giovedì 6 agosto 2015

Un piatto di tagliatelle 1

Da qualche tempo, dopo tanti anni di lavoro muratorio, sento l'esigenza di "toccare" la simbologia del Secondo Grado... E quindi dare importanza alla Immaginazione che trascende il Raziocinio, sperimentando che l'uomo (almeno per quanto mi riguarda) non è tutta fredda ragione, ma anche calda immaginazione, caldo sentimento, calda fratellanza.
Anche sull'uso dei termini sono diventato abbastanza parsimonioso. Non credo che il semplice fatto di avere in tasca una tessera che certifichi l'appartenenza allo stesso organismo (per favore! non chiamiamolo iniziatico) faccia di due uomini (e perché non  di uomini e donne? Sarà pure ora di smetterla con l'orgoglioso maschilismo massonico!) necessariamente due fratelli. No, no: l'essere fratelli è una cosa tremendamente seria e importante e... certi massoni fratelli miei? Certamente no. E nemmeno cugini. E altri?... Certamente sì, e magari non appartengono tutti a nessuna associazione massonica.
Qui mi "diverto" ad intrattenermi su temi "apparentemente" non muratorii (ma c'è qualcuno che può certificare la "muratorietà" (sic!) di un certo tema?)... e ci ricamo sopra...
Nota. Il post è lettura libera e tendenziosamente manipolata de "Lo Zen della tagliatella romagnola" di Marco Galizzi (Soc. Editrice “Il Ponte Vecchio”, 2011, Cesena). Capitolo: Il senso dell'unità e dell'equilibrio: il notaio Franconi. E' un gioiellino del quale consiglio la lettura.

*


M. Ven. Fr. 1° Sorv., in che cosa consiste il Lavoro dei Compagni?
1° Sorv. Nel trasformare la Pietra Sgrossata in Pietra Cubica e nel salire una scala curva di cinque gradini.
M. Ven. Dove conduce questa scala?
1° Sorv. Nella Camera di Mezzo.
(Dal Rituale del Secondo Grado)

Nelle campagne, dove vivono uomini a contatto con i misteri della Natura, succedono cose strane.
Là, tra gli alberi, passeggiano presenze inverosimili, che i nostri antichi chiamarono gnomi, elfi, fate e folletti. Ma il contatto con loro sviluppò sensibilità acute che oggi noi fatichiamo a concepire.
Là, in una campagna, tra il mare e il monte, molti anni fa, accadde la storia che raccontiamo.

Ambientazione

Il tinello di una casa colonica di mezzo secolo fa. Arredamento alla buona, ma funzionale, come si usa tra gente solida, che conosce la fatica di vivere, ma vuole godere anche di qualche piccola comodità.

Attori

 

Il notaio Franconi. E' un professionista affermato, un po' bizzarro, amante del buon mangiare.
Si presenta tutte le primavere per acquistare tre damigiane del miglior sangiovese, pagate in contanti. Giacca e cravatta; pesa almeno centocinquanta chili. Si muove a piccoli passi ma possiede nell'aspetto una fiera leggerezza, come fosse rigonfio di aria. E' abitudinario, il notaio Franconi. Arriva con la sua spider extra lusso, un modello raro, che parcheggia sotto il ciliegio, a ridosso della concimaia, talmente vicino al gradino del letame che quando esce dall'auto, deve rimanere in bilico come un funambolo per non cascarci dentro: centocinquanta chili in equilibrio sul perimetro di un enorme vascone di cacca, sfidando la gravità con la leggerezza di una farfalla. Franconi dice che la fortuna è una donna distratta, che va quindi continuamente pizzicata. Malgrado la massa corporea si muove con leggerezza e levità. Pare proprio uomo che abbia conquistato il segreto degli antichi costruttori di cattedrali di trasformare il peso in spinta essenziale verso l'alto.

Il Nipote del contadino. E' un ragazzino di città, sulla via dell'adolescenza. Tutti i fine settimana va a trovare i nonni in campagna. Normalissimo ragazzo, con tutti i difetti e i pregi dei suoi coetanei. E' molto vispo e acuto, certo più della media dei ragazzini della sua età.

Il Nonno contadino. Attore assente: deve assistere una vacca partoriente.

Nonna Francesca. L'azdòra. Non interviene se non per servire in tavola. Ma è lei l'artefice (per usare un termine colto) delle tagliatelle.

E infine, attrice protagonista, muta, che parla solo con profumi e sapori, star insostituibile, unica, irripetibile, lei, la tagliatella.
Però la tagliatella non è mai sola, assomiglia in questo ai massoni. Non esiste il massone isolato: deve essere incardinato in una loggia. Così non esiste la tagliatella isolata: deve essere incardinata nel Piatto di Tagliatelle.
Come il lavoro della Loggia è corale e armonico, così deve essere il Piatto di Tagliatelle: corale e armonico.
Come la calcina che il Maestro Venerabile mette tra le pietre per costruire coralmente e armonicamente, così anche il Piatto di Tagliatelle ha la sua calcina, che unisce e amalgama coralmente e armonicamente ogni tagliatella: il ragù.
(continua)

Nessun commento: