Si conclude l'affabulazione sulla scala curva, simbolo che non pare avere, nel nostro rituale, lo spazio che meriterebbe.
Mentre i due erano al piano superiore nel locale era entrata un’altra
persona.
E’ un pilota di linea: l’aereo che avrebbe dovuto pilotare è
bloccato per la fitta nebbia e fino al giorno dopo di partire non se
ne parla. E’ seduto ad un tavolo, con aria assorta e pensierosa.
Forse è un po’ seccato per la forzata sosta. Guarda i due scendere
e sedersi ad un tavolo vicino a lui, e non può fare a meno di
ascoltarli.
E’ proprio lui, il vecchio saggio, a ricominciare rivolgendosi ai
due.
Vi vedo assorti. Penso proprio che abbiate trovato una risposta alle
vostre domande.
Gli risponde il marinaio. Non so se quello che abbiamo trovato è una
risposta, ma certo ci ha chiarito le idee.
Interviene il montanaro. Sì. Ma non nella stanza al piano di sopra.
Anzi, per essere precisi, non ci siamo nemmeno entrati.
Ah, no!?! - Ribatte sornione il vecchio saggio.
Risponde il marinaio. Certo che no. Sarebbe stato perfettamente
inutile. Avevamo capito il vostro consiglio mentre salivamo le scale.
Ah, sì!?! - Esclama sornione il vecchio saggio.
Sì – continua il marinaio – l’abbiamo proprio capito mentre
salivamo le scale.
Ma guarda un po’! - Conclude sornione il vecchio saggio.
Interviene il montanaro: Abbiamo cominciato a salire. Poi, al termine
della prima rampa abbiamo dovuto voltarci per salire sulla seconda.
Come se una barca – continua il montanaro – avesse raggiunto una
boa per virare.
O come – spiega il marinaio – fossimo giunti a un tornante del
sentiero e avessimo dovuto voltarci per affrontare il tratto
successivo.
E allora? - Domanda sornione il vecchio saggio?
E allora? E allora? E allora?…......
Bah, lasciamoli qui, alle loro intime cose, troppo intime perché un
estraneo possa impicciarsene.
*
Il pilota li sta ascoltando con attenzione, un po’ divertito.
Borbotta tra sé e sé che certo quella scala deve essere stata molto
stimolante se i due sono scesi talmente “presi” da usare uno le
immagini dell’altro.
E ricorda, il pilota, i primi tempi del suo lavoro, quando era al
servizio di una piccola compagnia aerea laggiù nel Wyoming.
Una mattina, era ancora un pivellino, poco prima della partenza
dall’aeroporto di Casper, dove la compagnia aveva sede, si era
trovato a scambiare due chiacchiere in un motel con uno straniero, un
commesso viaggiatore come si chiamavano una volta. Dopo una giornata
di piccoli voli con il suo aereo-taxi qua e là, era giunto a
Douglas, dove avrebbe dovuto pernottare. E lì aveva trovato,
indovina un po’?, proprio quel commesso viaggiatore incontrato la
mattina a Casper.
Quell’incontro gli aveva fatto capire che non poteva considerare il
mondo come una serie di “isole” (gli aeroporti) separate le une
dalle altre e raggiungibili solo per via aerea, come, quasi per
deformazione professionale, pensava lui. No, il mondo era più
complicato di come lo immaginava, e non era nemmeno vero che lui, che
per lavoro stava in alto, lo poteva capire meglio appunto dall'alto.
No. No. Lo aveva capito grazie ad uno che non viaggiava in aereo e
stava quindi in basso. Grande lezione,... Grande lezione di tanti
anni prima che non aveva mai più dimenticato.
Il pilota termina di bere ed esce: il giorno dopo lo aspetta un lungo
lavoro.
Il vecchio lo guarda uscire e sogghigna come se gli avesse letto nel
pensiero.
Gli altri due si siedono a bere in silenzio (non c’è più bisogno
di parlare) e si propongono l’uno di imbarcarsi per “vedere”
una buona volta il mare e l’altro di avventurarsi in collina e in
montagna per “vedere” una buona volta la terraferma.
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