scherzo, forse
infastidito dalle nostre chiacchiere. Sapevi benissimo che sopra non
c'è niente: la stanza è vuota. Ma non preoccuparti, siamo uomini di
spirito. E per dimostrare che non ti serbiamo rancore ti offriamo da
bere e berremo tutti alla tua salute.
(continua)
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