Sette
paia di scarpe ho consumate
Di
tutto ferro per te ritrovare:
Sette
verghe di ferro ho logorate
Per
appoggiarmi nel fatale andare:
Sette
fiasche di lacrime ho colmate,
Sette
lunghi anni, di lacrime amare:
Tu
dormi alle mie grida disperate,
E
il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.
Il
gallo canta: annuncia la luce.
Ma non confondiamo la
luce che cerchiamo con la "luce elettrica", simbolicamente
nient'altro che "oscurità visibile" nella quale spesso
viviamo e della quale molto più spesso ci accontentiamo.
Il
gallo canta: termina la notte.
E’ un uccello solare,
spesso accompagnato all'uomo. Lo troviamo nel paradiso musulmano e
nel Walhalla, il paradiso dei guerrieri.
Il
gallo canta: annuncia il cambiamento
Lo troviamo in cima al
campanile, ma non nella chiesa. Lo troviamo nel Gabinetto di
Riflessione, ma non in Loggia. La loggia è un luogo sacro e
misterioso - insegnano antiche
istruzioni muratorie - dove non si sentì mai cane abbaiare
né gallo cantare.
Il
gallo canta: annuncia il risanamento.
Socrate,
poco prima di morire, raccomandò: Critone, siamo debitori
di un gallo ad Asclepio.
Il
gallo canta: è giunta l’ora.
Il
gallo canta: “Datti una mossa, che la testa non ti manca!”.
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