lunedì 3 agosto 2015

Una scala molto strana 3

Continuiamo la nostra affabulazione sulla scala. Inutile specificare che il lettore accorto avrà già visto nella scala la via che dal Portico del tempio di Re Salomone conduce alla Camera di mezzo.


Veniamo ai nostri tempi.

E' una sera buia. Siamo in una città di provincia, stretta tra il mare e le colline che, non troppo lontano, si elevano in montagne. Potremmo pensare a certe cittadine nel nord dell’Inghilterra o nel Canada, per esempio nella Columbia Britannica.

Un uomo sta salendo la via, mentre un altro la scende. Si incrociano sotto un fanale e si guardano. Non si sono mai incontrati prima, ma in qualche strano modo si riconoscono: due sconosciuti che comprendono, che sanno di avere qualcosa in comune.

La nebbia è fitta, la tipica nebbia di mare che bagna tutto, trapassa i vestiti e ti entra nelle ossa. Senza parlare i due entrano in una taverna vicina, che a mala pena si individua tra quelle fitte cortine acquose.

Il locale è vuoto; solo in un angolo un vecchio sta sorseggiando qualcosa, perso tra le volute dei suoi pensieri.

I due si siedono a un tavolo.

Il primo, quello che saliva dal porto, pare un vecchio marinaio, la pelle del volto cotta dal sole, dal vento e dalla salsedine, capelli bianchi e radi, un cappottaccio impregnato degli odori del mare, di salmastro e di pesce.

L'altro pare invece un vecchio montanaro, la pelle del volto cotta dal sole, dal vento e dal gelo, capelli bianchi e radi, un cappottaccio impregnato del profumo del bosco e della montagna, di animali, di stalle e di erba e fieno.

Parla il vecchio marinaio.

Voi di terra avete un curioso punto di vista. Vedete la terraferma solcata da sentieri, vie e strade; invece vedete i mari come una unica e grande piatta distesa, tutta uguale, tutta uniforme. Non sapete leggere le acque, non sapete coglierne i segni. Al massimo sapete distinguere tra mare calmo e mare in burrasca. Oh, sì, avete saputo misurare la forza del vento e del mare; sapete che l'acqua erode persino le più dure rocce, sapete delle maree. Ma non conoscete il mare. Sapete che ci sono navi e barche che solcano i mari, ma non conoscete le rotte. Non conoscete le correnti. Non conoscete le maree. Non conoscete i pericoli del mare. Avete un solo punto di vista e non può essere che limitato.

Parla il vecchio di terra.

Ciò che dite è vero. Io vedo il mare dalla terraferma, non ho mai navigato. A me piacciono le grandi pianure, i boschi, le colline e le montagne. Sì, è vero. Per me il mare è un piatto uniforme oppure un burrascoso mistero. Vedo barche e so che molti solcano i mari, anche se io non saprei come fare. Ma anche voi dal vostro punto di vista acquoso perdete tanto. Voi dall'acqua vedete la riva, capite se è sabbiosa o rocciosa, se vi sono insenature o porti, se c’è acqua potabile e cibo. A malapena potete distinguere qualcosa a poche centinaia di metri dalla riva. Ma... e oltre? Le pianure, le colline, le montagne... Voi vedete azzurre visioni all'orizzonte, vedete offuscato per la lontananza. Non conoscete la differenza tra colline e montagne, tra pianure e pianure. Ci sono passaggi? Sono transitabili? Cosa c'è oltre? E non conoscete nemmeno l'acqua nella terraferma. Che ne sapete di laghi, fiumi, ruscelli, paludi?


Risponde il marinaio.

Sul mare vedi sempre l'orizzonte e puoi andarci. Però...

Ribatte il terricolo.

...Però più ti avvicini all'orizzonte e più l'orizzonte si allontana.

Continua il terricolo.

E più valichi montagne e più trovi altre montagne o altre pianure...

Conclude il marinaio.

E l'orizzonte si allontana.

A questo punto il terzo avventore si scuote quasi provando un brivido. Si intromette, non invitato, nella discussione. Ma dal volto traspare una tranquillità autorevole come fosse un vecchio uomo diventato saggio con la forza della bellezza e la bellezza della forza.

Il vecchio saggio interviene.

Avete ragione tutti e due. Ma entrambi siete limitati. Troverete la risposta che cercate nella stanza qui sopra.

Il vecchio saggio invita i due a recarsi al piano superiore indicando loro la via per salire.

La scala che conduce al piano superiore è tutta in legno; è divisa in due rampe, la prima dritta e la seconda, per mancanza di spazio, curva. E' pulita, lucida e scricchiola sotto i passi.

Il vecchio saggio conclude.

Salite in silenzio e guardatevi attorno. Troverete una stanza chiusa. Entrateci. Se guarderete con attenzione, allora potrete capire.

I due si incamminano, incuriositi, salgono sulla scala...

Passa il tempo e i due scendono. Perplessi e stupiti. Non parlano, ma dai loro sguardi si capisce che hanno visto qualcosa di nuovo.

(continua)

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