domenica 2 agosto 2015

Una scala molto strana 2

Cambiamo scenario. Sono passati molti secoli dal colloquio tra Enetu e Hirabi e ne siamo molto lontani, nel tempo e nello spazio.
Siamo a Narvik, una città nel nord della Norvegia, vicino al confine con la Svezia, a 200 chilometri a nord del circolo polare artico. E l'epoca è molto più vicina a noi. Ormai la scienza ha compiuto passi da gigante e non sono pochi quelli che pensano che riuscirà a risolvere tutti i problemi del mondo ed è solo questione di tempo.
E' una sera buia. Due persone si incrociano all'ingresso di una taverna. Si salutano anche se non si erano mai incontrati prima. Ma Narvik è una città fondata solo da qualche anno, nel 1887: è lo sbocco in mare di una ricca miniera di ferro della vicina Svezia. Narvik infatti, a differenza del finnico-svedese golfo di Botnia sul mar Baltico, malgrado la sua latitudine molto elevata, ha il porto libero dai ghiacci per tutto l'anno. Un miracolo? Un mistero? No, un semplice fatto che la scienza già conosceva e che continua a studiare: una enorme corrente porta le calde acque equatoriali dal Messico fino alla gelida Scandinavia, che così risulta meno gelida.
Nel villaggio si respira ottimismo. In pochi anni è sorto dal nulla un centro importante. I traffici sono aumentati, così come le persone attirate lì per un lavoro facile a trovarsi. Tutti quindi si sentono concittadini di tutti.
I due entrano e si mettono subito a parlare. In quell'atmosfera di diffuso ottimismo ci si sente tutti più vicini. Appunto: ci si sente, anche se non sempre si è...
Uno dei due lamenta il freddo. Proviene da un paese dal clima mite, dove la neve è un fenomeno raro. Sopporta male il clima di quel posto, anche se in verità non è freddissimo.
L'altro gli consiglia di sopportare, anzi di apprezzare quel clima: lui è stato in paesi molto più freddi, dove addirittura ghiacciava l'acqua del mare e tutto era bloccato, per giorni interi se non per mesi. Tutti i paesi hanno una loro bellezza, anche se possiamo sentirla lontana, fredda, proprio gelida. Ma non dobbiamo sentirla estranea.
Il primo ribatte che non ci può essere bellezza nel ghiaccio e nel freddo, dove tutto sembra fermarsi in attesa di una troppo breve estate, quando tutti mostrano una fretta frenetica. Estate? - continua – Ma può esserci estate in questi posti? Al massimo una primavera fresca!
Il secondo ribatte di non considerare bello il caldo che ti fa sudare e ti intorpidisce, tanto che nessuno, se può, si azzarda a lavorare sotto un sole che ti prosciuga e ti secca come un pezzo di legno rinsecchito.
I due continuano a lungo a parlare in questi termini, fino a quando un altro avventore, seduto lì vicino, li invita a salire al piano superiore: avrebbero trovato sicuramente un accordo. E indica in un angolo la scala.
La scala che conduce al piano superiore è tutta in legno; è divisa in due rampe, la prima dritta e la seconda, per mancanza di spazio, curva. E' pulita, lucida e scricchiola sotto i passi.
Il terzo, con l'aria di un vecchio saggio, li sprona.
Salite in silenzio e guardatevi attorno. Troverete una stanza chiusa. Entrateci. Se guarderete con attenzione, senza fissarvi alle vostre opinioni, allora potrete capire.
I due si incamminano, titubanti ma incuriositi, e salgono al piano di sopra.
Dopo un po' ritornano giù, con aria un po' seccata e un po' divertita.
Il primo si rivolge a quella strana persona.
Amico mio, penso che tu ci abbia voluto fare una specie di scherzo, forse infastidito dalle nostre chiacchiere. Sapevi benissimo che sopra non c'è niente: la stanza è vuota. Ma non preoccuparti, siamo uomini di spirito. E per dimostrare che non ti serbiamo rancore ti offriamo da bere e berremo tutti alla tua salute.
(continua)

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