23 luglio 2015

Il gallo canta


Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatale andare:
Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi alle mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.

Il gallo canta: annuncia la luce.
Ma non confondiamo la luce che cerchiamo con la "luce elettrica", simbolicamente nient'altro che "oscurità visibile" nella quale spesso viviamo e della quale molto più spesso ci accontentiamo.
Il gallo canta: termina la notte.
E’ un uccello solare, spesso accompagnato all'uomo. Lo troviamo nel paradiso musulmano e nel Walhalla, il paradiso dei guerrieri.
Il gallo canta: annuncia il cambiamento
Lo troviamo in cima al campanile, ma non nella chiesa. Lo troviamo nel Gabinetto di Riflessione, ma non in Loggia. La loggia è un luogo sacro e misterioso - insegnano antiche istruzioni muratorie - dove non si sentì mai cane abbaiare né gallo cantare.
Il gallo canta: annuncia il risanamento.
Socrate, poco prima di morire, raccomandò: Critone, siamo debitori di un gallo ad Asclepio.
Il gallo canta: è giunta l’ora.
Il gallo canta: “Datti una mossa, che la testa non ti manca!”.

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Questo lavoro non vuole essere un saggio, ma è semplice raccolta di appunti, annotati anche in tempi diversi, a commento di tornate rituali o dopo riflessioni e meditazioni o dopo letture. E’ quindi stesura provvisoria (a volte ripetitiva) e sempre lo sarà perché legato strettamente al mio percorso, che in questa dimensione terminerà solo quando salirò sulla Grande Montagna.
La bibliografia fondamentale è riferita a lavori rituali delle camere cui ho partecipato. Ciò non toglie che nello scrivere e sistemare gli appunti abbia fatto riferimento anche ad altre letture. Poiché gli autori letti hanno a volte espresso con più precisione ciò che sentivo, in quelle occasioni ho riportato i loro passi.